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2 ottobre 2019 3 02 /10 /ottobre /2019 22:46

Mendrisio, 29.09.2019

INTERROGAZIONE

Piano regolatore di Mendrisio «abbondantemente sovradimensionato» e Piano direttore comunale

 

Signori Sindaco e Municipali,

il Consiglio di Stato quando ha approvato, nel novembre 2000, la revisione del Piano regolatore di Mendrisio – oggi quartiere di Mendrisio – ha osservato che:

«[…] si può affermare che il Piano delle zone edificabili del Comune di Mendrisio è da considerare abbondantemente sovraddimensionato in relazione ad un'ipotesi di sviluppo realistica per i prossimi 15 anni. Si manifesta quindi una incongruenza con i principi della pianificazione, segnatamente con gli articoli 15 LPT e 24 LALPT e con il Piano direttore cantonale, cui occorre porre rimedio escludendo a priori gli ampliamenti della Zona edificabile e promuovendo dei dezonamenti laddove consentito dalla situazione insediativa, infrastrutturale e territoriale. 

Si osserva che anche la giurisprudenza ha ribadito che le Zone edilizie sovraddimensionate non solo sono inopportune, ma sono di fatto illegali (cfr DTF 119 Ib 124 consid. 4, 115 Ia 384 consid. 4a, 114 la 254 consid. 3a). 

Il previgente Piano regolatore è stato concepito ed adottato negli anni settanta, con una situazione legislativa e dinamiche territoriali e demografiche sostanzialmente differenti da quelle attuali. La pianificazione dispone ora di strumenti legislativi e pianificatori di ordine superiore, dai quali la pianificazione locale non può fare astrazione. […] 

Dai dati contenuti nel Rapporto di pianificazione (v. pto 10, pag. 62) risulta che la contenibilità teorica a pieno sfruttamento (zone edificabili) è di circa 22'450 UI, men­tre allo stato "attuale" (1990) le Ul corrispondono a circa 13'950».

 

Purtroppo, il Consiglio di Stato nel 2000 in nome della pretesa «autonomia comunale» – secondo un'interpretazione che riteniamo arbitraria poiché l'autonomia non può condurre alla violazione dei principi pianificatori contenuti nella Costituzione e nella Legge sulla pianificazione del territorio e, di fatto, alla creazione di zone edilizie illegali – ha approvato un PR abbondantemente sovradimensionato, con le catastrofiche conseguenze che stiamo vivendo a livello di distruzione del tessuto storico più antico e pregiato nonché di potenziali beni culturali, di banalizzazione delle aree edificate, della scomparsa di salutari e indispensabili aree verdi, di speculazione fondiaria, di caos viario, di inquinamento fonico e dell'aria, di peggioramento della qualità di vita.

Inoltre, le statistiche più recenti pubblicate dall'Ufficio di statistica del Cantone lo scorso 9 settembre con i dati riferiti al 1° giugno 2019, indicano che Mendrisio è il terzo Comune – dopo Chiasso e Locarno – nella classifica dei Comuni con più abitazioni vuote, con il 3.3%, quando la media cantonale è del 2.29% mentre quella nazionale è dell'1.66%. Una dimostrazione che non si sta costruendo perché vi è una reale domanda ma per la rendita fondiaria resa possibile dal sovradimensionamento illegale delle zone edificabili.

 

Ciò premesso, porgo le seguenti domande:

1. Quale è la contenibilità teorica a pieno sfruttamento (zone edificabili) calcolata nel 2015 per il Quartiere di Mendrisio e quale è lo stato attuale delle sue Ul?

2. Il Piano direttore comunale si distanzia finalmente dall'ideologia della crescita illimitata sulla quale si sono fondati i PR precedenti tanto dell'odierno Quartiere di Mendrisio quanto degli altri nove ex Comuni, per dare finalmente un indirizzo qualitativo, come chiesto dai Verdi con la mozione del 2013 sul PR unico?  

3. Il Municipio intende ridurre le zone edificabili sovradimensionate, definite illegali dal Tribunale federale, o ridurre gli indici di sfruttamento in determinati quartieri e lungo determinate vie?  

4. Il Municipio intende o no compensare l'aumento delle UI conseguenti alla densificazione che si vuole favorire in determinati comparti, come quello speciale "a" Stazione FFS?

Ringraziando per l’attenzione porgo distinti saluti.

Tiziano Fontana, consigliere comunale i Verdi

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29 agosto 2019 4 29 /08 /agosto /2019 23:13

I Verdi e il PR di Besazio

La mancata approvazione della revisione del Piano regolatore di Besazio ha prodotto una bagarre tra i partiti presenti in Municipio (PPD, PLR, IaS e Lega-UDC). Diversi cittadini mi hanno chiesto chiarimenti, visto che la posizione dei Verdi non era stata spiegata dalla stampa: riassumo il mio rapporto (reperibile sul sito del Comune) nel quale analizzavo il PR in vigore e la revisione proposta dal Municipio.

1) l'attuale PR non è conforme alla legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT);

2) è un PR sovradimensionato e lo sarà anche in futuro.

Il Rapporto di pianificazione del Municipio ammette che l'incremento demografico di Besazio ha subito un rallentamento dagli anni Novanta sino al 2015. Malgrado ciò, le ipotesi di sviluppo sostenute dal Municipio indicano, fino al 2030, incrementi decennali del 20% di abitanti, del 10% di posti di lavoro e del 35% di posti turistici. Il PR proposto con questa variante avrà un margine teorico molto elevato (+399 unità).

