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14 marzo 2017 2 14 /03 /marzo /2017 23:27

Urbanistica e pianificazione

 

Ripropongo un articolo dell'arch. Tita Carloni riguardante l'urbanistica e il nostro territorio, pubblicato sul settimanale Area. Come sempre nei suoi scritti espone principi teorici che si declinano in proposte concrete, purtroppo inascoltate.

Tiziano

 

Lungo il fiume Ticino

 

di Tita Carloni

 

Se vi piace camminare in luoghi piani, andate fino al ponte di barche di Bereguardo vicino a Pavia, lasciate l'automobile e avviatevi sulle sponde del fiume Ticino. Evitate i mesi caldi perché sarete assaliti da nugoli di zanzare che vi entreranno in bocca, nel naso, sotto la camicia: un vero tormento. Ma in tutti gli altri mesi, una meraviglia: un fiume largo e veloce, meandri lenti, acque pigre piene di vita, e boschi, boschi, radure e pioppeti a perdita d'occhio. Nel fiume e sui ghiaieti numerosissimi uccelli d'ogni specie. Se avrete fortuna vedrete emergere dalle acque la testolina di una lontra che attraversa il fiume in diagonale, a causa della corrente. Tutto questo e molte altre belle cose formano il parco del Ticino, una fascia di territorio quasi intatto da Sesto Calende a Pavia (l'antica Ticinum), che grandi zone agricole separano da un'altra fascia territoriale significativa: il continuum urbano, che da Milano sale senza interruzione fino al confine svizzero e poi, per tutto il Mendrisiotto e il Luganese, fino al Ceneri.

Cose analoghe in formato minore si incontrano risalendo dalle Bolle di Magadino fino a Giubiasco e poi fino a Biasca e oltre, con una differenza fondamentale: che il Ticino ticinese è a tratti fortemente alterato, soprattutto in Riviera e in Leventina, dove depositi di ghiaia, impianti di calcestruzzo e strutture del traffico contendono il poco spazio all'ambiente fluviale.

 

Percorrendo questi luoghi pedibus calcantibus si ha tutto il tempo per pensare e per sognare. Mi è venuta in mente la possibilità di ricondurre tutto il fiume Ticino, da All'Acqua in val Bedretto fino allo sbocco nel Po, a una sola grande striscia di natura, ricca di piante e di animali, da contrapporre simmetricamente all'altra grande striscia dei traffici e delle costruzioni che bene o male (più male che bene) l'affianca ininterrottamente sul lato orientale.

Un simile progetto potrebbe assumere un respiro europeo, superando i vecchi e meschini confini nazionali: un grande intervento di restauro territoriale da opporre alla pratica del consumo infinito di territorio che giorno dopo giorno mettiamo in opera nella più totale incoscienza.

 

A chi obiettasse che si tratta di idee retrograde, che guardano verso un lontano passato, risponderei che tra noi e gli uomini del Medioevo c'è una differenza. Quando tutta l'Europa era coperta di boschi e i viandanti erano terrorizzati dall'idea di perdervisi, si scolpivano sui portali delle cattedrali bestiari terribili fatti di galli basilischi, di liocorni e di sirene a due code, per esorcizzare la paura della natura.

Noi oggi sappiamo (meglio, dovremmo sapere) che se c'è qualcosa di cui aver paura per il futuro non sono certo le selve e gli animali che ancora le popolano, ma l'inarrestabile aggressività umana. Anche nei confronti del territorio.

 

Area, 2 novembre 1999.

 

 

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17 febbraio 2017 5 17 /02 /febbraio /2017 23:23

Pubblico le osservazioni conclusive che la Società ticinese per l'arte e la natura ha trasmesso al Dipartimento del territorio lo scorso 15 febbraio.

Tiziano

 

Osservazioni conclusive

presentate dalla Società ticinese per l'arte e la natura (STAN), Locarno,

sulla variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina

La STAN ha preso atto del verbale di sopralluogo del 12 gennaio e dei due documenti allegati e osserva, nel termine assegnato di trenta giorni dall'intimazione, quanto segue.

 

- In merito allo scritto dei cittadini di Mendrisio membri del "Comitato Parco di Villa Argentina"

 

Si condividono le considerazioni riassunte nello scritto.

La vicenda del Parco di Villa Argentina presenta un elemento che dovrebbe far riflettere profondamente le autorità politiche a livello comunale e soprattutto a livello cantonale: la rivendicazione dei cittadini riuniti nel "Comitato Parco di Villa Argentina" e dei 2'870 cittadini che sottoscrissero nel 2009 la petizione «Un magnifico Parco per un magnifico Borgo» coincide con quella dei massimi esperti internazionali in materia di storia dell'arte dei giardini.

