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13 agosto 2019 2 13 /08 /agosto /2019 23:08

In passato, grazie al sito eddyburg, ho scoperto gli scritti di Giorgio Nebbia, uno studioso di grandissimo spessore che ha arricchito il dibattito scientifico e politico.

ripropongo, tratto dal sito citato, questo articolo a lui dedicato. 

Tiziano
 
In morte di Giorgio Nebbia
 
di MARIO AGOSTINELLI   
Per tributare un riconoscimento che non potrebbe certo ripagare il debito incommensurabile che la mia generazione ha nei confronti di Giorgio Nebbia, forse con Laura Conti il più straordinario innovatore tra quanti hanno colto nella capacità trasformativa del lavoro assoggettato al capitale il pericolo più grave di minare irreversibilmente la natura, la sua integrità, la sua indiscutibile attitudine di alimentare una vita buona sulla Terra, rubo le parole ad una nota con cui un amico mio e di Giorgio – Gian Paolo Poggio – ha annunciato una scomparsa purtroppo da tempo messa in un conto doloroso.

«Sapevo – scrive Gian Paolo - di Giorgio Nebbia attraverso i suoi articoli, in particolare i contributi, molto originali, che apparivano nel bollettino di Italia Nostra. L’ho conosciuto di persona verso la fine degli anni ’80, in occasione della vicenda dell’Acna di Cengio (Savona). Il suo approccio era assolutamente non convenzionale, non era più giovane ma partecipava direttamente agli incontri in alta Valle Bormida, e con lui la moglie Gabriella, sobbarcandosi un lungo viaggio. La sua impostazione del problema era chiarissima e, nello stesso tempo, molto impegnativa. Andava bene contestare la fabbrica per il suo impatto sulla salute e sull’ambiente ma bisognava studiare i cicli produttivi, sapere esattamente cosa produceva e quali erano gli scarichi inquinanti, cosa aveva prodotto nel corso dei suoi cento anni di attività. E questo non per una pur meritevole conoscenza storica ma per poter intervenire in modo efficace, in termini di bonifica, di risanamento dell’ambiente e di controllo sulla salute dei lavoratori e della popolazione. Da allora è stato per me e per la Fondazione Micheletti, l’interlocutore principale, un infaticabile e inflessibile stimolatore di attività, iniziative, il più delle volte invisibili perché dedicate alla salvaguardia degli archivi che hanno a che fare con la produzione, le manifatture, il lavoro, l’energia. Gli studi più rilevanti sono quelli che ha dedicato al ciclo delle merci, definendosi sempre orgogliosamente merceologo, anche quando la merceologia veniva abolita, un po’ come se si potessero abolire le merci. Di cui, anche un po’ per provocazione intellettuale, metteva sempre in evidenza la dimensione materiale, naturale, il carico quantitativo sulle matrici ambientali».

Per quanto mi riguarda ho goduto della sua amicizia e di una curiosità quasi stupita per l’attenzione che un sindacalista - quale ero io allora - dedicava non tanto all’incidente clamoroso sul lavoro, che faceva notizia, quanto alla ricostruzione degli effetti irreversibili che i cicli di trasformazione di materie e energia, fagocitate nel vortice di produzioni spinte alla massimizzazione del profitto, producevano “normalmente e quotidianamente” su un ambiente degradato e sui cambiamenti della biosfera, mai presa seriamente in considerazione come spazio vitale, luogo di riproduzione, bene comune da conservare. “Giorgio – conclude il nostro comune amico - era persona estremamente avvertita, libera da schemi ideologici, appassionato ma estremamente consapevole delle debolezze umane, e però ostinatamente aperto alla speranza. Occorrerà molto tempo per conoscere Giorgio Nebbia nelle sue molteplici dimensioni”. Oggi lo ricordiamo con lo smarrimento che solo l’affetto più intenso può in minima parte colmare.
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23 maggio 2019 4 23 /05 /maggio /2019 22:56

Luca Mercalli e i cambiamenti climatici

«Sei disposta a rinunciare a volare in aereo?» Questa domanda, posta dal climatologo Luca Mercalli giovedì 2 maggio nella Biblioteca cantonale di Lugano a una giovane che gli chiedeva cosa lei potesse fare concretamente per ridurre il suo impatto sulla Terra e quindi sul clima, riassume il centro del dibattito seguito alla conferenza «La crisi climatica è rapida, la politica ambientale è lenta», organizzata dal Club Plinio Verda.

A cosa siamo disposti a rinunciare del nostro odierno modo di vita per contribuire a diminuire l’impatto umano sugli equilibri vitali mondiali? La giovane ha ipotizzato una rinuncia all’aereo a condizione che diminuiscano i prezzi dei trasporti pubblici, in particolare del treno. E, con la stessa mentalità, moltissimi si dicono disposti a rinunciare a qualcosa ponendo però condizioni, avanzando se e ma. Eppure, dice Luca Mercalli, a breve – questione di qualche decennio – saremo di fronte all’impossibilità tanto di avanzare condizioni per un cambiamento del nostro modello di vita, quanto di essere liberi di decidere a cosa rinunciare: saranno i fatti a imporre cambiamenti drastici a tutti.

Come spiega il conferenziere il problema del mutamento del clima non è una scoperta scientifica del XXI secolo: dal 1979 vi è la piena coscienza scientifica del legame tra aumento della temperatura e CO2 (rapporto Charney, «Anidride carbonica e clima: una valutazione scientifica», pubblicato dall'Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti); da decenni il mondo scientifico internazionale (quello indipendente, che non è finanziato indirettamente o direttamente dalle lobby economiche dominanti) ha fornito spiegazioni scientifiche circa le alterazioni che l’azione dell’uomo sta provocando sul clima e, più in generale, sul tessuto ecologico che ha garantito per milioni di anni la vita sulla terra. Molti di questi scienziati hanno subito attacchi e denigrazione, esattamente come li subì la biologa Rachel Carson nel 1962, quando pubblicò il libro «Primavera silenziosa», nel quale denunciava il pericolo dell’uso di pesticidi clorurati come il DDT, partendo dall’analisi delle alterazioni ai cicli biologici, constatate a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale. L’industria chimica promosse campagne denigratorie contro la signora Carson, rea di aver scoperto e documentato le devastanti intossicazioni provocate dai prodotti chimici creati per combattere zanzare e altri insetti nocivi all’agricoltura.