Questi due punti hanno conseguenze fondamentali in merito alle zone edificabili esistenti a Besazio. Essi avrebbero dovuto condurre anche a una riflessione più generale sulla contenibilità dei Piani regolatori dell’intero territorio del nuovo Comune di Mendrisio: aspetto non preso in considerazione dall’esecutivo comunale.

3) il gruppo dei Verdi ha proposto due emendamenti, la cui approvazione era, ed è, conditio sine qua non per sostenere il messaggio municipale:

3.1) beni culturali di interesse locale: i Verdi condividono i suggerimenti del Dipartimento del territorio espressi nei suoi due Esami preliminari (2009 e 2016), chiedendo l'inserimento nel PR di tutti i beni culturali (peraltro pochi) proposti dal Cantone e in buona parte non accolti dal Municipio;

3.2) nucleo storico e via Cava: il nucleo storico di Besazio mantiene ancora oggi la sua struttura originaria che presenta buone qualità storico-architettoniche e situazionali nonché notevoli qualità spaziali, come riconosce l’ISOS. Il Municipio di Mendrisio vorrebbe però "completare" il nucleo, permettendo di costruire su tre fondi situati in via Cava (Piano di quartiere 2). Fin dalla prima riunione della Commissione della pianificazione ho espresso dubbi sui due piani di quartiere proposti e, in particolare, mi sono opposto alla folle idea di permettere di costruire in via Cava. I parametri edilizi che regolano il PQ2 permetterebbero la costruzione di edifici fuori scala la cui mole distruggerebbe la struttura urbanistica e la sostanza storica di quella via.  

Durante il dibattito in Consiglio comunale il gruppo Lega-UDC ha dichiarato di sostenere il rapporto dei Verdi.

4) i Verdi condividono, assieme agli altri gruppi politici, due punti: la proposta di non azzonare i terreni nelle località Ciòs e Vendembiée, suggerita dal Dipartimento del territorio nel 2009 e conseguenza dei punti 1) e 2), nonché il mantenimento del vincolo di passo pubblico iscritto sul mappale n. 226 Besazio.

I Verdi, malgrado il sovradimensionamento del PR passato e futuro, erano disposti a sostenere la revisione, ma solo a condizione dell’approvazione dei loro due emendamenti. Lasciar costruire in via Cava è inaccettabile e ci opporremo anche in futuro, senza compromessi.

 

Tiziano Fontana, consigliere comunale i Verdi (7 luglio 2019)

 

Il PR di Besazio
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28 agosto 2019 3 28 /08 /agosto /2019 23:48
Profumi e colori nel Parco

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13 agosto 2019 2 13 /08 /agosto /2019 23:08

In passato, grazie al sito eddyburg, ho scoperto gli scritti di Giorgio Nebbia, uno studioso di grandissimo spessore che ha arricchito il dibattito scientifico e politico.

ripropongo, tratto dal sito citato, questo articolo a lui dedicato. 

Tiziano
 
In morte di Giorgio Nebbia
 
di MARIO AGOSTINELLI   
Per tributare un riconoscimento che non potrebbe certo ripagare il debito incommensurabile che la mia generazione ha nei confronti di Giorgio Nebbia, forse con Laura Conti il più straordinario innovatore tra quanti hanno colto nella capacità trasformativa del lavoro assoggettato al capitale il pericolo più grave di minare irreversibilmente la natura, la sua integrità, la sua indiscutibile attitudine di alimentare una vita buona sulla Terra, rubo le parole ad una nota con cui un amico mio e di Giorgio – Gian Paolo Poggio – ha annunciato una scomparsa purtroppo da tempo messa in un conto doloroso.

«Sapevo – scrive Gian Paolo - di Giorgio Nebbia attraverso i suoi articoli, in particolare i contributi, molto originali, che apparivano nel bollettino di Italia Nostra. L’ho conosciuto di persona verso la fine degli anni ’80, in occasione della vicenda dell’Acna di Cengio (Savona). Il suo approccio era assolutamente non convenzionale, non era più giovane ma partecipava direttamente agli incontri in alta Valle Bormida, e con lui la moglie Gabriella, sobbarcandosi un lungo viaggio. La sua impostazione del problema era chiarissima e, nello stesso tempo, molto impegnativa. Andava bene contestare la fabbrica per il suo impatto sulla salute e sull’ambiente ma bisognava studiare i cicli produttivi, sapere esattamente cosa produceva e quali erano gli scarichi inquinanti, cosa aveva prodotto nel corso dei suoi cento anni di attività. E questo non per una pur meritevole conoscenza storica ma per poter intervenire in modo efficace, in termini di bonifica, di risanamento dell’ambiente e di controllo sulla salute dei lavoratori e della popolazione. Da allora è stato per me e per la Fondazione Micheletti, l’interlocutore principale, un infaticabile e inflessibile stimolatore di attività, iniziative, il più delle volte invisibili perché dedicate alla salvaguardia degli archivi che hanno a che fare con la produzione, le manifatture, il lavoro, l’energia. Gli studi più rilevanti sono quelli che ha dedicato al ciclo delle merci, definendosi sempre orgogliosamente merceologo, anche quando la merceologia veniva abolita, un po’ come se si potessero abolire le merci. Di cui, anche un po’ per provocazione intellettuale, metteva sempre in evidenza la dimensione materiale, naturale, il carico quantitativo sulle matrici ambientali».

