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24 ottobre 2021 7 24 /10 /ottobre /2021 22:08

Ripubblico l'intervista che feci all’arch. del paesaggio FSAP Heiner Rodel e che pubblicammo nell'opuscolo "Uno storico Parco per la nuova Mendrisio" che scrissi nel 2010 e che distribuimmo alla popolazione durante una manifestazione pomeridiana nel parco. Speriamo che i suoi auspici si avverino. Nel 2013 egli allestì un progetto di massima per la valorizzazione del Parco di Villa Argentina, bellissimo e attualissimo. 

Tiziano

 

PARCO DI VILLA ARGENTINA, UNO DEI PIÙ IMPORTANTI GIARDINI STORICI DEL CANTONE TICINO!

intervista all’arch. del paesaggio Heiner Rodel (Coordinatore della Sezione ticinese della Federazione Svizzera degli Architetti Paesaggisti - FSAP)

1. Nel 2009 la sezione ticinese della FSAP ha consegnato l’elenco dei giardini storici del Cantone Ticino: lavoro con­cluso o prima tappa per approfondire ulteriormente la co­noscenza di questi beni culturali e per meglio proteggerli ?

L’iniziativa di allestire un elenco ICOMOS/FSAP dei giardini storici nel Cantone Ticino rientra in un più vasto progetto nazionale. Fino ad oggi sono stati censiti - in circa 2266 Co­muni svizzeri - più di 29000 oggetti, compresi i 4649 rilevati nel Ticino. Un lavoro immenso, eseguito nel nostro Canto­ne in gran parte da volontari, colleghi del gruppo regiona­le della Federazione Svizzera Architetti Paesaggisti (FSAP).

Si tratta di un elenco dei giardini storici e servirà, in futu­ro, quale base per un inventario più approfondito degli oggetti più importanti e che rischiano di scomparire. L’or­ganizzazione ICOMOS Svizzera (International Council on Monuments and Sites) prevede la conclusione del progetto entro il 2012 e sta valutando vari scenari da intraprendere per allestire inventari scientificamente approfonditi, base per la tutela dei più importanti giardini storici, fra i quali sicuramente si annovera anche l’intero Parco della Villa Ar­gentina a Mendrisio.

2. Nella popolazione si nota sempre più amore per il pa­esaggio e volontà di difendere il territorio in cui vive; la classe politica è cosciente di quest’attaccamento o ha altre priorità?

Se si vogliono creare nuovi parchi e giardini pubblici nel tessuto urbano del Cantone bisogna partire dai parchi sopravvissuti delle vecchie ville. Il vero strumento per sal­vare queste oasi verdi ancora esistenti è costituito dai pia­ni regolatori comunali e dalle schede del Piano Direttore Cantonale; ciò vuol dire che le autorità hanno il compito di pianificare e salvaguardare.

La cosiddetta classe politica dovrà prendere coscienza del rinato amore della popolazione per la tutela del paesag­gio, con i suoi giardini e parchi. Volendo si può ancora fer­mare la distruzione di quanto è rimasto della città preau­tomobilistica e dare inizio ad un cambiamento culturale. Lo scontro tra interessi culturali condivisi e opportunità economiche effimere impedisce la presa di adeguate deci­sioni dettate da questa nuova sensibilità.

3. Nel corso della conferenza del 9 febbraio 2010 tenuta da lei e dalla sua collega Cerinotti–Ponzio a Mendrisio ha sottolineato il valore unico del parco di Villa Argenti­na: può riassumerlo brevemente?

Oltre alla testimonianza culturale della villa vi sono ele­menti del parco intimamente legati a questo edificio, come l’assialità, le delimitazioni, l’effetto scenografico e il suo rapporto con la campagna, l’intera estensione con i principali elementi rimasti quali: il contenuto botanico, i manufatti delle infrastrutture e degli arredi (muri di cinta, percorsi pedonali, la piccola grotta, il berceau col pergo­lato, la vasca in tufo, le inferriate) e l’infrastruttura tecnica (canalizzazione e condotte dell’acqua potabile) ecc.: tutti questi elementi sono importanti testimonianze di grande valore culturale, degne d’essere restaurate e conservate.

4. Quali suggerimenti può dare per ricostruire il Parco di Villa Argentina nella sua parte alta, vale a dire l’area comprendente la collina e il pianoro retrostante il muro col berceau?

Già nel 1881 l’area comprendente la collina, il pergolato, il berceau centrale (purtroppo oggi scomparsi), il muro di delimitazione e il pianoro retrostante, faceva parte in­tegrante del Parco. L’insieme costituito da questi elemen­ti esaltava l’assialità, l’aspetto scenografico del Parco e il contatto visivo ininterrotto con il bosco a monte.

Sono tutti elementi caratteristici dei giardini all’inglese, la cui moda fu tramandata durante tutta la seconda metà del XIX secolo. Il parco è da considerare un insieme di notevole valore culturale e ritengo importante un approfondimento della ricerca sulla sua storia in modo da poter trovare delle validi soluzioni ed escludendo così imperdonabili errori.

Il valore del Parco di Villa Argentina secondo l'arch. Heiner Rodel
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20 settembre 2021 1 20 /09 /settembre /2021 23:24

Intervento di Tiziano Fontana, coordinatore del Comitato Parco di Villa Argentina, durante il Consiglio comunale di lunedì 20 settembre 2021 sul MM 18/2021 Richiesta di un credito di CHF 8'050’000.-- per l’espropriazione formale del mappale n. 3043 RFD Mendrisio /Sezione Mendrisio nel Comparto del Piano Particolareggiato di Villa Argentina

 

Signora Presidente, signor Sindaco e signore e signori municipali, colleghe e colleghi,

l'acquisto del fondo 3043, proposto dal messaggio municipale, conclude una parte dell'azione culturale, civile e politica iniziata ufficialmente il 2 febbraio 2009 con la costituzione del Comitato Parco di Villa Argentina, di cui sono coordinatore.