Ma al di là dell’industria del fango massmediatico che ha tentato di screditare i ricercatori indipendenti che hanno dato i primi allarmi, il vero e drammatico problema è rappresentato dal tempo, che viene a mancare per intervenire con incisività: secondo il climatologo Mercalli e i suoi colleghi non si potranno più scongiurare i danni e i disastri ma solo, in parte, mitigarli. Questo è anche il risultato di un fenomeno descritto dal biologo statunitense Commoner, nel 1971: «ciò che è reale nelle nostre vite, e in contrasto con la logica razionale dell’ecologia (…), è l'inerzia, apparentemente senza speranza, del sistema economico e politico (…)». È proprio questa inerzia che porta a rinviare l’adozione delle necessarie e drastiche misure per ridurre l’impatto dell’uomo. Un’inerzia politica che si scherma con lo "sviluppo sostenibile", in nome del quale le autorità giustificano sempre nuove infrastrutture, crescita urbana e sfruttamento della natura, dopo una (per lo più ridicola) "ponderazione degli interessi in gioco" che, nella stragrande maggioranza dei casi, favorisce quelli di quel tipo di economia fondata sulla distruzione degli ecosistemi.

Non c’è speranza, allora? Luca Mercalli scrive nel suo ultimo libro «Non c’è più tempo – come reagire agli allarmi ambientali», che «la fotografia istantanea di un presente tutto sommato accettabile per il nostro mondo occidentale, seduto sugli allori dell’abbondanza e della tecnologia, non permette di cogliere gli scricchiolii che preludono a un futuro difficile, e quindi spazzano via ogni possibilità di prevenzione efficace. Il tempo utile scorre via, e la società si distrae con altri temi, del tutto marginali, eretti a fondamentali».

Le marce per il clima di questi mesi, nate grazie alla determinazione della ragazza svedese Greta Thunberg, sono un segnale che induce a una minima speranza poiché mostrano un'apparente presa di coscienza della gravità della situazione. Ma non bastano. Al di là dei proclami, conterà solo la capacità di modificare subito il modello di vita consumistico di tipo occidentale impostosi negli ultimi settant’anni, che oggi si estende su quasi tutto il pianeta, e di abbandonare l’ideologia della crescita illimitata (compresa quella demografica, indicata dal conferenziere come la causa prima dell’impatto devastante della nostra specie).

 

Tiziano Fontana, consigliere comunale I Verdi

 

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29 aprile 2019 1 29 /04 /aprile /2019 22:35
Abbiamo pubblicato molti articoli per difendere il Parco di Villa Argentina dai barbari che vorrebbero trattarlo come semplice "spazio verde" snaturandolo e togliendogli la sua sostanza storica per ridurlo a insieme da piegare alle logiche funzionali di una società consumistica e astorica.
Le analisi urbanistiche e architettoniche di Tita Carloni, ancora una volta, ci aiutano a capire l'errore di costruire il "palazzo Canavee 1" voluto e imposto da Municipio, Accademia di architettura / USI, con il benestare del Cantone (UBC compreso: o per lo meno nella parte di preavviso proposto nella autorizzazione cantonale allegata alla licenza).    
Tiziano

Storia del riccio di Canavee

di Tita Carloni

 

A Mendrisio, presso la scuola del Canavee vive un riccio molto tenero e domestico.
Tutte le sere, tra le dieci e mezzo e le undici, puntualissimo, viene a mangiare sotto il balcone della Signora M. che gli dà cereali, biscottini e, una volta la settimana, latte. Sarebbe però meglio dire che sopravvive, unico superstite di una banda che aveva il suo areale terragno da quelle parti insieme con un’altra banda di scoiattoli che, viceversa, se la spassava sulle piante (oggi scomparse) e sulle matasse di edera che ricoprivano antichi muri di cinta. Di tutti quanti è rimasto soltanto il riccio che per recarsi dalla sua ignota tana alla cena quotidiana deve compiere un percorso tortuoso e irto di ostacoli, nascondendosi in una siepe in caso di allarme, attraversando un nuovo grande piazzale di posteggio che a lui deve apparire come una specie di nero e pericolosissimo deserto, scalando faticosamente in salita e in discesa muriccioli e gradini di cemento. Insomma un’impresa ardua, una lotta continua contro i manufatti che gli uomini hanno eretto per loro comodità, dimenticando che non sono i soli a vivere su questo mondo, e togliendo sempre più spazio ai loro consorti animali (consorte viene dal latino e vuol dire «che partecipa alla stessa sorte»).
Ma torniamo al Canavee. Questi eventi dell’infimo mondo dei ricci sono successi dopo che sui cosiddetti terreni Vanzetta (un avventuriero di passaggio che aveva comprato per speculazione i bei giardini di alcune vecchie proprietà) è sorto un grosso edificio accademico sul cui elegante disegno non si discute ma che quanto a rapporti col territorio, come si dice, non mi pare che eccella. Intanto il colore: le mattonelle nere di facciata, ottime nella Ruhr, non sono certo in simpatia con la luce mite ed i colori terrosi del Mendrisiotto.
E poi il clima: le finestre metalliche a filo di facciata, girevoli su un perno e senza la minima protezione solare, in questi giorni di caldo africano erano una vera consolazione. Sottogronde per le rondini, zero. Fronde ombrose, zero. Per contro spianate di cemento ampie e perfette, posteggi tanti e inesorabili. L’ultimo riccio superstite (gli altri sono stati schiacciati o sono morti di fame e di sete come i loro amici scoiattoli) appare sempre più, nelle sue notturne peregrinazioni, come un naufrago eroico e disperato. Fin che resisterà.
Se qualcuno mi dovesse accusare di essere soltanto un minuzioso e meditabondo amico degli animali risponderei subito: attenzione, perché gli animali sono tra i primi indicatori della salute di un territorio. Se muoiono loro è sicuramente un brutto segno anche per noi. Presto o tardi non ci scapperemo. Meglio quindi pensarci per tempo, prima di fare la stessa fine.

pubblicato su AREA del 5.7.2002

Storia del riccio di Canavee
Storia del riccio di Canavee
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3 marzo 2019 7 03 /03 /marzo /2019 22:36

Pubblico l'istanza inviata alla Sezione degli enti locali affinché il Municipio di Mendrisio sia obbligato a rispettare non solo l'Ordinanza federale sulla pianificazione del territorio ma anche i principi pianificatori sanciti dalla nostra Costituzione mettendo a disposizione di qualsiasi cittadino questo strumento previsto dalla legge, che dovrebbe servire ai consiglieri comunali per valutare i Piani regolatori e le revisioni: in sette anni di politica non ho sentito nessun collega chiedere di poter consultare questo strumento, figurarsi se qualcuno mi ha sostenuto nella rivendicazione di averlo a disposizione. Vedremo quali scuse si inventeranno le Autorità per giustificare questo stato di cose. 

