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1 gennaio 2016 5 01 /01 /gennaio /2016 23:51

Pubblico l'intervista che ho fatto a San Remo a Libereso Guglielmi - pubblicata sull'ultimo numero de Il nostro Paese, la rivista della Società ticinese per l'arte e la natura (STAN) - una persona straordinaria, un botanico con conoscenze enciclopediche, un uomo libero che aiuta a pensare liberamente. Se a governare fossero persone come lui vivremmo meglio e la Terra sarebbe rispettata e amata.

Buon 2016 a tutti i difensori del Parco di Villa Argentina, della natura e della nostra meravigliosa Terra.

Tiziano

1. Sei conosciuto per essere stato il "giardiniere del prof. Mario Calvino" (1875-1951, padre dello scrittore Italo), uno dei maggiori agronomi e botanici italiani; in realtà la tua funzione non era propriamente quella di semplice giardiniere: puoi spiegare come lo conoscesti e che funzione hai svolto alle sue dipendenze?

Nel 1940, a quindici anni, ho ottenuto una borsa di studio in giardinaggio grazie al prof. Mario Calvino, agronomo e botanico di fama mondiale, e ho lavorato per una decina di anni presso la Stazione sperimentale di floricoltura diretta proprio da Calvino. La Stazione aveva sede a San Remo, nella Villa Meridiana di proprietà del prof. Calvino e di sua moglie Eva Mameli.

In realtà nella stazione non si svolgevano solo ricerche sui fiori ma si acclimatavano le piante tropicali. Per esempio il Camelaucium uncinatum originario dell'Australia, la Carissa grandiflora originaria del Natal, la Casimiroa edulis originaria del Messico, la Persea drynifolia (avocado) proveniente dal Messico ecc. Il professore introdusse anche collezioni di pompelmi rosa – che oggi importiamo dall'estero, invece di produrli noi! – e di avocado poiché ne elogiava le proprietà nutritive.

2. Parlaci di Mario Calvino …

Era un uomo severo e rigoroso ma anche paziente e molto disponibile a insegnare: aveva una generosità straordinaria e condivideva le sue conoscenze. Mi faceva fare esperimenti sotto il suo vigile controllo e non risparmiava giudizi critici. Da lui ho imparato che se l'uomo vuole fare qualcosa anche in una situazione particolarmente avversa vi riuscirà, ma solo se saprà studiare, osservare la realtà, sperimentare, scoprendo la parte debole e facile che vi è sempre in ogni situazione. Il valore dell'uomo è scoprire nel difficile il facile. Egli aveva viaggiato moltissimo e aveva vissuto per molti anni in Messico e a Cuba (dove nacque Italo) studiandone la vegetazione locale che, in seguito, aveva portato in Italia per acclimatarla. Era uno studioso che amava la sperimentazione pratica. Introdusse centinaia di specie vegetali che erano perfettamente adatte al clima della Liguria e dell'Italia, cercando di diffonderne la coltivazione, per migliorare l'alimentazione e le condizioni economiche della popolazione.

Il suo forte impegno sociale è stato anche un insegnamento per tutti coloro che l'hanno conosciuto. Molte piante tropicali che oggi abbiamo in Italia sono legate alla ricerca e alla divulgazione di Mario Calvino e di sua moglie, ma i più lo ignorano e le autorità non fanno nulla per perpetuarne il ricordo. Nella stazione facevamo piante da semi che si distribuivano ai visitatori e che erano regalate dal prof. Calvino così da poterle diffondere il più possibile sul territorio. Oggi di quelle centinaia di piante e di tante altre commestibili non si ricorda più nessuno e ci si limita a qualche decina: è un'involuzione di conoscenza e di pensiero. Egli è stato una sorta di secondo padre per me, così come io sono stato un figlio per lui visti i miei interessi (mentre i suoi due figli, Italo e Floriano, non erano attirati dalla botanica). È stata una scuola di vita e professionale bellissima.

3. Che rapporti avevi coi suoi figli, con lo scrittore Italo.

Coi suoi figli ho avuto rapporti di amicizia; Italo si aggirava per il giardino di Villa Meridiana con un quaderno e annotava tutto: era un grande osservatore. Mi ha ritratto in uno dei suoi primi racconti, «Un pomeriggio, Adamo». Durante la guerra giunsero a Villa Meridiana soldati nazisti alla ricerca di Italo, che era partigiano: presero Eva e Mario Calvino e per due volte eseguirono una finta fucilazione, per costringerli a rivelare il nascondiglio del figlio.

4. Hai proposto di creare un parco botanico per raccogliere le piante acclimatate da Mario Calvino e per perpetuarne le sue scoperte e anche la memoria di quello straordinario studioso.

Mi proponevo di dimostrare che la Liguria possiede qualcosa di unico, il suo clima subtropicale, adatto a piante da frutta di altri continenti, come dimostrò il prof. Calvino. Hanno rigettato la mia proposta. Così si è persa completamente la memoria storica di quanto svolto da Mario Calvino. Quando morì sua moglie, Eva Mameli Calvino, nel 1978, Villa Meridiana fu offerta dai figli alla città di San Remo per una cifra modesta ma il Comune non la volle acquistare. I figli la vendettero e così fu abbattuta e il suo parco-stazione sperimentale lottizzato e cementificato. Medesima sorte toccò ad altre proprietà terriere della famiglia Calvino dove il professore aveva le sue coltivazioni sperimentali. Tutto distrutto. Italo Calvino parla della villa nel suo racconto «La speculazione edilizia»: avrebbe potuto salvarla se avesse voluto … L'archivio di famiglia costituito da moltissimi documenti (libri, riviste, opuscoli, lettere, diari di lavoro, manoscritti e fotografie) fu donato alla Biblioteca civica di Sanremo: almeno quello è stato salvato. La mancanza di amore per la nostra terra e i suoi abitanti dimostrata in quell'occasione è la stessa che ha provocato la perdita di molti luoghi e memorie storiche in tutta la Liguria. Per avere cosa? Erythrina crista-galli (albero di corallo)

5. Nel bellissimo libro «Libereso, il giardiniere di Calvino», che raccoglie l'intervista che il paesaggista Ippolito Pizzetti ti ha fatto nel 1998, menzioni persone che ti hanno particolarmente e positivamente segnato nella tua vita, quattro maestri di vita: tuo papà, Mario Calvino, Baci di Rebissi, e un professore inglese; puoi parlaci di tuo padre?

Hai citato persone che avevano valori, li vivevano e li insegnavano agli altri, come facevano con le conoscenze acquisite negli anni. Per questo sono stati maestri di vita. Ognuno di noi è fortunato se nel corso della sua esistenza incontra persone di valore perché può attingervi ideali e insegnamenti. Mio padre aveva studiato in un collegio di gesuiti e vedendone le incoerenze era diventato anticlericale. Era un anarchico tolstoiano e credeva in una comunità libera di uomini liberi e nella pace. Era un vegetariano naturista e riteneva che l'alimentazione sia di estrema importanza per la salute umana e che la vita è strettamente dipendente dal sole, dall'acqua, dall'aria, dalla terra. Anch'io sono vegetariano; mio padre e Mario Calvino mi hanno insegnato le proprietà delle piante selvatiche commestibili. Mi ha avvicinato alla natura. Era originario di Perinaldo – un paesino dell'entroterra ligure – e aveva un legame profondo con la terra, una vicinanza. Se sei vicino alla Madre terra la tua vita sarà ricca quanto realmente conta, non di soldi. Amava insegnare e diffondere il sapere. Ho imparato da lui che se conosci qualcosa che altri ignorano gliela si deve spiegare: se ho scoperto qualcosa è giusto che metto a disposizione degli altri questa mia conoscenza, liberamente.

6. Proprio il contrario di quanto avviene oggi, in cui si monetarizza tutto e si tramuta tutto in merce e in brevetto, come fanno le multinazionali saccheggiando i saperi tradizionali.

Siamo troppo "stromboli". Anche il prof. Mario Calvino insegnava gratuitamente perché amava diffondere il sapere e le conoscenze che aveva acquisito in anni di studio; ma questo gesto generoso non sempre era compreso. Oggi il suo lascito scientifico è andato disperso e ben pochi si ricordano di lui e dei suoi studi. Se avesse fatto pagare le sue lezioni forse lo avrebbero preso maggiormente in considerazione: un'assurdità.

7. Nel dialogo con Pizzetti accenni anche a un altro maestro, Baci di Rebissi: chi era?

Era un contadino che viveva un po' come un eremita in una casupola dell'entroterra e noi ragazzi si andava a rubare la sua frutta, qualche volta. Era una brava persona, amava parlare della sua terra e ci insegnava tante cose sulle piante spontanee e le loro qualità nutrizionali e curative, sull'agricoltura e sulla natura. La trasmissione del suo sapere, acquisito nel corso della sua vita, è stata preziosa; grazie ai suoi insegnamenti mi ha fatto venire voglia di approfondire la conoscenza di queste piante.

Con la trasformazione del territorio e la distruzione delle spiagge con dune e fiori selvatici o delle colline coltivate con uliveti e castagneti sono scomparse specie vegetali e animali che popolavano questi luoghi. Oggi non sembra quasi immaginabile il paesaggio che vi era fino a metà Novecento; sola testimonianza sono le fotografie che risalgono a quel periodo. Pensa che tutto attorno a San Remo le colline erano coperte da ulivi e da alberi di limoni, mandarini e arance (questi ultimi due furono introdotti dopo il 1850)! La produzione era abbondantissima. Il clima e il concime naturale – non quello chimico di oggi che indebolisce e fa ammalare le piante – permettevano di avere raccolti in grande quantità. I concimi chimici hanno distrutto la microflora e da qui le malattie: bisogna abbandonarli.

Nella nostra regione vi erano ville e giardini creati nell'Ottocento e all'inizio del Novecento da ricchi italiani e stranieri – soprattutto inglesi – che abbellivano e rendevano signorili molte cittadine della costa; si trattava di persone e famiglie che spesso fornivano aiuti finanziari, visto che lo Stato ne era privo, per costruire scuole, ospedali ecc., come gli Hanbury a Ventimiglia. Oggi, il dramma non risiede solo nella distruzione del territorio e nella scomparsa delle specie viventi ma anche nell'interruzione del passaggio da una generazione all'altra delle conoscenze e delle tradizioni.