Il prof. Luigi Zangheri, già presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e già docente di Storia del giardino e del paesaggio e di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, unitamente ad altri membri di questo Comitato internazionale di esperti, ha sottolineato il valore unico di tale creazione architettonica e paesaggistica (peraltro riconosciuta dal Dipartimento dell'ambiente nel 1985).

 

L'azione dei cittadini di Mendrisio corrisponde appieno allo spirito della Convenzione europea del paesaggio che riconosce un ruolo determinante alla popolazione nella segnalazione e nella salvaguardia del paesaggio culturale nel quale vive. Nel preambolo della stessa si legge infatti: «[…] Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione; Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo […]». La rivendicazione della popolazione si fonda su una visione culturale e sociale che unisce il passato al presente e che rivendica per questo Parco storico, inscindibile dalla Villa, il ruolo di elemento pregiatissimo per la qualità di vita, indispensabile in un periodo di abbruttimento e banalizzazione territoriale senza precedenti nella storia ticinese.

 

 

- In merito al parere del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici ICOMOS

Innanzitutto, è doveroso ricordare che l'ICOMOS è un'associazione fondata nel 1966 da specialisti attivi nel campo della conservazione e della protezione dei monumenti, degli insiemi urbani e dei luoghi del patrimonio culturale. Per statuto si consacra a promuovere la teoria, la metodologia e la tecnologia applicate alla conservazione e alla messa in valore dei monumenti e dei luoghi. I suoi interventi si fondano sui principi iscritti nella Carta internazionale sulla conservazione e sul restauro dei monumenti e dei luoghi (Carta di Venezia, 1964) e su quelli codificati in diverse altre Carte internazionali, adottate per poter analizzare oggettivamente il valore di un bene culturale: nel caso dei giardini storici questi principi sono codificati nella Carta dei giardini storici.

Nella fattispecie, il parere del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici evidenzia, da una parte, il significato storico e il valore culturale del Parco, dall'altro le conseguenze della modifica pianificatoria oggetto di ricorso.

Condividendo i vari elementi messi in rilievo dagli esperti, ci soffermiamo su un punto centrale che emerge dalla lettura del parere, vale a dire il pericolo di uno svuotamento della sostanza monumentale

 

A partire dagli anni seguenti la vendita della proprietà da parte dell'ultima erede della famiglia Bernasconi si constata l'inizio della costante erosione di elementi costitutivi della sostanza monumentale del bene culturale «Villa Argentina e parco annesso nella sua totalità».

Tale involuzione minaccia la sopravvivenza stessa del bene culturale in quanto tale, tutelato a livello cantonale e nazionale. Infatti, come ha avuto modo di chiarire la Commissione federale dei monumenti storici «i monumenti storici sono determinati dalla loro materia tramandata» e quest'ultima ne determina l'autenticità.

Le possibilità edificatorie previste dalla variante nel comparto A2 condurrebbero all'eliminazione di due elementi essenziali, vale a dire l'incardinamento prospettico e la strutturazione paesaggistica studiati e realizzati dall'arch. Antonio Croci; di conseguenza il parco sarebbe sminuito nella sua «materialità considerata importante dal lato storico, cioè nella sua sostanza».

 

Infatti, come è stato spiegato dettagliatamente nei documenti agli atti[1], Villa Argentina e il suo parco sono inscindibili.

Tanto è vero che nel 1985 il Cantone ha posto sotto tutela l'intera proprietà – «Villa Argentina con i subalterni che fanno parte integrante dell'edificio principale»», fondo mappale 1166 – A villa, B cucina, C bagno, D lavanderia, E veranda, F casa di abitazione, G garage, R padiglione – e «il parco annesso nella sua totalità» coi subalterni v (parco-giardino), w (prato), x (frutteto), y (orto), z (parco-bosco), a1 (corte), b1 (giardino), c1 (strada) e d1 (strada).

Dall'elenco dei subalterni protetti risultano però esclusi altri subalterni: H ripostiglio, I (o J) serra, K serra, L latrina, M rustico, N serra, O rustico, P portico, Q portico, S T e U serbatoi (cfr. Catastrino del geom. Luigi Biasca, 1926).

 

Un primo attacco all'integrità di questo bene culturale fu portato dal Municipio di Mendrisio che chiese al Cantone di togliere parzialmente il vincolo di salvaguardia per favorire l'acquisto della Villa da parte del Comune: il Dipartimento dell'ambiente, su proposta della Commissione cantonale dei monumenti storici, stralciò il 18 dicembre 1989 dal vincolo di monumento storico la parte collinare del Parco, comprendente la struttura del Belvedere con il padiglione (R) [!], il prato (w) con la parte collinare (a confine con l'istituto Torriani per l'infanzia) e l'orto (y), vale a dire la parte pianeggiante retrostante il Belvedere.