Tiziano

 

Istanza di intervento (art. 196 a LOC) in merito al rifiuto da parte del Municipio di Mendrisio di permettere l'accesso al compendio dello stato dell'urbanizzazione

Egregi signori,

con la presente istanza chiedo alla Sezione degli enti locali di intervenire e obbligare il Municipio di Mendrisio a rispettare la legislazione federale e cantonale e di mettere a disposizione il compendio dello stato dell'urbanizzazione, il cui accesso è stato negato formalmente tramite la risposta che l'Esecutivo ha dato in data 8 febbraio 2019 (allegato 1) alla mia interrogazione Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio del 31 dicembre 2018 (allegato 2).

  1. Diritto di accedere al compendio ed esercizio democratico del mandato di consigliere comunale

La Legge organica comunale stabilisce che il Legislativo adotta e modifica il PR (art. 13 LOC). Per svolgere questo compito il consigliere comunale deve poter accedere agli strumenti tecnici previsti dalle leggi. Tra questi strumenti vi è il compendio dello stato dell'urbanizzazione, menzionato nell'articolo 31 dell'Ordinanza federale sulla pianificazione del territorio (OPT), che prevede:

«Art. 31 Compendio dello stato dell’urbanizzazione

1 L’ente pubblico stende un compendio dello stato dell’urbanizzazione necessario all’adempimento dei compiti d’urbanizzazione giusta il diritto federale e il diritto cantonale.

2 Il compendio indica le parti della zona edificabile che, sulla base della pianificazione e urbanizzazione concluse, sono pronte all’edificazione o che, continuando in modo mirato le prestazioni finora fornite, potranno presumibilmente essere pronte all’edificazione entro cinque anni.

3 L’ente pubblico segue lo sviluppo edilizio, rileva le riserve d’utilizzazione nel comprensorio già edificato in larga misura e aggiorna il compendio.

4 Il compendio può essere consultato da chiunque».

Ne consegue che qualsiasi cittadino, in ogni momento, deve poter consultare il compendio, che deve essere costantemente aggiornato.

A maggior ragione un consigliere comunale del nuovo Comune di Mendrisio, che è tenuto a decidere sui messaggi municipali concernenti revisioni dei singoli Piani regolatori o varianti pianificatorie dei dieci Quartieri, deve poter accedere ai dati del compendio se vuole approfondire i documenti pianificatori e avere una visione d'insieme valida per tutto il territorio del nuovo Comune, come impone l'ordinamento giuridico in materia pianificatoria.

Ricordo che una tra le principali giustificazioni all'origine del processo aggregativo di Mendrisio fu la necessità di dare una coerenza pianificatoria all'intero territorio: come si può rispondere seriamente a questo obiettivo condiviso se cittadini e consiglieri comunali sono privati di uno strumento basilare quale è il compendio?

  1. Richieste rivolte al Municipio per potere visionare il compendio

In qualità di consigliere comunale in carica dal 2013 ho chiesto a più riprese, tanto in Commissione della pianificazione quanto in sedute del Consiglio comunale, la possibilità di accedere a questo documento per prendere conoscenza della contenibilità dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio e avere una visione generale delle possibilità edificatorie effettive.

Nel maggio 2015 sono stati forniti i dati sul potenziale edificatorio, in risposta alle mie domande commissionali riferite al MM 54/2014 Concessione del mappale n. 565 RFD Mendrisio in diritto di superficie per la costruzione di alloggi a pigione: per esempio, per il quartiere di Mendrisio, al 31.12.2014, le unità insediative (UI) esistenti erano 6'971, mentre le unità insediative potenziali erano 22'450. Il Municipio però scriveva che «questi numeri sono poco rappresentativi in quanto non tengono conto delle reali possibilità pratiche di costruire. (…) L’analisi sistematica di ogni mappale, compendio recentemente richiesto dal Dipartimento del territorio, permetterà di ottenere valori più attendibili o meglio corrispondenti alla situazione reale». Malgrado nuove richieste da me avanzate l'analisi sistematica di cui sopra, nel frattempo svolta e trasmessa al Dipartimento del territorio, non è stata messa a disposizione.  

Con l'interrogazione «Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio» del 31 dicembre 2018 ho nuovamente chiesto di rispettare la legislazione federale e di mettere a disposizione il compendio; con risposta dell'8 febbraio 2019 il Municipio nega nuovamente la possibilità di accedere al compendio – «il Municipio ritiene infatti che i dati del Compendio, senza le opportune chiavi di lettura (considerazione della soglia di saturazione secondo le indicazioni del Cantone) e oltremodo superati, possano prestarsi a interpretazioni fuorvianti» – e aggiunge che «si rileva inoltre che anche a seguito delle numerose edificazioni avvenute durante il periodo intercorso dall’elaborazione del compendio 2015 (principalmente nei Quartieri che presentano zone R3, R4 e R5), i dati di quest’ultimo non sono più da considerarsi aggiornati».

3.      Necessità di consultare il compendio

Il Consiglio comunale ha in esame tre messaggi municipali riguardanti varianti di piano regolatore per i tre Quartieri di Besazio, Genestrerio e Mendrisio che si basano anche sui dati del compendio, come indicato nella risposta dell'8 febbraio 2019 del Municipio a una serie di domande che ho posto sulla revisione del PR di Besazio (pagina 2: «Per la contenibilità si fa riferimento ai dati forniti dal compendio del 2015»).

