Riproponiamo ampi stralci della pagina speciale dedicata dal Corriere del Ticino del 13 marzo 2008 all'ambiente e al territorio del Mendrisiotto durante la campagna elettorale per le elezione comunali: sono trascorsi tre anni ma non ci sembra che la situazione sia cambiata rispetto a quella descritta dal dott. Bolognini e dall'arch. Carloni. Nel testo, tra parentesi troverete alcune nostre considerazioni.
"Il Mendrisiotto è la regione ticinese che si è confrontata prima e maggiormente con i problemi ambientali determinati dallo sviluppo territoriale del dopoguerra. «Colpa» della sua conformazione e della sua posizione geografica che ne fanno il vertice ad angolo più acuto del triangolo rovesciato con cui si può rappresentare idealmente il Ticino.
Se l’incapacità di accompagnare lo sviluppo dei primi decenni poteva essere giustificata da inesperienza, la scarsa attenzione rispetto alle prospettive di sostenibilità ambientale dell’ultimo ventennio merita un minimo di biasimo. La questione, ora, non è attribuire responsabilità, personali o collettive [riteniamo invece che sarebbe ora di cercare i responsabili dello sviluppo contrario alla sostenibilità ambientale e quindi umana di questi ultimi 20 anni perché se i responsabili di oggi e di domani sono i medesimi di ieri la situazione non potrà che peggiorare! NdR], ma prendere atto degli errori e delle mancanze del passato, farne tesoro e agire di conseguenza guardando al futuro. Ultimamente, le autorità, di vario rango, si sono prodigate facendo passi concreti anche in questo senso. Si è avuta grande eco di iniziative puntuali che sono lodevoli e offrono un’immagine positiva dei promotori, per lo più amministratori comunali. Si è lavorato e si lavora anche a livello pianificatorio, rivedendo gli assetti viari e promuovendo i mezzi di trasporto collettivi. I principi tesi a una migliore gestione del territorio, attenta anche alle conseguenze negative che le iniziative economiche di oggi avranno sul territorio e sulla qualità della vita di domani, si scontrano però quotidianamente con le difficoltà di applicarli nel concreto. Servono lungimiranza, sensibilità e abilità. In questo contesto, si pensa alle aggregazioni comunali come a un mezzo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo evitando, nel contempo, che il nostro patrimonio territoriale patisca sofferenze più che godere di benefici dal suo sfruttamento. Ma anche all’interno di Comuni che hanno valutato e stanno valutando l’opportunità di fondersi e di coordinare l’uso dei rispettivi comprensori non è sempre emersa questa consapevolezza. Talvolta è apparso addirittura il contrario, cioè che il discorso pianificatorio, nella realtà di quanto accade ogni giorno, sia un po’ negletto. La vera sfida di fondo che investe gli amministratori di oggi e di domani è dimostrare l’opposto.
«Aria: sensibilizzare già dalla scuola»
Nel Mendrisiotto si parla tanto di inquinamento dell’aria. Ma siamo veramente in una situazione critica? Lo
abbiamo chiesto al dottor Gianfranco Bolognini, medico pneumolgo a Mendrisio.
Dottore, la situazione è veramente allarmante?«Allarmare non ha molto senso. È però certo che la situazione va presa seriamente in
considerazione. Ci sono studi medici e scientifici che mettono senza dubbi in relazione l’aumento dell’inquinamento atmosferico con la crescita delle
affezioni respiratorie. Anche dal mio osservatorio noto come siano sempre più in aumento alcune patologie respiratorie “nuove” e inspiegabili».
Ma nel Mendrisiotto «stiamo peggio» che nel resto del cantone?
«Direi proprio di sì. Ci sono costanti ed elevate concentrazioni di elementi inquinanti superiori a quelle registrate in altri distretti.
In effetti sono un po’ preoccupato: i dati scientifici parlano chiaro. Ad esempio, si nota un aumento delle concentrazioni di polveri fini che sono pericolose anche perché non hanno conseguenze solo sugli organi “classici” come i polmoni ma pure sul cuore e sul
cervello».
Che cosa si può fare allora? Servono, ad esempio, i piani di risanamento dell’aria messi in atto
finora?
«Ricette miracolose non esistono. C’è una parte di elementi inquinanti prodotti in loco su cui è possibile intervenire: supponendo di agire sui volumi di traffico, si può certamente farli
diminuire. Ma ci sono altri elementi che non dipendono da noi. Tutto quanto si può fare è benvenuto ma per avere un maggiore successo occorrono interventi in rete con strategie a livello più
ampio, addirittura europeo. Per noi vuol dire Nord Italia da dove vengono “importate” molte polveri fini. Ma finora non posso dire che si faccia gran
che al di fuori delle nostre frontiere».
Ma, alle nostre latitudini, da dove si può cominciare?