8. A proposito della trasmissione del sapere … da decenni dedichi tempo e passione ai bambini: sei invitato nelle scuole di tutt'Italia per condividere le tue conoscenze botaniche e le tue esperienze …

Bisogna lasciare i bambini liberi di sviluppare la loro personalità e la loro creatività, dando loro un punto di appoggio e permettendo loro di aprire orizzonti ampi sulla vita: li devi avvicinare alla natura tramite l'esperienza diretta, insegnando loro le somiglianze e le associazioni che esistono nella vita. Le scuole dovrebbero dotarsi di giardini di piante commestibili che i bambini coltiverebbero aiutati da adulti: bisognerebbe insegnare loro non solo a coltivare ortaggi ma anche a riconoscere le erbe spontanee che hanno valori nutritivi ben superiori a quelle coltivate. Bisognerebbe creare, come nei conventi medievali, gli orti dei semplici, vale a dire di erbe con proprietà medicinali: l'ortica, l'equiseto ecc. con le etichette con il nome, il valore alimentare e quello medicinale. Bisogna ritornare alle conoscenze della civiltà contadina, una necessità nel mondo odierno; capire che la natura è una madre che offre moltissimo. Ristabilire il legame tra uomo e natura: è questo che dobbiamo insegnare ai bambini. Nella Provincia di Genova hanno messo in rete diverse scuole i cui allievi coltivano orti: sono iniziative importanti.

Ai bambini piace l'avventura; in un parco, in un giardino o, ancora meglio, in un prato selvatico gli fai scoprire l'erba medicinale, quella da mangiare, la relazione tra piante e animali o tra animali stessi o tra il mondo naturale e quello costruito dall'uomo: scoprono un mondo ignoto e ne sono affascinati.

Oggi, invece, si tende a limitare i bambini, privandoli della loro libertà, costringendoli a fare cose che non amano, facendoli crescere coi paraocchi.

9. Quanto dici in merito alle associazioni e alle somiglianze che insegni mi riporta alle lezioni liceali di biologia: il professore riuscì a catturare il mio interesse proprio mostrando la connessione esistente nel mondo e il legame tra tutti gli elementi: mi venne voglia di studiare a fondo quel tema.

Non si deve mai smettere di studiare, mai. Approfondire la conoscenza è necessario. Solo gli ignoranti pensano di sapere tutto. Una cosa importante: ai bambini bisogna insegnare anche col disegno – non conosco bambini ai quali non piace – e a disegnare … è importantissimo. Disegno di Libereso

10. Nel tuo periodo inglese hai incontrato il prof. Fairbear e hai fatto l'esperienza dell'amore degli inglesi per i giardini …

Il professore di farmacognosia Fairbear è stato un altro maestro di vita, era umano e dispensava le sue conoscenze con partecipazione. Una persona che ha valori e li insegna: è questa la caratteristica che rende umani. Oggi ci sono troppi che trattano il prossimo come fosse un limone: cercano di levargli quello che sa, spremendolo; per loro sei un limone da spremere e poi buttare. Il prof. Fairbear era l'esatto contrario. Durante il periodo inglese sono stato capo-giardiniere al giardino botanico Myddelton House dell'Università di Londra e ricercatore presso la facoltà di farmacologia della medesima Università: è stato un bel periodo. In merito ai giardini in effetti un tempo era così: gli inglesi erano orgogliosi di avere e coltivare i giardini e, soprattutto, di viverli; i giardini erano la loro casa. Vi era la tradizione del giardino diffusa in ogni ceto sociale. A loro interessava vivere il e nel giardino. Oggi si sta perdendo questa tradizione perché i giovani sentono molto meno questo amore, hanno perso questo orgoglio, preferiscono viaggiare molto di più e non dedicare una cura costante ai giardini come facevano le generazioni passate.

11. Che ruolo hanno avuto i giardini nella tua vita e possono avere nella vita di tutti?

Il giardino dovrebbe fare parte della cultura dell'uomo, è da tempo immemorabile che è testimonianza del rapporto esistente tra uomo e natura. Tutte le civiltà hanno creato giardini. Chi non ha cultura non può capirlo.

Chi possiede un giardino sa che esso è molto di più di un pezzo di terra: è una parte di te stesso che trasformi a tua volontà; in questo senso il giardino ti obbliga anche a cercare la tua personalità e la tua creatività, a svilupparle e realizzarle.

Dal confronto tra la personalità del giardiniere e le esigenze del luogo e degli esseri viventi che compongono il giardino, le piante e i fiori, nasce una creazione unica. I principi che una persona possiede e vive li trasmette nel giardino. Vedi attorno a me il giardino che ho creato raccogliendo piante da tutto il mondo e in particolare quelle datemi da Mario Calvino.

Accanto a questo giardino fisico c'è anche il giardino dei pensieri, che ho creato (e che ognuno dovrebbe creare e molti creano); quando sono stanco di ciò che mi circonda di brutto, distruttivo o violento guardo in questo giardino e faccio mio un pensiero che mi piace. Come nella natura dove dobbiamo cercare i principi della vita.

Nota: Eva Mameli Calvino (1886-1978) prima donna in Italia a conseguire la libera docenza in botanica, seguì il marito in America del Sud dove lavorò come ricercatrice. Nel 1925 coprì il ruolo di assistente e vice-direttrice della Stazione sperimentale di San Remo e, alla morte del marito avvenuta nel 1951, ne divenne direttrice fino al 1958. Tra il 1926 e il 1928 insegnò botanica all'Università di Cagliari e ne diresse l'Orto Botanico. Durante la sua carriera scientifica Eva Mameli diede alle stampe oltre 200 contributi scientifici. Diresse col marito la rivista «Il Giardino Fiorito» - organo mensile di divulgazione della Società italiana "Amici dei Fiori" e fu al centro di una fitta rete di corrispondenza tra giardinieri, floricoltori, editori e mondo scientifico. Si impegnò nel nascente movimento ambientalista, soprattutto a favore degli uccelli utili all'agricoltura (nota tratta in parte da: Ariane Dröscher, Università di Bologna)

Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista. Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista.
Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista. Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista.
Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista. Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista.

Foto dei fiori: Erythrina crista-galli (albero di corallo) e Hedychium coronarium bianco; alcuni libri menizionati nell'intervista.

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30 dicembre 2015 3 30 /12 /dicembre /2015 23:46

Pochi giorni fa è mancata una collega del Comitato Parco di Villa Argentina, Rosaria Valli Tela.

Era una persona di grande bontà, ha dimostrato passione, entusiasmo e amore per il Parco e per l'idea di salvarlo dalla speculazione privata e dall'incultura territoriale dei nostri governanti.

Mancherai a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerti.

Tiziano

San Miniato al Monte

San Miniato al Monte

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15 dicembre 2015 2 15 /12 /dicembre /2015 22:08

Pubblico l'intervento di ieri in Consiglio comunale poiché è una testimonianza su cosa vuole dire per me fare politica. i colleghi non si degnano di leggere i documenti citati dai messaggi municipali, troppa fatica. così si arriva ai fatti del Pozzo Polenta e nessun politico, che ha approvato i Piani regolatori criminali nei quali ci troviamo prigionieri e che permettono di costruire in prossimità dei pozzi di captazione dell'acqua potabile, si assume una minima responsabilità.

Anche i giornali hanno lo loro bella dose di responsabilità: sono superficiali nell'informare i cittadini delle decisioni criminali prese dai politici; salvo poi fare i titoloni quando avvengono i disastri (programmati ...).

Senza una stampa libera, critica, forte non c'è informazione seria e approfondita e non ci sono cittadini coscienti dei loro diritti e dei loro doveri e quindi non vi è vera democrazia.

Tiziano

Intervento del 14.12.2015 sul MM N. 79/2015 - Nuova strada industriale Mendrisio – Rancate. Richiesta di un credito di aggiornamento di fr. 1'140'000.— per adeguamento costo di costruzione; di fr. 860'000.— per le canalizzazioni come da PGS; di fr. 500’000.— quale partecipazione ai costi di spostamento del gasdotto principale Chiasso – Lugano

Signor Presidente, signori Sindaco e Municipali, signore e signori Consiglieri comunali,

Il gruppo dei Verdi voterà contro questo messaggio anche se la parte maggiore dei crediti di finanziamento è stata votata negli scorsi anni dai CC di Mendrisio e di Rancate.

La nostra quindi è una testimonianza della visione che hanno i Verdi dell’ambiente che ci ospita e dei preziosissimi beni naturali – acqua, terra e aria - che ci permettono di vivere.

La nostra opposizione ha due ragioni principali:

1. la prima ragione è la più banale: il dato di fatto che nuove strade generano nuovo traffico. non ripropongo i dati presenti nel rapporto di minoranza sulle previsioni di traffico con lo scenario futuro S1+ (2020), vale a dire dopo che saranno realizzate le tre grandi opere: la riorganizzazione dello svincolo autostradale; la realizzazione di via Penate e della strada industriale; l’attuazione della variante di PR di San Martino.

Ma per evitare il collasso del nucleo di Rancate previsto dal Rapporto dell’Esame sull’Impatto Ambientale il gruppo dei Verdi invita il Municipio a introdurre il più celermente possibile le misure che avete indicato nella risposta alla mia interrogazione del 26 novembre 2013 «La strada industriale Mendrisio-Rancate e le varianti di PR di San Martino Penate e Rime Brech: ancora un peggioramento della vivibilità per i cittadini?», in particolare - e cito – “le misure di moderazione e di limitazione del traffico che potranno essere introdotte e, se del caso, rese più cogenti”. Riteniamo che non sia il caso di attendere l'avverarsi dello scenario funesto S1+ (2020) per introdurre queste misure.

2. la seconda ragione deriva dall’impatto ambientale che avrà la strada industriale e che è indicato con dovizia di elementi sia nel Rapporto sull’Esame sull’Impatto Ambientale (EIA) sia nell’Avviso cantonale del 1° luglio 2014 e documenti allegati. Mi riferisco in particolare a tre aspetti:

- 1. la perdita di zona agricola: per i Verdi si deve smettere di "consumare" terreno agricolo in particolare se designato come Superfici agricole per l’avvicendamento delle colture (SAC) come nella fattispecie, pagando una semplice compensazione pecuniaria: si deve invece imporre una compensazione reale con un’area di pari estensione e qualità agricola

- 2. la distanza dal bosco: la Sezione forestale ammette candidamente che «la pianificazione non è conforme alle distanze prescritte dalla legislazione forestale» ma che essendo una strada già approvata a PR essa va comunque autorizzata! L’affermazione fatta dalla Sezione forestale ci sembra piuttosto indecente visto che spetta alla stessa Sezione vigilare affinché un PR sia rispettoso della legge federale.

- 3. La questione della protezione delle acque :

- In primo luogo il ponte sul Laveggio è stato concesso in deroga alla legge federale sulla protezione delle acque

- In secondo luogo il tracciato della strada ha una lunghezza complessiva di 1200 m: una tratta di circa 900 m si trova in zona di protezione S3; una tratta di 230 m costeggia la zona di protezione S2 del pozzo di captazione dei Prati Maggi; per 100 m si trova nel settore di protezione delle acque Au.