Per quanto mi riguarda ho goduto della sua amicizia e di una curiosità quasi stupita per l’attenzione che un sindacalista - quale ero io allora - dedicava non tanto all’incidente clamoroso sul lavoro, che faceva notizia, quanto alla ricostruzione degli effetti irreversibili che i cicli di trasformazione di materie e energia, fagocitate nel vortice di produzioni spinte alla massimizzazione del profitto, producevano “normalmente e quotidianamente” su un ambiente degradato e sui cambiamenti della biosfera, mai presa seriamente in considerazione come spazio vitale, luogo di riproduzione, bene comune da conservare. “Giorgio – conclude il nostro comune amico - era persona estremamente avvertita, libera da schemi ideologici, appassionato ma estremamente consapevole delle debolezze umane, e però ostinatamente aperto alla speranza. Occorrerà molto tempo per conoscere Giorgio Nebbia nelle sue molteplici dimensioni”. Oggi lo ricordiamo con lo smarrimento che solo l’affetto più intenso può in minima parte colmare.
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23 maggio 2019 4 23 /05 /maggio /2019 22:56

Luca Mercalli e i cambiamenti climatici

«Sei disposta a rinunciare a volare in aereo?» Questa domanda, posta dal climatologo Luca Mercalli giovedì 2 maggio nella Biblioteca cantonale di Lugano a una giovane che gli chiedeva cosa lei potesse fare concretamente per ridurre il suo impatto sulla Terra e quindi sul clima, riassume il centro del dibattito seguito alla conferenza «La crisi climatica è rapida, la politica ambientale è lenta», organizzata dal Club Plinio Verda.

A cosa siamo disposti a rinunciare del nostro odierno modo di vita per contribuire a diminuire l’impatto umano sugli equilibri vitali mondiali? La giovane ha ipotizzato una rinuncia all’aereo a condizione che diminuiscano i prezzi dei trasporti pubblici, in particolare del treno. E, con la stessa mentalità, moltissimi si dicono disposti a rinunciare a qualcosa ponendo però condizioni, avanzando se e ma. Eppure, dice Luca Mercalli, a breve – questione di qualche decennio – saremo di fronte all’impossibilità tanto di avanzare condizioni per un cambiamento del nostro modello di vita, quanto di essere liberi di decidere a cosa rinunciare: saranno i fatti a imporre cambiamenti drastici a tutti.

Come spiega il conferenziere il problema del mutamento del clima non è una scoperta scientifica del XXI secolo: dal 1979 vi è la piena coscienza scientifica del legame tra aumento della temperatura e CO2 (rapporto Charney, «Anidride carbonica e clima: una valutazione scientifica», pubblicato dall'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti); da decenni il mondo scientifico internazionale (quello indipendente, che non è finanziato indirettamente o direttamente dalle lobby economiche dominanti) ha fornito spiegazioni scientifiche circa le alterazioni che l’azione dell’uomo sta provocando sul clima e, più in generale, sul tessuto ecologico che ha garantito per milioni di anni la vita sulla terra. Molti di questi scienziati hanno subito attacchi e denigrazione, esattamente come li subì la biologa Rachel Carson nel 1962, quando pubblicò il libro «Primavera silenziosa», nel quale denunciava il pericolo dell’uso di pesticidi clorurati come il DDT, partendo dall’analisi delle alterazioni ai cicli biologici, constatate a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’industria chimica promosse campagne denigratorie contro la signora Carson, rea di aver scoperto e documentato le devastanti intossicazioni provocate dai prodotti chimici creati per combattere zanzare e altri insetti nocivi all’agricoltura.

Ma al di là dell’industria del fango massmediatico che ha tentato di screditare i ricercatori indipendenti che hanno dato i primi allarmi, il vero e drammatico problema è rappresentato dal tempo, che viene a mancare per intervenire con incisività: secondo il climatologo Mercalli e i suoi colleghi non si potranno più scongiurare i danni e i disastri ma solo, in parte, mitigarli. Questo è anche il risultato di un fenomeno descritto dal biologo statunitense Commoner, nel 1971: «ciò che è reale nelle nostre vite, e in contrasto con la logica razionale dell’ecologia (…), è l'inerzia, apparentemente senza speranza, del sistema economico e politico (…)». È proprio questa inerzia che porta a rinviare l’adozione delle necessarie e drastiche misure per ridurre l’impatto dell’uomo. Un’inerzia politica che si scherma con lo "sviluppo sostenibile", in nome del quale le autorità giustificano sempre nuove infrastrutture, crescita urbana e sfruttamento della natura, dopo una (per lo più ridicola) "ponderazione degli interessi in gioco" che, nella stragrande maggioranza dei casi, favorisce quelli di quel tipo di economia fondata sulla distruzione degli ecosistemi.

Non c’è speranza, allora? Luca Mercalli scrive nel suo ultimo libro «Non c’è più tempo – come reagire agli allarmi ambientali», che «la fotografia istantanea di un presente tutto sommato accettabile per il nostro mondo occidentale, seduto sugli allori dell’abbondanza e della tecnologia, non permette di cogliere gli scricchiolii che preludono a un futuro difficile, e quindi spazzano via ogni possibilità di prevenzione efficace. Il tempo utile scorre via, e la società si distrae con altri temi, del tutto marginali, eretti a fondamentali».