A proposito della revisione del PR di Besazio il Cantone, nel suo Esame preliminare del 17 marzo 2009, indicava che «lo stato del compendio diventa in sede di revisione del PR strumento alquanto utile per meglio comprendere le potenzialità edilizie residue effettive. Il Municipio è pertanto invitato ad elaborare il piano del compendio al fine di verificare, in linea con i principi della pianificazione, segnatamente con gli articoli 15 LPT (…) e il Piano direttore cantonale, la necessità del prospettato incremento delle unità insediative (…)». Tale affermazione è valida per qualsiasi Comune e qualsiasi Piano regolatore.

Pertanto la consultazione del compendio è indispensabile al lavoro di un consigliere comunale che vuole svolgere la sua funzione responsabilmente.

Il diniego deciso dal Municipio di Mendrisio impedisce l'esercizio democratico di un compito che la Legge organica comunale attribuisce ai consiglieri comunali.

4.      Conclusioni

Visto quanto precede chiedo che:

la Sezione degli enti locali intervenga affinché il Municipio rispetti la legislazione federale, segnatamente la LPT e l'art. 31 OPT, e cantonale e consenta la consultazione del compendio aggiornato.    

Con i migliori saluti.

Tiziano Fontana, Consigliere comunale i Verdi di Mendrisio

 

 

Allegati:

1. Risposta del Municipio di Mendrisio dell'8 febbraio 2019.

2. Interrogazione Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio del 31 dicembre 2018.

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15 febbraio 2019 5 15 /02 /febbraio /2019 20:54

Intervista allo storico dell’arte

Tomaso Montanari

Tomaso Montanari ha tenuto due conferenze ricche di appassionanti riflessioni sul valore civile del patrimonio culturale nel 2018 in Ticino in conclusione delle manifestazioni per l’Anno europeo del patrimonio culturale: l’una presso il Teatro Sociale di Bellinzona, il 24 settembre 2018, l’altra, il giorno seguente, presso l’Aula Magna del Liceo cantonale di Lugano 1.

Le domande 8-10 sono state formulate dalla storica dell'arte Alice Geronzi le altre da me. L'intervista è stata pubblicata sulla rivista della Società ticinese per l'arte e la natura Il nostro Paese del dicembre 2018. Tiziano

di Tiziano Fontana 

1.Nei suoi scritti di impegno civile emerge una preoccupazione costante: aiutare il lettore a comprendere il valore civile del patrimonio culturale. Spesso però politici, giornalisti e intellettuali sostengono l’idea secondo la quale la difesa del patrimonio storico-artistico è qualcosa di elitario che solo le classi agiate possono permettersi. Perché, in realtà, non è così? Quali argomenti utilizzerebbe per far comprendere agli abitanti delle periferie degradate di una grande città europea che è loro dovere, e anche interesse, difendere il patrimonio storico-artistico? Rispettivamente, perché chi è in una condizione economica molto agiata dovrebbe fare opera di mecenatismo e aiutare a salvaguardare il patrimonio? Infine, come convincere un’autorità politica a investire risorse finanziarie nella salvaguardia e nella conservazione del patrimonio culturale?  

Pensare che solo l’élite debba occuparsi del patrimonio significa aver trascurato un dettaglio della storia moderna: la Rivoluzione francese, la fine dell’antico regime. Il patrimonio della corona e del re diventa allora patrimonio della nazione, e del popolo. Da qui parte l’idea, variamente consacrata dalle costituzioni moderne, che la cultura e anche il patrimonio siano strumenti di costruzione della democrazia: esattamente come la scuola. Le classi dirigenti dovrebbero capire che se lo Stato investe in patrimonio ha dividendi in coesione sociale e democrazia, in eguaglianza e consapevolezza diffusa. Le classi agiate possono fare qualcosa in più (per legittimarsi socialmente e per mostrarsi grate alla comunità), ma il necessario lo deve fare il pubblico, che non è mai sostituibile.

2. Il patrimonio culturale, gli spazi pubblici, il paesaggio sono sotto attacco da parte di un fronte composito (lobby economiche e professionali, partiti, operatori turistici) che si caratterizza per l’adesione all’ideologia della mercificazione e della crescita senza limiti. Come contrastare questo fronte?

Da una parte mostrando che tutto ciò è insostenibile: paesaggio e patrimonio sono beni esauribili, finiti e fragili. Abusarne oggi significa non averne più domani. Dall’altra ricordando che ciò che dà senso alla nostra vita è ciò che non si compra e non si vende: dopo una certa età lo si capisce anche nella vita individuale. In quella collettiva lo diciamo da secoli: senza tuttavia impararlo.

3. In molte città d’arte – Venezia, Barcellona ecc. – il turismo di massa ha generato rivolte degli abitanti, esasperati dal degrado, dalla speculazione fondiaria che spinge al rialzo il prezzo delle abitazioni, dalla chiusura delle botteghe e piccoli commerci ecc. Come intervenire per fermare la tendenza alla sostituzione degli abitanti con i turisti?

Con un governo pubblico delle regole e delle quantità di turisti, limitando gli airbnb e simili. E soprattutto creando le condizioni per ripopolare di cittadini le città storiche, e combattendo la gentrificazione. Se muore la città, la polis, muore la politica, e dunque la democrazia.

4. La mostra che la Triennale di Milano ha dedicato nel 2017 a Leonardo Benevolo e alle città storiche ha ricordato l'impulso importantissimo dato dall'Italia al tema della loro salvaguardia, in particolare con la Carta di Gubbio che ha ispirato i principi contenuti nelle carte internazionali elaborate dagli esperti dell'ICOMOS, il Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti: «il progetto della città storica è il più rilevante e originale contributo italiano alla ricerca internazionale nel campo dell'architettura e dell'urbanistica del XX secolo». Malgrado questi principi e gli interventi da essi ispirati negli anni Settanta e Ottanta del Novecento, oggi i centri storici sono ancora minacciati da progetti distruttivi o che comunque li impoveriscono della loro sostanza storica. Come si può agire per imporre il giusto rispetto dei centri storici?