Di conseguenza il Cantone ha imposto di Introdurre il divieto di trasporto di merci pericolose per la nuova strada industriale Mendrisio-Rancate, con eventuali permessi speciali in deroga al divieto. Però nel MM leggiamo che «per le industrie interessate dal tracciato stradale saranno regolarmente concessi/rilasciati permessi speciali da parte dall’autorità cantonale competente».

Dopo i tragici fatti riguardanti il Pozzo Polenta di Morbio, mi chiedo questo:

se dovesse essere rilasciato un permesso speciale e se dovesse avvenire un incidente lungo la tratta di 230 metri che costeggia la zona di protezione S2 del pozzo dei Prati Maggi e se il pozzo in questione dovesse essere abbandonato chi pagherà per questo crimine? Molto probabilmente soltanto l’autista del mezzo che trasporta merci pericolose.

Non verrebbero coinvolti né i funzionari del Cantone e della Confederazione che hanno rilasciato il permesso speciale e approvato il tracciato né i politici che hanno pianificato il tracciato e la zona industriale in un luogo così prezioso e fragile.

Quel tracciato è troppo rischioso e quindi ci opponiamo.

Tiziano Fontana capogruppo i Verdi in CC

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7 dicembre 2015 1 07 /12 /dicembre /2015 22:52

Ripropongo un articolo di Manlio Lilli apparso su Il Fatto Quotidiano del 3 dicembre molto interessante per il discorso che a noi sta a cuore: cultura e luoghi pubblici e certi funzionari preposti alla salvaguardia del patrimonio culturale.

Se qualcuno ricorda l'interessantissima intervista apparsa su La Regione fatta da Daniela Carugati ad alcuni funzionari amministrativi dell'Accademia : Villa e parco quali location straordinari ... Peccato che la Villa Argentina fu acquistata per 3'500'000 franchi per farvi la BIBLIOTECA REGIONALE PER I CITTADINI e non una location per i nostri architetti. Possibile che tra i politici non ci sia più un Franscini?

Tiziano

Sul Palatino “Il ristorante più suggestivo del pianeta”?

«Interrogarsi se un luogo esclusivo in uno spazio culturale “pubblico” come l’area archeologica centrale, non sia una contraddizione, potrebbe essere utile. Naturalmente a patto che si abbia la convinzione che i luoghi della cultura e i loro servizi debbano essere per tutti».

«Trasferiremo la biblioteca a Palazzo Altemps così potremmo utilizzare quel piano con una bellissima terrazza per offrire servizi ai visitatori del Palatino, che è un luogo bellissimo ma non offre nessun confort a chi lo visita». A dirlo è stato il Soprintendente speciale per il Museo di Roma, il Colosseo e l’Area archeologica di Roma Francesco Prosperetti, agli inizi dello scorso luglio. L’esito di un ragionamento sull’accoglienza, introdotto da una constatazione. «Effettivamente – notava il Soprintendente – trovo incredibile che si possa pensare di far camminare per ore il turista sotto il sole tra Palatino e Fori senza dargli la possibilità di un punto dove ristorarsi, riposarsi ed avere informazioni, bisogna pensarci e fare qualcosa di concreto al più presto». I camion-bar, da tempo padroni delle postazioni commercialmente più appetibili del centro storico della città, sono stati spostati altrove. Così, non senza ragione, Prosperetti rifletteva su come offrire servizi ai fruitori dell’area archeologica centrale. Una necessità per uno spazio all’aperto molto vasto, ma privo di spazi per la ricreazione. Una legittima preoccupazione per il Soprintendente. Idea, quella di riutilizzare il secondo piano e la terrazza dell’Antiquarium per “servizi ai visitatori del Palatino”, delineata meglio alla fine di Agosto. Inequivocabili le sue parole: «Dobbiamo servire almeno tre target diversi. Tra questi ci deve essere per forza un target alto. Un’idea è usare il piano alto e la terrazza del Museo Palatino. Per capirci, si tratta di un appartamento di 130 mq più terrazze nel luogo più panoramico della città e nel luogo più bello del mondo: il ristorante più indimenticabile e suggestivo del pianeta”.

Nei giorni scorsi sul sito de L’Espresso è stata pubblicata la notizia dello stanziamento di fondi ad hoc. Circa 1 milione di euro inserito nel bilancio per il prossimo triennio. Bilancio approvato da pochissimo tempo. Dunque si sarebbe entrati nella fase operativa dell’operazione. A dispetto della scarsa rilevanza che il tema ha finora incredibilmente avuto, rimangono alcune evidenti criticità, a partire dallo spostamento a Palazzo Altemps della Biblioteca ospitata al secondo piano dell’immobile. Solo un particolare trascurabile, secondo Prosperetti. In realtà qualcosa di più se il trasloco di libri diventa necessario per lasciare spazio ai tavoli del nuovo ristorante esclusivo. E che dire del traffico veicolare che comporterà la trasformazione? Via vai, se non di mezzi privati, almeno di quelli collegati ai rifornimenti dell’esercizio commerciale. Circostanza, soprattutto quest’ultima, che sembra in palese contraddizione con il contesto. Come sarà possibile giustificare il transito di furgoni e autovetture all’interno dell’area archeologica centrale? Mentre si pedonalizza via dei Fori imperiali si crea un corridoio proprio all’interno del sito archeologico? In questo modo verrebbe adottato quello che anche il semplice buon senso sconsiglierebbe. In nome di cosa, lo si sa. Lo ha sostenuto Prosperetti. Lo ha ripetuto più volte Franceschini. Per l’architetto chiamato a guidare la Soprintendenza romana, «I luoghi dell’archeologia sono attrattivi: sfondo ideale per realizzazioni virtuali, teatro, spettacoli, musica, arte», ha detto alcuni mesi fa a proposito dell’utilizzo del Circo Massimo per i concerti. Probabilmente omettendo che i luoghi dell’archeologia possono diventare anche prestigiosi contenitori di servizi. Per il Ministro, poi, non si può pensare solo alla tutela: «Bisogna valorizzare con bookshop, servizi multimediali e ristoranti», ha dichiarato. E questo è il punto nodale. La valorizzazione del patrimonio culturale, intesa secondo la definizione che il Mibact stesso ne dà, «consiste nell’esercizio delle funzioni e nella disciplina di tutte quelle attività a cura dell’Amministrazione dei Beni Culturali volte a promuovere la conoscenza del patrimonio nazionale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione del patrimonio stesso ad ogni tipo di pubblico, al fine di incentivare lo sviluppo della cultura». Definizione tra le cui righe si ricorda (a ragione) come «tutti questi interventi devono essere effettuati in forme compatibili con la tutela e in modo tale da non pregiudicarne le fondamentali esigenze». Chiedersi se la realizzazione del ristorante “più indimenticabile e suggestivo del pianeta”, identificata da Prosperetti come un’operazione di valorizzazione, non tradisca le indicazioni del Mibact, appare lecito.

Interrogarsi se un luogo esclusivo in uno spazio culturale “pubblico” come l’area archeologica centrale, non sia una contraddizione, potrebbe essere utile. Naturalmente a patto che si abbia la convinzione che i luoghi della cultura e i loro servizi debbano essere per tutti. A patto che non si rincorra l’idea che i siti archeologici e gli spazi museali, i palazzi storici e tutto quello che comprende il patrimonio culturale, non siano altro che location. Straordinari ed esclusivi “involucri” di eventi per l’intrattenimento e ristoranti. Invece è molto probabile che presto ci sarà la possibilità di gustare piatti di un noto chef seduti a un tavolo affacciati sul foro romano. Se non sarà una sconfitta per una certa idea di cultura poco ci manca. Ma forse non saranno in tanti ad accorgersene.

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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 21:06

Ripropongo uno scritto di Dario Fo sull'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis poiché ha ancora tutto da insegnare a chi vuole imparare: purtroppo la classe politica dominante è di una povertà culturale abissale se non è direttamente affarista e quindi la pensa come il signor Renzi. Povera Italia e povero Ticino. "Indignazione e radicalità" dice Settis: quello che ci vuole.

Tiziano

Settis e l’archeologia: Renzi odia la profondità

di Dario Fo, 13 Aprile 2014, Il Fatto Quotidiano

«L’ex rettore della Normale insegna a tutelare il territorio (anche dai disastri del Tav) e il premier lo tratta con sarcasmo: vietato criticare il governo».

In presentazione di un suo saggio uscito da pochi anni (Azione popolare. Cittadini per il bene comune Einaudi, 2012) il giornalista che intervista Salvatore Settis commenta: “L’ex rettore della Normale di Pisa è un 71enne signore dai modi gentili e leggermente impacciati, tipici di chi ha trascorso più di dieci lustri della propria vita tra libri, convegni, testi antichi, banchi delle più prestigiose istituzioni universitarie”. Salvatore Settis, dice: “Il mio non è un atteggiamento estremista né ammiccante all’antipolitica, cioè all’odio e alla volontà di eliminare gli altri, ma è invece un modo di pormi fatto di indignazione e radicalità.

Tutti i cittadini dovrebbero mobilitarsi per l’interesse generale, a difesa dei beni comuni. Compresi quelli artistici”.

Conosco Salvatore Settis da parecchi anni. Ho avuto la fortuna di tenere lezioni e convegni sul teatro e sull’arte della messa in scena alla Normale di Pisa, che ha diretto lungamente. Ho imparato dai suoi saggi e dagli articoli che trattano della salvaguardia del paesaggio e del territorio sommerso quanta negligenza criminale deve sopportare il nostro Paese; non solo, ma il Prof. Settis si inoltra con analisi chiare e inconfutabili a proposito dei progetti ferroviari di transito veloce che causano veri e propri disastri ambientali e che non tengono conto dei sacrosanti diritti delle popolazioni che grazie a questo atto di feroce modernizzazione perdono la propria autonomia e libertà; inoltre, lo scienziato Settis, sottolinea con giusta ironia come siano abili e spudorati i responsabili di questa tutela nello scaricare addosso alla natura e alle calamità imprevedibili la causa dei disastri che ciclicamente colpiscono la nostra terra. Questi suoi scritti sono lezioni impagabili che ogni gestore della cosa pubblica dovrebbe imparare a memoria.

