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24 settembre 2016 6 24 /09 /settembre /2016 23:20

Arrivederci Libereso, uomo buono, giusto e generoso.

È defunto ieri sera a 91 anni: botanico di fama internazionale, giardiniere, naturalista, scrittore, disegnatore, autore di numerosi articoli e saggi dedicati alla natura ed alle piante. Nato a Bordighera nel 1925 e conosciuto come Libereso, nome scelto dal padre anarchico tolstoiano e studioso di esperanto, che vuol dire “libertà”. A quindici anni, grazie ad una borsa di studio, è stato chiamato dal professor Mario Calvino a lavorare presso la stazione sperimentale di Floricoltura di Sanremo, dove ha conosciuto Italo, di cui è diventato amico e con cui ha vissuto insieme per dieci anni. Dopo aver diretto una grande azienda floricola del sud Italia, si è trasferito in Inghilterra dove è diventato capo giardiniere del giardino botanico Myddleton House e ricercatore dell’Università di Londra. È stato protagonista di diversi racconti di Italo Calvino, d’innumerevoli interviste televisive, radiofoniche e sulla carta stampata, di documentari e di alcuni cortometraggi.

Pubblico l'intervista che gli feci nel suo giardino, a San Remo, nel luglio del 2014.

Intervista a Libereso Guglielmi (apparsa su Il nostro Paese, no. 326 / 2016)

Diverse associazioni svizzere hanno proclamato il 2016 «anno del giardino – spazio per incontri» che sarà celebrato in tutto il nostro Paese con svariate manifestazioni. La Società ticinese per l'arte e la natura ha previsto di organizzare, in collaborazione con la Federazione svizzera degli architetti del paesaggio - Gruppo Regionale Svizzera Centrale/Ticino, tre visite guidate per conoscere meglio alcuni parchi storici dei nostri centri urbani e una conferenza con una delle personalità più importanti a livello internazionale in materia di storia e restauro dei giardini storici. Il tema dei giardini e dei parchi si inserisce in un orizzonte culturale vastissimo, che coinvolge la storia delle civiltà e delle religioni, la storia dell'arte, la botanica, l'antropologia, l'architettura, la pittura, ecc. e trae la sua origine dal rapporto che l'uomo ha sviluppato con la natura e la Terra nel corso dei millenni.

Proprio a questi temi rimanda un libro che raccoglie la conversazione avvenuta tra il paesaggista e botanico Ippolito Pizzetti e un esperto di fiori, piante e giardini, il botanico Libereso Guglielmi: due naturalisti straordinari per personalità, cultura ed esperienze.

Ci siamo recati a San Remo per conoscere Libereso e l'abbiamo intervistato nel giardino della sua casa, un piccolo paradiso vegetale, una sorta di moderno hortus conclusus, che sopravvive circondato da strade e palazzi speculativi.

In Liguria la cementificazione sconsiderata del territorio (dall'entroterra alle coste) prosegue a un ritmo sostenuto, parallelamente all'abbandono della campagna e alla rovina dei terrazzamenti e dei muri in sasso che sostenevano le coltivazioni diffuse sui versanti collinari e montani: gli smottamenti e le frane che ne derivano, legati anche a un clima che si sta modificando, arrecano danni ingentissimi in vite e beni materiali. Come dicono Salvatore Settis, Carlo Petrini, Ermanno Olmi e molti altri gli enti pubblici dovrebbero cessare di spendere somme elevate per le "Grandi Opere" (che spesso sono al centro di pratiche illegali, tangenti e finanziamenti illeciti ai partiti e ai politici) e destinarli a interventi mirati e minuti sul territorio, a favore dell'agricoltura di montagna e di collina. Il Ticino sembra una copia di questa triste realtà; i parallelismi sono molti.

Le parole di Libereso sono una testimonianza ricca di insegnamenti, anche attraverso il ricordo delle persone che hanno insegnato a lui.

Libereso

1. Sei conosciuto per essere stato il "giardiniere del prof. Mario Calvino" (1875-1951, padre dello scrittore Italo), uno dei maggiori agronomi e botanici italiani; in realtà la tua funzione non era propriamente quella di semplice giardiniere: puoi spiegare come lo conoscesti e che funzione hai svolto alle sue dipendenze?

Nel 1940, a quindici anni, ho ottenuto una borsa di studio in giardinaggio grazie al prof. Mario Calvino, agronomo e botanico di fama mondiale, e ho lavorato per una decina di anni presso la Stazione sperimentale di floricoltura diretta proprio da Calvino. La Stazione aveva sede a San Remo, nella Villa Meridiana di proprietà del prof. Calvino e di sua moglie Eva Mameli . In realtà nella stazione non si svolgevano solo ricerche sui fiori ma si acclimatavano le piante tropicali. Per esempio il Camelaucium uncinatum originario dell'Australia, la Carissa grandiflora originaria del Natal, la Casimiroa edulis originaria del Messico, la Persea drynifolia (avocado) proveniente dal Messico ecc. Il professore introdusse anche collezioni di pompelmi rosa – che oggi importiamo dall'estero, invece di produrli noi! – e di avocado poiché ne elogiava le proprietà nutritive.

2. Parlaci di Mario Calvino …

Era un uomo severo e rigoroso ma anche paziente e molto disponibile a insegnare: aveva una generosità straordinaria e condivideva le sue conoscenze. Mi faceva fare esperimenti sotto il suo vigile controllo e non risparmiava giudizi critici. Da lui ho imparato che se l'uomo vuole fare qualcosa anche in una situazione particolarmente avversa vi riuscirà, ma solo se saprà studiare, osservare la realtà, sperimentare, scoprendo la parte debole e facile che vi è sempre in ogni situazione. Il valore dell'uomo è scoprire nel difficile il facile. Egli aveva viaggiato moltissimo e aveva vissuto per molti anni in Messico e a Cuba (dove nacque Italo) studiandone la vegetazione locale che, in seguito, aveva portato in Italia per acclimatarla. Era uno studioso che amava la sperimentazione pratica. Introdusse centinaia di specie vegetali che erano perfettamente adatte al clima della Liguria e dell'Italia, cercando di diffonderne la coltivazione, per migliorare l'alimentazione e le condizioni economiche della popolazione. Il suo forte impegno sociale è stato anche un insegnamento per tutti coloro che l'hanno conosciuto. Molte piante tropicali che oggi abbiamo in Italia sono legate alla ricerca e alla divulgazione di Mario Calvino e di sua moglie, ma i più lo ignorano e le autorità non fanno nulla per perpetuarne il ricordo. Nella stazione facevamo piante da semi che si distribuivano ai visitatori e che erano regalate dal prof. Calvino così da poterle diffondere il più possibile sul territorio. Oggi di quelle centinaia di piante e di tante altre commestibili non si ricorda più nessuno e ci si limita a qualche decina: è un'involuzione di conoscenza e di pensiero. Egli è stato una sorta di secondo padre per me, così come io sono stato un figlio per lui visti i miei interessi (mentre i suoi due figli, Italo e Floriano, non erano attirati dalla botanica). È stata una scuola di vita e professionale bellissima.

3. Che rapporti avevi coi suoi figli, con lo scrittore Italo.

Coi suoi figli ho avuto rapporti di amicizia; Italo si aggirava per il giardino di Villa Meridiana con un quaderno e annotava tutto: era un grande osservatore. Mi ha ritratto in uno dei suoi primi racconti, «Un pomeriggio, Adamo». Durante la guerra giunsero a Villa Meridiana soldati nazisti alla ricerca di Italo, che era partigiano: presero Eva e Mario Calvino e per due volte eseguirono una finta fucilazione, per costringerli a rivelare il nascondiglio del figlio.

