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Publichiamo alcune riflessioni contenute in alcuni libri (di cui consigliamo la lettura, magari su una delle panchine del Parco di Villa Argentina) dell'arch. del paesaggio Paolo Pejrone.

(Le evidenziature sono nostre.) 

 

"I tesori vanno protetti: gli alberi [i secolari agrifogli di Pian del Pomo, sulle Madonie] devono essere conosciuti. La conoscenza è l'anticamera dell'amore".

(da In giardino non si è mai soli, Feltrinelli)

 

 

 

"Orribili periferie.

Le periferie delle piccole città, e quelle dei paesi, sono tutte orribili: le costruzioni sono bruttissime, l'organizzazione urbanistica inesistente (e, se esistente, certamente insufficiente e disattesa).

Fabbriche, depositi, officine, grandi e piccoli magazzini sono, per la quasi totalità, di arrogante e inutile minimalità. Gli alberi e i grandi arbusti, che potrebbero "alleggerire" l'impatto, brillano per la loro assenza: oppure spesso sono mal piantati e, come tutte le eccezioni, tristi e fuori posto.

Gli alberi (e i loro spazi vitali) di fatto non sono richiesti dalle leggi (e non sono proposti dalla sensibilità dei proprietari o di coloro che gestiscono quelle misere e mal costruite strutture).

Negli ultimi anni l'architettura "del lavoro" è scivolata nel più povero e selvaggio degli schemi: il prototipo comune e consolidato è quasi sempre il "capannone": pilastri e tamponamenti leggeri, altissimi e svettanti, in modo insolente, nel paesaggio. Molto spesso vengono appoggiati senza criterio, senza motivi e senza risposte, come perfidi soprammobili sul paesaggio delle nostre campagne ...

Per tutti noi che transitiamo, per forza di cose, lungo le nostre strade comunali, provinciali e statali non c'è alcun rispetto. Nella mente di chi li progetta sono costruzioni-vetrina, perché tutto deve essere in offerta e tutto si deve vedere dalla strada. Il paesaggio si è trasformato in una brutta fiera commerciale: tutti dobbiamo vedere e memorizzare  i posti, i tipi di offerta e i messaggi diretti e indiretti di laboratori e magazzini. Gli alberi, a quel punto, sarebbero soltanto schermi, inutili e dannosi

Premesso che a casa propria ognuno fa quello che vuole (e quello che può), perché il "fuori", che deve purtroppo esser visto dagli altri, non è regolato in modo più preciso e attento? Non potendo istituire delle "commissioni architettoniche per l'esterno", perché non obbligare a piantare semplicemente degli alberi? (Vale anche e soprattutto per i Comuni ... e per tutti gli enti a loro collegati...)

Quando ci accorgeremo, tutti insieme, che non siamo più una nazione poverissima, oberata da urgentissime necessità prioritarie? È sufficiente guardarsi intorno: siamo una nazione di automobili ricche, sfavillanti, di scarpe, magliette e giubbotti di ogni griffe possibile e immaginabile, siamo una nazione di viaggi tropicali e di vacanze esotiche: forse scappiamo lontano perché abbiamo rovinato malamente il nostro paesaggio? 

In fondo basterebbero un po' di amore civico e tanti alberi! E tutto sarebbe subito più bello. Per tutti." 

(Il vero giardiniere non si arrende, Feltrinelli)

 

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  • : salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
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