Eppure è talmente desueta la coscienza dell’apprendere che uno scienziato come Settis che ha l’ardire di avanzare una critica al programma politico del governo in carica, fa scattare l’indignazione immediata da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi che con evidente sarcasmo commenta la scienza alla quale è legato il critico Settis, l’archeologia, anzi tout court lo definisce l’archeologo, cioè qualcuno che è con il cervello nel sottosuolo. Secondo l’enciclopedia Treccani, caratteristica dell’Archeologia è il metodo di acquisizione delle conoscenze, mediante cioè lo scavo sul terreno, la ricognizione di superficie e la lettura dei resti monumentali residui, cioè è la scienza che invita a guardare sotto, in profondità ai problemi e non dare nulla riguardo alla base per scontato. Come diceva Socrate: “Chi non scava, non sa su cosa cammina e trascorre la vita”. Si vede subito che il Signor Renzi è uno che resta in superficie e si limita piuttosto ai ‘si dice che’. Andare in profondo significa scegliere la fatica di osservare le cose sempre da punti di vista diversi, scoprire spesso il rovescio della propria condizione sia statica che dinamica; ed è proprio di lì che Eratostene di Cirene, nel II sec. a.C., intuisce che non solo gli umani vanno vivendo su una superficie sferica ma ha l’illuminazione che, grazie alla rivoluzione del nostro pianeta, nell’universo non esiste né sopra né sotto né donne e uomini all’in piedi o capovolti. Ma questo Renzi non l’ha ancora capito. Se il governo ha un’idea bisogna che tutti i cittadini la condividano. Chi fa obiezione si ritrova fuori dall’universo. E non bisogna quindi prenderlo in considerazione, specie se è un archeologo.

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1 novembre 2015 7 01 /11 /novembre /2015 22:02

Fermate il cemento nella nostra campagna e in Umbria torna la rivolta del Contado

di Tomaso Montanari (La Repubblica, 29 Ottobre 2015)

In Italia ci sono ancora popolazioni che protestano quando si vuole seppellire di cemento l'antico paesaggio nel quale si riconoscono, e combattono uniti contro il governatore che vuole abbattere il vincolo ambientale. Gli ultimi erano stati i Longobardi e i Bizantini: era dal VI secolo dopo Cristo che nel Contado di Porta Eburnea non si combatteva una battaglia altrettanto carica di futuro. Siamo a sei chilometri a sud-ovest di Perugia, tra le valli dei fiumi Caina, Genna e Nestore, in un territorio di bellezza spettacolare: centoventi chilometri quadrati di paesaggio intessuto di monasteri, torri, ville, piccoli borghi medioevali. L’Italia: al suo meglio. Quella che diresti che ormai non c’è più. E che invece resiste: almeno fino a quando lo consentiremo.

È un storia remota, quella che ha imposto al Contado la sua omogeneità culturale e visiva: è il 570 dopo Cristo quando i Longobardi non riescono a sfondare la linea delle fortificazioni di Narni, Amelia, Todi, Perugia e Gubbio. Si forma così il cosiddetto Corridoio Bizantino, che per quasi due secoli continuerà a connettere Roma a Ravenna, un resto di Italia romana sempre più accerchiata dai ducati longobardi. Nel 593 i Bizantini arrivano fino a creare un lago artificiale, che possa fermare l’avanzata dei “barbari”. Ed è in questa resistenza — militare e culturale — che affonda le sue radici l’immagine di questa parte d’Umbria: perché, intorno all’anno Mille, le numerosissime strutture difensive che punteggiavano quella parte di Corridoio Bizantino divennero altrettanti luoghi di abitazione e lavoro per i monaci benedettini. La Grangia di Monticelli fu un’enorme azienda agricola monastica, che fece subentrare le ragioni dell’economia rurale e della preghiera a quella della guerra. Cosa quasi miracolosa, gli ultimi mille anni (e soprattutto gli ultimi cento) non hanno cambiato le cose più di tanto, permettendo a Perugia di conservare (almeno su questo lato) ciò che un tempo era il vanto di ogni città italiana: il dolce trapasso tra il tessuto urbano e la campagna. Come scriveva Carlo Cattaneo nel 1858, «la città formò col suo territorio un corpo inseparabile»: una realtà che, mezzo millennio prima, il Buon governo affrescato a Siena da Ambrogio Lorenzetti aveva rappresentato con la forza delle immagini.

Ma come in tutte le favole, ad un certo punto arriva una strega cattiva: e la strega in questo caso si chiama speculazione edilizia. Perugia si espande, e sposta i suoi ospedali proprio verso il Contado. E nel cuore di quest’ultimo si cominciano a costruire complessi edilizi di cinque piani tra viali di tigli e ville storiche (sul crinale tra Pila e Badiola), si progettano strade a scorrimento veloce, si creano nuovi paesi di cemento accanto a borghi medioevali spopolati (115.000 metri cubi a San Biagio della Valle). È a questo punto che i cittadini del Contado insorgono. Nel gennaio 2010 otto associazioni nate dal basso, comuni cittadini, proprietari di dimore storiche chiedono al Ministero per i Beni culturali di dichiarare che la salvaguardia del Contado di Porta Eburnea è di particolare interesse pubblico: in pratica, chiedono di vincolarlo, cioè di salvarlo prima che sia troppo tardi. Una volta tanto, lo Stato c’è, esiste, risponde. Dopo lunghe battaglie, e a prezzo di molti compromessi ( l’area da difendere scende da 110 a 58,5 km quadrati), nel maggio di quest’anno il vincolo arriva. Tutto bene, dunque? Per niente: come in un film dozzinale, la strega apparentemente morta si rialza, più cattiva di prima. E, paradossalmente, la strega ha ora il volto della Regione Umbria e del Comune di Marsciano: i quali, invece di essere felici per la salvezza del loro stesso territorio, hanno deciso di ricorrere al Tar per annullare il vincolo. Non è un episodio isolato: insieme alla Liguria di Toti, l’Umbria di Catiuscia Marini è forse la regione oggi più amica del cemento. Basti dire che nel marzo scorso il governo Renzi (non propriamente verde: si ricordi lo Sblocca Italia) ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale il Programma Strategico Territoriale dell’Umbria, che pretenderebbe di sottoporre ab origine il Piano del Paesaggio alle esigenze dello sviluppo, in una specie di condono preventivo tombale. Ma c’è di peggio: la giunta regionale è arrivata a confezionare un dossier di 34 pagine (si trova sul web) per chiedere al ministro Franceschini di rimuovere il soprintendente Stefano Gizzi, colpevole di fare il suo mestiere, cioè di difendere il territorio. Nel dossier si legge che il vincolo del Contado di Porta Eburnea osa imporre - udite udite - prescrizioni «molto dettagliate e restrittive, e di forte impatto sulla pianificazione urbanistica di livello comunale». Un vincolo che vincola: quale oltraggio! Naturalmente, l’argomento principe della Regione è l’eterna equazione cemento= lavoro.

Ed è esemplare che a smentire questa visione insostenibile e suicida dello sviluppo siano stati i lavoratori umbri dell’edilizia, che nel pieno della battaglia per il Contado hanno diffuso un documento in cui dicono che dalla crisi del settore (pesantissima: dal 2009 al 2014 le imprese edili umbre sono scese da 4.548 a 2.838, e le ore lavorate da 20 a 10 milioni) si esce «limitando il consumo di territorio », e invece «puntando al recupero, alla difesa del territorio, del paesaggio e del patrimonio storico-artistico-culturale, alla riqualificazione urbana, all’efficientamento energetico, alla messa in sicurezza delle scuole e di tutti gli edifici pubblici». Una bella lezione di lungimiranza, concretezza e responsabilità.

A giorni le associazioni di cittadini che difendono il Contado di Porta Eburnea depositeranno una diffida al Comune ed alla Regione, con l’invito a ritirare il ricorso contro il vincolo, in autotutela. Una copia della diffida sarà inviata alla Corte dei Conti chiedendo che, se il Tar rigetterà il ricorso, i consiglieri comunali e regionali paghino le spese di giudizio di tasca propria. Come dire: se proprio volete distruggere il paesaggio italiano, almeno non fatelo a spese nostre.

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14 ottobre 2015 3 14 /10 /ottobre /2015 22:21

Riprendo dal sito di Ferruccio Cainero il testo che segue; consiglio a tutti di andare allo spettacolo sabato 17 ottobre alle Scuole medie di Stabio: è una riflessione bellissima sulla memoria, sulle tradizioni secolari del mondo contadino, sull'innestarsi di culture.

Tiziano

"L'arco di San Marco

La storia la raccontano i vincitori e nella loro narrazione raramente trovano posto le ragioni dei vinti. A volte però la realtàè difficile da manipolare e nel racconto dei vincitori qua e la appaiono delle cose strane, ridicole ,illogiche ed è proprio in queste contraddizioni che spesso si può ritrovare il filo del racconto della storia degli sconfitti. Come mai per la credenza popolare San Ermacora, il santo patrono di Udine, non si deve nominare perché porta sfortuna? Fa inciampare e cadere !? Un Santo Patrono che porta sfortuna è una cosa ben strana. Ridicola. Cosa si nasconde sotto? Partendo da questa stranezza il narratore Ferruccio Cainero insieme ad i musicisti Mario Crispi, Juri Cainero, Neda Cainero e alla danzatrice Beatriz A. Navarro ci porterà in un lungo e affascinante viaggio nel tempo, dal 40 dopo cristo fino ai nostri giorni ,passando per Alessandria d'Egitto, Aquileia, Milano, Como, il Salento e Roma in una storia avvincente lunga 1975 anni. Ma niente paura per voi durerà solo due orette seduti comodamente in poltrona.

Quando qualcuno vuole imporre un'ortodossia, crede di possedere la verità, finisce sempre per fare violenza, per cancellare, nascondere, altre storie, altre visioni, altri racconti, altre gioie, altri dolori, altre ragioni, altri errori, altre persone, altri popoli, altre lingue, altre culture.

Oggi si parla tanto dei terroristi Islamici. Avrei potuto anche raccontare qualche cosa che abbia a che fare con la loro religione. Ma ho amici mussulmani che già lo fanno. Ed è meraviglioso ascoltarli. Ho anche amici ebrei che sono dei grandi narratori. Io vi parlerò del racconto nel quale sono cresciuto nel mio Friuli. Tanto lo so, sono sicuro , è da un pezzo che l'ho capito, le religioni sono tutte la stessa cosa : un racconto meraviglioso. Usare quel racconto per fare del bene o per fare del male, dipende dal cuore dell'uomo" (tratto dal sito ferruccio cainero).

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30 settembre 2015 3 30 /09 /settembre /2015 23:23

Pubblico un articolo inviato a inizio luglio a La Regione (cronaca del Mendrisiotto) e all'Informatore: non me l'hanno pubblicato; a settembre inviato al Corriere del Ticino (cronaca del Mendrisiotto): stesso esito.