4. Hai proposto di creare un parco botanico per raccogliere le piante acclimatate da Mario Calvino e per perpetuarne le sue scoperte e anche la memoria di quello straordinario studioso.

Mi proponevo di dimostrare che la Liguria possiede qualcosa di unico, il suo clima subtropicale, adatto a piante da frutta di altri continenti, come dimostrò il prof. Calvino. Hanno rigettato la mia proposta. Così si è persa completamente la memoria storica di quanto svolto da Mario Calvino. Quando morì sua moglie, Eva Mameli Calvino, nel 1978, Villa Meridiana fu offerta dai figli alla città di San Remo per una cifra modesta ma il Comune non la volle acquistare. I figli la vendettero e così fu abbattuta e il suo parco-stazione sperimentale lottizzato e cementificato. Medesima sorte toccò ad altre proprietà terriere della famiglia Calvino dove il professore aveva le sue coltivazioni sperimentali. Tutto distrutto. Italo Calvino parla della villa nel suo racconto «La speculazione edilizia»: avrebbe potuto salvarla se avesse voluto … L'archivio di famiglia costituito da moltissimi documenti (libri, riviste, opuscoli, lettere, diari di lavoro, manoscritti e fotografie) fu donato alla Biblioteca civica di Sanremo: almeno quello è stato salvato. La mancanza di amore per la nostra terra e i suoi abitanti dimostrata in quell'occasione è la stessa che ha provocato la perdita di molti luoghi e memorie storiche in tutta la Liguria. Per avere cosa?

5. Nel bellissimo libro «Libereso, il giardiniere di Calvino», che raccoglie l'intervista che il paesaggista Ippolito Pizzetti ti ha fatto nel 1998, menzioni persone che ti hanno particolarmente e positivamente segnato nella tua vita, quattro maestri di vita: tuo papà, Mario Calvino, Baci di Rebissi, e un professore inglese; puoi parlaci di tuo padre?

Hai citato persone che avevano valori, li vivevano e li insegnavano agli altri, come facevano con le conoscenze acquisite negli anni. Per questo sono stati maestri di vita. Ognuno di noi è fortunato se nel corso della sua esistenza incontra persone di valore perché può attingervi ideali e insegnamenti. Mio padre aveva studiato in un collegio di gesuiti e vedendone le incoerenze era diventato anticlericale. Era un anarchico tolstoiano e credeva in una comunità libera di uomini liberi e nella pace. Era un vegetariano naturista e riteneva che l'alimentazione sia di estrema importanza per la salute umana e che la vita è strettamente dipendente dal sole, dall'acqua, dall'aria, dalla terra. Anch'io sono vegetariano; mio padre e Mario Calvino mi hanno insegnato le proprietà delle piante selvatiche commestibili. Mi ha avvicinato alla natura. Era originario di Perinaldo – un paesino dell'entroterra ligure – e aveva un legame profondo con la terra, una vicinanza. Se sei vicino alla Madre terra la tua vita sarà ricca quanto realmente conta, non di soldi. Amava insegnare e diffondere il sapere. Ho imparato da lui che se conosci qualcosa che altri ignorano gliela si deve spiegare: se ho scoperto qualcosa è giusto che metto a disposizione degli altri questa mia conoscenza, liberamente.

6. Proprio il contrario di quanto avviene oggi, in cui si monetarizza tutto e si tramuta tutto in merce e in brevetto, come fanno le multinazionali saccheggiando i saperi tradizionali.

Siamo troppo "stromboli". Anche il prof. Mario Calvino insegnava gratuitamente perché amava diffondere il sapere e le conoscenze che aveva acquisito in anni di studio; ma questo gesto generoso non sempre era compreso. Oggi il suo lascito scientifico è andato disperso e ben pochi si ricordano di lui e dei suoi studi. Se avesse fatto pagare le sue lezioni forse lo avrebbero preso maggiormente in considerazione: un'assurdità.

7. Nel dialogo con Pizzetti accenni anche a un altro maestro, Baci di Rebissi: chi era?

Era un contadino che viveva un po' come un eremita in una casupola dell'entroterra e noi ragazzi si andava a rubare la sua frutta, qualche volta. Era una brava persona, amava parlare della sua terra e ci insegnava tante cose sulle piante spontanee e le loro qualità nutrizionali e curative, sull'agricoltura e sulla natura. La trasmissione del suo sapere, acquisito nel corso della sua vita, è stata preziosa; grazie ai suoi insegnamenti mi ha fatto venire voglia di approfondire la conoscenza di queste piante. Con la trasformazione del territorio e la distruzione delle spiagge con dune e fiori selvatici o delle colline coltivate con uliveti e castagneti sono scomparse specie vegetali e animali che popolavano questi luoghi. Oggi non sembra quasi immaginabile il paesaggio che vi era fino a metà Novecento; sola testimonianza sono le fotografie che risalgono a quel periodo. Pensa che tutto attorno a San Remo le colline erano coperte da ulivi e da alberi di limoni, mandarini e arance (questi ultimi due furono introdotti dopo il 1850)! La produzione era abbondantissima. Il clima e il concime naturale – non quello chimico di oggi che indebolisce e fa ammalare le piante – permettevano di avere raccolti in grande quantità. I concimi chimici hanno distrutto la microflora e da qui le malattie: bisogna abbandonarli. Nella nostra regione vi erano ville e giardini creati nell'Ottocento e all'inizio del Novecento da ricchi italiani e stranieri – soprattutto inglesi – che abbellivano e rendevano signorili molte cittadine della costa; si trattava di persone e famiglie che spesso fornivano aiuti finanziari, visto che lo Stato ne era privo, per costruire scuole, ospedali ecc., come gli Hanbury a Ventimiglia. Oggi, il dramma non risiede solo nella distruzione del territorio e nella scomparsa delle specie viventi ma anche nell'interruzione del passaggio da una generazione all'altra delle conoscenze e delle tradizioni.

8. A proposito della trasmissione del sapere … da decenni dedichi tempo e passione ai bambini: sei invitato nelle scuole di tutt'Italia per condividere le tue conoscenze botaniche e le tue esperienze …

Bisogna lasciare i bambini liberi di sviluppare la loro personalità e la loro creatività, dando loro un punto di appoggio e permettendo loro di aprire orizzonti ampi sulla vita: li devi avvicinare alla natura tramite l'esperienza diretta, insegnando loro le somiglianze e le associazioni che esistono nella vita. Le scuole dovrebbero dotarsi di giardini di piante commestibili che i bambini coltiverebbero aiutati da adulti: bisognerebbe insegnare loro non solo a coltivare ortaggi ma anche a riconoscere le erbe spontanee che hanno valori nutritivi ben superiori a quelle coltivate. Bisognerebbe creare, come nei conventi medievali, gli orti dei semplici, vale a dire di erbe con proprietà medicinali: l'ortica, l'equiseto ecc. con le etichette con il nome, il valore alimentare e quello medicinale. Bisogna ritornare alle conoscenze della civiltà contadina, una necessità nel mondo odierno; capire che la natura è una madre che offre moltissimo. Ristabilire il legame tra uomo e natura: è questo che dobbiamo insegnare ai bambini. Nella Provincia di Genova hanno messo in rete diverse scuole i cui allievi coltivano orti: sono iniziative importanti. Ai bambini piace l'avventura; in un parco, in un giardino o, ancora meglio, in un prato selvatico gli fai scoprire l'erba medicinale, quella da mangiare, la relazione tra piante e animali o tra animali stessi o tra il mondo naturale e quello costruito dall'uomo: scoprono un mondo ignoto e ne sono affascinati. Oggi, invece, si tende a limitare i bambini, privandoli della loro libertà, costringendoli a fare cose che non amano, facendoli crescere coi paraocchi.