«È molto importante un’azione di sensibilizzazione della popolazione. Tutto l’anno, non solo quando si presentato momenti critici o d’emergenza. Magari iniziando dalle scuole e a livello di formazione. In futuro bisognerà probabilmente pensare a una mobilità diversa, ciò che implica dire in parte no all’automobile ed incentivare l’uso dei mezzi pubblici».
Sono utili le misure d’emergenza come la riduzione dei limiti di velocità sulle autostrade?
«Guardi, se pensa alla recente introduzione degli 80 chilometri orari, devo dire che in effetti simili provvedimenti hanno un valore reale molto relativo. Hanno però un impatto molto importante a livello di sensibilizzazione su un fenomeno preoccupante».
IL DISTRETTO COL PIÙ ELEVATO TASSO DI MOTORIZZAZIONE
Occorre pianificare meglio e cambiare abitudini
L’elevato tasso di sostanze inquinanti nell’aria patito dal Mendrisiotto è, almeno in parte, sostanzialmente inevitabile. Il distretto è incuneato nella pianura lombarda che costituisce l’area
a maggiore tasso di industrializzazione e motorizzazione d’ Europa.
Il fazzoletto di terra compreso fra Chiasso e il Ceresio è inoltre segnato da due delle principali arterie di transito su gomma delle persone e delle merci tra l’Italia e il nord del
continente: l’autostrada Basilea-Chiasso e la superstrada Mendrisio-Stabio. I rispettivi valichi, Brogeda e Gaggiolo, costituiscono altrettanti imbuti che causano ricorrenti rallentamenti e
congestioni viarie andando così a incrementare le immissioni di sostanze nocive nell’aria.
Il traffico e il non infrequente caos viario che attanagliano il Mendrisiotto sono però causati anche da altri fattori, che avrebbero potuto essere oggetto di prevenzione e sui quali si può e
si deve intervenire. Anzitutto non va dimenticato che anche i momo fanno un uso dell’automobile sproporzionato rispetto alle loro reali necessità di
movimento. L’ex presidente della Commissione regionale dei trasporti Antonio Soldini ha sottolineato più volte che nel Mendrisiotto ci sono
oltre 630 vetture ogni 1.000 abitanti e che ogni giorno si contano 100.000 viaggi in auto, la metà dei quali non supera i tre chilometrie un terzo non raggiunge il chilometro. È una
questione che dipende un po’ da quella che per lunghi anni è stata una diffusione non capillare e interessante dei mezzi pubblici e un po’ dalle abitudini degli abitanti. Si sta lavorando per
promuovere l’uso di bus e treni migliorando le coincidenze e abbassando le tariffe. Qualche risultato si comincia a osservare ma occorre anche tempo affinché gli utenti si convincano e si
abituino a non usare la loro macchina ogni qualvolta devono fare più di cento metri.
Un altro aspetto, non trascurabile, è dato dalle conseguenze avute dallo sviluppo delle aree commerciali del distretto,
in primis dell’area di San Martino a Mendrisio, nell’ultimo ventennio. I centri acquisti, a cui si è aggiunta la casa da gioco più redditizia dell’intera Svizzera, hanno contribuito a
produrre nuovi posti di lavoro e ricadute economiche indiscutibili. Il loro successo è dovuto però alle migliaia di visitatori che li affollano soprattutto nei fine settimana. Così l’area
dello svincolo autostradale di Mendrisio si ritrova congestionata dai lavoratori pendolari alle ore di punta dei giorni feriali e dagli acquirenti dei negozi di San Martino nei pomeriggi del
sabato e della domenica.
Lo sviluppo edilizio della zona a ridosso dello snodo autostradale non è stato accompagnato da una pianificazione in grado di contrastarne i risvolti negativi dal profilo viabilistico
e, di conseguenza, ambientale. Lo hanno ammesso le stesse autorità comunali. [responsabili di aver
lasciato insediare attività commerciali in una zona destinata dal PR a zona industriale-artigianale; NdR]
Per ovviare ai vari inconvenienti viari imperniati attorno
allo svincolo e per riuscire a dirottare quanto più traffico possibile sugli assi di transito, si è reso necessario progettare un riordino dello snodo autostradale che, negli intenti, si
sarebbe dovuto realizzare entro il 2011. Il preventivo di spesa si aggira attorno agli 80 milioni di franchi su un Piano dei trasporti
che vale 380 milioni.
Un distretto che soffre gli effetti ambientali delle proprie ricchezze.