Dobbiamo dedurre che il dibattito e il confronto di idee se proposto dai Verdi fa forse paura alla partitocrazia, responsabile del saccheggio del territorio di Mendrisio e del Mendrisiotto, e ai giornali schierati al suo seguito (chi da una parte, chi dall'altra) o che non vogliono schierarsi? Di fronte alla distruzione in atto se non ci si schiera contro, si diventa complici.

Tiziano

Salvatore Settis a Mendrisio

Mendrisio ha ospitato un intellettuale di primo piano che in Italia si batte, nel solco tracciato da predecessori altrettanto impegnati, in difesa del paesaggio, dell’ambiente e del territorio: l’ex direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e archeologo Salvatore Settis.

Durante questo anno accademico egli ha tenuto un ciclo di conferenze all'Accademia di architettura intitolato «Teatro della democrazia. Il paesaggio in Europa tra "bellezza", "ambiente" e diritti civili», con partecipazione pressoché nulla delle nostre autorità politiche comunali.

È impossibile riassumere il corso in poche righe ma un paio di esempi concreti delle battaglie condotte negli scorsi anni dal prof. Settis permettono di cogliere la sua visione etica e culturale.

A Monticchiello, una località del Comune di Pienza (Val d'Orcia), le autorità politiche locali hanno aperto all'edificazione un comparto situato in un paesaggio particolarmente significativo, riconosciuto dall'UNESCO quale patrimonio dell'umanità perché eccezionale esempio di paesaggio naturale ridisegnato durante il Rinascimento «per rispecchiare gli ideali del buon governo e per creare un'immagine gradevole». Contro il deturpamento paesaggistico di Monticchiello il prof. Settis affermò, condividendo l'appello lanciato dal prof. Asor Rosa e da altri illustri studiosi, che spettava agli enti locali riparare il danno che avevano causato concedendo la possibilità di costruire in quel luogo: secondo il prof. Settis l'ente pubblico avrebbe dovuto acquistare e abbattere le villette in costruzione. Per Asor Rosa, Settis e gli altri oppositori a ogni edificazione, il rapporto uomo-natura e il paesaggio di quel luogo hanno raggiunto una tale armonia da meritare di essere tramandati intatti. Salvatore Settis ha ricordato più volte che il paesaggio italiano è il risultato di norme giuridiche e di pratiche culturali che per secoli lo hanno governato e modellato, limitando la libertà d'arbitrio dei privati.

Stessa battaglia per il paesaggio l'ex Direttore della Normale di Pisa l'ha combattuta nella laguna veneta, a Marghera, dove lo stilista Pierre Cardin avrebbe voluto edificare un grattacielo di 250 metri con "vista imprendibile" su Venezia. Un deturpamento appoggiato da politici locali e non osteggiato sufficientemente dalle autorità superiori. A questo proposito il prof. Settis scrisse che «la profanazione, anzi la visibilità della profanazione, ha una forte carica simbolica, è uno statement di iper-modernità rampante e volgare, che si vuol prendere la rivincita sul passato, umiliare Venezia guardandola dall'alto (…) di un grattacielo a Marghera». Da questi due interventi pubblici, ai quali possiamo affiancare molte altre battaglie culturali condotte dal prof. Settis, possiamo trarre alcune conclusioni: vi sono luoghi in cui non si può costruire e vi sono edifici che in certi luoghi non possono essere costruiti.

Questa doppia lezione dovrebbe essere applicata anche da noi: il Parco di Villa Argentina o piazza del Ponte ne sono alcuni esempi.

Tiziano Fontana, capogruppo CC i Verdi

Settis a Mendrisio
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2 settembre 2015 3 02 /09 /settembre /2015 23:11

Pubblico la quarta e ultima parte del rapporto di minoranza bocciato dalla coalizione pipidin-liberal-socialista (questi ultimi per metà dei CC presenti) nella seduta del 13 luglio 2015. Torneremo a breve sugli interventi durante la seduta e analizzeremo i grandiosi argomenti culturali degli esponenti di spicco della "Grande Coalizione": in effetti a Mendrisio dietro le scaramucce van tutti d'accordo nel distruggere il territorio, il più possibile. Il gran banchetto non ha mai fine.

Tiziano

IV Parte.

II.H La proposta pianificatoria definitiva (2014) del Municipio: il fondamento teorico e le possibilità pratiche (potenzialità costruttive)

Nel MM in esame si legge a pagina 5: «Chiarire gli insiemi e le identità dei diversi luoghi, rafforzare il dialogo tra gli edifici e i loro spazi esterni, creare varietà, sono queste le parole chiave dell'azione pianificatoria». Alla luce di quanto scritto nella parte I. Come pianificare un'area «singolarmente connotata per la magnificenza»? possiamo affermare che, sicuramente per la parte del Parco storico di Villa Argentina, l'azione pianificatoria risultante dai lavori svolti da Studi Associati SA e arch. Castelletti-Voser non ha saputo cogliere né l'essenza né il valore culturale di quell'area che, di conseguenza, diviene spazio funzionale e utilitaristico per l'«urbanistica di colonizzazione» denunciata dall'arch. Tita Carloni.

Sulla volontà di acquisire il fmn 3043 – fatto positivo ed essenziale – non si torna poiché pilastro della variante e questione già decisa dal CC nel 2011. Rispetto alla proposta 2012 questa del 2014 ha portato ad alcune importanti modifiche, in particolare con l'eliminazione della zona edificabile prevista sul pianoro dietro al muro del belvedere sul fmn 3043. Su questo fondo il Municipio comunque propone la zona edificabile A2. Le giustificazioni alla zona A2 sono presenti sia nel MM («senza modificare l'assetto del parco storico p. 4; dato il contesto storico è importante valutare la volumetria ammissibile in modo che questa non vada ad alterare l'immagine stessa del parco. Si propone quindi unicamente un comparto che permetta edificazioni di dimensioni contenute là dove, per ragioni di qualità, è sopportabile l'inserimento di nuove edificazioni, con lo scopo di rafforzare la struttura del parco p.4; inserimenti di edificazioni sono soggetti a concorso di architettura (…) gli edifici pubblici si insediano in maniera ordinata attorno al parco, p. 5; la definizione spaziale dei luoghi con recinti e muri è un carattere ricorrente del contesto paesaggistico di Mendrisio e costituisce uno strumento tipologico per la ricostruzione e ridefinizione degli spazi del parco (…) “Valorizzare” presuppone la cura delle strutture e della vegetazione esistenti ancora oggi e l'integrazione di elementi nuovi adatti alla restituzione spaziale del parco p. 6; la variante propone sia di estendere sia di recuperare il parco. L'analisi del parco esistente fatta dall'arch. Righetti (1993) è sempre d'attualità (…) lo studio dell'arch. Rodel (…) Questi sono da integrare con le segnalazioni degli architetti Voser e Castelletti (2013) che indicano ulteriori misure per le aree adiacenti. p. 6); sia nel Rapporto di pianificazione a pagina 19 e seguenti, nelle quali si fa esplicito riferimento allo studio Campus. Ora, senza entrare nel merito di tutte le citazioni è opportuno sottolineare che è impossibile "integrare" gli studi degli architetti Righetti e Rodel con quello degli architetti Voser-Castelletti semplicemente perché partono da premesse opposte, come dettagliatamente spiegato: i primi due si fondano sui principi internazionali di tutela dei giardini storici e sul corpo dottrinale della storia dei giardini; il terzo si basa su una visione urbanistico-architettonica secondo la quale si valorizza il paesaggio costruendovi nuovi edifici (in pratica con quella che l'arch. Tita Carloni ha definito una moderna "colonizzazione").

È necessario soffermarsi su alcuni passaggi del Messaggio municipale; a pagina 7 vi è la giustificazione del potenziale edificatorio per il comparto A2: «4.2 Valutazione del potenziale edificatorio Si sostiene in questa sede l'idoneità del posizionamento del volume edificabile in base alle seguenti motivazioni: - in tale posizione il volume edificato forma un limite definito come segnalato e giustificato dallo studio degli arch. Nicola Castelletti e Martina Voser, in linea con la caratteristica del giardino storico; - il luogo è stato edificato in precedenza; - il volume previsto confina con l'adiacente area edificata; Il volume edificabile, rispetto ai terrazzamenti del parco di Villa Argentina, si colloca sull'edificazione esistente e riprende il contorno del muro esistente, avendo l'estensione e l'altezza analoga ai volumi esistenti e a quello realizzabile nel comparto G e offre solo un accesso pedonale da Via alla Torre per non stravolgere la caratteristica, l'uso e la centralità del parco. Il posizionamento della nuova edificazione rispetto al giardino di Villa Torriani risulta essere più delicato perché racchiude il parco verso sud, creando un fronte quasi urbano, in un'area identificata con la presenza di diversi giardini di sontuose ville. 4.3 Un progetto integrato per i comparti A e B Villa Argentina è un comparto di grande pregio e di alto valore storico e architettonico. La logica del Piano procede per comparti per fissare regole uguali per elementi simili. (…) In tale intorno potranno inserirsi le singole edificazioni, frutto di un concorso pubblico, valutato da una giuria competente che rappresenti tutte le capacità storiche, sociologiche, architettoniche e urbanistiche, atte a garantire un risultato che sia all'altezza della qualità del comparto. 8. Conclusioni Gli approfondimenti e la consultazione hanno permesso di elaborare la presente variante che permette di non modificare l'assetto del parco storico e di liberarlo dalle possibilità edificazione nella parte alta. In secondo luogo si è potuto evidenziare il luogo appropriato all'estremità del parco, per dare le premesse ad un'estensione futura del campus universitario».