Le marce per il clima di questi mesi, nate grazie alla determinazione della ragazza svedese Greta Thunberg, sono un segnale che induce a una minima speranza poiché mostrano un'apparente presa di coscienza della gravità della situazione. Ma non bastano. Al di là dei proclami, conterà solo la capacità di modificare subito il modello di vita consumistico di tipo occidentale impostosi negli ultimi settant’anni, che oggi si estende su quasi tutto il pianeta, e di abbandonare l’ideologia della crescita illimitata (compresa quella demografica, indicata dal conferenziere come la causa prima dell’impatto devastante della nostra specie).

 

Tiziano Fontana, consigliere comunale I Verdi

 

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29 aprile 2019 1 29 /04 /aprile /2019 22:35
Abbiamo pubblicato molti articoli per difendere il Parco di Villa Argentina dai barbari che vorrebbero trattarlo come semplice "spazio verde" snaturandolo e togliendogli la sua sostanza storica per ridurlo a insieme da piegare alle logiche funzionali di una società consumistica e astorica.
Le analisi urbanistiche e architettoniche di Tita Carloni, ancora una volta, ci aiutano a capire l'errore di costruire il "palazzo Canavee 1" voluto e imposto da Municipio, Accademia di architettura / USI, con il benestare del Cantone (UBC compreso: o per lo meno nella parte di preavviso proposto nella autorizzazione cantonale allegata alla licenza).    
Tiziano

Storia del riccio di Canavee

di Tita Carloni

 

A Mendrisio, presso la scuola del Canavee vive un riccio molto tenero e domestico.
Tutte le sere, tra le dieci e mezzo e le undici, puntualissimo, viene a mangiare sotto il balcone della Signora M. che gli dà cereali, biscottini e, una volta la settimana, latte. Sarebbe però meglio dire che sopravvive, unico superstite di una banda che aveva il suo areale terragno da quelle parti insieme con un’altra banda di scoiattoli che, viceversa, se la spassava sulle piante (oggi scomparse) e sulle matasse di edera che ricoprivano antichi muri di cinta. Di tutti quanti è rimasto soltanto il riccio che per recarsi dalla sua ignota tana alla cena quotidiana deve compiere un percorso tortuoso e irto di ostacoli, nascondendosi in una siepe in caso di allarme, attraversando un nuovo grande piazzale di posteggio che a lui deve apparire come una specie di nero e pericolosissimo deserto, scalando faticosamente in salita e in discesa muriccioli e gradini di cemento. Insomma un’impresa ardua, una lotta continua contro i manufatti che gli uomini hanno eretto per loro comodità, dimenticando che non sono i soli a vivere su questo mondo, e togliendo sempre più spazio ai loro consorti animali (consorte viene dal latino e vuol dire «che partecipa alla stessa sorte»).
Ma torniamo al Canavee. Questi eventi dell’infimo mondo dei ricci sono successi dopo che sui cosiddetti terreni Vanzetta (un avventuriero di passaggio che aveva comprato per speculazione i bei giardini di alcune vecchie proprietà) è sorto un grosso edificio accademico sul cui elegante disegno non si discute ma che quanto a rapporti col territorio, come si dice, non mi pare che eccella. Intanto il colore: le mattonelle nere di facciata, ottime nella Ruhr, non sono certo in simpatia con la luce mite ed i colori terrosi del Mendrisiotto.
E poi il clima: le finestre metalliche a filo di facciata, girevoli su un perno e senza la minima protezione solare, in questi giorni di caldo africano erano una vera consolazione. Sottogronde per le rondini, zero. Fronde ombrose, zero. Per contro spianate di cemento ampie e perfette, posteggi tanti e inesorabili. L’ultimo riccio superstite (gli altri sono stati schiacciati o sono morti di fame e di sete come i loro amici scoiattoli) appare sempre più, nelle sue notturne peregrinazioni, come un naufrago eroico e disperato. Fin che resisterà.
Se qualcuno mi dovesse accusare di essere soltanto un minuzioso e meditabondo amico degli animali risponderei subito: attenzione, perché gli animali sono tra i primi indicatori della salute di un territorio. Se muoiono loro è sicuramente un brutto segno anche per noi. Presto o tardi non ci scapperemo. Meglio quindi pensarci per tempo, prima di fare la stessa fine.

pubblicato su AREA del 5.7.2002

Storia del riccio di Canavee
Storia del riccio di Canavee
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3 marzo 2019 7 03 /03 /marzo /2019 22:36

Pubblico l'istanza inviata alla Sezione degli enti locali affinché il Municipio di Mendrisio sia obbligato a rispettare non solo l'Ordinanza federale sulla pianificazione del territorio ma anche i principi pianificatori sanciti dalla nostra Costituzione mettendo a disposizione di qualsiasi cittadino questo strumento previsto dalla legge, che dovrebbe servire ai consiglieri comunali per valutare i Piani regolatori e le revisioni: in sette anni di politica non ho sentito nessun collega chiedere di poter consultare questo strumento, figurarsi se qualcuno mi ha sostenuto nella rivendicazione di averlo a disposizione. Vedremo quali scuse si inventeranno le Autorità per giustificare questo stato di cose. 