La posizione geografica del fazzoletto di terra a Sud del Ceresio ha risvolti positivi e negativi
DIFFICILE COMPROMESSO
I centri urbani pedonali piacciono ai residenti ma non ai commercianti
La
pedonalizzazione, o quantomeno la parziale chiusura al traffico dei centri cittadini, suscita reazioni contrastanti, come dimostrano i casi emblematici di Chiasso e Mendrisio. Nella cittadina
di confine, il divieto di transito per auto e mezzi pubblici istituito poco più di tre anni fa sul tratto iniziale di corso San Gottardo ha originato la levata di scudi di diversi proprietari
di superfici di vendita. Questi, riuniti nel Gruppo commercianti Chiasso, sono arrivati a chiedere al Municipio, prima del Natale 2005, la riapertura al traffico dell’importante arteria
stradale. Tuttora ritengono che, sommandosi ad un momento di bassa congiuntura, la pedonalizzazione li penalizzi oltremodo. Secondo loro, contribuirebbe a tenere lontano i pochi potenziali
acquirenti abituati a raggiungere i negozi con la propria auto. Di diverso avviso i loro colleghi titolari di negozi affacciati sulla parte centrale del Corso: numerosi di loro hanno firmato una
petizione per accelerare la pedonalizzazione della Via delle Genti fino allo sbocco in piazza Municipio. Il provvedimento è però avversato da alcuni cittadini, che hanno impugnato le
risoluzioni municipali in materia di traffico. Tuttavia, chi abita in centro appoggia la pedonalizzazione.
Lo stesso copione si ripropone a Mendrisio, dove le vie del centro storico sono chiuse da diversi anni al traffico veicolare. Il nucleo, compreso tra piazza San Giovanni e piazza del Ponte e
tra quest’ultima e piazzetta Borella, se si fa astrazione delle eccezioni per i residenti e i fornitori dei negozi, è esclusivo appannaggio dei pedoni. Eppure, la misura di allontanamento delle
auto non piace più di tanto ai negozianti, che dipingono come «commercialmente morto » il cuore del Borgo. D’altronde, la concorrenza del polo commerciale di San Martino non è sostenibile per i
piccoli dettaglianti. Anche per questo, l’anno scorso le autorità del capoluogo hanno introdotto un regolamento che prevede l’erogazione di contributi per la promozione economica del nucleo. Chi
gestisce un’attività di vendita con vetrina in centro può richiedere al Comune un sussidio annuo fino a 2.000 franchi. Magari un palliativo, che trasmette tuttavia un segnale di sensibilità
politica. Un «aiutino» che anche alcuni negozianti di Chiasso hanno cominciato a invocare. Di sicuro si assiste ad una metamorfosi dei centri storici, svuotati di attività commerciali e
recuperati quali luoghi d’incontro e aggregazione. Questo, almeno, nelle intenzioni del legislatore.
CONSIGLI DI UN ARCHITETTO
«Le fusioni siano funzionali alla gestione territoriale in un’ottica complessiva»
In tema di risvolti ambientali della crescita economica e della parallela espansione edilizia
abbiamo interpellato l’architetto Tita Carloni, strenuo sostenitore di una politica di sviluppo ragionata rispetto ai suoi impatti sul territorio.
Architetto, lei
è sempre stato molto critico sulla situazione territorial-pianificatoria del Mendrisiotto. Ha detto che lo si sta distruggendo, se non erro. Può spiegare questa sua
considerazione?
«Il Mendrisiotto, tolti il Monte Generoso e il San Giorgio, sta diventando sempre più una specie di enorme svincolo stradale,
circondato da centri commerciali, capannoni e contenitori della logistica. Oltre ai danni già fatti, stanno per arrivare un nuovo complesso nodo autostradale e stradale cantonale a Mendrisio
che distruggerà anche quel poco che resta della Tana e del Pizzolo di Rancate, la superstrada per Stabio-Gaggiolo che distruggerà gran parte del piede della collina verso Meridione, e la strada
industriale di Mendrisio Riva San Vitale indispensabile per il disimpegno degli impianti in quella zona. E poi l’Uovo di Chiasso (assurdo centro di acquisti Diamante per soli bambini),
ingrandimenti di strutture di vendita nel piano di San Martino, un bacino di laminazione del Laveggio a Genestrerio, nuove aree edificabili nei luoghi lasciati liberi dai serbatoi del
carburante, e poi… e poi… Il conflitto tra natura e struttura umana è sempre più forte, a scapito, naturalmente, della natura. Tutto ciò non mi pare una bella prospettiva».
Siamo ancora in tempo per rimediare?
«In parte sì, almeno per salvare quello che resta. Le aggregazioni comunali potranno servire molto, se aiuteranno a
fare nuovi piani su scala più vasta, con una visione più complessiva dei problemi del territorio. Se serviranno soltanto sul piano fiscale e amministrativo, sarà una miseria».
Ha qualche ricetta da
proporre?