Facendoli vivere, non riducendoli a quinte di cartapesta, a location, a luna park. La tutela della città storica è il suo continuare a essere città.

5. Storia dell’arte e patrimonio culturale sono strettamente legati e attraversano un momento critico. Per quale motivo la storia dell’arte è stata relegata a poche ore di insegnamento? Perché invece dovrebbe avere un ruolo centrale nell’educazione dei giovani? A partire da quale età e in quali ordini di scuola ritiene utile rendere il suo insegnamento obbligatorio?

Bisogna conoscere il patrimonio della propria città, saperlo leggere, fin da piccolissimi. È un alfabeto formale e civile che dà senso alla nostra vita comune. Senza educazione alla città non c’è educazione alla cittadinanza. Ci vuole un modo nuovo per insegnare la storia dell’arte, a partire dall’educazione alla città.

6. Nel discorso pubblico spesso si utilizza l’espressione «beni culturali» in luogo di «patrimonio storico-artistico», malgrado le due definizioni abbiano significati e implicazioni differenti. Può spiegarci la loro differenza e il motivo del successo della prima a scapito della seconda? A quali conseguenze può portare questa confusione nell’utilizzo dei termini?

Beni culturali è un sintagma che ha assunto una connotazione economica, monetaria. Proprio come «valorizzazione»: forse perché l’unico bene e l’unico valore che davvero riteniamo tale è quello del denaro. Patrimonio è l’eredità del passato che è insieme seme di futuro, e non riguarda i singoli ma una comunità. In ultima analisi riguarda la famiglia umana.

7. Politici, amministratori pubblici, operatori turistici, mass media utilizzano il termine «valorizzazione» per giustificare spesso interventi sul paesaggio o sul patrimonio architettonico che, in realtà, li svuotano della loro sostanza e quindi unicità. Come fermare questi «vandali», visto che spesso la denuncia pubblica non basta e che i mass media non sono disposti a ospitare un dibattito?

Sforzandosi in ogni modo di crearlo, questo dibattito. E però essendo consapevoli che è a scuola che questa battaglia si decide: bisogna lavorare per le prossime generazioni.

8. Negli ultimi decenni sono state allestite mostre che risultano essere operazioni commerciali camuffate da «eventi culturali», promosse per attirare grandi numeri. Il pubblico però spesso non ha gli strumenti per comprendere questa situazione. Una persona priva di formazione specifica in storia dell'arte come può tutelarsi da queste «mosse commerciali di successo», prive di fondamenta culturali e intenti formativi?

Difficilmente. Solo coltivando un consumo sostenibile e consapevole di cultura: le associazioni in questo sono cruciali.

9. Se una persona le chiedesse di indicare cinque libri per capire il valore civile del patrimonio culturale, quali consiglierebbe?

Beh, direi: la quarta orazione delle Verrine di Cicerone, la Lettera a Leone X di Raffaello, Le pietre di Venezia di Ruskin, I Vandali in casa di Antonio Cederna, Paesaggio Costituzione cemento di Salvatore Settis.

10. La conservazione del patrimonio è un impegno che ogni generazione trasmette alla successiva. Ritiene che oggi questa trasmissione potrebbe venire meno, visto che viviamo in un periodo storico in cui dominano parametri quantitativi, mercificatori, standardizzanti e di breve durata?

Sì, il pericolo indubbiamente esiste: dipende solo da noi evitarlo.

11. Piero Calamandrei nel suo Inventario della casa di campagna ha scritto che il paesaggio toscano «ha dato il gusto dell’armonia e della gentilezza» a centinaia di generazioni. Un concetto simile fu usato nel 1908, riferito al paesaggio ticinese, nel discorso tenuto durante la seduta costitutiva della Società ticinese per la conservazione delle bellezze naturali ed artistiche (divenuta in seguito STAN). Oggi, un paesaggio sempre più devastato come quello in cui viviamo che tipo di «gusto» trametterà alle nuove generazioni?

Il rischio è che trasmetta una totale mancanza di speranza e un’abitudine alla bruttezza e dunque all’ingiustizia. Ma io sono fiducioso, nonostante tutto: il cuore dell’uomo è grande.

 

Intervista a Tomaso Montanari
Intervista a Tomaso Montanari
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22 gennaio 2019 2 22 /01 /gennaio /2019 21:47

Mendrisio, 19 gennaio 2019

Interrogazione

Demolizione stabile ex Jelmoli e lavori previsti dalla licenza edilizia

Signor Sindaco, signori Municipali,

a demolizione dello stabile ex Jelmoli conclusa si è constatato che sono stati effettuati lavori non previsti nella licenza edilizia datata 23 febbraio 2016, rinnovata nel 2018, in particolare per quanto riguarda la sistemazione del piano interrato e della soletta.

Nella licenza edilizia 23.2.2016 si può leggere che: «3.3 Seconda fase: separazione edifici (…) Il piano interrato dello stabile risulta essere staticamente separato dal posteggio pubblico sotterraneo e dalla strada cantonale, ma in collegamento con lo stesso grazie alla presenza di un portone e una serie di finestre. Queste aperture dovranno essere chiuse tramite la realizzazione di pareti in c.a. per isolare l’edificio dall’ambiente circostante. Rimarrà un solo collegamento con il parcheggio: il portone esistente. È necessario mantenere questa apertura per poter posizionare, al termine della demolizione, i puntelli per il sostegno della soletta di copertura dell’interrato. (…) [p. 7]. 3.6 Quinta fase: demolizione (…) Le parti di edificio che non verranno demolite risultano essere la parete lato passaggio pedonale coperto, la soletta di copertura del piano interrato, gli elementi in c.a. del piano cantina e le fondazioni. [p. 9]. 3.7 Sesta fase: sistemazioni finali (…) – puntellazione della soletta di copertura dell’interrato per il sostegno dei nuovi carichi di progetto; - impermeabilizzazione dell’estradosso della soletta di copertura dell’interrato; - riempimento con materiale inerte permeabile fornito dall’impresa non proveniente dalla demolizione e non contenente sostanze inquinanti; (…) [p. 9]».  