9. Quanto dici in merito alle associazioni e alle somiglianze che insegni mi riporta alle lezioni liceali di biologia: il professore riuscì a catturare il mio interesse proprio mostrando la connessione esistente nel mondo e il legame tra tutti gli elementi: mi venne voglia di studiare a fondo quel tema.

Non si deve mai smettere di studiare, mai. Approfondire la conoscenza è necessario. Solo gli ignoranti pensano di sapere tutto. Una cosa importante: ai bambini bisogna insegnare anche col disegno – non conosco bambini ai quali non piace – e a disegnare … è importantissimo.

10. Nel tuo periodo inglese hai incontrato il prof. Fairbear e hai fatto l'esperienza dell'amore degli inglesi per i giardini …

Il professore di farmacognosia Fairbear è stato un altro maestro di vita, era umano e dispensava le sue conoscenze con partecipazione. Una persona che ha valori e li insegna: è questa la caratteristica che rende umani. Oggi ci sono troppi che trattano il prossimo come fosse un limone: cercano di levargli quello che sa, spremendolo; per loro sei un limone da spremere e poi buttare. Il prof. Fairbear era l'esatto contrario. Durante il periodo inglese sono stato capo-giardiniere al giardino botanico Myddelton House dell'Università di Londra e ricercatore presso la facoltà di farmacologia della medesima Università: è stato un bel periodo. In merito ai giardini in effetti un tempo era così: gli inglesi erano orgogliosi di avere e coltivare i giardini e, soprattutto, di viverli; i giardini erano la loro casa. Vi era la tradizione del giardino diffusa in ogni ceto sociale. A loro interessava vivere il e nel giardino. Oggi si sta perdendo questa tradizione perché i giovani sentono molto meno questo amore, hanno perso questo orgoglio, preferiscono viaggiare molto di più e non dedicare una cura costante ai giardini come facevano le generazioni passate.

11. Che ruolo hanno avuto i giardini nella tua vita e possono avere nella vita di tutti?

Il giardino dovrebbe fare parte della cultura dell'uomo, è da tempo immemorabile che è testimonianza del rapporto esistente tra uomo e natura. Tutte le civiltà hanno creato giardini. Chi non ha cultura non può capirlo.

Chi possiede un giardino sa che esso è molto di più di un pezzo di terra: è una parte di te stesso che trasformi a tua volontà; in questo senso il giardino ti obbliga anche a cercare la tua personalità e la tua creatività, a svilupparle e realizzarle. Dal confronto tra la personalità del giardiniere e le esigenze del luogo e degli esseri viventi che compongono il giardino, le piante e i fiori, nasce una creazione unica. I principi che una persona possiede e vive li trasmette nel giardino. Vedi attorno a me il giardino che ho creato raccogliendo piante da tutto il mondo e in particolare quelle datemi da Mario Calvino.

Accanto a questo giardino fisico c'è anche il giardino dei pensieri, che ho creato (e che ognuno dovrebbe creare e molti creano); quando sono stanco di ciò che mi circonda di brutto, distruttivo o violento guardo in questo giardino e faccio mio un pensiero che mi piace. Come nella natura dove dobbiamo cercare i principi della vita.

Invito alla lettura

Libereso Guglielmi e Ippolito Pizzetti, Libereso, il giardiniere di Calvino, Muzzio, 2009 e ripubblicato da Orme Editori, 2013.

È un libro che conquista per la personalità dei due protagonisti, l'intervistatore, il paesaggista e creatore di giaridni Ippolito Pizzetti e l'intervistato, il botanico Libereso Guglielmi.

Due persone fuori dal comune che danno luogo più che a un'intervista a una conversazione ricchissima di esperienze uniche, a lezioni di botanica, di cultura, di profondo rispetto per la natura e la biodiversità, di riflessioni sulla vita.

Libereso – nome che in esperanto vuole dire uomo libero – ha una profonda conoscenza degli equilibri naturali e una venerazione per la Terra che considera l'unico paradiso, al quale l'uomo deve dedicarsi con cura e avvedutezza, come un capace giardiniere. Il libro è suddiviso in tre parti, Mattino, Pomeriggio e Sera.

Il Novecento è esplorato non solo attraverso gli avvenimenti della sua terra ligure ma dell'Europa e del mondo intero con un intreccio di ricordi, aneddoti, descrizioni ricchi come un giardino rigoglioso. Si passa in rassegna l'infanzia in un mondo prevalentemente rurale, l'esperienza professionale e umana a fianco del prof. Mario Calvino direttore della Stazione sperimentale di floricoltura, il periodo trascorso in Inghilterra come ricercatore universitario e capo giardiniere ai Giardini di Myddelton House, a vere e proprie lezioni di botanica e giardinaggio.

Vi sono pagine memorabili dedicate ai giardini e ai giardinieri – spesso ignoranti, come i committenti – che hanno un'attualità sconcertante; del resto chi ha letto i moltissimi articoli scritti da Ippolito Pizzetti conosce le sue critiche contro gli incolti architetti e giardinieri che tanta responsabilità hanno nel cattivo gusto imperante a livello di giardini, parchi, viali e, in generale, "verde urbano". Molte "verità" delle quali il mondo contemporaneo è convinto appariranno cliché destituiti di fondamento scientifico … Si tratta quindi di una lettura salutare.

Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi
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Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi
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22 settembre 2016 4 22 /09 /settembre /2016 23:47

Se i cittadini dei dieci Quartieri di Mendrisio votassero NO alla variante pianificatoria di Piazza del Ponte si potrebbe inaugurare finalmente una nuova politica pianificatoria nel nostro Comune e nei suoi Quartieri.

La variante municipale si ispira infatti a una visione vecchia e distruttrice del territorio che risale a decenni fa e che ha trattato i nuclei storici come fossero una qualsiasi area edificabile da occupare senza alcuna attenzione alle preesistenze.

Al contrario, tutti i dieci Quartieri di Mendrisio hanno bisogno di una concezione urbanistica attenta alle caratteristiche dei centri storici, al loro valore culturale e artistico di memoria storica irripetibile e ineguagliabile come qualità di vita. I nuclei storici sono una pagina viva dello sviluppo urbano del nostro territorio e sono un insegnamento duraturo di creatività, tipologie architettoniche, stili, proporzione degli spazi, uso di materiali, ricerca sapiente di soluzioni.

Grazie al tessuto storico dei nostri centri antichi si disvela «la civiltà stessa del vivere e del costruire» come ci ha insegnato uno dei più insigni urbanisti e archeologi.

Invece di comprendere tale ricchezza, la variante di Piazza del Ponte introduce addirittura l'idea che la torre di 26 metri – elemento fondante della variante – dovrebbe servire a identificare Mendrisio!