Tiziano

 

Istanza di intervento (art. 196 a LOC) in merito al rifiuto da parte del Municipio di Mendrisio di permettere l'accesso al compendio dello stato dell'urbanizzazione

Egregi signori,

con la presente istanza chiedo alla Sezione degli enti locali di intervenire e obbligare il Municipio di Mendrisio a rispettare la legislazione federale e cantonale e di mettere a disposizione il compendio dello stato dell'urbanizzazione, il cui accesso è stato negato formalmente tramite la risposta che l'Esecutivo ha dato in data 8 febbraio 2019 (allegato 1) alla mia interrogazione Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio del 31 dicembre 2018 (allegato 2).

  1. Diritto di accedere al compendio ed esercizio democratico del mandato di consigliere comunale

La Legge organica comunale stabilisce che il Legislativo adotta e modifica il PR (art. 13 LOC). Per svolgere questo compito il consigliere comunale deve poter accedere agli strumenti tecnici previsti dalle leggi. Tra questi strumenti vi è il compendio dello stato dell'urbanizzazione, menzionato nell'articolo 31 dell'Ordinanza federale sulla pianificazione del territorio (OPT), che prevede:

«Art. 31 Compendio dello stato dell’urbanizzazione

1 L’ente pubblico stende un compendio dello stato dell’urbanizzazione necessario all’adempimento dei compiti d’urbanizzazione giusta il diritto federale e il diritto cantonale.

2 Il compendio indica le parti della zona edificabile che, sulla base della pianificazione e urbanizzazione concluse, sono pronte all’edificazione o che, continuando in modo mirato le prestazioni finora fornite, potranno presumibilmente essere pronte all’edificazione entro cinque anni.

3 L’ente pubblico segue lo sviluppo edilizio, rileva le riserve d’utilizzazione nel comprensorio già edificato in larga misura e aggiorna il compendio.

4 Il compendio può essere consultato da chiunque».

Ne consegue che qualsiasi cittadino, in ogni momento, deve poter consultare il compendio, che deve essere costantemente aggiornato.

A maggior ragione un consigliere comunale del nuovo Comune di Mendrisio, che è tenuto a decidere sui messaggi municipali concernenti revisioni dei singoli Piani regolatori o varianti pianificatorie dei dieci Quartieri, deve poter accedere ai dati del compendio se vuole approfondire i documenti pianificatori e avere una visione d'insieme valida per tutto il territorio del nuovo Comune, come impone l'ordinamento giuridico in materia pianificatoria.

Ricordo che una tra le principali giustificazioni all'origine del processo aggregativo di Mendrisio fu la necessità di dare una coerenza pianificatoria all'intero territorio: come si può rispondere seriamente a questo obiettivo condiviso se cittadini e consiglieri comunali sono privati di uno strumento basilare quale è il compendio?

  1. Richieste rivolte al Municipio per potere visionare il compendio

In qualità di consigliere comunale in carica dal 2013 ho chiesto a più riprese, tanto in Commissione della pianificazione quanto in sedute del Consiglio comunale, la possibilità di accedere a questo documento per prendere conoscenza della contenibilità dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio e avere una visione generale delle possibilità edificatorie effettive.

Nel maggio 2015 sono stati forniti i dati sul potenziale edificatorio, in risposta alle mie domande commissionali riferite al MM 54/2014 Concessione del mappale n. 565 RFD Mendrisio in diritto di superficie per la costruzione di alloggi a pigione: per esempio, per il quartiere di Mendrisio, al 31.12.2014, le unità insediative (UI) esistenti erano 6'971, mentre le unità insediative potenziali erano 22'450. Il Municipio però scriveva che «questi numeri sono poco rappresentativi in quanto non tengono conto delle reali possibilità pratiche di costruire. (…) L’analisi sistematica di ogni mappale, compendio recentemente richiesto dal Dipartimento del territorio, permetterà di ottenere valori più attendibili o meglio corrispondenti alla situazione reale». Malgrado nuove richieste da me avanzate l'analisi sistematica di cui sopra, nel frattempo svolta e trasmessa al Dipartimento del territorio, non è stata messa a disposizione.  

Con l'interrogazione «Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio» del 31 dicembre 2018 ho nuovamente chiesto di rispettare la legislazione federale e di mettere a disposizione il compendio; con risposta dell'8 febbraio 2019 il Municipio nega nuovamente la possibilità di accedere al compendio – «il Municipio ritiene infatti che i dati del Compendio, senza le opportune chiavi di lettura (considerazione della soglia di saturazione secondo le indicazioni del Cantone) e oltremodo superati, possano prestarsi a interpretazioni fuorvianti» – e aggiunge che «si rileva inoltre che anche a seguito delle numerose edificazioni avvenute durante il periodo intercorso dall’elaborazione del compendio 2015 (principalmente nei Quartieri che presentano zone R3, R4 e R5), i dati di quest’ultimo non sono più da considerarsi aggiornati».

3.      Necessità di consultare il compendio

Il Consiglio comunale ha in esame tre messaggi municipali riguardanti varianti di piano regolatore per i tre Quartieri di Besazio, Genestrerio e Mendrisio che si basano anche sui dati del compendio, come indicato nella risposta dell'8 febbraio 2019 del Municipio a una serie di domande che ho posto sulla revisione del PR di Besazio (pagina 2: «Per la contenibilità si fa riferimento ai dati forniti dal compendio del 2015»).