Le tre giustificazioni del potenziale edificatorio sono un non-senso pianificatorio:

1. la volumetria concessa non ha nulla a che vedere con quella dell'edificio rurale oggi diroccato; 2. il fatto che l'area adiacente sia edificata dovrebbe imporre, al contrario, di preservare il fmn 3043 da nuove costruzioni;

3. sostenere che quanto proposto con la variante – segnalato e giustificato (!) dagli architetti Voser-Castelletti – «è in linea con la caratteristica del giardino storico» equivale a dire una falsità: un'autorità pubblica può propendere e proporre quanto di suo gradimento ma non può fare affermazioni che sono in contrasto con i principi basilari che si applicano nella fattispecie: la posizione del Municipio – sostenuta dallo studio citato – è in chiaro e assoluto contrasto con la storia dei giardini, la storia dell'architettura, le Carte internazionali riconosciute dall'UNESCO e i Principi per la tutela dei monumenti storici in Svizzera che regolano questa materia. Dopo aver approfonditamente spiegato dal punto di vista della teoria urbanistica e della storia dell'architettura del paesaggio il contrasto della variante con una corretta pianificazione dell'area è necessario analizzare le conseguenze pratiche potenzialmente realizzabili se le norme di attuazione (NAPR) proposte con la variante dovessero entrare in vigore. Per comprendere le possibilità edificatorie che la proposta del Municipio lascia sul comparto A2 abbiamo fatto elaborare le seguenti simulazioni che si fondano sui dati contenuti nei documenti ufficiali del Messaggio municipale e sulle Sezioni trasversali allegate allo stesso. La prima simulazione è una sezione trasversale che si fonda sull'altezza massima obbligatoria: l'altezza è prescritta, vale a dire, come è specificato nell'art. 5 della NAPR, «rappresenta i punti lungo i quali deve obbligatoriamente concludersi, in altezza, la parte più alta dell'edificio». Bisogna immaginarsi l'impatto che la facciata e la parete laterale avranno dal punto di vista paesaggistico. Inoltre, è evidente che, data la morfologia del terreno, sarà necessario uno sbancamento assai rilevante che avrà conseguenze sull'impatto paesaggistico complessivo e che condurrà a una modifica dei terrazzamenti o, per lo meno, di una fascia piuttosto larga attorno allo/agli stabile/i. Si deve anche considerare che le linee di costruzione si sovrappongono al muro ottocentesco (parzialmente distrutto dagli attuali proprietari durante i lavori di pulizia a cavallo del 2008-2009) che sale fino al muro del belvedere. Alla domanda posta in Commissione circa il possibile abbattimento del muro storico di confine il Municipio ha risposto nel modo seguente: «Il progetto definitivo dell'ampliamento del Campus definirà se il muro potrà essere mantenuto o no. Tale possibilità è contemplata nella variante in quanto si vuole dare la possibilità di edificare ai margini del comparto». Ciò avverrà poiché, stando a quanto "teorizzato" nello studio degli architetti Castelletti-Voser e ripreso nel Rapporto di pianificazione, un edificio moderno costituisce una valida valorizzazione spaziale di un parco storico … (!). Infine, per garantire l'accesso ai mezzi previsti dalla legge – pompieri e ambulanze – sarà necessario creare una strada di almeno tre metri di larghezza: si imporranno mutamenti di sostanza all'immagine di quella parte di Parco. Qui sotto riproduciamo la volumetria possibile usando i parametri pianificatori concessi con la variante. Fotomontaggio usando il volume massimo ammesso dalle norme di attuazione del PP È evidente il contrasto con l'incardinamento prospettico voluto dall'arch. Antonio Croci e quindi emerge con chiarezza l'incultura che orienta la volontà di lasciare edificare il comparto A.

II.I I lavori commissionali: due approfondimenti

Mi soffermo solo su due questioni per me rilevanti che denotano un certo modo di affrontare i temi di pertinenza della Commissione.

1. La Relazione dell'arch. Fabio Reinhart

Il Municipio cita a più riprese negli atti pianificatori la relazione "In merito alle possibilità edificatorie e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio" del 20 settembre 1988 elaborata dall'arch. Fabio Reinhart su mandato del Municipio di Mendrisio. Nel MM 83/2011 si sostiene che «le nuove norme dovranno tenere in debita considerazione gli studi specialistici già effettuati dall’Arch. Fabio Reinhart in merito alle possibilità e ai modi di edificazione dell’area di Villa Argentina con interventi architettonici arricchenti l’area nel suo insieme». L'arch. Fabio Reinhart, già prof. di architettura al Politecnico federale di Zurigo, è considerato – a giusto titolo – dal Municipio il massimo esperto dell'opera dell'arch. Antonio Croci e, pertanto, per verificare quanto affermato dal pianificatore comunale e dall'Esecutivo ho chiesto alla Commissione di organizzare un'audizione con l'arch. Fabio Reinhart: la stragrande maggioranza dei commissari si è opposta. Di conseguenza ho proceduto personalmente agli indispensabili approfondimenti architettonici e pianificatori incontrando l'arch. Reinhart. Leggendo la Relazione e gli studi dedicati all'arch. Antonio Croci si comprende come l'autorità comunale abbia usato, per giustificare le sue scelte, stralci "selezionati" degli scritti dell'arch. Reinhart, snaturandone però il suo pensiero.

Del resto, il Piano particolareggiato oggi in vigore non è rispettoso di quanto suggerito dall'arch. Reinhart nella sua Relazione.

Ne riassumo alcuni punti poiché aiutano a comprendere aspetti rilevanti. Quando l'arch. Reinhart ricevette il mandato da parte del municipio di Mendrisio, rispettivamente consegnò la relazione, Villa Argentina e il suo parco erano di proprietà di Mario Giudici (dal 17.3.1988). Lo scopo della sua relazione è precisato a pagina 1: «La presente relazione espone i risultati di una analisi che ha come obiettivo quello di individuare questi problemi [urbanistici, pianificatori, architettonici], fornire una base disciplinare indispensabile alla trattativa d’acquisto e infine una strategia progettuale adeguata. In particolare risponde al problema più urgente: dove, quanto e come edificare». Alla fine degli anni Ottanta l'arch. Reinhart fu incaricato di fare una valutazione e trovare una soluzione pratica per favorire l'acquisto della Villa e permettere uno scambio col proprietario Giudici concentrando le possibilità edificatorie in una parte specifica del comparto. L'arch. Reinhart comprese che il valore culturale del Parco e consigliò al sindaco di Mendrisio, avv. Pierluigi Rossi, di assegnare un mandato specifico all'arch. Niccardo Righetti per approfondire il valore storico-artistico e botanico (il cui lavoro sfociò in due rapporti, quello preliminare e quello definitivo).

È significativo constatare come le conclusioni cui giunse l’arch. Reinhart nella sua relazione siano una conferma della valutazione eseguita dall'Ufficio monumenti storici (UMS) o, rispettivamente, come le sue intuizioni siano state confermate dallo studio approfondito dell'arch. Righetti; in particolare per un paio di aspetti. Analizzando il valore di Villa Argentina, l'arch. Reinhart scrive che essa è «adagiata in un ampio parco che si inerpica fin sulle pendici del monte retrostante (…)» [Reinhart e Reichlin, Antonio Croci, architetto (1823-1884), I nostri monumenti, XXIII, 1972, p. 214]: egli, sulla base della tipologia dei giardini e parchi storici rinascimentali o di quelli ottocenteschi che a essi si ispiravano, ha ritenuto che l'estensione del parco corrispondesse a tutto il comparto, come fece anche l’UMS. Del resto se si legge la relazione si comprende facilmente che l'arch. Reinhart è particolarmente attento al rapporto esistente tra l'intera composizione e lo scenario circostante, esattamente quello che fecero per secoli gli architetti che progettarono ville e parchi, dal Rinascimento in poi: questa attenzione nasce da una cultura e da una sensibilità che oggi mancano ai più (causa prima delle continue distruzioni del patrimonio culturale alle quali assistiamo).

L'arch. Reinhart per cercare di inserire nel modo meno invasivo possibile gli edifici concepì le testate degli edifici “raccogliendo la lezione architettonica” di Antonio Croci: esse “(…) saranno anche in grado di arricchire l’insieme del parco grazie al carattere scenografico, quasi onirico, della loro architettura e della loro posizione. Quasi fossero “maschere” architettoniche levitanti al di sopra della pergola che chiude il giardino, questi edifici rimandano, come detto, alla nobile tradizione dei parchi, trasformando quello di Villa Argentina in un suggestivo “teatro” o “museo” dell’architettura di Antonio Croci” .

La proposta dell'arch. Reinhart si inseriva, con un'interpretazione moderna, nella tipologia rinascimentale-barocca dei giardini. Questo aspetto lo troveremo confermato nello studio dell'arch. Righetti. Pertanto giustificare, come pretende il Municipio e il pianificatore comunale, le possibilità edificatorie nel comparto A2 fondandosi sulla Relazione dell'arch. Reinhart è scorretto. Per pianificare tutta l'area l'arch. Reinhart ha presentato proposte coerenti e legate indissolubilmente le une alle altre: se fosse venuto meno il rispetto di una sola proposta evidentemente sarebbe caduto tutto il rigoroso quadro teorico e le altre coerenti soluzioni pratiche proposte, enunciate nelle prime pagine della sua relazione («Premesse teoriche» pagine 2-4 e «Criteri generali» pagine 5-7). Le principali proposte pratiche sono: le testate dei 5 palazzi e 1/3 di palazzo sul pianoro; il mantenimento di alcuni alberi secolari sul pianoro; i parametri edificatori del comparto E (p. 10).

Tutte queste proposte sono state sistematicamente dimenticate dal municipio di Mendrisio quando è stato elaborato il Piano particolareggiato (e nelle successive modifiche). Pertanto la relazione dell'arch. Reinhart è stata tradita sia nelle «premesse teoriche e motivazioni generali» che nell’impostazione pratica «proposta progettuale».

Vediamo come sono state "dimenticate" le proposte dell'arch. Reinhart: - per mantenere due alberi secolari (cfr. tavola II e VI allegate alla relazione) l'arch. Reinhart proponeva l'edificazione di 5 palazzi + 1/3 di palazzo: mentre il Piano particolareggiato di Villa Argentina (PPVA) ne permette 6 e gli alberi secolari sono stati abbattuti nell’inverno 2007/primavera 2008; - le testate degli edifici sul pianoro avrebbero dovuto rispettare il quadro teorico di Reinhart, che scrive: «Ritenuta fondamentale la salvaguardia del parco perché parte integrante della architettura della Villa, si pone il problema di come intervenire nella zona soprastante il parco. L'idea fondamentale è quella di fare riferimento esplicito all’architettura di Antonio Croci, non tanto e non necessariamente riprendendone gli stilemi, quanto piuttosto raccogliendone la lezione architettonica. L'intervento posto a monte del parco fornisce una risposta valida a entrambi i problemi. In questo modo il parco non solo sarà salvaguardato, ma si arricchirà di una architettura coerente e in linea con la tradizione dei giardini e dei parchi europei e capace oltretutto di stabilire un rapporto adeguato con l’opera di Croci. Il rifiuto dell’unità stilistica rappresenta quindi una reale possibilità di interpretazione dell’architettura di questo “diletto figlio di Mendrisio” e del suo insegnamento rispondendo inoltre in maniera precisa al problema della ridefinizione del parco. Le testate degli edifici proposti sul pianoro affermano la loro presenza rifiutando ogni tipo di mimetismo o di occultamento. Ma saranno anche in grado di arricchire l'insieme del parco grazie al carattere scenografico, quasi onirico, della loro architettura e della loro posizione. Quasi fossero “maschere” architettoniche levitanti al di sopra della pergola che chiude il giardino, questi edifici rimandano, come detto, alla nobile tradizione dei parchi, trasformando quello di Villa Argentina in un suggestivo “teatro” o “museo” dell’architettura di Antonio Croci” . Per capire meglio quanto esposto dall'arch. Reinhart bisogna guardare i piani allegati alla sua relazione (tavole II – VIII). L'idea di imporre delle testate concepite secondo quella precisa indicazione è stata totalmente lasciata cadere nel PPVA, che di fatto stravolge tutto il quadro teorico e quindi la ragione profonda dell'edificabilità del pianoro.