Il pensiero di due studiosi ci permette di comprendere l'insensatezza di questa proposta; Salvatore Settis ci ricorda che «in nome di una pedestre retorica della modernità, la neocittà dei grattacieli, identica a se stessa da Napoli a Roma a Milano a Torino s'insedia al di sopra della città storica, la insidia e la spodesta»; Vittorio Gregotti evidenzia che «il grattacielismo lacera la morfologia urbana delle nostre città».

Peggio ancora, la variante vuole «agevolare l'insediamento di attività terziarie» (come indica il Rapporto di pianificazione) e favorisce la "densificazione" grazie ai nuovi parametri edilizi; la zona più vicina a Piazza del Ponte subirebbe un nuovo abbruttimento edilizio e uno svuotamento a livello residenziale.

Troviamo la medesima volontà di "densificare" anche nella variante pianificatoria di Piazza Baraini a Genestrerio poiché nella proposta messa in consultazione aumenta la superficie utile lorda edificabile e le volumetrie previste sono irrispettose del contesto. L'impostazione pianificatoria del Municipio vale per Mendrisio come per Genestrerio e nel futuro per altri Quartieri, come indica purtroppo il PAM.

Per questo motivo la votazione su Piazza del Ponte avrà un'influenza che va ben al di là del nucleo storico di Mendrisio: ha una valenza per l'intero territorio dei dieci Quartieri.

Invito quindi i votanti a usare l'opportunità offerta dalla democrazia e a dire NO a questa variante: per una volta il popolo può decidere direttamente il futuro del proprio territorio, frenando lo sfruttamento in atto da quarant'anni.

Tiziano Fontana, membro del Comitato referendario e capogruppo i Verdi

Nuclei storici e Piazza del Ponte
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20 settembre 2016 2 20 /09 /settembre /2016 19:36

Con la variante di Piazza del Ponte il Municipio di Mendrisio vuole ancorare nel Piano regolatore le basi giuridiche per:

1. costruire una torre di 26 metri;

2. "densificare" parte del centro storico, cioè aumentare di 4'690 mq la superficie utile lorda edificabile dei fondi coinvolti nella variante;

3. continuare a trattare il cuore del nucleo storico come fosse una qualsiasi area edificabile, in spregio al suo valore storico-artistico: anche la casa di Luigi Lavizzari sarebbe potenzialmente vittima di questo tipo di pianificazione.

Di fronte alla forte reazione popolare contro queste proposte distruttrici di quanto rimane del cuore del nucleo storico, il Municipio ora camuffa il vero obiettivo della variante e sostiene che non ha intenzione di costruire (per il momento): «l'obiettivo dell'autorità è di creare spazio e non di edificare, sebbene il nuovo concetto pianificatorio preveda la possibilità di eventualmente costruire un nuovo stabile (…)» (tratto dall'opuscolo "Istruzioni di voto", inviato ai cittadini).

Tale affermazione è contraddetta dai documenti ufficiali e non rispetta la legislazione pianificatoria, perché:

1. i veri obiettivi della variante sono elencati nel documento «Variante di PR Piazza del Ponte – proposta pianificatoria per l'informazione» del 3 luglio 2014: «(…) si perseguono quindi i seguenti obiettivi: ▪ Dare avvio alla ricucitura delle due parti del nucleo tramite la realizzazione di un'edificazione di elevato valore urbanistico e architettonico; ▪ Permettere la realizzazione di un edificio a forte carattere pubblico affacciato su Piazza del Ponte, attraverso il quale identificare la Città di Mendrisio (…)». La variante proposta dal Municipio quindi è stata concepita e trova la sua giustificazione nella costruzione della torre al posto dello stabile ex Jelmoli: addirittura per l'Esecutivo la torre dovrebbe servire a identificare Mendrisio!

2. la pianificazione si fonda su leggi federali e cantonali che obbligano le autorità a motivare e giustificare ogni atto pianificatorio, che deve rispondere a un obiettivo chiaro ed esplicito. L'obiettivo scelto a sua volta determina le norme di attuazione (altezze, indici di edificabilità ecc.). Non rispetta la legge pianificatoria un Municipio che imposta una variante di piano regolatore fondandola su alcuni obiettivi precisi (torre di 26 metri ecc.) e che, prima della votazione, sostiene di perseguire altri obiettivi ("non edificare").

Bisogna quindi votare NO alla variante pianificatoria per dare speranza al futuro di Piazza del Ponte e di tutti i Quartieri di Mendrisio: con il NO i cittadini potranno imporre una nuova direzione pianificatoria a favore della qualità di vita. L'esito della votazione è decisivo per il futuro urbanistico di tutto il nostro territorio.

Tiziano Fontana, membro del Comitato referendario e capogruppo i Verdi

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12 settembre 2016 1 12 /09 /settembre /2016 22:47

VOTIAMO NO ALLA VARIANTE DI PIAZZA DEL PONTE

ai cultori della Torre Sergison rispondo citando Salvatore Settis che cita Vittorio Gregotti:

"In nome di una pedestre retorica della modernità, la neocittà dei grattacieli, identica a se stessa da Napoli a Roma a Milano a Torino s'insedia al di sopra della città storica, la insidia e la spodesta. "Il grattacielismo lacera la morfologia urbana delle nostre città" (Vittorio Gregotti)"

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16 agosto 2016 2 16 /08 /agosto /2016 23:40

Pubblico la seconda parte del parere del Gruppo di lavoro Giardini storici della sezione svizzera dell'ICOMOS sul valore storico-artistico e paesaggistico del Parco di Villa Argentina e sulla variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina.

Variante che, ricordo, è stata proposta dal Municipio all'unanimità (3 PPD: Croci Calderari Rossi+ 2 PLR: Maffi Peternier + 1 Insieme a sinistra: Comi + 1 Lega: Robbiani) e approvata dalla maggioranza del CC di Mendrisio; contrari solamente i Verdi.

Questo parere degli esperti conferma la valutazione del Dipartimento dell'ambiente del 1985 - che portò alla tutela integrale di Villa e Parco (46'000 mq), ma solamente dal 1985 al 1989 !! come se un bene culturale lo è a termine ... - e le motivazioni da sempre avanzate dal Comitato Parco di Villa Argentina.

Dopo questa lettura consiglio di fare un passo successivo: andare a leggere i post pubblicati quest'anno e negli scorsi anni nei quali ho riprodotto:

1. le considerazioni del Municipio di Mendrisio sulla parte alta del Parco ("semplice prato privo di valore paesaggistico....") poi smentite qualche anno dopo ma manipolate a dovere per renderle conformi agli appetiti dell'Accademia di Mario Botta

2. quelle culturalmente aberranti dello studio di Martina Voser (arch. del paesaggio e prof. all'Accademia) - Nicola Castelletti sullo sviluppo paesaggistico del Campus universitario.

Confrontate le loro argomentazioni e quanto proposto dall'ICOMOS: un esercizio indispensabile che mostra il vero scontro in atto qui a Mendrisio, tra:

- da una parte Cultura, Storia dell'arte dei giardini e dell'architettura, Principi di tutela e conservazione del Patrionio culturale, difese dal Comitato, dall'ICOMOS e per qualche anno dal Cantone

- e dall'altra Potere / Pseudocultura architettonica (Municipio/Accademia con studio Voser-Castelletti cofinanziato da Municipio e Accademia).