A proposito della revisione del PR di Besazio il Cantone, nel suo Esame preliminare del 17 marzo 2009, indicava che «lo stato del compendio diventa in sede di revisione del PR strumento alquanto utile per meglio comprendere le potenzialità edilizie residue effettive. Il Municipio è pertanto invitato ad elaborare il piano del compendio al fine di verificare, in linea con i principi della pianificazione, segnatamente con gli articoli 15 LPT (…) e il Piano direttore cantonale, la necessità del prospettato incremento delle unità insediative (…)». Tale affermazione è valida per qualsiasi Comune e qualsiasi Piano regolatore.

Pertanto la consultazione del compendio è indispensabile al lavoro di un consigliere comunale che vuole svolgere la sua funzione responsabilmente.

Il diniego deciso dal Municipio di Mendrisio impedisce l'esercizio democratico di un compito che la Legge organica comunale attribuisce ai consiglieri comunali.

4.      Conclusioni

Visto quanto precede chiedo che:

la Sezione degli enti locali intervenga affinché il Municipio rispetti la legislazione federale, segnatamente la LPT e l'art. 31 OPT, e cantonale e consenta la consultazione del compendio aggiornato.    

Con i migliori saluti.

Tiziano Fontana, Consigliere comunale i Verdi di Mendrisio

 

 

Allegati:

1. Risposta del Municipio di Mendrisio dell'8 febbraio 2019.

2. Interrogazione Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio del 31 dicembre 2018.

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15 febbraio 2019 5 15 /02 /febbraio /2019 20:54

Intervista allo storico dell’arte

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari ha tenuto due conferenze ricche di appassionanti riflessioni sul valore civile del patrimonio culturale nel 2018 in Ticino in conclusione delle manifestazioni per l’Anno europeo del patrimonio culturale: l’una presso il Teatro Sociale di Bellinzona, il 24 settembre 2018, l’altra, il giorno seguente, presso l’Aula Magna del Liceo cantonale di Lugano 1.

Le domande 8-10 sono state formulate dalla storica dell'arte Alice Geronzi le altre da me. L'intervista è stata pubblicata sulla rivista della Società ticinese per l'arte e la natura Il nostro Paese del dicembre 2018. Tiziano

di Tiziano Fontana 

1.Nei suoi scritti di impegno civile emerge una preoccupazione costante: aiutare il lettore a comprendere il valore civile del patrimonio culturale. Spesso però politici, giornalisti e intellettuali sostengono l’idea secondo la quale la difesa del patrimonio storico-artistico è qualcosa di elitario che solo le classi agiate possono permettersi. Perché, in realtà, non è così? Quali argomenti utilizzerebbe per far comprendere agli abitanti delle periferie degradate di una grande città europea che è loro dovere, e anche interesse, difendere il patrimonio storico-artistico? Rispettivamente, perché chi è in una condizione economica molto agiata dovrebbe fare opera di mecenatismo e aiutare a salvaguardare il patrimonio? Infine, come convincere un’autorità politica a investire risorse finanziarie nella salvaguardia e nella conservazione del patrimonio culturale?  

Pensare che solo l’élite debba occuparsi del patrimonio significa aver trascurato un dettaglio della storia moderna: la Rivoluzione francese, la fine dell’antico regime. Il patrimonio della corona e del re diventa allora patrimonio della nazione, e del popolo. Da qui parte l’idea, variamente consacrata dalle costituzioni moderne, che la cultura e anche il patrimonio siano strumenti di costruzione della democrazia: esattamente come la scuola. Le classi dirigenti dovrebbero capire che se lo Stato investe in patrimonio ha dividendi in coesione sociale e democrazia, in eguaglianza e consapevolezza diffusa. Le classi agiate possono fare qualcosa in più (per legittimarsi socialmente e per mostrarsi grate alla comunità), ma il necessario lo deve fare il pubblico, che non è mai sostituibile.

2. Il patrimonio culturale, gli spazi pubblici, il paesaggio sono sotto attacco da parte di un fronte composito (lobby economiche e professionali, partiti, operatori turistici) che si caratterizza per l’adesione all’ideologia della mercificazione e della crescita senza limiti. Come contrastare questo fronte?

Da una parte mostrando che tutto ciò è insostenibile: paesaggio e patrimonio sono beni esauribili, finiti e fragili. Abusarne oggi significa non averne più domani. Dall’altra ricordando che ciò che dà senso alla nostra vita è ciò che non si compra e non si vende: dopo una certa età lo si capisce anche nella vita individuale. In quella collettiva lo diciamo da secoli: senza tuttavia impararlo.

3. In molte città d’arte – Venezia, Barcellona ecc. – il turismo di massa ha generato rivolte degli abitanti, esasperati dal degrado, dalla speculazione fondiaria che spinge al rialzo il prezzo delle abitazioni, dalla chiusura delle botteghe e piccoli commerci ecc. Come intervenire per fermare la tendenza alla sostituzione degli abitanti con i turisti?

Con un governo pubblico delle regole e delle quantità di turisti, limitando gli airbnb e simili. E soprattutto creando le condizioni per ripopolare di cittadini le città storiche, e combattendo la gentrificazione. Se muore la città, la polis, muore la politica, e dunque la democrazia.