- Le possibilità edificatorie nella parte vicina alla Villa, definito comparto E nella Relazione, sono un ulteriore esempio dello stravolgimento operato dal PPVA; l'arch. Reinhart scrive: «La giacitura degli edifici progettati è dovuta in primo luogo alla volontà di costruire nel modo meno incombente verso il parco della Villa. Rispetto all’area del parco gli edifici saranno visibili soltanto di scorcio analogamente a quanto proposto per il pianoro superiore. Inoltre, in questo caso specifico, il progetto è chiamato a risolvere un nodo nevralgico dell'intera area, e cioè il passaggio della edificazione bassa nei pressi della villa a quella più alta sul lato opposto di viale Canavée» (pagina 10). Nella realtà non si è tenuto conto di questa proposta ed è sorto lo stabile dell'Accademia che non può essere considerato frutto della «volontà di costruire nel modo meno incombente verso il parco della Villa». Oltretutto sono stati tagliati alcuni alberi secolari, tra cui la maestosa Picea abies pendula major, per dare la vista sul Monte Generoso. Questi sono alcuni fra gli elementi che confermano quanto la relazione dell'arch. Reinhart non sia stata recepita né teoricamente né praticamente dal PPVA in vigore: le citazioni della Relazione presenti nel Rapporto preliminare municipale del 2011 e negli atti seguenti risultano pertanto non corrette. È comunque importante leggere tutta la relazione dell'arch. Reinhart per farsi l'idea precisa dello studio articolato e coerente che unisce teoria e progetto pratico (entrambi non rispettati dal PPVA e dalle varianti) in un'unità d’intenti che nasce dall'unità paesaggistica e culturale del comparto di Villa Argentina. Interrogato dalla Commissione delle opere pubbliche nel 2014 circa la sua posizione odierna l'arch. Reinhart ha detto che è favorevole alla conservazione integrale del Parco senza possibilità edificatorie. Evidentemente oggi le condizioni sono fondamentalmente cambiate e la necessità di aumentare gli indici edificatori concentrandoli in una determinata area così da permettere l'acquisto di Villa Argentina – questo era l'essenza del mandato ricevuto dall'arch. Reinhart – non sussiste più. Pertanto l'area corrispondente al fmn 3043 non deve più soggiacere a una visione utilitaristica – merce di scambio – ma deve essere riconosciuta per il suo inestimabile valore storico-artistico e paesaggistico.

2. Il Dipartimento del territorio

Ho chiesto di chiamare in audizione i responsabili del Dipartimento del territorio per chiarire diversi punti del loro Rapporto preliminare assai complesso e articolato. Il Dipartimento ha accettato che la Commissione rivolgesse domande per iscritto e ha preso posizione in data 27 aprile 2015. Dalle risposte emergono diversi elementi chiarificatori, alcuni sostanzialmente contrari a proposte puntuali avanzate dal Municipio; cito stralci delle tre principali posizioni dipartimentali: «i principi cantonali adottati per il restauro di parchi e giardini storici nel nostro Cantone sono quelli enunciati nella Carta dei giardini storici detta "Carta di Firenze" del 21 maggio 1981. Essa è elaborata dal Comitato internazionale dei giardini storici ICOMOS-IFLA, peraltro menzionata nel documento Principi per la tutela dei monumenti storici edita dalla Commissione federale dei monumenti storici nel 2007» (pagina 1), «il Dipartimento ha espressamente chiesto al Municipio di modificare il perimetro nei sensi esposti e non si è limitato a formulare un suggerimento» (pagina 3) e «il Comune non ha solo la facoltà, ma anche l'obbligo di attuare, con il Piano regolatore, una vera ed efficace protezione delle costruzioni di importanza storico-architettonica» (pagina 4). Accogliamo e inseriamo nelle proposte di emendamento tali suggerimenti poiché rispecchiano la nostra volontà di avere un approccio globale per l'area da salvaguardare nelle sue caratteristiche architettoniche e urbanistiche.

II.L EMENDAMENTI PROPOSTI PER LE NAPR:

Dalle argomentazioni precedenti discende la proposta dei seguenti emendamenti: [...] per questo capitolo invito a vedere il rapporto sul sito internet del Comune poiché sono differenziati in colore

II.M Conclusioni

Grazie all'approvazione degli emendamenti proposti in questo rapporto la variante pianificatoria in esame potrà rispondere correttamente ai principi internazionali riconosciuti e applicati per aree urbanisticamente e paesaggisticamente di valore così elevato e in particolare per i parchi storici. Nel contempo le basi legali fondate sulla Carta dei giardini storici e sui Principi per la tutela dei monumenti storici permetteranno di valorizzare il Parco di Villa Argentina salvaguardando il suo elevato valore storico-artistico e garantendone nel contempo un uso moderno. In tal modo il Consiglio comunale risponderà alla richiesta di 2'870 cittadini di Mendrisio che desiderano che il Parco di Villa Argentina sia ricostituito e messo a disposizione della cittadinanza quale area verde pregiata di svago, come richiesto dalla petizione Un magnifico Parco per il Magnifico Borgo.

Tiziano Fontana, capogruppo I VERDI

INDICE I Come pianificare un'area «singolarmente connotata per la magnificenza»? p. 1 I.A La tutela del Cantone: decisa nel 1985 e tolta parzialmente nel 1989 p. 4 I.A.1 Motivi e portata della tutela legale da parte del Cantone p. 4 I.A.2 La rinuncia alla tutela della parte alta del parco: una questione di convenienza p. 4 I.B Villa Argentina e il suo Parco: un esempio sapiente nel solco di una tradizione secolare p. 5 I.B.1 La tradizione rinascimentale p. 5 I.B.2 Il legame tra Villa Argentina, parco e intorno naturale p. 7 II. La variante pianificatoria del PP di Villa Argentina p. 10 II.A La richiesta della popolazione tramite la petizione «Un Magnifico Parco per il Magnifico Borgo» e la mozione del 2009»; la presa di posizione del Municipio p. 10 II.B Il mandato approvato dal Consiglio Comunale nella seduta del 5 settembre 2011 e il mancato rispetto da parte del Municipio p. 13 II.C Il mandato attribuito dal Municipio al pianificatore comunale Studi Associati SA p. 13 II.D La prima proposta pianificatoria (maggio 2012) del Municipio p. 14 II.E L'esame preliminare del Dipartimento del territorio p. 16 II.F La pubblicazione della variante 2012 e le osservazioni dei cittadini p. 18 II.G Lo Studio «Campus di Mendrisio. Nuove strategie per il futuro sviluppo paesaggistico del Campus dell’Accademia di architettura» p. 18 II.H La proposta pianificatoria definitiva (2014) del Municipio p. 21 II.I lavori commissionali: due approfondimenti p. 25 II.I.1 La Relazione dell'arch. Fabio Reinhart p. 25 II.I.2 Il Dipartimento del territorio p. 29 II.L Emendamenti p. 29 II.M Conclusioni p. 32

Rapporto di minoranza Variante PP Villa Argentina - IV Parte
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17 agosto 2015 1 17 /08 /agosto /2015 22:51
Rapporto di minoranza - III° parte

Proseguo con la pubblicazione della III° parte del Rapporto di minoranza sul MM della variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina.

Per le immagini, che per motivi tecnici non posso riprodurre qui, rimando alla versione che potete trovare sul sito del Comune di Mendrisio.

Tiziano

II.D La prima proposta pianificatoria (maggio 2012) del Municipio

Di questa proposta ci preme sottolineare solo alcuni aspetti rivelatori della visione municipale, già analizzata nelle pagine 10-11.

Come si evince dal piano riprodotto l'Esecutivo intendeva mantenere il potenziale edificatorio pari a 7'250 mq di SUL, da svilupparsi all'interno di un settore edificabile delimitato, più precisamente sul pianoro che si sviluppa nella parte alta del fondo mappale 3043, con la possibilità di trasferire parzialmente gli indici dal comparto A ai comparti C2, E, F e G nella misura massima del 50%.

Inoltre era prevista una nuova struttura – atelier di 3'000 mq di SUL richiesta dall'USI a fianco del palazzo Canavée con un'altezza massima per la struttura pari a 27 metri.

In terzo luogo l'area definita "Recupero del Parco" era ridotta alla porzione del terreno collinare costituito dai terrazzamenti posti al di sotto del muro del belvedere.

Il Rapporto di pianificazione redatto dalla Studi Associati SA risultava così generico e privo di serie giustificazioni e motivazioni circa i nuovi indirizzi per buona parte dei comparti da risultare irrispettoso delle esigenze imposte dalla legislazione pianificatoria vigente, segnatamente per quanto attiene ai piani particolareggiati.

Lo studio MAVO-Castelletti, che avrebbe dovuto colmare le insufficienze riscontrate dal Dipartimento del territorio, non fornisce le informazioni richieste dall'Autorità cantonale (!).

Sia il potenziale edificatorio, sia l'altezza di 27 m della torre per lo stabile dell'Accademia (in contrasto con le indicazioni contenute nello Studio dell'arch. Fabio Reinhart del 1988 – citato in modo parziale dal Municipio in più occasioni –), sia l'area definita "Recupero del Parco" sono un'ulteriore dimostrazione della mancata volontà di considerare il Parco nella sua valenza ed estensione storica secondo il progetto dell'arch. Croci.

Questi elementi denotano l'incultura urbanistica della variante.

II.E L'esame preliminare del Dipartimento del territorio

L'esame preliminare del Dipartimento del territorio (DT) ha evidenziato lacune pianificatorie da correggere e invitato il Comune a prendere alcune decisioni; mi limito alle principali.

Il DT riassume gli intendimenti pianificatori del Municipio nelle sue considerazioni generali: «L'obiettivo prioritario della variante in esame è quello di sostenere la strategia di sviluppo del Campus universitario di Mendrisio […] La volontà manifestata dall'ente pianificante è quella di modificare il Piano in maniera tale da estendere la destinazione pubblica del comparto nella sua parte alta, consentendo in primis lo sviluppo del Campus universitario a lungo termine e favorendo la fruizione pubblica di quest'area di pregio» (p. 2).