La cultura perde sempre, generalmente. Comunque è nostro compito, qui e ora, denunciare Municipio e Accademia e chiamare coloro che devastano il territorio e distruggono la memoria storica col loro nome: vandali.

Tiziano

B. Presa di posizione in attesa del cambiamento dell'azzonamento del Parco di Villa Argentina, Mendrisio

Motivo

La parte sud-est del parco di Villa Argentina si trova nella zona A (Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2, R2 Residenziale estensiva). La petizione Un magnifico Parco per un magnifico Borgo, inoltrata nel 2009 e sottoscritta da 2870 abitanti di Mendrisio, chiedeva una zona di pianificazione (per impedire nuove costruzioni) e la creazione di una zona di svago al posto della zona edificabile A del Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2. La petizione è stata accettata in parte dal Municipio, che vorrebbe acquistare la parte sud-est del parco di Villa Argentina e prevede un'edificabilità pari a 3'000 m2 SUL per costruzioni pubbliche, secondo l’affermazione del Comitato Parco di Villa Argentina. Uno studio dell'Accademia di architettura di Mendrisio è a disposizione. Il cambiamento della zona è stato approvato dal Consiglio comunale di Mendrisio e l'incarto adesso è a Bellinzona per l’approvazione da parte del Consiglio di Stato. La STAN (Società ticinese per l'arte e la natura) e membri del Comitato Parco di Villa Argentina hanno presentato nello scorso novembre all'Autorità cantonale un ricorso contro la decisione del Consiglio comunale di Mendrisio per il cambiamento della zona in oggetto. Il Comitato Parco di Villa Argentina si è rivolto a ICOMOS Svizzera chiedendo un parere sul significato storico del parco di Villa Argentina e sulla revisione del piano delle zone nel Parco di Villa Argentina.

Il presente parere è stato adottato dal Gruppo di lavoro ICOMOS per la conservazione dei giardini storici a seguito di un esame delle fonti, della storia e della situazione attuale del parco, dell'istanza per il cambiamento delle zone a disposizione e dopo una visita sul luogo.

La storia della pianificazione

L'intera proprietà di Villa Argentina è stata messa sotto protezione cantonale nel 1985. La giustificazione per la protezione trova fondamento nella rara conservazione integrale della Villa e del Parco come esempio di spazio disegnato del 19° secolo nel Mendrisiotto. Nel 1988 un privato acquistò l’intera proprietà dalla comunità di eredi Bernasconi e vendette la Villa con la parte bassa del parco nel 1989 al Comune di Mendrisio. Nello stesso anno la restante parte non ceduta al Comune di Mendrisio e ancora in possesso del privato fu tolta dalla protezione cantonale. Pochi anni fa è stata eretto, da parte dell'Accademia di architettura di Mendrisio, un nuovo edificio nel Pleasure-ground, allineato con il vecchio muro di recinzione, al posto dei fabbricati rurali di produzione e dell’orto, a suo tempo tutelati. Nel corso di questa nuova costruzione sono state ristrutturate le aree adiacenti del Pleasure-ground nello spirito del nuovo edificio. Da parte dell'Accademia di architettura vi è l’intenzione di utilizzare il Parco di Villa Argentina come Campus e, per mezzo di una nuova costruzione nell'area un tempo coltivata a orti, indirizzare l'uso del parco in questa direzione, a scapito dell'uso del parco da parte della popolazione locale. Il Parco di Villa Argentina è nell'elenco dei giardini e parchi storici svizzeri.

Genesi

Parco e Villa sono stati realizzati attorno al 1876 dall'architetto Antonio Croci (1823-1884) per il committente Giovanni Bernasconi (1830-1899). Giovanni Bernasconi fu uno dei tanti emigranti che lasciarono il Ticino. Egli fece fortuna nel commercio di pelli in Argentina, conseguendo grande successo. Abitando ancora in Argentina, passo dopo passo, acquistò diverse parcelle a Mendrisio con l'intenzione di creare la sua futura residenza. Antonio Croci (1823-1884), nato a Mendrisio, aveva studiato architettura a Milano. Da giovane architetto aveva lavorato probabilmente in Turchia e Russia. Costruì presumibilmente moschee e sinagoghe, collaborò al Castello Valrose a Nizza, costruì la chiesa San Giorgio a Ernen VS, il parco e la Villa Argentina e la sua casa Carlasch a Mendrisio. La sua casa viene descritta come il suo capolavoro per quanto riguarda la poesia e la composizione.

Il parco delle origini e di oggi

La proprietà di Giovanni Bernasconi era composta dalla Villa, da diversi edifici dipendenti (parzialmente ancora esistenti), dal Pleasure-ground, dal vigneto, da due zone adibite a orti, dalla selva castanile e da un altro orto (campo agricolo di produzione propria) visibile nell'immagine aerea del 1945 coperto da alberi (presumibilmente si trattava di un prato con alberi da frutto). Nella parte sud-ovest del parco, un'area boschiva incornicia la vista. Con l'eccezione della nuova costruzione dell'Accademia di architettura degli ultimi anni, costruita a scapito di fabbricati rurali di produzione e dell’orto, la composizione del giardino resta integra. Tipico per un parco di quell'epoca, esistono ancora oggi le parti del giardino che servivano alla produzione agricola per l’uso proprio. Il parco fu creato nello spirito dell'eclettismo e in diversi stili di giardino. Le varie zone del giardino sono state organizzate abilmente e correlate tra loro. Il giardino di produzione e il giardino ornamentale sono stati collegati con strutture ricreative e piccole architetture nel vigneto, nell'orto (campo agricolo di produzione propria) e nella selva castanile. La Villa, il Pleasure-ground, il vigneto e il frutteto così come il muro dell’altro orto sono stati collegati con un asse imponente e ascendente, attrezzate con viste prospettiche, grotte, sentieri, padiglione (belvedere) e pergole. Partendo dalla Villa, l'asse dimostra una successione continua passando attraverso il Pleasure-ground, la volta tipo grotta, il muro del giardino con cancello e il percorso a rampe incrociate attraverso il frutteto e il vigneto. Alla fine del percorso (asse) si trovava il padiglione (Berceau) fiancheggiato da una pergola di una lunghezza di circa 110 m. Nello sfondo finale dell’asse si trova ancora il muro di recinzione e dietro l'orto (campo agricolo di produzione propria) un bosco a ovest completa la vista. Dalla posizione della pergola si gode un'ampia vista sul paesaggio. Una simile assialità è unica nel Cantone Ticino. Circa la metà delle strutture ricreative di quest'asse sono state rimosse durante gli ultimi venti anni. L'asse è ancora evidente nel vigneto e nel frutteto, nei muri di cinta e nel rilievo del terreno. Riferimenti a questa tipologia di assialità si trovano in Lombardia e Toscana. Nella selva castanile si trovano ancora rimanenze di vialetti con selciato di ciottoli di fiume e una fontana dell’allora arredamento del parco. Anche qui si trovano riferimenti nei boschi dei giardini rinascimentali della Toscana. La selva castanile è recintata come bosco e viene utilizzata oggi come parco pubblico. I muri di cinta attorno al vigneto, il frutteto e l'orto e il campo agricolo di produzione propria sono in parte ancora esistenti. La manutenzione di queste aree si limita oggi a tenere i terrazzamenti, le superfici prative e le altre superfici con vegetazione liberi dalla crescita dello strato arbustivo. Il Pleasur-ground presenta un deficit nella manutenzione dovuto a troppe poche ore di lavoro e da non appropriati cambiamenti. Le rimanenti componenti architettoniche del parco sono fortemente trascurate e in parte sono sbarrate per motivi di sicurezza. Le recenti piantagioni nel Pleasur-ground lasciano sperare.