Dopo l'acquisto della villa e del suo giardino ornamentale iniziò il degrado dei manufatti e della massa arborea.

La serra al subalterno J fu demolita.

Su richiesta del Municipio, il Cantone approvò in data 14 dicembre 1999 le varianti al PPVA, che prevedevano la possibilità di demolire «alcuni edifici minori (serre) del fmn 1166 corrispondenti ai sub. G, H, K, L, M, N, O e P. La loro demolizione si rende necessaria nel contesto dell'edificazione della nuova sede universitaria per l’Accademia di architettura». I subalterni erano così composti: G (garage, non serra come erroneamente definito dal Consiglio di Stato) protetto nel 1985, H (ripostiglio), K (serra), L (latrina), M (rustico), N (serra), O (rustico), e P (portico). Furono tutti demoliti per lasciare spazio allo stabile accademico.

Tra il 1994 e il 2004 furono rimosse – è sconosciuto l'autore stando all'autorità comunale – le ali laterali a pergolato del Belvedere costituite da una struttura metallica finemente decorata di particolare pregio ed elemento centrale nel disegno del progettista arch. Antonio Croci.

Nella selva castanile il vialetto con selciato di ciottoli di fiume si degrada di anno in anno, tanto da essere destinato, probabilmente, a scomparire nel prossimo futuro.

Tra il censimento del 1993 effettuato dall'arch. del paesaggio Righetti e il rilievo botanico fatto dall'arch. del paesaggio Rodel nel 2004 sono scomparsi 67 delle 141 essenze vegetali (alberi e arbusti di una dimensione importante).

Nel 2008/2009 furono demolite parti dei muri perimetrali ottocenteschi presenti sul fondo mapp. 3043.

I subalterni B, C e D sono da anni in uno stato di abbandono indecoroso.

 

Questi continui interventi sul tessuto storico del Parco con la distruzione di manufatti e aree verdi costituiscono una violazione di tutti i principi basilari della conservazione del patrimonio culturale.

 

Malgrado queste perdite, tutti gli esperti intervenuti riconoscono il grande valore che ha ancora Villa Argentina e il suo Parco dal punto di vista della storia dell'arte dei giardini (capitolo Valore di conservazione del parere dell'ICOMOS, p. 7).

 

Questo valore, debitamente riconosciuto dalle autorità, dovrebbe spingere in questo caso il Cantone a ristabilire la protezione quale bene culturale a tutto il Parco storico e a il PP1 in fase di allestimento da parte della Sezione Sviluppo territoriale che dovrebbe comprendere integralmente il Parco di villa Argentina e tutelarlo integralmente

 

 

Conclusioni

 

Il parere degli esperti della Sezione svizzera dell'ICOMOS così come la presa di posizione del prof. Luigi Zangheri e dei suoi colleghi dovrebbero far comprendere l'unicità di questa creazione architettonica e quindi il suo grande valore quale bene culturale.

Tale consapevolezza dovrebbe spingere le autorità politiche a salvaguardare tale bene e ad acquisirlo al patrimonio culturale cantonale e comunale, restituendolo all'intera comunità nella sua ricchezza artistica e nella sua bellezza paesaggistica, senza nuovi irrimediabili sfregi che lo renderebbero un semplice ornamento banalizzato per rispondere a un bisogno funzionale del campus universitario.

 

Per tutti i motivi sopra esposti la Società ticinese per l'arte e la natura si riconferma nelle richieste contenute nel ricorso e nella replica.

 

 

Con distinti ossequi.

Società ticinese per l’Arte e la Natura (STAN)

Sezione ticinese di Heimatschutz

Il Presidente: Il Vicepresidente:

             Arch. Antonio Pisoni Arch. Benedetto Antonini

 

 

[1] In particolare, il primo ad analizzare secondo i principi e la metodologia della Carta dei giardini storici Villa Argentina e il suo Parco storico è stato l'architetto del paesaggio Niccardo Righetti nei suoi due documenti Considerazioni generali e modalità d’intervento per la conservazione, il ripristino e il rifunzionamento del Parco di Villa Argentina e delle sue adiacenze del 28 ottobre 1991 e Relazione sulla proposta di massima per la sistemazione esterna - Parco di Villa Argentina e del ricovero Torriani dell'ottobre 1993 (seppur forzatamente limitati allo studio di un preciso perimetro come da incarico ricevuto dal Municipio di Mendrisio nel 1991). Precedentemente fu l’arch. Fabio Reinhart ad analizzare il valore dell'intera area nel suo In merito alle possibilità edificatorie e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio del 20 settembre 1988 elaborata su mandato del Municipio per permettere l'acquisto della villa.

Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
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21 gennaio 2017 6 21 /01 /gennaio /2017 16:08

Pubblico alcune fotografie scattate durante il sopralluogo del 12 gennaio;

i palloncini sono posizionati all'altezza obbligatoria che avrà la facciata dell'edificio o degli edifici del "Campus universitario" (nella procedura di approvazione del PP si parla di necessità dell'Accademia ma ne avranno studiata una nuova, visto che gli atelier l'Accademia li vuole costruire dietro la chiesa di San Francesco) nella parte collinare del Parco storico di Villa Argentina.

Abbiamo posizionato i palloncini lungo la rete che delimita la proprietà privata, poiché per noi era importante dimostrare l'altezza mastodontica che il Municipio e la maggioranza del CC hanno imposto; la facciata è arretrata di qualche metro dalla stradina pedonale, e non direttamente a filo.

La stradina sarà stravolta dall'intervento perché dovrà essere raddoppiata di larghezza per motivi di sicurezza e accessibilità ai mezzi di soccorso.

Potete immaginarvi lo sventramento della collina a quale scempio porterà.

Vedremo con quali argomenti il Cantone approverà (o modificherà) la variante.

Ci vorrebbe un mecenate che acquisti l'area e la ceda al Comune a condizione che non si costruisca: un sogno che s'infrangerà contro la triste realtà dei distruttori del patrimonio storico, culturale e paesaggistico più pregiato.

Tiziano

 

 

Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
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12 gennaio 2017 4 12 /01 /gennaio /2017 16:54

Sopralluogo 12 gennaio 2017

 

Ricorso Variante PP Villa Argentina - presa di posizione

 

I ricorrenti presenti oggi – anche a nome di Claudia Crivelli Barella, Romano Mastrobattista e Flavio Medici, impossibilitati a partecipare al sopralluogo – si confermano nelle richieste contenute nei punti II.c da 1 a 5 Articoli delle NAPR contestati, II.d Perimetro di rispetto, II.e Mezzi di prova e III. Conclusioni del ricorso nonché della replica.

 

Ribadiamo la richiesta che il Cantone intervenga sulla base dell’art. 20 della LBC e 29, 102 e 105 e segg. della LST affinché modifichi tutti quei contenuti presenti nella variante pianificatoria che minacciano gli eccezionali valori culturali e paesaggistici presenti nel comparto del PP, in particolare:

- della Villa Argentina riconosciuta non solo dal Cantone (bene culturale di interesse cantonale) ma anche dalla Confederazione (bene culturale d’importanza nazionale);

- così come di tutto il parco storico di pertinenza della villa stessa (circa 46'000 mq), che si compone di un giardino ornamentale e di diletto, nella parte pianeggiante attorniante la villa (oggi bene culturale d’interesse cantonale minacciato dall'art. 7 cpv. 3 delle norme d’attuazione proposte), e di una parte collinare e pianeggiante retrostante, agricola, dove furono inserite le strutture architettonico-scenografiche. Villa Argentina e il suo parco costituiscono una creazione architettonica, artistica e paesaggistica inscindibile e unica, che si inserisce nella tradizione plurisecolare dell'architettura di villa, iniziata con le dimore rinascimentali italiane. Questa unicità e questo pregio eccezionale sono stati riconosciuti dagli esperti svizzeri e internazionali.

 

In effetti, gli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici della sezione svizzera dell’ICOMOS hanno redatto il parere del 30 marzo 2016, trasmesso al Dipartimento del territorio in data 18 aprile 2016, che invita a tutelare tutta l’area del parco storico; alla medesima conclusione sono giunti gli esperti del Comité scientifique international ICOMOS-IFLA des paysages culturels tra i quali i professori Luigi Zangheri e Michel Racine.

Queste richieste coincidono con quelle di 2'870 cittadini che hanno sottoscritto la petizione "Un magnifico Parco per il magnifico Borgo" nel 2009 e con quelle di 140 cittadini che hanno inoltrato osservazioni durante la procedura di pubblicazione della variante pianificatoria.

 

Infine, la variante non soddisfa le principali richieste contenute nell’esame preliminare del Dipartimento del territorio del 25 ottobre 2012, in particolare per quanto attiene al programma di sviluppo dell’Accademia (o del campus universitario).