4. La mostra che la Triennale di Milano ha dedicato nel 2017 a Leonardo Benevolo e alle città storiche ha ricordato l'impulso importantissimo dato dall'Italia al tema della loro salvaguardia, in particolare con la Carta di Gubbio che ha ispirato i principi contenuti nelle carte internazionali elaborate dagli esperti dell'ICOMOS, il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti: «il progetto della città storica è il più rilevante e originale contributo italiano alla ricerca internazionale nel campo dell'architettura e dell'urbanistica del XX secolo». Malgrado questi principi e gli interventi da essi ispirati negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, oggi i centri storici sono ancora minacciati da progetti distruttivi o che comunque li impoveriscono della loro sostanza storica. Come si può agire per imporre il giusto rispetto dei centri storici?

Facendoli vivere, non riducendoli a quinte di cartapesta, a location, a luna park. La tutela della città storica è il suo continuare a essere città.

5. Storia dell’arte e patrimonio culturale sono strettamente legati e attraversano un momento critico. Per quale motivo la storia dell’arte è stata relegata a poche ore di insegnamento? Perché invece dovrebbe avere un ruolo centrale nell’educazione dei giovani? A partire da quale età e in quali ordini di scuola ritiene utile rendere il suo insegnamento obbligatorio?

Bisogna conoscere il patrimonio della propria città, saperlo leggere, fin da piccolissimi. È un alfabeto formale e civile che dà senso alla nostra vita comune. Senza educazione alla città non c’è educazione alla cittadinanza. Ci vuole un modo nuovo per insegnare la storia dell’arte, a partire dall’educazione alla città.

6. Nel discorso pubblico spesso si utilizza l’espressione «beni culturali» in luogo di «patrimonio storico-artistico», malgrado le due definizioni abbiano significati e implicazioni differenti. Può spiegarci la loro differenza e il motivo del successo della prima a scapito della seconda? A quali conseguenze può portare questa confusione nell’utilizzo dei termini?

Beni culturali è un sintagma che ha assunto una connotazione economica, monetaria. Proprio come «valorizzazione»: forse perché l’unico bene e l’unico valore che davvero riteniamo tale è quello del denaro. Patrimonio è l’eredità del passato che è insieme seme di futuro, e non riguarda i singoli ma una comunità. In ultima analisi riguarda la famiglia umana.

7. Politici, amministratori pubblici, operatori turistici, mass media utilizzano il termine «valorizzazione» per giustificare spesso interventi sul paesaggio o sul patrimonio architettonico che, in realtà, li svuotano della loro sostanza e quindi unicità. Come fermare questi «vandali», visto che spesso la denuncia pubblica non basta e che i mass media non sono disposti a ospitare un dibattito?

Sforzandosi in ogni modo di crearlo, questo dibattito. E però essendo consapevoli che è a scuola che questa battaglia si decide: bisogna lavorare per le prossime generazioni.

8. Negli ultimi decenni sono state allestite mostre che risultano essere operazioni commerciali camuffate da «eventi culturali», promosse per attirare grandi numeri. Il pubblico però spesso non ha gli strumenti per comprendere questa situazione. Una persona priva di formazione specifica in storia dell'arte come può tutelarsi da queste «mosse commerciali di successo», prive di fondamenta culturali e intenti formativi?

Difficilmente. Solo coltivando un consumo sostenibile e consapevole di cultura: le associazioni in questo sono cruciali.

9. Se una persona le chiedesse di indicare cinque libri per capire il valore civile del patrimonio culturale, quali consiglierebbe?

Beh, direi: la quarta orazione delle Verrine di Cicerone, la Lettera a Leone X di Raffaello, Le pietre di Venezia di Ruskin, I Vandali in casa di Antonio Cederna, Paesaggio Costituzione cemento di Salvatore Settis.

10. La conservazione del patrimonio è un impegno che ogni generazione trasmette alla successiva. Ritiene che oggi questa trasmissione potrebbe venire meno, visto che viviamo in un periodo storico in cui dominano parametri quantitativi, mercificatori, standardizzanti e di breve durata?

Sì, il pericolo indubbiamente esiste: dipende solo da noi evitarlo.

11. Piero Calamandrei nel suo Inventario della casa di campagna ha scritto che il paesaggio toscano «ha dato il gusto dell’armonia e della gentilezza» a centinaia di generazioni. Un concetto simile fu usato nel 1908, riferito al paesaggio ticinese, nel discorso tenuto durante la seduta costitutiva della Società ticinese per la conservazione delle bellezze naturali ed artistiche (divenuta in seguito STAN). Oggi, un paesaggio sempre più devastato come quello in cui viviamo che tipo di «gusto» trametterà alle nuove generazioni?

Il rischio è che trasmetta una totale mancanza di speranza e un’abitudine alla bruttezza e dunque all’ingiustizia. Ma io sono fiducioso, nonostante tutto: il cuore dell’uomo è grande.

 

Intervista a Tomaso Montanari
Intervista a Tomaso Montanari
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22 gennaio 2019 2 22 /01 /gennaio /2019 21:47

Mendrisio, 19 gennaio 2019

Interrogazione

Demolizione stabile ex Jelmoli e lavori previsti dalla licenza edilizia

Signor Sindaco, signori Municipali,

a demolizione dello stabile ex Jelmoli conclusa si è constatato che sono stati effettuati lavori non previsti nella licenza edilizia datata 23 febbraio 2016, rinnovata nel 2018, in particolare per quanto riguarda la sistemazione del piano interrato e della soletta.