Questo gruppo apartitico di cittadini nacque infatti con lo scopo di promuovere la petizione Un magnifico Parco per il Magnifico Borgo che chiedeva, in particolare, due cose:

1) «elaborare una variante di Piano Regolatore per inserire questo terreno in una zona di svago» e

2) «nei tempi e nei modi più opportuni, acquistarlo per metterlo a disposizione della cittadinanza quale area pregiata di svago, unitamente al resto del Parco di Villa Argentina».

Queste due richieste della petizione, sottoscritta tra marzo e aprile 2009 da 2'870 cittadini residenti nel nuovo Comune di Mendrisio, furono riprese nella mozione 14 ottobre 2009 Ricostituiamo il Parco di Villa Argentina, avente come primo firmatario l'avv. Rossano Bervini.

Il 16 settembre 2009 il Comitato scrisse al Municipio una lettera, a seguito dell'incontro del giorno precedente, nella quale indicava, tra le altre cose, che: [cito] «la politica è nella sua essenza scelta di priorità dettate dai valori e dalle risorse finanziarie. Oggi la qualità di vita e i criteri di sostenibilità a lungo termine sono diventati valori guida per le scelte politiche: la salvaguardia del Parco di Villa Argentina rientra a pieno titolo in questa politica lungimirante».

L'azione del Comitato si è sempre fondata su valori culturali e civili e si è scontrata con interessi politico-economici forti e con una incultura territoriale diffusa.

Ricordo succintamente alcuni fatti avvenuti tra il 2004 e oggi perché significativi e anche perché, alcuni di essi, portano in sé possibili influenze sul futuro.

Nel 2004 chiesi, per interesse personale, all'Ufficio tecnico l'accesso ai documenti sul Parco di Villa Argentina: mi permisero di consultare l'elenco degli alberi censiti nel 1993 dall'arch. del paesaggio Niccardo Righetti, grande esperto del Parco. Mi fu detto che non vi era altro. Eppure la documentazione non mancava, come verificai poco a poco. Essa mi fu data nel 2007 da un'altra persona esperta di giardini storici che mi chiese di mantenere l'anonimato visto che, mi disse, attorno al Parco ruotavano grandi interessi speculativi. Successivamente incontrai l'arch. Fabio Reinhart uno dei massimi esperti dell'arch. Antonio Croci, progettista della villa e del Parco.

All'inizio del 2008 iniziai a cercare cittadini di Mendrisio che aderissero a un comitato per promuovere la petizione. I primi furono Ivano Carrara e Joschka Tomini nella primavera 2008. In autunno, dopo la posa delle modine per sei palazzine sul fondo 3043, aderirono persone impegnate in politica, Mario Ferrari e Massimo Borella i primi, e poi seguirono altri sedici cittadini, come indicati nella petizione, convinti del valore eccezionale dell'insieme costituito da villa, giardino e parco sulla base dei molti documenti che nel frattempo avevo raccolto.

Eppure, per il Municipio, il fondo 3043 non aveva valore culturale; nel rapporto preliminare 6 maggio 2010 l'Esecutivo scrisse che «sarebbe […] fuorviante […] attribuire un valore storico, artistico, botanico o turistico che sia a un lembo di sedime che non lo ha mai avuto […]».  

Successivamente il Comitato ha: 1) presentato nel 2013 il Progetto di massima per la valorizzazione del Parco di Villa Argentina allestito dall'arch. del paesaggio Heiner Rodel; 2) chiesto nel 2016 il parere sul valore del Parco agli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini dell'ICOMOS sezione svizzera, associazione che ha dato vita alla Carta dei giardini storici del 1981, fondamento per la tutela di questi beni culturali; 3) promosso un appello a sostegno della salvaguardia integrale del Parco, sempre nel 2016, tramite il prof. Luigi Zangheri che coinvolse gli esperti del Comitato scientifico internazionale ICOMOS-IFLA dei paesaggi culturali.

Dopo questi appelli e pareri di esperti, finalmente, il Cantone agì e tornò, in parte, sulla sua decisione del 1989 quando tolse, dopo averlo tutelato nella sua integrità nel 1985 (!), il vincolo di monumento storico proprio al fondo 3043, che oggi è tornato ad essere bene culturale di interesse cantonale, salvo la superficie destinata all'espansione dell'Università. Questo comportamento schizofrenico del Cantone è emblematico dell'elasticità con la quale si tratta il nostro patrimonio storico-culturale.

Sulla somma indicata nel messaggio ci rimettiamo alle valutazioni fatte fare dal Municipio ai suoi esperti.

Comunque, in conclusione, la priorità per il Comitato Parco di Villa Argentina era e rimane la ricostituzione del Parco storico di Villa Argentina, possibile grazie all'acquisto del fondo.

Di conseguenza i rappresentanti della Lista civica per Mendrisio sostengono il messaggio in questione.

Tiziano Fontana

Fotografia risalente al 1983 messa a disposizione dal dr. med. Sergio Arma: si vede ancora intatto il Belvedere con le li a pergolato (asportate da uno dei vari proprietari). Il Municipio non ha mai eseguito i lavori di manutenzione prescritti dal Piano particolareggiato di Villa Argentina, violando quindi leggi e PR!

Fotografia risalente al 1983 messa a disposizione dal dr. med. Sergio Arma: si vede ancora intatto il Belvedere con le li a pergolato (asportate da uno dei vari proprietari). Il Municipio non ha mai eseguito i lavori di manutenzione prescritti dal Piano particolareggiato di Villa Argentina, violando quindi leggi e PR!

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10 settembre 2021 5 10 /09 /settembre /2021 20:42

                                                                               Mendrisio, 29 agosto 2021

Il Comitato Parco di Villa Argentina ha preso atto del MM N. 18 /2021 Richiesta di un credito di CHF 8'050'000.-- per l’espropriazione formale del mappale n. 3043 RFD Mendrisio /Sezione Mendrisio nel Comparto del Piano Particolareggiato di Villa Argentina fondato sulla sentenza del Tribunale di espropriazione (TE) del 23 giugno 2021.