 

Tiziano Fontana, dr. med. Sergio Arma, Giampaolo Baragiola, Eugenio Zippilli

Sopralluogo di oggi per il ricorso sulla varianteSopralluogo di oggi per il ricorso sulla variante
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2 dicembre 2016 5 02 /12 /dicembre /2016 22:54

Tita Carloni è mancato il 24 novembre 2012 e manca a tante persone che hanno combattuto e combattono per il patrimonio storico-architettonico e naturalistico.

Sul Parco di Villa Argentina abbiamo pubblicato molto ma questo articolo di Tita Carloni, scoperto in questi giorni, è una vera perla.

Vi è un'analisi del rapporto uomo e natura e dell'odierna architettura.

E una valutazione del fuori scala e inopportuno edificio dell'Accademia di architettura inserito in parte anche nel Parco di Villa Argentina.

Tiziano

 

di Tita Carloni

A Mendrisio, presso la scuola del Canavee vive un riccio molto tenero e domestico. Tutte le sere, tra le dieci e mezzo e le undici, puntualissimo, viene a mangiare sotto il balcone della Signora M. che gli dà cereali, biscottini e, una volta la settimana, latte. Sarebbe però meglio dire che sopravvive, unico superstite di una banda che aveva il suo areale terragno da quelle parti insieme con un’altra banda di scoiattoli che, viceversa, se la spassava sulle piante (oggi scomparse) e sulle matasse di edera che ricoprivano antichi muri di cinta. Di tutti quanti è rimasto soltanto il riccio che per recarsi dalla sua ignota tana alla cena quotidiana deve compiere un percorso tortuoso e irto di ostacoli, nascondendosi in una siepe in caso di allarme, attraversando un nuovo grande piazzale di posteggio che a lui deve apparire come una specie di nero e pericolosissimo deserto, scalando faticosamente in salita e in discesa muriccioli e gradini di cemento. Insomma un’impresa ardua, una lotta continua contro i manufatti che gli uomini hanno eretto per loro comodità, dimenticando che non sono i soli a vivere su questo mondo, e togliendo sempre più spazio ai loro consorti animali (consorte viene dal latino e vuol dire «che partecipa alla stessa sorte»).

Ma torniamo al Canavee.

Questi eventi dell’infimo mondo dei ricci sono successi dopo che sui cosiddetti terreni Vanzetta (un avventuriero di passaggio che aveva comprato per speculazione i bei giardini di alcune vecchie proprietà) è sorto un grosso edificio accademico sul cui elegante disegno non si discute ma che quanto a rapporti col territorio, come si dice, non mi pare che eccella.

Intanto il colore: le mattonelle nere di facciata, ottime nella Ruhr, non sono certo in simpatia con la luce mite ed i colori terrosi del Mendrisiotto. E poi il clima: le finestre metalliche a filo di facciata, girevoli su un perno e senza la minima protezione solare, in questi giorni di caldo africano erano una vera consolazione. Sottogronde per le rondini, zero. Fronde ombrose, zero. Per contro spianate di cemento ampie e perfette, posteggi tanti e inesorabili.

L’ultimo riccio superstite (gli altri sono stati schiacciati o sono morti di fame e di sete come i loro amici scoiattoli) appare sempre più, nelle sue notturne peregrinazioni, come un naufrago eroico e disperato. Fin che resisterà.

Se qualcuno mi dovesse accusare di essere soltanto un minuzioso e meditabondo amico degli animali risponderei subito: attenzione, perché gli animali sono tra i primi indicatori della salute di un territorio. Se muoiono loro è sicuramente un brutto segno anche per noi. Presto o tardi non ci scapperemo. Meglio quindi pensarci per tempo, prima di fare la stessa fine.

tratto da AREA, del 5 luglio 2002

Il riccio di Canavee, di Tita Carloni
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2 dicembre 2016 5 02 /12 /dicembre /2016 16:44
Sul Parco di Villa Argentina abbiamo pubblicato molto ma questo articolo di Tita Carloni, scoperto da poco, è una vera perla.
Vi è un'analisi del rapporto uomo e natura e dell'odierna architettura.
E una valutazione del fuori scala e inopportuno edificio dell'Accademia di architettura inserito in parte anche nel Parco di Villa Argentina.
Tiziano
 