Fatta questa premessa chiedo:

  1. La licenza edilizia rinnovata nel 2018 prevedeva lavori diversi da quella rilasciata nel 2016?

Si chiede la produzione della licenza edilizia rinnovata nel 2018 con il preavviso del Dipartimento del territorio.  

  1. La soletta è stata demolita completamente o parzialmente?
  2. Il piano interrato è stato riempito di materiale? Se sì, si tratta di materiale proveniente dalla demolizione?
  3. Se i lavori sopra indicati sono stati realmente effettuati potete spiegare i motivi – tecnici o finanziari o altro – che hanno condotto a una simile modifica rispetto alla domanda di costruzione/demolizione del 3 settembre 2015 e a quanto spiegato alla popolazione?
  4. Se i lavori sopra indicati sono stati realmente effettuati e non fossero stati previsti nella licenza edilizia del 2016 rinnovata nel 2018, non avrebbero dovuto essere oggetto di una variante in corso d’opera?

Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

Tiziano Fontana, CC I Verdi

Piazza del Ponte e la demolizione dello stabile ex Jelmoli
Piazza del Ponte e la demolizione dello stabile ex Jelmoli
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17 gennaio 2019 4 17 /01 /gennaio /2019 23:42

Comunicato stampa

Verdi di Mendrisio

Verdi del Mendrisiotto

Verdi del Ticino

sulla proposta del Piano di indirizzo del PUC Valera

 

1. il Piano di indirizzo del Piano di utilizzazione cantonale di Valera presentato stamattina dal Dipartimento del territorio trova il consenso del partito dei VERDI poiché si ritiene che la ponderazione degli interessi effettuata dal Dipartimento del territorio guidato dall'on. Zali rispetti le richieste dei 6850 cittadini firmatari della petizione Restituiamo Valera all’agricoltura promossa dalla Società agricola del Mendrisiotto (SAM) su suggerimento di un nostro rappresentante, in collaborazione con l'Unione dei contadini ticinesi (UCT) e i Cittadini per il territorio;

 

2. I Verdi di Mendrisio e la sezione dei Verdi del Mendrisiotto hanno sempre auspicato una riconversione totale dei 190'000 mq del comparto di Valera a zona verde, per attività agricole e per lo svago;

 

3. la proposta oggi presentata (zona naturale protetta lungo il Laveggio di 28'000 mq, nuova zona agricola di 117'000 mq, aree sportive di 30'000 mq e mantenimento dell’area industriale di 12'000 mq consolidata a Piano Regolatore) dal Cantone è una intelligente e felice applicazione dello sviluppo sostenibile che dà finalmente priorità all'aspetto ambientale, e di conseguenza alla qualità di vita, finora sacrificato in tutte le pianificazioni territoriali;

 

4. Il Dipartimento del territorio guidato dall'on. Zali ha di fatto sconfessato definitivamente la proposta di variante pianificatoria proposta alcuni anni fa dal Municipio di Mendrisio che favoriva gli interessi privati di due proprietari e che avrebbe comportato nuova cementificazione e traffico;

 

5. I Verdi sono consci che la partita è aperta visti gli interessi in gioco: i Verdi si batteranno a livello locale e in Gran Consiglio affinché prevalga la pianificazione del PUC di Valera proposta dal Cantone.

 

per i Verdi

Tiziano Fontana 

 

Allegate: immagini tratte dalla cartella stampa del Dipartimento del territorio utilizzate durante la Conferenza stampa con immagini della situazione attuale e rendering di possibile sistemazione futura 

Valera e la proposta di Piano di utilizzazione cantonale
Valera e la proposta di Piano di utilizzazione cantonale
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15 gennaio 2019 2 15 /01 /gennaio /2019 22:17

A fine dicembre ho inoltrato un'interrogazione per chiedere l'accesso al compendio dello stato dell'urbanizzazione che PER LEGGE deve poter essere accessibile a chiunque, ma che il Municipio di Mendrisio mi ha negato a più riprese violando la legge federale, meglio l'Ordinanza federale sulla pianificazione del territorio.

Come può un consigliere comunale approvare un piano regolatore o varianti di PR senza sapere i dati del compendio? se lo fa - come lo fanno da sempre - è un irresponsabile perché non si interessa della contenibilità effettiva e potenziale di un PR:  nessuno dei colleghi si è mai sognato di chiedere l'accesso a questi dati per valutare la sostenibilità delle varianti in esame né, figurarsi, mi ha appoggiato in questa richiesta.

Non possiamo stupirci della indecente pianificazione del territorio nella quale siamo costretti a vivere con la cementificazione criminale in atto in questi ultimi 45 anni e che peserà sui futuri abitanti di questo Pianeta.  

Tiziano

 

Mendrisio, 31 dicembre 2018

 

Interrogazione

Accesso ai dati per comprendere la contenibilità e le riserve effettive dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio

 

Signor Sindaco, signori Municipali,

 

la Legge organica comunale stabilisce che il Legislativo adotta e modifica il PR (art. 13 LOC). Compito estremamente gravoso vista la responsabilità di esaminare e votare gli strumenti pianificatori sulla base dei quali sarà possibile un determinato sviluppo urbanistico e demografico.

Per svolgere questo compito il consigliere comunale deve poter accedere agli strumenti tecnici previsti dalle leggi e ai dati e alle statistiche aggiornate sui quali si fondano le previsioni di sviluppo demografico.  

Tra questi strumenti vi è il compendio dello stato dell'urbanizzazione.

Ho chiesto a più riprese tra il 2015 e il 2018, tanto in Commissione della pianificazione quanto in sedute del Consiglio comunale, di mettere a disposizione questo inventario così che, almeno, i consiglieri comunali possano prendere conoscenza della contenibilità dei dieci Piani regolatori del Comune di Mendrisio e avere una visione generale delle possibilità edificatorie effettive riguardanti terreni di proprietà privata e di proprietà pubblica.