Valore di conservazione

L'intero parco con i suoi giardini, oggi ancora esistenti, è dal punto di vista della conservazione del patrimonio dei giardini storici degno di protezione. Il disegno (concetto) del giardino è di gran pregio dal punto di vista dell’arte dei giardini. I cambiamenti degli stili, l'annodamento del giardino ornamentale con le zone di produzione e l'asse prospettico, che partendo dalla Villa si estende fino al bosco fuori della proprietà, sono stati sapientemente inseriti nella conformazione topografica esistente e allineati all’effetto di profondità del parco. La diversità stilistica e il suo uso conferiscono all'opera una particolare leggerezza. Parco e Villa sono una delle poche testimonianze architettoniche conosciute del talentuoso architetto Antonio Croci. Nel confronto con altri parchi di Ville private nel Ticino della stessa epoca, il Parco di Villa Argentina seduce grazie alla sua estensione odierna, all’ancora leggibile asse del giardino, unico in Ticino, alla molteplicità dei vari giardini e alla conservazione integrale del parco con l'eccezione dell’ultimo forte intervento della nuova costruzione pochi anni orsono. L'intera proprietà è testimonianza dell‘emigrazione ticinese nel 19. secolo. Ad eccezione dell'ultimo intervento architettonico, il parco con la piantagione marginale e con la lungimirante vista è ben integrato nel contesto circostante. Il contesto circostante visibile oltre i muri di cinta non disturba, rispettivamente si completa con i temi nel giardino.

Il Piano Particolareggiato in oggetto

Circa metà del Parco di Villa Argentina – il vigneto, il frutteto e l’orto (campo agricolo di produzione propria) – attualmente nella zona A del Piano Particolareggiato PP2 (R2, Residenziale estensiva) dovrebbe diventare zona A1 (Area recupero parco) e l'area dell'orto zona edificabile A2. Nella zona A2, secondo l'affermazione del Comitato Parco di Villa Argentina, è previsto un'edificabilità di una superficie utile lorda di 3'000 m2 per edifici e impianti pubblici. La prevista costruzione, come già la costruzione per l'Università di fianco al Pleasur-ground di pochi anni fa, viene di nuovo eretta, secondo il piano a disposizione, sul filo di un muro di cinta.

Raccomandazioni

1. L'inserimento del vigneto, del frutteto e dell'orto (campo agricolo di produzione propria) in zona parco pubblico è consigliata. Il parco viene così protetto da future edificazioni.

2. Il cambiamento dell'orto da zona A del PP2 (R2 Residenziale estensiva) in una zona edificabile A2 con una superficie utile lorda di 3‘000 m2 rende possibile la completa distruzione dell’area un tempo adibita a orto. L'unità economica della proprietà perde un altro pezzo. L'accesso alla parcella, con il cambiamento in una zona A2, richiede un ampliamento di una parte dell’attuale passaggio pedonale in una strada di servizio. La disposizione della facciata sud del nuovo edificio parallelo al muro di cinta esistente devasta il muro di cinta confinante col vigneto e col frutteto; le zone limitrofe alla nuova costruzione saranno presumibilmente trasformate nell’interesse della nuova costruzione e nel suo uso odierno. Il vigneto e il frutteto godono oggi anche di una vista libera in ogni direzione e con la nuova costruzione troverebbe di fronte una facciata alta e imponente. La vista sul Monte Generoso sarà ridotta e bloccata da una nuova facciata o cade sul nuovo tetto piano. Il vigneto e il frutteto diventano il giardino della nuova costruzione. L'intero asse del parco viene disturbato dalla nuova situazione trasversale. Si raccomanda di voler rinunciare al cambiamento in una zona A2 (Superficie edificabile).

3. Secondo il valore di conservazione qui sopra riscontrato si giustifica un cambiamento dell'orto (zona A2) in zona A1 (Area recupero parco).

4. È consigliato di rimettere il vigneto, il frutteto, l'orto e l'orto (campo agricolo di produzione propria) compresa la selva castanile sotto tutela monumentale cantonale e di restaurarli e mantenerli secondo i criteri della conservazione dei giardini storici. Il solo mantenimento del Pleasur-ground della Villa Argentina banalizzerebbe massicciamente il giardino che diventerebbe uno tra i tanti esistenti.

5. È consigliato aumentare le ore di lavoro per la manutenzione del Pleasure-ground, per diserbare i sentieri, per sostituire la mancante pavimentazione dei vialetti e mantenere gli elementi d'arredo del parco come anche la creazione della struttura vegetale degna del parco. È consigliato di elaborare un progetto di manutenzione programmata (Parkpflegewerk), di restaurare diversi elementi dell'arredo e guidare la manutenzione con un concetto di cura e di sviluppo.

Per la parte soggetta al cambiamento di zona è anche da elaborare un progetto di manutenzione programmata e un credito per la sistemazione e manutenzione è da prevedere.

Brigitte Frei-Heitz Vorsitzende der ICOMOS-Arbeitsgruppe Gartendenkmalpflege

ICOMOS: la perizia sul Parco degli esperti della sezione svizzera dell'ICOMOS - II parte
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26 giugno 2016 7 26 /06 /giugno /2016 22:33

Pubblico la prima parte della perizia elaborata dagli esperti dell'ICOMOS svizzera sul valore del Parco di Villa Argentina e sulla variante pianificatoria tanto voluta dal Municipio e dall'Accademia di architettura e appoggiata dai consiglieri comunali del PPD, PLR e da metà di quelli di Insieme a sinistra (che così hanno tradito il loro programma elettorale ...).

Tiziano

Comitato Parco di Villa Argentina c/o Tiziano Fontana Mendrisio Zurigo

30 marzo 2016

Parco di Villa Argentina, Mendrisio

Egregio Signor Fontana,

in allegato le trasmetto la presa di posizione del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici ICOMOS inerente al previsto cambiamento di zona della parte sud-est del Parco di Villa Argentina, in particolare dalla zona edificabile A (Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2, R2 Residenziale estensiva) in zona A1 Area recupero parco e in zona edificabile A2.

Il gruppo nazionale della Svizzera del Consiglio Internazionale per la conservazione dei monumenti storici ICOMOS (International Council on Monuments and Sites) fondato nel 1966 è un’unione di specialisti attivi nel ramo dei monumenti costruiti. Obiettivo del gruppo nazionale ICOMOS Svizzera è la promozione continua e la messa a disposizione di necessari e validi parametri per la conservazione dei monumenti storici e la loro trasmissione.

Lo scambio interdisciplinare e internazionale come anche la neutralità e l’indipendenza dei membri come esperti sono di particolare importanza. ICOMOS Svizzera ha elaborato, tramite l’allestimento dell’elenco dei giardini storici della Svizzera, comprendente complessivamente 30'000 oggetti, una prima base per il rilevamento, l’inventariazione e la protezione dei giardini nella Svizzera.

Vi preghiamo di considerare le nostre considerazioni inerenti ai cambiamenti delle zone. Cordiali saluti Brigitte Frei-Heitz Presidente del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini

Traduzione dal testo originale in tedesco del 30.03.2016

Presa di posizione in attesa del cambiamento dell'azzonamento del parco di Villa Argentina, Mendrisio

Motivo La parte sud-est del parco di Villa Argentina si trova nella zona A (Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2, R2 Residenziale estensiva).