Durante l’incontro di fine luglio tra Municipio e rappresentanti dei gruppi politici presenti in Consiglio comunale è stato chiesto di poter ricevere copia della sentenza del TE: Il Municipio ne ha negato l’accesso fino alla sua crescita in giudicato (la data indicata è il 31 agosto 2021). Di conseguenza al Comitato Parco di Villa Argentina non è stato possibile studiare il contenuto della sentenza in questione e verificare la correttezza della decisione del Municipio - che ha seguito il parere del suo rappresentante legale - di non impugnarla e di procedere al licenziamento del messaggio in questione.  

Il Comitato Parco di Villa Argentina ritiene fondamentale concludere questa fase, iniziata grazie alla sua azione di difesa del Parco con la promozione della petizione Un Magnifico Parco per il Magnifico Borgo che, nel corso dei mesi di aprile e maggio 2009, raccolse il consenso di 2'870 cittadini e che chiedeva di «elaborare una variante di Piano Regolatore per inserire questo terreno in una zona di svago e, nei tempi e nei modi più opportuni, di acquistarlo per metterlo a disposizione della cittadinanza quale area pregiata di svago, unitamente al resto del Parco di Villa Argentina».

L’acquisizione della parte collinare del Parco permetterà di ricostituire nella sua quasi totale interezza il Parco storico di Villa Argentina, che nel frattempo è tornato ad essere bene culturale di interesse cantonale – come fu già per un breve periodo, tra il 1985 e il 1989 – tramite la decisione del Consiglio di Stato del 20 maggio 2020.

Ricordiamo che la delimitazione del Parco storico risultante dalla tutela decisa dal Cantone corrisponde all'area considerata quale Parco dal Comitato Parco di Villa Argentina che si è fondato sugli studi e prese di posizione: dell'arch. Fabio Reinhart (cfr. vari studi sull'arch. Antonio Croci e la relazione del 20 settembre 1988), dell’architetto del paesaggio Niccardo Righetti, dell'arch. Tita Carloni (conferenza pubblica del 23 marzo 2009) e dell'arch. del paesaggio FSAP Heiner Rodel (conferenza pubblica del 9 febbraio 2010 e Progetto di massima di valorizzazione del Parco di Villa argentina del 2013). 

Rimangono irrisolte, giuridicamente e finanziariamente, questioni importanti quali le demolizioni abusive di parte dei muri perimetrali ottocenteschi da parte degli attuali proprietari nonché la mancata protezione e conservazione attiva, da parte del Municipio, del muro del Belvedere, da sempre protetto a livello pianificatorio nel Piano particolareggiato. Questi aspetti sono stati denunciati da anni dal Comitato Parco di Villa Argentina, che tornerà sul tema.

Per il Comitato Parco di Villa Argentina

Il coordinatore Tiziano Fontana

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21 luglio 2020 2 21 /07 /luglio /2020 23:35

Su iniziativa della Corporazione dei Patrizi di Mendrisio che hanno donato un contributo al Comune sono state posate nel Parco di Villa Argentina, già lo scorso mese di marzo, poco prima del lockdown, targhette informative delle specie arboree presenti nel Parco. Bella iniziativa!

Tiziano

 

Targhette informative delle specie arboree nel Parco
Targhette informative delle specie arboree nel Parco

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7 aprile 2017 5 07 /04 /aprile /2017 23:45
   Il Consiglio di Stato ha evaso in data 28 marzo i ricorsi interposti
  contro punti specifici della variante del Piano particolareggiato
   di Villa Argentina.
 
  1. Delle censure sollevate (generali e puntuali) dai ricorrenti, cittadini di Mendrisio e membri del Comitato Parco di Villa Argentina:
    Quattro sono state accolte parzialmente o totalmente:
  • la proposta di estensione della protezione quale bene culturale di interesse cantonale su una vasta porzione della parte alta del parco di Villa Argentina (fondo mapp. 3043: area collinare con muro del belvedere, area pianeggiante retrostante, muri perimetrali):
    questa richiesta ha motivato l’inoltro del ricorso interposto nel 2015; è un punto essenziale e quindi non possiamo che esprimere soddisfazione (anche se avremmo desiderato una protezione completa) cfr. cartina allegata;
  • l’estensione del perimetro di rispetto cantonale a tutela del complesso di Villa Argentina e del Vecchio Ospedale (bene culturale di interesse cantonale), come già chiesto dal Dipartimento ma respinta da Municipio e maggioranza del Consiglio comunale;
  • alcune modifiche puntuali dell’articolo 7 delle Norme di attuazione per il comparto B (parco-giardino attorno alla villa, già tutelato come BC di interesse cantonale) e per il comparto F (l’USI/Accademia dovrà rispettare gli indici e i parametri edilizi previsti, senza godere di eccezioni). Tali modifiche sottomettono alla Legge sui beni culturali qualsiasi intervento nel comparto di Villa Argentina: una garanzia indispensabile per diminuire il più possibile la minaccia di interventi sconsiderati in quest’area di grandissimo valore culturale, artistico e paesaggistico;
 