Nel maggio 2015 sono stati forniti i dati sul potenziale edificatorio, in risposta alle mie domande commissionali riferite al MM 54/2014 Concessione del mappale n. 565 RFD Mendrisio in diritto di superficie per la costruzione di alloggi a pigione: per esempio, per il quartiere di Mendrisio, al 31.12.2014, le unità insediative (UI) esistenti erano 6'971, mentre le unità insediative potenziali erano 22'450: quindi il potenziale incremento corrisponderebbe a 15'479 unità insediative; Rancate avrebbe un potenziale incremento di 3457 UI, mentre Ligornetto di 2024 UI, Genestrerio di 1891 UI, Arzo di 893 UI, Salorino di 700 UI ecc.; il Municipio però scriveva che «questi numeri sono poco rappresentativi in quanto non tengono conto delle reali possibilità pratiche di costruire. (…) L’analisi sistematica di ogni mappale, compendio recentemente richiesto dal Dipartimento del territorio, permetterà di ottenere valori più attendibili o meglio corrispondenti alla situazione reale» (ris. mun. 6207 del 14.5.2015).

L'analisi sistematica di cui sopra è stata fatta e il documento è stato trasmesso al Dipartimento del territorio, come comunicatoci in sede commissionale, ma non è stato messo a disposizione dei consiglieri comunali, malgrado, come detto sopra, numerose richieste, violando l'art. 31 cpv 4 OPT secondo cui «il compendio può essere consultato da chiunque».

 

Fatta questa premessa chiedo:

 

Il Municipio intende mettere a disposizione il compendio dello stato dell'urbanizzazione giusta l'art. 31 OPT? 

 

Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

 

Tiziano Fontana, CC I Verdi

 

Compendio dello stato dell'urbanizzazione e responsabilità dei politici
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8 gennaio 2019 2 08 /01 /gennaio /2019 22:44

                                                        Mendrisio, 28 dicembre 2018   

Interrogazione

Acquisizione del fondo 3043 RFD Mendrisio

(parte collinare del Parco di Villa Argentina)

 

Signor Sindaco, signori Municipali,

durante la seduta di Consiglio comunale del 9 luglio 2018 ho chiesto aggiornamenti in merito all'acquisizione, da parte del Comune, del fondo mappale n. 3043 – la parte collinare del Parco di Villa Argentina, comprendente il muro del belvedere e il prato pianeggiante retrostante –, oggetto della petizione «Un magnifico Parco per il Magnifico Borgo», promossa dal Comitato Parco di Villa Argentina nel 2009. L'acquisto del fondo era stato subordinato all'adozione del Piano particolareggiato di Villa Argentina (PPVA); quest'ultimo è entrato in vigore alla fine di febbraio di quest'anno. Il municipale Piermaria Calderari ha risposto affermando che «la vertenza è di fronte al Tribunale di espropriazione» (p. 20 del verbale).

Ne consegue che il Tribunale è chiamato a stabile il valore del terreno, a proposito del quale negli scorsi anni sono stati avanzati diversi importi. Per rispondere alla petizione «Un magnifico Parco per il Magnifico Borgo» il Municipio fece allestire una perizia sul valore commerciale del terreno in questione da un professionista (all'epoca perito del Tribunale di espropriazione, stando al rapporto di minoranza del CC Beretta Piccoli, vedi infra) e che fu consegnata nel giugno del 2009. Parte del contenuto di tale perizia fu reso pubblico nell'ambito dell'evasione della mozione 14.10.2009 Ricostituiamo il Parco di Villa Argentina (primo firmatario il CC Rossano Bervini). Infatti, stando ai rapporti di maggioranza (relatore Massimo Borella, favorevole alla mozione Bervini) e di minoranza (relatore Luca Beretta Piccoli, contrario), il perito aveva stabilito un valore commerciale secondo due scenari, da quanto desunto dai documenti pubblici, legati all'interpretazione delle norme di attuazione (NA) del PPVA: «lo Scenario 1 (meno restrittivo): valore del terreno 8'000’000-8'500'000.- e lo Scenario 2 (più restrittivo) 5'500'000-6'000'000.- franchi». Pur non avendo avuto accesso alla perizia, la possibilità di "interpretare" in modo «meno restrittivo» le NAPPVA sembra una forzatura contraria al tenore delle norme medesime e soprattutto al valore storico-artistico e paesaggistico del Parco, riconosciuto dal Cantone (monumento culturale cantonale a partire dal 1985) e dalla Confederazione (IFBC).

Fatta questa premessa, chiedo:

  1. Quando è iniziata la procedura davanti al Tribunale di espropriazione?
  2. A che stadio si trova la procedura espropriativa?
  3. Il Municipio ha designato un legale per rappresentare gli interessi del Comune in questa vertenza? In caso affermativo chi è stato scelto?
  4. Chi è il rappresentante legale dei proprietari?
  5. Il Municipio (il suo rappresentante legale) ha fatto valere che eventuali pretese di oneri finanziari avanzate dagli attuali proprietari relative al progetto edilizio che fu inoltrato all'Ufficio tecnico (ma che non fu mai pubblicato e fu sospeso su richiesta degli stessi istanti) sono destituite di fondamento dal momento che «da un punto di vista formale la domanda presentata non era conforme» (cfr. rapporto di maggioranza sopra citato, p. 2) e che il progetto non rispettava le linee di costruzione previste dalle NAPPVA?  
  6. Il Municipio (il suo rappresentante legale) ha fatto valere la necessità di diminuire la pretesa pecuniaria dei proprietari sottraendo i costi relativi alla progettazione e alla ricostruzione filologica di svariate parti dei muri perimetrali ottocenteschi, demoliti abusivamente dagli attuali proprietari (cfr. risposta del Municipio 10.12.2015 all’interrogazione Strutture del Parco di Villa Argentina site sul fmn 3043 da “conservare” (nel frattempo distrutte)?)
  7. I consiglieri comunali possono prendere visione del rapporto peritale consegnato nel giugno 2009 al Municipio dal perito esterno?

Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

Tiziano Fontana, CC I Verdi  

 

 

 

Acquisto della parte collinare del Parco di Villa Argentina
Acquisto della parte collinare del Parco di Villa Argentina
Acquisto della parte collinare del Parco di Villa Argentina
Acquisto della parte collinare del Parco di Villa Argentina
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7 gennaio 2019 1 07 /01 /gennaio /2019 00:27

Mendrisio, 29 dicembre 2018

Interrogazione

Quando si fermerà il degrado del Parco di proprietà pubblica di Villa Argentina?