di Tita Carloni
A Mendrisio, presso la scuola del Canavee vive un riccio molto tenero e domestico. Tutte le sere, tra le dieci e mezzo e le undici, puntualissimo, viene a mangiare sotto il balcone della Signora M. che gli dà cereali, biscottini e, una volta la settimana, latte. Sarebbe però meglio dire che sopravvive, unico superstite di una banda che aveva il suo areale terragno da quelle parti insieme con un’altra banda di scoiattoli che, viceversa, se la spassava sulle piante (oggi scomparse) e sulle matasse di edera che ricoprivano antichi muri di cinta. Di tutti quanti è rimasto soltanto il riccio che per recarsi dalla sua ignota tana alla cena quotidiana deve compiere un percorso tortuoso e irto di ostacoli, nascondendosi in una siepe in caso di allarme, attraversando un nuovo grande piazzale di posteggio che a lui deve apparire come una specie di nero e pericolosissimo deserto, scalando faticosamente in salita e in discesa muriccioli e gradini di cemento. Insomma un’impresa ardua, una lotta continua contro i manufatti che gli uomini hanno eretto per loro comodità, dimenticando che non sono i soli a vivere su questo mondo, e togliendo sempre più spazio ai loro consorti animali (consorte viene dal latino e vuol dire «che partecipa alla stessa sorte»).
Ma torniamo al Canavee.
Questi eventi dell’infimo mondo dei ricci sono successi dopo che sui cosiddetti terreni Vanzetta (un avventuriero di passaggio che aveva comprato per speculazione i bei giardini di alcune vecchie proprietà) è sorto un grosso edificio accademico sul cui elegante disegno non si discute ma che quanto a rapporti col territorio, come si dice, non mi pare che eccella.
Intanto il colore: le mattonelle nere di facciata, ottime nella Ruhr, non sono certo in simpatia con la luce mite ed i colori terrosi del Mendrisiotto. E poi il clima: le finestre metalliche a filo di facciata, girevoli su un perno e senza la minima protezione solare, in questi giorni di caldo africano erano una vera consolazione. Sottogronde per le rondini, zero. Fronde ombrose, zero. Per contro spianate di cemento ampie e perfette, posteggi tanti e inesorabili.
L’ultimo riccio superstite (gli altri sono stati schiacciati o sono morti di fame e di sete come i loro amici scoiattoli) appare sempre più, nelle sue notturne peregrinazioni, come un naufrago eroico e disperato. Fin che resisterà.
Se qualcuno mi dovesse accusare di essere soltanto un minuzioso e meditabondo amico degli animali risponderei subito: attenzione, perché gli animali sono tra i primi indicatori della salute di un territorio. Se muoiono loro è sicuramente un brutto segno anche per noi. Presto o tardi non ci scapperemo. Meglio quindi pensarci per tempo, prima di fare la stessa fine.
tratto da AREA, del 5 luglio 2002
   
Il riccio di Canavee (Tita Carloni)
Il riccio di Canavee (Tita Carloni)
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2 dicembre 2016 5 02 /12 /dicembre /2016 16:37
Per ricordare Tita Carloni, che ho conosciuto grazie all'avventura della lotta in difesa del magnifico Parco di Villa Argentina, a quattro anni dalla scomparsa (24 novembre 2012) pubblico l'ultimo suo articolo scritto su Area.
Descrive uno spaccato del Ticino odierno, purtroppo imperante.

Tiziano

 

Cavoli, che parole difficili, anche soltanto da pronunciare!
Sono circolate nel convegno su La nuova Lugano che si è tenuto il 21 novembre all'Usi, sotto la bacchetta del direttore d'orchestra Giorgio Giudici; esecutori e solisti l'urbanista, già direttore dell'Accademia di Mendrisio, Josep Acebillo, l'economista milanese Roberto Camagni, e l'antropologo Franco La Cecla.
Leggendo i resoconti mi è tornato alla mente un piccolo episodio di molti, molti anni fa. Un impresario luganese aveva fatto elaborare ad un comune amico architetto i progetti per un grande complesso edilizio. Una sera vennero presentati ad un ricco investitore, nella speranza che potesse finanziare l'opera. Durante il rinfresco che seguì l'architetto, piuttosto schivo di natura, se la stava svignando alla chetichella. L'impresario lo rincorse, lo prese per un braccio e gli sussurrò in un orecchio : «Non scappare, perdìo, vieni e cerca di dire al Signor G. che non sei un comunista, vedrai come sarà contento!».
Ma quale sarebbe l'analogia col convegno sulla Nuova Lugano? Secondo me questa: un invisibile diavoletto opportunista deve aver preso per un braccio l'Acebillo, il Rico Maggi, il Camagni ed il La Cecla e deve avergli detto in un orecchio: «Ditegli (al Giudici), mi raccomando, che Lugano è una micro-metropoli, un esempio pionieristico per l'Europa, la potente dinamo del Cantone Ticino… vedrete come sarà contento!». E quelli, giù con le iperboli, soprattutto in inglese: Dall'exhibition centre, agli University Campus 1 e 2, al cultural-centre, all'intermodal-hub, al lido-park, lungo un asse scintillante che va dal carcere e dal canile della Stampa alla villa blindata del Mantegazza a Figino, con l'Uomo rimesso al centro, soprattutto tra le 17 di sera e le 7 del mattino (La Cecla) e nell'ambito del più generale «neo-metropolitanismo discontinuo» (Acebillo) che segnerà il futuro della Nuova Lugano.
Stando alla cronaca recente sembra però che il futuro della città sarà segnato più che altro dalla costruzione di alcuni banali condomini sull'ultimo terreno rimasto libero a Gandria (progettista il sindaco Giudici), dal riempimento ad oltranza dei pochi interstizi che rimangono sui pendii cementificati di Ruvigliana e di Aldesago, dalla moltiplicazione in centro di forme di sincope architettonica come la recente ristrutturazione della cosiddetta Ca' d'oro in Piazza Dante, dall'inarrestabile rosicchiamento del verde urbano, con l'applicazione invariata dei vecchi piani regolatori dei comuni aggregati che non hanno subito, sinora, nessuna forma di correzione e di coordinamento. Il tutto in un clima di dilagante populismo che trova le sue espressioni naturali nel "Me ne frego" del sindaco e nella posizione irrituale e intimidatoria del municipale Bignasca direttamente dietro le spalle del capogruppo Ps Martino Rossi mentre stava svolgendo in Consiglio comunale il suo intervento critico sui conti del comune.