La petizione Un magnifico Parco per un magnifico Borgo, inoltrata nel 2009 e sottoscritta da 2870 abitanti di Mendrisio, chiedeva una zona di pianificazione (per impedire nuove costruzioni) e la creazione di una zona di svago al posto della zona edificabile A del Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2.

La petizione è stata accettata in parte dal Municipio, che vorrebbe acquistare la parte sud-est del parco di Villa Argentina e prevede un’edificabilità pari a 3‘000 m2 SUL per costruzioni pubbliche, secondo l’affermazione del Comitato Parco di Villa Argentina. Uno studio dell‘Accademia di architettura di Mendrisio è a disposizione.

Il cambiamento della zona è stato approvato dal Consiglio comunale di Mendrisio e l‘incarto adesso è a Bellinzona per l’approvazione da parte del Consiglio di Stato. La STAN (Società ticinese per l’arte e la natura) e membri del Comitato Parco di Villa Argentina hanno presentato nello scorso novembre all'Autorità cantonale un ricorso contro la decisione del Consiglio comunale di Mendrisio per il cambiamento della zona in oggetto.

Il Comitato Parco di Villa Argentina si è rivolto a ICOMOS Svizzera chiedendo un parere sul significato storico del parco di Villa Argentina e sulla revisione del piano delle zone nel Parco di Villa Argentina.

Il presente parere è stato adottato dal Gruppo di lavoro ICOMOS per la conservazione dei giardini storici a seguito di un esame delle fonti, della storia e della situazione attuale del parco, dell’istanza per il cambiamento delle zone a disposizione e dopo una visita sul luogo.

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15 giugno 2016 3 15 /06 /giugno /2016 23:43

Venerdì 3 e sabato 4 giugno la Società ticinese per l'arte e la natura ha organizzato quattro manifestazioni in Ticino, tra le quali:

venerdì sera la conferenza del prof. Luigi Zangheri - già presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e docente di Storia del giardino e del paesaggio e di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze -, uno dei massimi esperti internazionali di giardini storici, a Lugano;

sabato mattina, in collaborazione con il Comitato Parco di Villa Argentina, la visita guidata al Parco di Villa Argentina sotto la pioggia che ha reso quelle ore trascorse sotto il porticato della nostra - di tutti noi cittadini di Mendrisio - villa Argentina ancora più sentite. Il prof. Zangheri ha detto che è un dovere civile battersi per salvaguardare il Parco di Villa Argentina.

Alla faccia di chi per ignoranza o speculazione o arroganza vuole distruggere quanto le persone colte - architetti, borghesia illuminata, artisti - del passato hanno creato.

Continueremo a batterci.

Tiziano

Anno del Giardino 2016 Anno del Giardino 2016
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26 aprile 2016 2 26 /04 /aprile /2016 22:47

pubblico qui di seguito l'articolo che il settimanale L'Informatore non mi pubblicherà nell'edizione di venerdì 29 aprile perché "non hanno più spazio" (me lo pubblicherebbero settimana prossima, scaduti i termini del referendum ... e solo se lo dimezzassi ... doppia presa in giro); tra l'altro nell'edizione del 29 non pubblicano neppure l'articolo preparato da Giampaolo Baragiola e quello di Nadir Sutter: la democrazia fa paura alla partitocrazia che regna ancora a Mendrisio (malgrado abbiano perso complessivamente circa un 10% elettoralmente ...).

Ma quando i cittadini decidono di prendere in mano il loro futuro nessuno li potrà firmare (anche se non dovessero riuscire a raccogliere le oltre 1600 firme necessarie: ma i signorotti della partitocrazia non l'hanno ancora capito),

FIRMATE E FATE FIRMARE IL REFERENDUM, DIAMO LA PAROLA AI CITTADINI

Tiziano

Piazza del Ponte: una nuova visione urbanistica

Il Consiglio Comunale lo scorso 21 marzo ha deciso a maggioranza (PPD e PLR favorevoli; Lega-UDC e Insieme a sinistra astenuti; Verdi contrari) di approvare la variante di Piano regolatore del comparto di Piazza del Ponte.

Per Piazza del Ponte come per Villa Argentina le richieste popolari contenute nelle rispettive petizioni davano una chiara indicazione circa un nuovo modo di intendere il territorio urbano di Mendrisio che però né il Municipio né la maggioranza del Consiglio comunale hanno voluto seguire.

Da questa considerazione nascono le due seguenti domande: cosa chiede la petizione dedicata a Piazza del Ponte? Come si pianifica il territorio e in particolare un nucleo storico?

La petizione "Per una Piazza del Ponte degna del suo nome" La petizione "Per una Piazza del Ponte degna del suo nome" del novembre 2007 sottoscritta da più di 3'000 persone chiedeva in particolare: «con questa petizione le cittadine e i cittadini di Mendrisio chiedono all’autorità comunale di farsi promotrice di un progetto di riqualifica di Piazza del Ponte che tenga in giusta considerazione le preesistenze storico-architettoniche. I sottoscritti firmatari chiedono pertanto al Comune di acquistare l’immobile ex Jelmoli e di provvedere alla sua demolizione, al fine di destinare l’intero sedime (attuale area destinata a posteggio e quella sulla quale sorge l'edificio in questione) alla creazione di uno spazio di incontro e di aggregazione capace nel contempo di valorizzare i beni culturali circostanti».

Il messaggio municipale disattende la doppia richiesta della petizione, visto che pone la base legale per costruire uno stabile avente un'altezza massima possibile pari a 26 metri. Ricordo che lo stabile attuale ex Jelmoli ha un’altezza massima di 16.5 metri (torrino compreso): questo edificio è già oggi ritenuto un "elemento perturbante" per la sua altezza e la volumetria dall'Inventario federale ISOS e dalla cittadinanza stessa: quindi da esperti di urbanistica e da persone comuni quali siamo tutti noi. Con la variante il Municipio propone quindi la possibilità di edificare uno stabile di 9.5 metri più alto rispetto alla situazione attuale.

Mi soffermo sulle due richieste della petizione:

1. Una piazza estesa all’attuale sedime occupato dall’ex stabile Jelmoli: questo tema pone una questione tecnica in merito alla demolizione dell’edificio;

2. Una piazza che valorizzi i beni culturali circostanti: questo secondo tema pone la questione centrale di come si pianifica il cuore di un nucleo storico.

In merito alla prima richiesta – estensione della piazza – mi riallaccio a quanto detto alla radio dal signor Nadir Sutter: come si può pensare di pianificare e costruire una vera piazza se non si affronta la questione di cosa sta sotto la superficie? È infatti evidente che ciò che sarà possibile progettare in superficie dipende dalla situazione nella quale si trova il sottosuolo. Per capire questo aspetto tecnico ho chiesto informazioni all’ufficio tecnico comunale e altre informazioni si trovano nella Relazione tecnica della domanda di demolizione dello stabile ex Jelmoli visionata dal Gruppo Piazza del Ponte: lo stabile ex Jelmoli si sviluppa su quattro piani fuori terra e su uno interrato. Come dice la Relazione tecnica "la fondazione dello stabile è una platea realizzata ad una profondità dal piano campagna che varia tra 3.30 e 4.80 m"; ora, cosa ne sarà di questa platea? Dopo aver demolito i quattro piani fuori terra la Relazione tecnica indica i seguenti lavori: "puntellatura della soletta di copertura dell'interrato per il sostegno dei nuovi carichi di progetto; realizzazione dei cordoli di contenimento per il sostegno del riempimento; riempimento con materiale inerte; posa di una stuoia geotessile; riempimento con terreno vegetale per almeno 50 cm; semina a prato; (…) per garantire una superficie verde orizzontale i cordoli di contenimento sono caratterizzati da un’altezza variabile da 20 cm a 140 cm e per motivi di sicurezza l'area sarà dotata di un parapetto perimetrale ".