  • purtroppo il CDS ha respinto la richiesta di togliere la possibilità di edificare nel comparto A1 (area del mapp. 3043 confinante con l’Istituto per minorenni Paolo Torriani): l’Accademia/USI potrà espandersi in quest’area del Parco storico, laddove il Comitato Parco di Villa Argentina proponeva di prevedere l’insediamento di orti comunali e scolastici. Il Governo ha comunque imposto la tutela del muro di cinta del comparto, onde escludere una sua possibile demolizione (come la proposta municipale contemplava)
  • constatiamo con estremo stupore come il Governo abbia totalmente ignorato la presa di posizione degli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici della sezione svizzera dell’associazione ICOMOS (associazione internazionale di esperti che ha elaborato la Carta dei giardini storici – Carta di Firenze!), prodotta dai ricorrenti quale ulteriore mezzo di approfondimento e valutazione della variante e del valore del Parco storico.
  • La volontà di non confrontarsi con i molti punti sollevati dal parere degli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici ICOMOS è rivelatrice dell'approccio e della scelta politica del Governo di favorire l'espansione dell’USI/Accademia, malgrado gli esperti dell'ICOMOS avessero consigliato di rinunciare a qualsiasi ulteriore costruzione (dopo quella dell’edificio Canavee 1 che ha condotto alla distruzione di manufatti originali, dei quali la Carta dei giardini storici prevedeva invece la tutela).
  • Il timore di incorrere in una procedura espropriativa del valore di svariati milioni di franchi ha condotto il Governo a questa decisione di "compromesso"; il Municipio ha infatti sempre, ancora in occasione del sopralluogo del 12 gennaio, minacciato di non procedere all’acquisto del mappale 3043 in caso di decisione del Governo di non confermare la zona edificabile A1.
  • Inoltre, il Governo ignora anche l'appello sottoscritto dal prof. arch. Luigi Zangheri, già presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e docente di Storia del giardino e del paesaggio e di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze; dall'arch. Marco Martella, scrittore, storico dei giardini, Département des Hauts de Seine, dall’arch. del paesaggio FSAP Heiner Rodel, responsabile elenco giardini storici ICOMOS/FSAP Cantone Ticino, dall'arch. Fabio Reinhart, già prof. di architettura ETH Zurich e dal prof. arch. Benedetto Antonini, Vicepresidente Società ticinese per l’arte e la natura (STAN).
  • I ricorrenti si riservano di valutare la possibilità di interporre un ricorso (cautelativo) al Tribunale amministrativo contro la decisione del Governo: tale ricorso sarebbe ritirato non appena la proposta di estensione della protezione quale bene culturale di interesse cantonale su una vasta area della parte alta del parco di Villa Argentina divenisse una decisione formale cresciuta in giudicato. Senza la garanzia della protezione come Bene Culturale d'interesse cantonale i rischi di ulteriori impoverimenti della ricchezza culturale e artistica del comparto persisterebbero.
  • Destano profonda preoccupazione le considerazioni di ordine “paesaggistico” contenute nella decisione governativa; su di esse si tornerà al momento opportuno e in modo approfondito poiché sono in contrasto con la presa di posizione degli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici ICOMOS e le carte internazionali vigenti in materia.
Tiziano Fontana, Eugenio Zippilli, prof. Flavio Medici, dr. med. Sergio Arma, Giampaolo Baragiola, Claudia Crivelli Barella
  1.  

     

Presa di posizione dei ricorrenti, membri del Comitato Parco di Villa Argentina, alla decisione del Consiglio di Stato
Presa di posizione dei ricorrenti, membri del Comitato Parco di Villa Argentina, alla decisione del Consiglio di Stato
Presa di posizione dei ricorrenti, membri del Comitato Parco di Villa Argentina, alla decisione del Consiglio di Stato
Presa di posizione dei ricorrenti, membri del Comitato Parco di Villa Argentina, alla decisione del Consiglio di Stato
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17 febbraio 2017 5 17 /02 /febbraio /2017 23:23

Pubblico le osservazioni conclusive che la Società ticinese per l'arte e la natura ha trasmesso al Dipartimento del territorio lo scorso 15 febbraio.

Tiziano

 

Osservazioni conclusive

presentate dalla Società ticinese per l'arte e la natura (STAN), Locarno,

sulla variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina

La STAN ha preso atto del verbale di sopralluogo del 12 gennaio e dei due documenti allegati e osserva, nel termine assegnato di trenta giorni dall'intimazione, quanto segue.

 

- In merito allo scritto dei cittadini di Mendrisio membri del "Comitato Parco di Villa Argentina"

 

Si condividono le considerazioni riassunte nello scritto.

La vicenda del Parco di Villa Argentina presenta un elemento che dovrebbe far riflettere profondamente le autorità politiche a livello comunale e soprattutto a livello cantonale: la rivendicazione dei cittadini riuniti nel "Comitato Parco di Villa Argentina" e dei 2'870 cittadini che sottoscrissero nel 2009 la petizione «Un magnifico Parco per un magnifico Borgo» coincide con quella dei massimi esperti internazionali in materia di storia dell'arte dei giardini.

Il prof. Luigi Zangheri, già presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e già docente di Storia del giardino e del paesaggio e di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, unitamente ad altri membri di questo Comitato internazionale di esperti, ha sottolineato il valore unico di tale creazione architettonica e paesaggistica (peraltro riconosciuta dal Dipartimento dell'ambiente nel 1985).

 

L'azione dei cittadini di Mendrisio corrisponde appieno allo spirito della Convenzione europea del paesaggio che riconosce un ruolo determinante alla popolazione nella segnalazione e nella salvaguardia del paesaggio culturale nel quale vive. Nel preambolo della stessa si legge infatti: «[…] Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione; Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo […]». La rivendicazione della popolazione si fonda su una visione culturale e sociale che unisce il passato al presente e che rivendica per questo Parco storico, inscindibile dalla Villa, il ruolo di elemento pregiatissimo per la qualità di vita, indispensabile in un periodo di abbruttimento e banalizzazione territoriale senza precedenti nella storia ticinese.

 

 

- In merito al parere del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici ICOMOS

Innanzitutto, è doveroso ricordare che l'ICOMOS è un'associazione fondata nel 1966 da specialisti attivi nel campo della conservazione e della protezione dei monumenti, degli insiemi urbani e dei luoghi del patrimonio culturale. Per statuto si consacra a promuovere la teoria, la metodologia e la tecnologia applicate alla conservazione e alla messa in valore dei monumenti e dei luoghi. I suoi interventi si fondano sui principi iscritti nella Carta internazionale sulla conservazione e sul restauro dei monumenti e dei luoghi (Carta di Venezia, 1964) e su quelli codificati in diverse altre Carte internazionali, adottate per poter analizzare oggettivamente il valore di un bene culturale: nel caso dei giardini storici questi principi sono codificati nella Carta dei giardini storici.