Molte altre cose urgerebbero nella testa e nella penna ma ormai lo spazio a disposizione è finito. Questo è l'ultimo articolo che scrivo per area. Ne ho scritti una novantina, dall'autunno del 1999 fino ad ora. Tutto era cominciato con un invito di Daniele Fontana: duemilacinquecento battute al massimo, spazi compresi; tema libero purchè si trattasse del territorio; un articoletto ogni tre, quattro settimane.
È stato un bell'esercizio, supportato da alcuni vecchi consigli di Giovanni Orelli: un'idea sola per volta, togliere alla fine il più possibile di aggettivi, avverbi, ripetizioni; scrivere col vocabolario alla mano; operare più "per levare che per aggiungere"…
Ed ora, cara area addio, i compiti sono finiti. Con tante grazie alle lettrici ed ai lettori di questi ultimi dieci anni.

(28.11.2008)

  
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9 novembre 2016 3 09 /11 /novembre /2016 22:19

La costruzione della nuova rotonda, a poche decine di metri dalla chiesa di San Martino bene culturale d'interesse cantonale.

Ennesimo scempio territoriale e spreco di denaro pubblico voluto dalla partitocrazia.

a quando il trasloco della chiesa - che non "rende" ma intralcia solamente la zona industriale - al "museo" del Ballenberg?

Rotonda zona San Martino Rotonda zona San Martino
Rotonda zona San Martino
Rotonda zona San Martino Rotonda zona San Martino
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parcodivillaargentina.over-blog.it - in Considerazioni generali
5 novembre 2016 6 05 /11 /novembre /2016 22:35

Mendrisio, 4 ottobre 2016

INTERROGAZIONE

Alberi e cancelli sedime ex-OBV, bene culturale a livello cantonale

Signor Sindaco, signori Municipali,

il nostro gruppo sostiene da sempre che, se vi è la comprovata attestazione della necessità di procedere al taglio di alberi monumentali o di altro genere per motivi di sicurezza, si debba agire in tal senso, procedendo però alla loro sostituzione con alberi della medesima specie o con una specie idonea al luogo dove devono essere messi a dimora.

L’anno scorso avete autorizzato l’Accademia di architettura a tagliare i due cedri che sorgevano dietro la chiesa dei Cappuccini invocando motivi di sicurezza legata al cantiere per il teatro dell’Architettura, malgrado la perizia giudicasse che si trattava di alberi con ancora diversi anni di vita e attestasse uno stato di salute non così critico come ventilato ufficialmente.

Nella medesima area dell’OBV sorge un albero secolare, ritratto nella fotografia allegata, risalente a metà settembre: è situato all’entrata dell’autosilo dell’Ospedale della Beata Vergine, fondo 1158. Come si vede dall’immagine i rami sono (quasi) completamente secchi. Il lento ma costante deperimento iniziato in seguito al taglio di radici causato dalla costruzione dell’autosilo del nuovo Ospedale sembra avere compromesso completamente lo stato di salute del cedro, nonostante il Municipio si sia prodigato negli anni passati con potature mirate e vari interventi. Vista la situazione sembra che questo albero monumentale possa costituire un serio pericolo per abitazioni e persone, in caso di forte vento o di eventi climatici estremi. Inoltre, nelle aiuole che si trovano davanti all’ex OBV sono venuti meno nel recente passato alcuni alberi maestosi.