Queste sono le condizioni tecniche che discendono direttamente dalla scelta pianificatoria di voler in futuro permettere di costruire un nuovo stabile; queste condizioni tecniche pongono chiare restrizioni al futuro progetto della piazza provvisoria: per esempio su questa parte di piazza sarà impossibile piantare alberi di medio o alto fusto visto la permanenza nel sottosuolo del piano interrato di circa 3.5 m di altezza e la profondità di soli 50 cm di terreno vegetale. La seconda richiesta della petizione – una piazza che valorizzi i beni culturali esistenti – ci conduce al secondo punto centrale: che tipo di pianificazione e di visione urbanistica deve orientare i futuri interventi in questo luogo.

Quale approccio bisognerebbe seguire per pianificare un centro storico?

La petizione risale al novembre 2007 e quindi si inserisce all'interno di un percorso pianificatorio precedente, che ha visto vari Municipi chinarsi sulla possibile sistemazione di quest'area del nucleo storico. Il Municipio ha sempre seguito un approccio di tipo architettonico che trova la giustificazione nel messaggio municipale, oggetto di domanda referendaria, laddove leggiamo che vi è la volontà di «insediare un edificio emergente dal forte carattere rappresentativo». Altro approccio è suggerito dalla petizione che si ispira a una visione urbanistica quindi a una visione d'insieme e di dialogo con le preesistenze storico-artistiche. Si tratta di seguire l'indicazione del prof. Settis: «Fra il corpo della città e il corpo del cittadino c'è un rapporto di proporzioni, di misura.» È proprio questa misura che viene a mancare con la proposta di variante perché quest'ultima conferma la zona edificabile R5 che si incunea all'interno del nucleo storico: questo azzonamento è un retaggio della pianificazione elaborata trent’anni fa a partire da uno sviluppo urbano precedente, che risale agli anni 1957 – 1958 per l’area che coinvolge l’ex stabile Jelmoli e i due mappali confinanti.

Ora, ai cittadini di Mendrisio rivolgiamo una domanda: non ritenete che nel 2016 si possa e si debba seguire una visione urbanistica rispettosa del valore culturale e artistico del cuore del nucleo storico, ripensando e abbandonando non solo l'azzonamento scelto oltre trent'anni fa ma anche l'approccio prettamente architettonico di questa variante, che rimane ancorata alla zona R5 e anzi si spinge fino a proporre un R7 per il mappale ex Jelmoli ?

Non si tratta di contrapporre una visione architettonica diversa rispetto a quella del Municipio – per esempio in merito alla forma o all’altezza del futuro possibile stabile – bensì si tratta di rivedere la zona R5 che coinvolge la doppia fascia di mappali ai piedi del nucleo storico – lungo Corso Bello e via Lavizzari – e in particolare i mappali direttamente affacciati su Piazza del Ponte, tra cui il sedime ex Jelmoli e la casa dove nacque Lavizzari con i due fondi confinanti così come i mappali che giustamente il Municipio propone di considerare quale area verde.

È proprio questa forma di misura che caratterizza i nuclei storici, invocata dal prof. Settis e da molti altri studiosi di urbanistica, storia dell'arte e dell'architettura, a invitarci a pensare diversamente la pianificazione di questo comparto e di conseguenza a sostenere il referendum.

Per questo invito a firmare il referendum così che si possa sottoporre alla popolazione la variante pianificatoria voluta da Municipio e maggioranza del Consiglio comunale. Riteniamo che debba essere il popolo a decidere la pianificazione del territorio e non solo i partiti politici, che oltretutto sono usciti ridimensionati dalle recenti elezioni comunali.

Tiziano Fontana, membro del Comitato referendario

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19 aprile 2016 2 19 /04 /aprile /2016 22:35
Nino Riva e Piazza del Ponte : una bella idea da seguire
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15 aprile 2016 5 15 /04 /aprile /2016 23:12

La variante pianificatoria di Piazza del Ponte approvata da PPD e PLR permetterà:

Sul sedime sul quale sorge oggi lo stabile ex Jelmoli (alto 16.5 metri) potrà essere costruito un nuovo edificio (altezza minima 22 metri e massima 26), con la forma e la volumetria della "torre Sergison". Possiamo quindi parlare di "variante-torre-Sergison".

Visto l'attuale mercato immobiliare, anche se l'ente pubblico non dispone a breve di risorse finanziarie da investire nella nuova costruzione, verosimilmente vi sarà nel prossimo futuro un investitore privato (imprenditore, cassa pensione ecc.) desideroso di approfittare della modifica di Piano regolatore.

La variante pone quindi la base giuridica per poter costruire uno stabile ancora più alto dell'attuale ex Jelmoli.

Prima che sia costruita la torre in «tempi relativamente lunghi», il Municipio prevede:

1) di abbattere i quattro piani fuori terra dello stabile ex Jelmoli, lasciando però il piano interrato, la cui soletta di copertura sarà rinforzata per sostenere la futura costruzione (costo 600'000 franchi);

2) di sistemare quell'area in due tappe: in un primo tempo, propone la sistemazione temporanea della piazza e dei posteggi (costo 350'000 franchi); in un secondo tempo, dopo un concorso di architettura, è prevista la sistemazione e l’arredo della piazza, che sarà comunque provvisoria (costo 1'100'000 franchi).

Quindi per la sistemazione provvisoria della piazza si spenderanno 2'050'000 franchi.

Contro questa variante è stato promosso un referendum (scadenza della raccolta delle firme a inizio maggio!) da un Comitato apartitico di cittadini presieduto da Giampaolo Baragiola, che annovera anche Anastasia Gilardi, Paolo Brenni, Antonia Bremer, Luca Maghetti, Nadir Sutter, Josef Weiss, Americo Albisetti e lo scrivente.

Tre sono i motivi principali per opporsi alla variante pianificatoria:

- essa non rispetta il grande valore storico-artistico dell'area monumentale del cuore di Mendrisio, che annovera beni culturali protetti a livello cantonale: la Chiesa parrocchiale con la scalinata, la Torre con la lapide romana, il Palazzo Torriani, il Pretorio vecchio già Palazzo Rusca;

- conferma la zona edificabile R5 (altezza come il recente palazzo del Credito Svizzero, con possibilità di R7 per il sedime ex Jelmoli), che si incunea all'interno del nucleo storico: questo azzonamento è un retaggio pianificatorio che risale a trent'anni fa e volerlo mantenere ancora oggi è segno di miopia urbanistica e culturale;

- non rispetta la petizione del 2007 che chiedeva una piazza, cioè un'area pubblica libera e definitiva.

Pertanto, invito gli abitanti di Mendrisio – di tutti i suoi dieci "Quartieri" – a firmare il referendum.

Tiziano Fontana, membro di Comitato

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Presentazione

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