Nella fattispecie, il parere del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici evidenzia, da una parte, il significato storico e il valore culturale del Parco, dall'altro le conseguenze della modifica pianificatoria oggetto di ricorso.

Condividendo i vari elementi messi in rilievo dagli esperti, ci soffermiamo su un punto centrale che emerge dalla lettura del parere, vale a dire il pericolo di uno svuotamento della sostanza monumentale

 

A partire dagli anni seguenti la vendita della proprietà da parte dell'ultima erede della famiglia Bernasconi si constata l'inizio della costante erosione di elementi costitutivi della sostanza monumentale del bene culturale «Villa Argentina e parco annesso nella sua totalità».

Tale involuzione minaccia la sopravvivenza stessa del bene culturale in quanto tale, tutelato a livello cantonale e nazionale. Infatti, come ha avuto modo di chiarire la Commissione federale dei monumenti storici «i monumenti storici sono determinati dalla loro materia tramandata» e quest'ultima ne determina l'autenticità.

Le possibilità edificatorie previste dalla variante nel comparto A2 condurrebbero all'eliminazione di due elementi essenziali, vale a dire l'incardinamento prospettico e la strutturazione paesaggistica studiati e realizzati dall'arch. Antonio Croci; di conseguenza il parco sarebbe sminuito nella sua «materialità considerata importante dal lato storico, cioè nella sua sostanza».

 

Infatti, come è stato spiegato dettagliatamente nei documenti agli atti[1], Villa Argentina e il suo parco sono inscindibili.

Tanto è vero che nel 1985 il Cantone ha posto sotto tutela l'intera proprietà – «Villa Argentina con i subalterni che fanno parte integrante dell'edificio principale»», fondo mappale 1166 – A villa, B cucina, C bagno, D lavanderia, E veranda, F casa di abitazione, G garage, R padiglione – e «il parco annesso nella sua totalità» coi subalterni v (parco-giardino), w (prato), x (frutteto), y (orto), z (parco-bosco), a1 (corte), b1 (giardino), c1 (strada) e d1 (strada).

Dall'elenco dei subalterni protetti risultano però esclusi altri subalterni: H ripostiglio, I (o J) serra, K serra, L latrina, M rustico, N serra, O rustico, P portico, Q portico, S T e U serbatoi (cfr. Catastrino del geom. Luigi Biasca, 1926).

 

Un primo attacco all'integrità di questo bene culturale fu portato dal Municipio di Mendrisio che chiese al Cantone di togliere parzialmente il vincolo di salvaguardia per favorire l'acquisto della Villa da parte del Comune: il Dipartimento dell'ambiente, su proposta della Commissione cantonale dei monumenti storici, stralciò il 18 dicembre 1989 dal vincolo di monumento storico la parte collinare del Parco, comprendente la struttura del Belvedere con il padiglione (R) [!], il prato (w) con la parte collinare (a confine con l'istituto Torriani per l'infanzia) e l'orto (y), vale a dire la parte pianeggiante retrostante il Belvedere.

Dopo l'acquisto della villa e del suo giardino ornamentale iniziò il degrado dei manufatti e della massa arborea.

La serra al subalterno J fu demolita.

Su richiesta del Municipio, il Cantone approvò in data 14 dicembre 1999 le varianti al PPVA, che prevedevano la possibilità di demolire «alcuni edifici minori (serre) del fmn 1166 corrispondenti ai sub. G, H, K, L, M, N, O e P. La loro demolizione si rende necessaria nel contesto dell'edificazione della nuova sede universitaria per l’Accademia di architettura». I subalterni erano così composti: G (garage, non serra come erroneamente definito dal Consiglio di Stato) protetto nel 1985, H (ripostiglio), K (serra), L (latrina), M (rustico), N (serra), O (rustico), e P (portico). Furono tutti demoliti per lasciare spazio allo stabile accademico.

Tra il 1994 e il 2004 furono rimosse – è sconosciuto l'autore stando all'autorità comunale – le ali laterali a pergolato del Belvedere costituite da una struttura metallica finemente decorata di particolare pregio ed elemento centrale nel disegno del progettista arch. Antonio Croci.

Nella selva castanile il vialetto con selciato di ciottoli di fiume si degrada di anno in anno, tanto da essere destinato, probabilmente, a scomparire nel prossimo futuro.

Tra il censimento del 1993 effettuato dall'arch. del paesaggio Righetti e il rilievo botanico fatto dall'arch. del paesaggio Rodel nel 2004 sono scomparsi 67 delle 141 essenze vegetali (alberi e arbusti di una dimensione importante).

Nel 2008/2009 furono demolite parti dei muri perimetrali ottocenteschi presenti sul fondo mapp. 3043.

I subalterni B, C e D sono da anni in uno stato di abbandono indecoroso.

 

Questi continui interventi sul tessuto storico del Parco con la distruzione di manufatti e aree verdi costituiscono una violazione di tutti i principi basilari della conservazione del patrimonio culturale.

 

Malgrado queste perdite, tutti gli esperti intervenuti riconoscono il grande valore che ha ancora Villa Argentina e il suo Parco dal punto di vista della storia dell'arte dei giardini (capitolo Valore di conservazione del parere dell'ICOMOS, p. 7).

 

Questo valore, debitamente riconosciuto dalle autorità, dovrebbe spingere in questo caso il Cantone a ristabilire la protezione quale bene culturale a tutto il Parco storico e a il PP1 in fase di allestimento da parte della Sezione Sviluppo territoriale che dovrebbe comprendere integralmente il Parco di villa Argentina e tutelarlo integralmente

 

 

Conclusioni

 

Il parere degli esperti della Sezione svizzera dell'ICOMOS così come la presa di posizione del prof. Luigi Zangheri e dei suoi colleghi dovrebbero far comprendere l'unicità di questa creazione architettonica e quindi il suo grande valore quale bene culturale.

Tale consapevolezza dovrebbe spingere le autorità politiche a salvaguardare tale bene e ad acquisirlo al patrimonio culturale cantonale e comunale, restituendolo all'intera comunità nella sua ricchezza artistica e nella sua bellezza paesaggistica, senza nuovi irrimediabili sfregi che lo renderebbero un semplice ornamento banalizzato per rispondere a un bisogno funzionale del campus universitario.