«No. Ricette miracolose non ne ha nessuno. Ma un cambiamento di mentalità e di prassi s’impone. Si smetta di pensare alla crescita continua come a un bene e a un progresso. Ci si convinca che frenare la crescita è una necessità se si vuol salvare il territorio che non è inesauribile. Non si creda continuamente al mito della mobilità. O finiranno tutti col girare senza senso in una specie di folle giostra che oltre tutto s’inceppa ad ogni piè sospinto (meglio ad ogni pedale sospinto). E noi là, bloccati e nervosi sotto le luci eccessive delle strade, della pubblicità, degli “eventi” in corso. Non sarebbe meglio fermare, almeno ogni tanto, la giostra?».
(...)
LA CRONOLOGIA
1994: Berna presenta il progetto di massima per completare la superstrada Mendrisio-Stabio, del costo di circa
150 milioni di franchi. Il troncone Mendrisio-Stabio Est è stato completato e messo in esercizio nel corso del 1991. Il prolungamento della SPA394 fino al confine con l’ Italia in località
Gaggiolo è osteggiato dagli ambientalisti e dai Comuni di Stabio e Ligornetto i quali temono che la nuova arteria causerà il riversarsi di ulteriore traffico nel distretto. Nel frattempo però l’
Italia sta portando avanti l’autostrada Pedemontana che avrà un’appendice diretta a Gaggiolo. E il completamento della superstrada momo è sostenuto da un gruppo d’interesse.
2002: il Cantone approva e adotta il Piano regionale dei
trasporti del Mendrisiotto e del Basso Ceresio (PTM). Il documento è il risultato di di un lungo e impegnativo lavoro di analisi in vista di una riorganizzazione della rete viaria e dei trasporti
pubblici del distretto, realizzato dalla Commissione regionale dei trasporti. Si prospetta un insieme di interventi, proposti nella seconda metà degli anni 90, del costo complessivo di circa 380
milioni di franchi. Il PTM ha due obiettivi prioritari sulla base dei quali sono stati allestiti numerosi progetti: allontanare il traffico parassitario dagli abitanti convogliandolo sugli assi
di transito (autostrada e superstrada) e favorire l’uso dei mezzi pubblici in alternativa all’automobile.
2004: vengono inaugurati a Chiasso i ripari fonici che erano attesi da decenni per alleviare la cittadina dal rumore assordante proveniente dall’autostrada. Il «viale alberato» che incanala l’ultimo tratto dell’ A2 è fatto di vetro e metallo. Un progetto dell’architetto Mario Botta costato 62 milioni di franchi. Fanno discutere i costi di pulizia della struttura ma gli abitanti nelle vicinanze dell’autostrada e i residenti dall’altra parte del fiume Breggia possono finalmente dormire e parlarsi senza dover alzare il tono della voce.
2006: per la prima volta nella storia dell’autostrada ticinese, il limite di velocità viene temporaneamente abbassato da 120 a 80 chilometri orari su tutto il tratto compreso fra Chiasso e Lugano. L’obiettivo è ridurre i tassi di ozono e polveri fini diventati elevatissimi durante l’estate e derivanti dai gas di scarico dei veicoli e dal consumo degli pneumatici. La misura sarà ripetuta nel 2008, per la prima volta in inverno, per gli stessi motivi. Se gli effetti concreti possono essere discutibili, il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla problematica viene centrato.
2007: a inizio anno viene messa in funzione la Linea circolare dei bus del Basso Mendrisiotto, simbolo degli
sforzi intrapresi dalle autorità e dalle aziende di trasporto per migliorare l’attrattiva dei mezzi pubblici nel distretto. Il tracciato tocca i Comuni di Chiasso, Balerna, Morbio Inferiore e
Vacallo. L’utenza raggiunge le medie auspicate per il lancio dell’iniziativa.
Per incrementare la fruizione, il servizio viene potenziato e si migliorano le coincidenze coi treni.
2007: Confederazione e Canton Ticino stanziano 134 milioni di franchi per realizzare il troncone svizzero della nuova linea ferroviaria Stabio-Arcisate che collegherà Mendrisio a Varese e, di riflesso, Lugano all’aeroporto di Malpensa. Il tracciato in territorio italiano comporterà investimenti per altri 233 milioni di euro. La nuova ferrovia è pensata per ridurre il carico stradale dei movimenti pendolari e per ridurre i tempi di percorrenza tra il Ticino, il Nord Ovest italiano e la Romandia. Dovrebbe vedere la luce nel 2013.
2008: si attende il via libera di Berna al riordino dello svincolo autostradale di Mendrisio, che costituisce il perno del Piano dei trasporti. Un intervento da 80 milioni di franchi concepito per rendere più fluido lo snodo tra le due arterie viarie del distretto: l’autostrada Basilea-Chiasso e la superstrada Mendrisio-Stabio. Intanto i Comuni toccati dai lavori stanno allestendo le nuove strade funzionali all’esercizio dello svincolo che, secondo i piani, dovrebbe essere sistemato entro il 2011.