L'analisi dipartimentale evidenzia anche la «logica di carattere economico» (p. 5) che sorregge la volontà di confermare il potenziale edificatorio del comparto A; impone la necessità di giustificare e quantificare vincoli, destinazioni d'uso e potenzialità edificatorie dei comparti del PP. Inoltre, il Dipartimento del territorio «chiede al Comune (…) il completamento dell'elenco dei beni tutelati sul piano locale, come pure l'estensione del perimetro di rispetto per il Complesso di Villa Argentina e del vecchio Ospedale» alla necessità di adeguare il piano particolareggiato per quanto attiene ai beni culturali – ville site sui fmn 1169, 1170 e 1171 –, alla modifica dell'art. 64 delle norme di attuazione e al perimetro di rispetto relativo al complesso di Villa Argentina e del vecchio Ospedale: tale perimetro è un'ulteriore conferma che Mendrisio possiede un «comparto singolarmente connotato per la magnificenza» (pagina 9).

L'estensione del perimetro di rispetto, logica e rispondente ai criteri e principi di tutela dei beni culturali, così come l'inserimento delle ville ottocentesche nella lista dei beni culturali locali sono elementi essenziali di una vera pianificazione attenta alle caratteristiche urbanistiche di fine Ottocento del comparto messe in evidenza dagli specialisti dell'ISOS e pertanto devono essere recepite nella variante.

II.F La pubblicazione della variante 2012 e le osservazioni dei cittadini

Durante il periodo di pubblicazione della variante 2012 del Piano particolareggiato di Villa Argentina. 147 cittadini hanno presentato le osservazioni: 140 cittadini (comprese tre associazioni: Comitato Parco di Villa Argentina, Società ticinese per l'arte e la natura, Cittadini per il territorio) hanno preso posizione contro le possibilità edificatorie sul fondo mappale 3043 (limitandole al massimo ad attrezzature al servizio del Parco); solo tre i favorevoli alla proposta di variante (cfr. risposta 31 marzo 2014 del Capodicastero Calderari all'interpellanza 12 marzo 2014).

Nella storia politica di Mendrisio riteniamo che una simile partecipazione costituisca un dato eccezionale che avrebbe meritato di essere totalmente condiviso da parte del Municipio.

II.G Lo Studio «Campus di Mendrisio. Nuove strategie per il futuro sviluppo paesaggistico del Campus dell'Accademia di architettura»

Tale studio è stato fatto allestire congiuntamente dal Municipio di Mendrisio (la quota parte pagata dal Comune di Mendrisio corrisponde a 30'000 franchi - IVA inclusa -, cfr. risoluzione Municipio 11127 del 20.3.2013) e dall'Accademia di Architettura.

Gli autori sono la professoressa dell'Accademia arch. Martina Voser e l'arch. Castelletti.

Il Messaggio municipale 49/2014 contiene alcuni paragrafi copiati da questo Studio (inizio capitolo 3.2 Strategie per il parco) e l'ispirazione di fondo delle concezioni pianificatorie più devastanti per il valore storico-artistico e paesistico del comparto.

In tale Studio si trovano elementi molto pericolosi per la salvaguardia del Parco storico poiché sono in totale opposizione alla Carta dei giardini storici ICOMOS e a una disciplina urbanistica rispettosa del patrimonio storico-artistico.

Per questi motivi lo studio impone un'analisi più dettagliata. Si citano alcuni passaggi rilevanti. Le parti sottolineate uniscono elementi interessanti che condividiamo (ma rimangono come semplici enunciati e non esplicano conseguenze positive e logiche) e parti che mostrano l'incapacità di accostarsi con rispetto alla pianificazione di un comparto connotato per la sua magnificenza. (Pagina 2)

1. Introduzione Scopo della presente ricerca: -. individuare possibili modalità di sviluppo del Campus AAM-USI, partendo dalla sue proprie peculiari caratteristiche e necessità, condividendo le scelte con la Città di Mendrisio; - individuare e rilevare l'esprit du lieu, ovvero lo specifico del luoghi delle aree prese in esame Modalità e metodologia: - Lettura fisica dei luoghi al fine di individuare «strutture» che sottendono alla loro complessità spaziale; - formulazione delle domande a cui riferirsi per poter in seguito rispondere con ipotesi verificabili a diversi livelli: 1. istanze non tanto di carattere paesaggistico quanto piuttosto di tipo urbanistico; 2. Istanze non solo in merito al posizionamento di una possibile espansione del Campus AAM-USI ma anche riferite al miglioramento dei suoi possibili accessi - analisi delle difficoltà proprie del sito dell'AAM-USI inserito in un preciso contesto storico la cui struttura deve convivere con le esigenze di carattere logistico dell'Accademia; (pagina 13)

2. Il luogo

2.5 Parco e Villa Argentina (…) Le componenti a monte, in cui venivano praticati l'agricoltura e l'allevamento, erano parte del disegno proprio del parco volto a integrarsi nel paesaggio circostante. I muri di sostegno e i recinti definiscono in modo chiaro i comparti e il margine del parco. (pagina 15)

2.6 Relazioni con il contesto paesaggistico: sguardi e vedute Malgrado l'aumento della densità degli edifici nel paesaggio del fondovalle e nelle immediate vicinanze del nucleo, si sono conservati i rapporti visivi con la topografia e il paesaggio circostante. Alcuni luoghi attorno al Campus AAM-USI si trovano in posizione privilegiata e vengono valorizzati da questa caratteristica resa meno frequente dallo sviluppo edilizio. (pagina 17)

2. Il Luogo – Le necessità

2.7 Piano regolatore per il comparto di Villa Argentina [vedere la mappa a pagina 14] La variante del maggio 2012 propone di destinare il comparto A (area rossa) ad attrezzature ed edifici pubblici e il recupero dei comparti del parco sottostanti (comparto B e area tratteggiata blu). L’ulteriore definizione di una strategia permette di salvaguardare la relazione con la collina e di valorizzare tutti i comparti dell’estensione originaria del parco in relazione allo sviluppo della città e del Campus AAM-USI. Il comparto A permette attualmente un insediamento residenziale che distrugge la parte superiore del parco e la relazione con la collina. Una modifica del Piano regolatore in Zona per attrezzature e edifici pubblici (AEP) permetterebbe la valorizzazione di tutti i comparti del parco e la relazione con la collina.

2.8 – Nuovi assetti e pianificazione degli interventi necessari per la crescita del Campus AAM-USI Il numero di iscritti presso l'Accademia di architettura è attualmente di 712 studenti e si stima una futura possibile crescita fino a raggiungere un tetto massimo di 750 studenti. (pagina 26)

3. Possibili posizionamenti 3.3. Verifica delle ipotesi di posizionamento

Lo sviluppo del Campus AAM-USI consolida la struttura paesaggistica preponderante basata su recinti. (pagina 27)

3.4 – Strategia generale

La strategia per lo sviluppo paesaggistico dell'Accademia definisce i posizionamenti che, rispettando (!) l'identità del parco di Villa Argentina, chiariscono i rapporti e le funzioni tra gli edifici e i dintorni, garantendo nel contempo i collegamenti con la struttura esistente della scuola e con la città. Riteniamo che, nel parco di Villa Argentina, la presenza di due edifici lungo i bordi destro e sinistro della parte a monte valorizzi (!) la definizione dello spazio del parco stesso. (pagina 28)

4.1 – Ridefinire il parco in tutte le sue componenti

L’attuale estensione del parco risulta orfana dei terreni a monte a causa dell’abbandono delle attività agricole a cui erano destinati. (!!) La necessità di crescita del campus universitario offre l’opportunità di riconquistare l’estensione originale ricollegando le superfici a monte con la villa definendo contemporaneamente la direzione dello sviluppo del campus universitario stesso (pagina 29)

4. Strategie 4.2 Recinti, muri e terrazzamenti: identità di un territorio La definizione spaziale dei luoghi con recinti e muri è un carattere ricorrente del contesto paesaggistico di Mendrisio e costituisce uno strumento tipologico per la ricostruzione e ridefinizione degli spazi del parco e dell’intero Campus AAM-USI

In merito alle citazioni sopra riportate è necessario osservare succintamente che:

1. la metodologia/modalità scelta denota un limite culturale che caratterizza tutto lo studio poiché la scissione tra "istanze di carattere paesaggistico" e "istanze di tipo urbanistico" sono un non-senso pianificatorio come insegna – tra i molti altri – il prof. Salvatore Settis, ospite nell'anno accademico 2014-2015 dell'Accademia di architettura. Anche l'affermazione secondo cui "un preciso contesto storico la cui struttura deve convivere con le esigenze di carattere logistico dell'Accademia" andrebbe ribaltata se si comprende il valore storico-artistico e culturale del luogo particolarissimo che è il comparto di villa Argentina: semmai le esigenze logistiche universitarie devono sottomettersi alle esigenze di rispetto della sostanza del patrimonio storico e paesistico del luogo.

2. Che il semplice passaggio da ZE privata a zona AP/EP proposto dalla variante 2012 permetta di valorizzare i comparti e di salvaguardare la relazione con la collina è un puro esercizio retorico perché la valorizzazione dipende dalla modalità con la quale è fatta e dal suo contenuto.

3. Sostenere (3.4 Strategia generale) che la presenza di due edifici lungo i bordi destro e sinistro valorizzi la definizione dello spazio del parco significa non comprendere la strutturazione spaziale e l'incardinamento prospettico di tipo rinascimentale che l'arch. Croci ha progettato e realizzato nel Parco di Villa Argentina.

4. L'affermazione secondo cui "la definizione spaziale dei luoghi con recinti e muri costituisce uno strumento tipologico per la ricostruzione e ridefinizione degli spazi" è allarmante visto l'esito concreto che ha: confondere muri ottocenteschi in sasso come quelli che delimitano parte del Parco aventi un'altezza massima di qualche metro con muri di almeno 10 metri di un edificio moderno con relativa volumetria è un'operazione intellettuale che suona come una presa in giro del buon senso, della storia dell'architettura, dell'urbanistica e della storia dell'arte dei giardini.

5. Infine l'esempio di definizione degli spazi del Campus riportato a pagina 32 dello studio rafforza tutte le critiche sopraelencate: il parco storico di Villa Argentina è un semplice spazio a disposizione dell'Accademia per la sua espansione. Esempio di definizione degli spazi tratto da «Campus di Mendrisio. Nuove strategie per il futuro sviluppo paesaggistico del Campus dell'Accademia di architettura» L'incapacità di comprendere il valore storico-artistico, architettonico e paesistico del Parco permette a Municipio e Accademia di ridurlo a terra di conquista e a parcellizzarlo cancellando la memoria storica del progetto dell'arch. Antonio Croci che discende dalla secolare tradizione dei giardini e parchi rinascimentali.

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