 

Per tutti i motivi sopra esposti la Società ticinese per l'arte e la natura si riconferma nelle richieste contenute nel ricorso e nella replica.

 

 

Con distinti ossequi.

Società ticinese per l’Arte e la Natura (STAN)

Sezione ticinese di Heimatschutz

Il Presidente: Il Vicepresidente:

             Arch. Antonio Pisoni Arch. Benedetto Antonini

 

 

[1] In particolare, il primo ad analizzare secondo i principi e la metodologia della Carta dei giardini storici Villa Argentina e il suo Parco storico è stato l'architetto del paesaggio Niccardo Righetti nei suoi due documenti Considerazioni generali e modalità d’intervento per la conservazione, il ripristino e il rifunzionamento del Parco di Villa Argentina e delle sue adiacenze del 28 ottobre 1991 e Relazione sulla proposta di massima per la sistemazione esterna - Parco di Villa Argentina e del ricovero Torriani dell'ottobre 1993 (seppur forzatamente limitati allo studio di un preciso perimetro come da incarico ricevuto dal Municipio di Mendrisio nel 1991). Precedentemente fu l’arch. Fabio Reinhart ad analizzare il valore dell'intera area nel suo In merito alle possibilità edificatorie e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio del 20 settembre 1988 elaborata su mandato del Municipio per permettere l'acquisto della villa.

Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
Osservazioni conclusive della STAN nella procedura ricorsuale
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21 gennaio 2017 6 21 /01 /gennaio /2017 16:08

Pubblico alcune fotografie scattate durante il sopralluogo del 12 gennaio;

i palloncini sono posizionati all'altezza obbligatoria che avrà la facciata dell'edificio o degli edifici del "Campus universitario" (nella procedura di approvazione del PP si parla di necessità dell'Accademia ma ne avranno studiata una nuova, visto che gli atelier l'Accademia li vuole costruire dietro la chiesa di San Francesco) nella parte collinare del Parco storico di Villa Argentina.

Abbiamo posizionato i palloncini lungo la rete che delimita la proprietà privata, poiché per noi era importante dimostrare l'altezza mastodontica che il Municipio e la maggioranza del CC hanno imposto; la facciata è arretrata di qualche metro dalla stradina pedonale, e non direttamente a filo.

La stradina sarà stravolta dall'intervento perché dovrà essere raddoppiata di larghezza per motivi di sicurezza e accessibilità ai mezzi di soccorso.

Potete immaginarvi lo sventramento della collina a quale scempio porterà.

Vedremo con quali argomenti il Cantone approverà (o modificherà) la variante.

Ci vorrebbe un mecenate che acquisti l'area e la ceda al Comune a condizione che non si costruisca: un sogno che s'infrangerà contro la triste realtà dei distruttori del patrimonio storico, culturale e paesaggistico più pregiato.

Tiziano

 

 

Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
Altezza massima obbligatoria della facciata del futuro edificio del "Campus universitario"
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12 gennaio 2017 4 12 /01 /gennaio /2017 16:54

Sopralluogo 12 gennaio 2017

 

Ricorso Variante PP Villa Argentina - presa di posizione

 

I ricorrenti presenti oggi – anche a nome di Claudia Crivelli Barella, Romano Mastrobattista e Flavio Medici, impossibilitati a partecipare al sopralluogo – si confermano nelle richieste contenute nei punti II.c da 1 a 5 Articoli delle NAPR contestati, II.d Perimetro di rispetto, II.e Mezzi di prova e III. Conclusioni del ricorso nonché della replica.

 

Ribadiamo la richiesta che il Cantone intervenga sulla base dell’art. 20 della LBC e 29, 102 e 105 e segg. della LST affinché modifichi tutti quei contenuti presenti nella variante pianificatoria che minacciano gli eccezionali valori culturali e paesaggistici presenti nel comparto del PP, in particolare:

- della Villa Argentina riconosciuta non solo dal Cantone (bene culturale di interesse cantonale) ma anche dalla Confederazione (bene culturale d’importanza nazionale);

- così come di tutto il parco storico di pertinenza della villa stessa (circa 46'000 mq), che si compone di un giardino ornamentale e di diletto, nella parte pianeggiante attorniante la villa (oggi bene culturale d’interesse cantonale minacciato dall'art. 7 cpv. 3 delle norme d’attuazione proposte), e di una parte collinare e pianeggiante retrostante, agricola, dove furono inserite le strutture architettonico-scenografiche. Villa Argentina e il suo parco costituiscono una creazione architettonica, artistica e paesaggistica inscindibile e unica, che si inserisce nella tradizione plurisecolare dell'architettura di villa, iniziata con le dimore rinascimentali italiane. Questa unicità e questo pregio eccezionale sono stati riconosciuti dagli esperti svizzeri e internazionali.

 

In effetti, gli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici della sezione svizzera dell’ICOMOS hanno redatto il parere del 30 marzo 2016, trasmesso al Dipartimento del territorio in data 18 aprile 2016, che invita a tutelare tutta l’area del parco storico; alla medesima conclusione sono giunti gli esperti del Comité scientifique international ICOMOS-IFLA des paysages culturels tra i quali i professori Luigi Zangheri e Michel Racine.

Queste richieste coincidono con quelle di 2'870 cittadini che hanno sottoscritto la petizione "Un magnifico Parco per il magnifico Borgo" nel 2009 e con quelle di 140 cittadini che hanno inoltrato osservazioni durante la procedura di pubblicazione della variante pianificatoria.

 

Infine, la variante non soddisfa le principali richieste contenute nell’esame preliminare del Dipartimento del territorio del 25 ottobre 2012, in particolare per quanto attiene al programma di sviluppo dell’Accademia (o del campus universitario).