Nella licenza edilizia 23.2.2016 si può leggere che: «3.3 Seconda fase: separazione edifici (…) Il piano interrato dello stabile risulta essere staticamente separato dal posteggio pubblico sotterraneo e dalla strada cantonale, ma in collegamento con lo stesso grazie alla presenza di un portone e una serie di finestre. Queste aperture dovranno essere chiuse tramite la realizzazione di pareti in c.a. per isolare l’edificio dall’ambiente circostante. Rimarrà un solo collegamento con il parcheggio: il portone esistente. È necessario mantenere questa apertura per poter posizionare, al termine della demolizione, i puntelli per il sostegno della soletta di copertura dell’interrato. (…) [p. 7]. 3.6 Quinta fase: demolizione (…) Le parti di edificio che non verranno demolite risultano essere la parete lato passaggio pedonale coperto, la soletta di copertura del piano interrato, gli elementi in c.a. del piano cantina e le fondazioni. [p. 9]. 3.7 Sesta fase: sistemazioni finali (…) – puntellazione della soletta di copertura dell’interrato per il sostegno dei nuovi carichi di progetto; - impermeabilizzazione dell’estradosso della soletta di copertura dell’interrato; - riempimento con materiale inerte permeabile fornito dall’impresa non proveniente dalla demolizione e non contenente sostanze inquinanti; (…) [p. 9]».  

Fatta questa premessa chiedo:

  1. La licenza edilizia rinnovata nel 2018 prevedeva lavori diversi da quella rilasciata nel 2016?

Si chiede la produzione della licenza edilizia rinnovata nel 2018 con il preavviso del Dipartimento del territorio.  

  1. La soletta è stata demolita completamente o parzialmente?
  2. Il piano interrato è stato riempito di materiale? Se sì, si tratta di materiale proveniente dalla demolizione?
  3. Se i lavori sopra indicati sono stati realmente effettuati potete spiegare i motivi – tecnici o finanziari o altro – che hanno condotto a una simile modifica rispetto alla domanda di costruzione/demolizione del 3 settembre 2015 e a quanto spiegato alla popolazione?
  4. Se i lavori sopra indicati sono stati realmente effettuati e non fossero stati previsti nella licenza edilizia del 2016 rinnovata nel 2018, non avrebbero dovuto essere oggetto di una variante in corso d’opera?

Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

Tiziano Fontana, CC I Verdi

Piazza del Ponte e la demolizione dello stabile ex Jelmoli
Piazza del Ponte e la demolizione dello stabile ex Jelmoli
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17 gennaio 2019 4 17 /01 /gennaio /2019 23:42

Comunicato stampa

Verdi di Mendrisio

Verdi del Mendrisiotto

Verdi del Ticino

sulla proposta del Piano di indirizzo del PUC Valera

 

1. il Piano di indirizzo del Piano di utilizzazione cantonale di Valera presentato stamattina dal Dipartimento del territorio trova il consenso del partito dei VERDI poiché si ritiene che la ponderazione degli interessi effettuata dal Dipartimento del territorio guidato dall'on. Zali rispetti le richieste dei 6850 cittadini firmatari della petizione Restituiamo Valera all’agricoltura promossa dalla Società agricola del Mendrisiotto (SAM) su suggerimento di un nostro rappresentante, in collaborazione con l'Unione dei contadini ticinesi (UCT) e i Cittadini per il territorio;

 

2. I Verdi di Mendrisio e la sezione dei Verdi del Mendrisiotto hanno sempre auspicato una riconversione totale dei 190'000 mq del comparto di Valera a zona verde, per attività agricole e per lo svago;

 

3. la proposta oggi presentata (zona naturale protetta lungo il Laveggio di 28'000 mq, nuova zona agricola di 117'000 mq, aree sportive di 30'000 mq e mantenimento dell’area industriale di 12'000 mq consolidata a Piano Regolatore) dal Cantone è una intelligente e felice applicazione dello sviluppo sostenibile che dà finalmente priorità all'aspetto ambientale, e di conseguenza alla qualità di vita, finora sacrificato in tutte le pianificazioni territoriali;

 

4. Il Dipartimento del territorio guidato dall'on. Zali ha di fatto sconfessato definitivamente la proposta di variante pianificatoria proposta alcuni anni fa dal Municipio di Mendrisio che favoriva gli interessi privati di due proprietari e che avrebbe comportato nuova cementificazione e traffico;

 

5. I Verdi sono consci che la partita è aperta visti gli interessi in gioco: i Verdi si batteranno a livello locale e in Gran Consiglio affinché prevalga la pianificazione del PUC di Valera proposta dal Cantone.

 

per i Verdi

Tiziano Fontana 

 

Allegate: immagini tratte dalla cartella stampa del Dipartimento del territorio utilizzate durante la Conferenza stampa con immagini della situazione attuale e rendering di possibile sistemazione futura 

Valera e la proposta di Piano di utilizzazione cantonale
Valera e la proposta di Piano di utilizzazione cantonale
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Presentazione

  • : Blog di parcodivillaargentina.over-blog.it
  • : salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
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