L’impoverimento botanico dell’area e l’eliminazione dei cancelli ottocenteschi hanno lasciato un vuoto e un senso di precarietà e di incompletezza, rispetto alla perfetta sistemazione originale, in contrasto con la monumentale bellezza dell’edificio ottocentesco.

Fatte queste considerazioni, chiediamo al lodevole Municipio:

1. Non ritenete opportuno procedere in accordo con il proprietario del fondo alla rimozione dell’albero malato sito all’entrata dell’autosilo e alla sua sostituzione, così come alla sostituzione degli altri alberi un tempo presenti nelle aiuole davanti all’ex-OBV con specie di pari valore paesaggistico?

2. L’Esecutivo comunale è a conoscenza del luogo dove sono stati portati i cancelli dell’inferriata che circonda parzialmente l’ex-OBV? Non ritenete che facendo parte di un’area di pregio culturale ed essendo elemento di decoro essenziale nel progetto dell’arch. Fontana debbano essere riportati in loco?

Ringraziando per l'attenzione porgiamo distinti saluti.

Tiziano Fontana, capogruppo i Verdi

Claudia Crivelli Barella, CC i Verdi

Daniela Carrara, CC i Verdi

Andrea Stephani, CC i Verdi

Alberi secolari e qualità di vitaAlberi secolari e qualità di vita
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4 ottobre 2016 2 04 /10 /ottobre /2016 22:31

Pubblico l'interrogazione inoltrata dopo aver constatato una nuova oscenità paesaggistica a Mendrisio.

Tiziano

7 settembre 2016

INTERROGAZIONE

Tinteggiatura degli edifici e impatto paesaggistico

Signori Sindaco e Municipali,

recentemente è stata tinteggiata la palazzina edificata di fronte all'autosilo di via Zorzi nel "quartiere" di Mendrisio, riprodotta nella fotografia allegata; il colore scelto lascia perplessi numerosi abitanti di Mendrisio: è un pugno nell'occhio in sé, aggravato dalla mole dell'edificio.

Perplessità aveva suscitato anche la tinteggiatura di un nuovo edificio in via Lavizzari, a qualche decina di metri dal cuore del centro storico di Mendrisio. Medesimo discorso può essere fatto per diversi edifici monofamiliari – fortunatamente di dimensioni ridotte rispetto alle palazzine in questione – in altri "quartieri", come Rancate, Salorino ecc.

Il regolamento della Legge edilizia – art. 6 cpv 11 – prescrive che sia notificato al Municipio il «tinteggio di edifici e impianti». Nel caso dei nuclei storici solitamente vi è una restrizione nella scelta della gamma cromatica e del tipo di pittura, non così per il resto della zona edificabile, dove dovrebbe comunque esservi un limite alla "libertà" di scelta cromatica fatta dai singoli cittadini visto l'impatto paesaggistico che tali scelte hanno. Infatti, il paesaggio è definito bene comune dalla legge sullo sviluppo territoriale (Lst) che prescrive che «il paesaggio cantonale va rispettato, tutelato e valorizzato, garantendone in particolare la varietà, la qualità e il carattere» e che, in particolare, «i Comuni applicano, per il resto, il principio dell’inserimento ordinato e armonioso nell’esame delle autorizzazioni a costruire che riguardano la zona edificabile; essi possono richiedere il parere del Cantone».

L'inserimento armonioso dovrebbe riguardare non solo volumi e forme ma anche la tinteggiatura. Fatte queste premesse chiedo:

1. Nel caso specifico della palazzina in questione: - è stato sottoposto preventivamente un campione della tinteggiatura al Municipio? - in caso affermativo vi è stata una valutazione da parte dell'Ufficio tecnico comunale? - nel caso sia stata fatta la valutazione, quali sono le motivazioni a fondamento dell'autorizzazione a usare quel colore?

2. In generale: - quali sono i criteri usati per valutare la scelta cromatica contenuta in una notifica di tinteggiatura di un edificio? - quale è la possibilità di intervento del Municipio nel caso di una scelta cromatica di un privato ritenuta non consona dall'autorità? - è concepibile estendere le limitazioni, o parte di esse, applicate ai nuclei storici in materia di scelta cromatica e di tipo di tinteggiatura anche al resto della zona edificabile?

Con i migliori saluti.

Tiziano Fontana, capogruppo i Verdi

Tinteggiature e imbruttimento del paesaggio
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