 

Tiziano Fontana, dr. med. Sergio Arma, Giampaolo Baragiola, Eugenio Zippilli

Sopralluogo di oggi per il ricorso sulla varianteSopralluogo di oggi per il ricorso sulla variante
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2 dicembre 2016 5 02 /12 /dicembre /2016 16:44
Sul Parco di Villa Argentina abbiamo pubblicato molto ma questo articolo di Tita Carloni, scoperto da poco, è una vera perla.
Vi è un'analisi del rapporto uomo e natura e dell'odierna architettura.
E una valutazione del fuori scala e inopportuno edificio dell'Accademia di architettura inserito in parte anche nel Parco di Villa Argentina.
Tiziano
 
di Tita Carloni
A Mendrisio, presso la scuola del Canavee vive un riccio molto tenero e domestico. Tutte le sere, tra le dieci e mezzo e le undici, puntualissimo, viene a mangiare sotto il balcone della Signora M. che gli dà cereali, biscottini e, una volta la settimana, latte. Sarebbe però meglio dire che sopravvive, unico superstite di una banda che aveva il suo areale terragno da quelle parti insieme con un’altra banda di scoiattoli che, viceversa, se la spassava sulle piante (oggi scomparse) e sulle matasse di edera che ricoprivano antichi muri di cinta. Di tutti quanti è rimasto soltanto il riccio che per recarsi dalla sua ignota tana alla cena quotidiana deve compiere un percorso tortuoso e irto di ostacoli, nascondendosi in una siepe in caso di allarme, attraversando un nuovo grande piazzale di posteggio che a lui deve apparire come una specie di nero e pericolosissimo deserto, scalando faticosamente in salita e in discesa muriccioli e gradini di cemento. Insomma un’impresa ardua, una lotta continua contro i manufatti che gli uomini hanno eretto per loro comodità, dimenticando che non sono i soli a vivere su questo mondo, e togliendo sempre più spazio ai loro consorti animali (consorte viene dal latino e vuol dire «che partecipa alla stessa sorte»).
Ma torniamo al Canavee.
Questi eventi dell’infimo mondo dei ricci sono successi dopo che sui cosiddetti terreni Vanzetta (un avventuriero di passaggio che aveva comprato per speculazione i bei giardini di alcune vecchie proprietà) è sorto un grosso edificio accademico sul cui elegante disegno non si discute ma che quanto a rapporti col territorio, come si dice, non mi pare che eccella.
Intanto il colore: le mattonelle nere di facciata, ottime nella Ruhr, non sono certo in simpatia con la luce mite ed i colori terrosi del Mendrisiotto. E poi il clima: le finestre metalliche a filo di facciata, girevoli su un perno e senza la minima protezione solare, in questi giorni di caldo africano erano una vera consolazione. Sottogronde per le rondini, zero. Fronde ombrose, zero. Per contro spianate di cemento ampie e perfette, posteggi tanti e inesorabili.
L’ultimo riccio superstite (gli altri sono stati schiacciati o sono morti di fame e di sete come i loro amici scoiattoli) appare sempre più, nelle sue notturne peregrinazioni, come un naufrago eroico e disperato. Fin che resisterà.
Se qualcuno mi dovesse accusare di essere soltanto un minuzioso e meditabondo amico degli animali risponderei subito: attenzione, perché gli animali sono tra i primi indicatori della salute di un territorio. Se muoiono loro è sicuramente un brutto segno anche per noi. Presto o tardi non ci scapperemo. Meglio quindi pensarci per tempo, prima di fare la stessa fine.
tratto da AREA, del 5 luglio 2002
   
Il riccio di Canavee (Tita Carloni)
Il riccio di Canavee (Tita Carloni)
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16 agosto 2016 2 16 /08 /agosto /2016 23:40

Pubblico la seconda parte del parere del Gruppo di lavoro Giardini storici della sezione svizzera dell'ICOMOS sul valore storico-artistico e paesaggistico del Parco di Villa Argentina e sulla variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina.

Variante che, ricordo, è stata proposta dal Municipio all'unanimità (3 PPD: Croci Calderari Rossi+ 2 PLR: Maffi Peternier + 1 Insieme a sinistra: Comi + 1 Lega: Robbiani) e approvata dalla maggioranza del CC di Mendrisio; contrari solamente i Verdi.

Questo parere degli esperti conferma la valutazione del Dipartimento dell'ambiente del 1985 - che portò alla tutela integrale di Villa e Parco (46'000 mq), ma solamente dal 1985 al 1989 !! come se un bene culturale lo è a termine ... - e le motivazioni da sempre avanzate dal Comitato Parco di Villa Argentina.

Dopo questa lettura consiglio di fare un passo successivo: andare a leggere i post pubblicati quest'anno e negli scorsi anni nei quali ho riprodotto:

1. le considerazioni del Municipio di Mendrisio sulla parte alta del Parco ("semplice prato privo di valore paesaggistico....") poi smentite qualche anno dopo ma manipolate a dovere per renderle conformi agli appetiti dell'Accademia di Mario Botta

2. quelle culturalmente aberranti dello studio di Martina Voser (arch. del paesaggio e prof. all'Accademia) - Nicola Castelletti sullo sviluppo paesaggistico del Campus universitario.

Confrontate le loro argomentazioni e quanto proposto dall'ICOMOS: un esercizio indispensabile che mostra il vero scontro in atto qui a Mendrisio, tra:

- da una parte Cultura, Storia dell'arte dei giardini e dell'architettura, Principi di tutela e conservazione del Patrionio culturale, difese dal Comitato, dall'ICOMOS e per qualche anno dal Cantone

- e dall'altra Potere / Pseudocultura architettonica (Municipio/Accademia con studio Voser-Castelletti cofinanziato da Municipio e Accademia).

La cultura perde sempre, generalmente. Comunque è nostro compito, qui e ora, denunciare Municipio e Accademia e chiamare coloro che devastano il territorio e distruggono la memoria storica col loro nome: vandali.