 

Signor Sindaco, signori Municipali,

il Cantone nella decisione 28.3.2017 di approvazione del Piano particolareggiato di Villa Argentina indicava, nella Scheda di tutela del complesso di Villa Argentina e parco quale bene culturale di interesse cantonale, che:

«Significato e valore: motivazione della tutela

Il complesso di Villa Argentina, costituito dalla villa e dal suo maestoso parco, è senza alcun dubbio uno dei maggiori e più significativi esempi di architettura accademica dell'intero Cantone; è un raro esempio di raffinata villa - in cui si riconosce una particolare fusione della tradizione palladiana con elementi dell'architettura coloniale - con­tornata da un magnifico e scenografico parco, disegnato dall'architetto progettista della villa.

Stato di conservazione

Lo stato di conservazione della villa (…) è buono. Per contro il parco, pur mantenendo l'impostazione e il carattere originale, ha perso una parte della sua sostanza: tuttavia un buon restauro, scientificamente fondato, di percorsi, muri di cinta, vegetazione è possibile con ottimi risultati».

Il valore del Parco è stato riconosciuto non solo dal Cantone – nel 1985 e nel 2017 – ma anche da parte degli specialisti svizzeri e internazionali interpellati dal Comitato Parco di Villa Argentina, tra i quali il Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici della Sezione svizzera dell'ICOMOS (International Council on Monuments and Sites) e il prof. arch. Luigi Zangheri, già presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e docente di Storia del giardino e del paesaggio nonché di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi di Firenze.

Malgrado questo dato, da quando il Comune di Mendrisio è divenuto proprietario (1989) di Villa Argentina e di parte del suo Parco il degrado di quest'ultimo e in particolare del suo patrimonio arboreo e dei manufatti e delle infrastrutture ottocenteschi è proseguito di anno in anno e prosegue tuttora. Per cercare di portare la dovuta attenzione delle autorità su questa deprecabile situazione ho presentato la mozione 29.09.2013 «Per una gestione del Parco di Villa Argentina di proprietà pubblica rispettosa del suo valore paesaggistico, architettonico e botanico».

Nell'articolo «Arriva la cura per il Parco» (Informatore del 22.9.2017) dedicato a questa mozione e al Rapporto preliminare del Municipio, favorevole alla mozione, l'allora sindaco Carlo Croci spiegò che il Municipio aveva incaricato un perito di valutare il Parco di Villa Argentina e che, a seguito del rapporto specialistico del perito – l'arch. del paesaggio Niccardo Righetti che nel 1993 aveva allestito la Relazione sulla proposta di massima per la sistemazione esterna –, l'Esecutivo stava procedendo «alla redazione di un messaggio municipale che speriamo di presentare entro la metà di dicembre. Dovremo poi passare ad uno studio che comprenda una serie di valutazioni per definire le modalità dell'operazione». Qualche mese più tardi, nell'intervista «E io scendo qui» (La Regione del 18.12.2017), Carlo Croci disse: «è un parco che ci sta lasciando. Attenzione, siamo ancora in tempo per intervenire; e mi sto occupando personalmente di questo messaggio. L'opera non è a piano finanziario, ma qui non possiamo permetterci di giocare con le cifre: se poi le alberature e il verde muoiono, non basteranno mai i soldi per recuperare la storia del parco. In questi giorni ho ricevuto la prima bozza del messaggio, confido che il Municipio lo possa accogliere».

Secondo l'Informatore il perito concludeva il suo rapporto sostenendo che «il Parco di Villa Argentina può ancora essere salvato ma occorre intervenire per salvaguardarlo dal profilo botanico. Piante secolari, cespugli prati: serve una cura radicale».

Dopo la presentazione della mozione sono state rimosse essenze vegetali messe a dimora dal Comune, senza alcun rispetto per l'impianto originale e il valore botanico e paesaggistico del Parco: aspetto evidentemente positivo; di negativo, però, rimane il fatto che prosegue il degrado dei manufatti (viali, delimitazioni e canalette di raccolta laterali, muri di cinta, grotta) che si trovano in uno stato deplorevole, al quale si aggiunge l'impoverimento della massa vegetale (per esempio negli ultimi anni uno dei tre pini neri – la cui piantagione fu suggerita da Luigi Lavizzari, secondo la Relazione dell'arch. del paesaggio Niccardo Righetti – presenta criticità).  

Non va però dimenticato che la parte del Parco storico di proprietà del Comune non si limita al giardino di pertinenza di villa Argentina, ma si estende anche alla selva castanile: in essa si trova un viottolo, presente ancora parzialmente, che sta degradandosi; se non si dovesse intervenire immediatamente rimarranno solo le fotografie a testimonianza dell'articolato disegno dato nell'Ottocento a quella parte del Parco. Nel frattempo, a inizio settembre, le parti lignee di tre panchine del Parco pubblico, situate a confine con il muro del parco della casa anziani Torriani, sono state pitturate di bianco, dando un risultato alquanto kitsch che nulla ha a che vedere con un parco storico e le valutazioni degli esperti.

Fatta questa premessa chiedo:

  1. La bozza di messaggio municipale inteso a programmare e a finanziare gli interventi per "salvare" il Parco è stata sospesa? Se sì, per quale motivo? Quando il Municipio intende licenziare il messaggio definitivo all'attenzione del Consiglio comunale?
  2. Il Cantone è stato coinvolto per valutare gli interventi ed eventualmente partecipare al loro finanziamento?
  3. L’Ufficio dei beni culturali ha preso visione del rapporto del perito?
  4. Il Municipio intende rendere pubblico il rapporto del perito, per il momento trasmesso unicamente alla Commissione delle opere pubbliche?
  5. Da chi sono stati eseguiti gli interventi di verniciatura delle panchine del Parco pubblico?

 

Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

 

Tiziano Fontana, CC I Verdi

 

Quando si fermerà il degrado del  Parco di proprietà pubblica di Villa Argentina?
Quando si fermerà il degrado del  Parco di proprietà pubblica di Villa Argentina?
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Presentazione

  • : Blog di parcodivillaargentina.over-blog.it
  • : salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
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