Tiziano

B. Presa di posizione in attesa del cambiamento dell'azzonamento del Parco di Villa Argentina, Mendrisio

Motivo

La parte sud-est del parco di Villa Argentina si trova nella zona A (Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2, R2 Residenziale estensiva). La petizione Un magnifico Parco per un magnifico Borgo, inoltrata nel 2009 e sottoscritta da 2870 abitanti di Mendrisio, chiedeva una zona di pianificazione (per impedire nuove costruzioni) e la creazione di una zona di svago al posto della zona edificabile A del Piano particolareggiato di Villa Argentina PP2. La petizione è stata accettata in parte dal Municipio, che vorrebbe acquistare la parte sud-est del parco di Villa Argentina e prevede un'edificabilità pari a 3'000 m2 SUL per costruzioni pubbliche, secondo l’affermazione del Comitato Parco di Villa Argentina. Uno studio dell'Accademia di architettura di Mendrisio è a disposizione. Il cambiamento della zona è stato approvato dal Consiglio comunale di Mendrisio e l'incarto adesso è a Bellinzona per l’approvazione da parte del Consiglio di Stato. La STAN (Società ticinese per l'arte e la natura) e membri del Comitato Parco di Villa Argentina hanno presentato nello scorso novembre all'Autorità cantonale un ricorso contro la decisione del Consiglio comunale di Mendrisio per il cambiamento della zona in oggetto. Il Comitato Parco di Villa Argentina si è rivolto a ICOMOS Svizzera chiedendo un parere sul significato storico del parco di Villa Argentina e sulla revisione del piano delle zone nel Parco di Villa Argentina.

Il presente parere è stato adottato dal Gruppo di lavoro ICOMOS per la conservazione dei giardini storici a seguito di un esame delle fonti, della storia e della situazione attuale del parco, dell'istanza per il cambiamento delle zone a disposizione e dopo una visita sul luogo.

La storia della pianificazione

L'intera proprietà di Villa Argentina è stata messa sotto protezione cantonale nel 1985. La giustificazione per la protezione trova fondamento nella rara conservazione integrale della Villa e del Parco come esempio di spazio disegnato del 19° secolo nel Mendrisiotto. Nel 1988 un privato acquistò l’intera proprietà dalla comunità di eredi Bernasconi e vendette la Villa con la parte bassa del parco nel 1989 al Comune di Mendrisio. Nello stesso anno la restante parte non ceduta al Comune di Mendrisio e ancora in possesso del privato fu tolta dalla protezione cantonale. Pochi anni fa è stata eretto, da parte dell'Accademia di architettura di Mendrisio, un nuovo edificio nel Pleasure-ground, allineato con il vecchio muro di recinzione, al posto dei fabbricati rurali di produzione e dell’orto, a suo tempo tutelati. Nel corso di questa nuova costruzione sono state ristrutturate le aree adiacenti del Pleasure-ground nello spirito del nuovo edificio. Da parte dell'Accademia di architettura vi è l’intenzione di utilizzare il Parco di Villa Argentina come Campus e, per mezzo di una nuova costruzione nell'area un tempo coltivata a orti, indirizzare l'uso del parco in questa direzione, a scapito dell'uso del parco da parte della popolazione locale. Il Parco di Villa Argentina è nell'elenco dei giardini e parchi storici svizzeri.

Genesi

Parco e Villa sono stati realizzati attorno al 1876 dall'architetto Antonio Croci (1823-1884) per il committente Giovanni Bernasconi (1830-1899). Giovanni Bernasconi fu uno dei tanti emigranti che lasciarono il Ticino. Egli fece fortuna nel commercio di pelli in Argentina, conseguendo grande successo. Abitando ancora in Argentina, passo dopo passo, acquistò diverse parcelle a Mendrisio con l'intenzione di creare la sua futura residenza. Antonio Croci (1823-1884), nato a Mendrisio, aveva studiato architettura a Milano. Da giovane architetto aveva lavorato probabilmente in Turchia e Russia. Costruì presumibilmente moschee e sinagoghe, collaborò al Castello Valrose a Nizza, costruì la chiesa San Giorgio a Ernen VS, il parco e la Villa Argentina e la sua casa Carlasch a Mendrisio. La sua casa viene descritta come il suo capolavoro per quanto riguarda la poesia e la composizione.

Il parco delle origini e di oggi

La proprietà di Giovanni Bernasconi era composta dalla Villa, da diversi edifici dipendenti (parzialmente ancora esistenti), dal Pleasure-ground, dal vigneto, da due zone adibite a orti, dalla selva castanile e da un altro orto (campo agricolo di produzione propria) visibile nell'immagine aerea del 1945 coperto da alberi (presumibilmente si trattava di un prato con alberi da frutto). Nella parte sud-ovest del parco, un'area boschiva incornicia la vista. Con l'eccezione della nuova costruzione dell'Accademia di architettura degli ultimi anni, costruita a scapito di fabbricati rurali di produzione e dell’orto, la composizione del giardino resta integra. Tipico per un parco di quell'epoca, esistono ancora oggi le parti del giardino che servivano alla produzione agricola per l’uso proprio. Il parco fu creato nello spirito dell'eclettismo e in diversi stili di giardino. Le varie zone del giardino sono state organizzate abilmente e correlate tra loro. Il giardino di produzione e il giardino ornamentale sono stati collegati con strutture ricreative e piccole architetture nel vigneto, nell'orto (campo agricolo di produzione propria) e nella selva castanile. La Villa, il Pleasure-ground, il vigneto e il frutteto così come il muro dell’altro orto sono stati collegati con un asse imponente e ascendente, attrezzate con viste prospettiche, grotte, sentieri, padiglione (belvedere) e pergole. Partendo dalla Villa, l'asse dimostra una successione continua passando attraverso il Pleasure-ground, la volta tipo grotta, il muro del giardino con cancello e il percorso a rampe incrociate attraverso il frutteto e il vigneto. Alla fine del percorso (asse) si trovava il padiglione (Berceau) fiancheggiato da una pergola di una lunghezza di circa 110 m. Nello sfondo finale dell’asse si trova ancora il muro di recinzione e dietro l'orto (campo agricolo di produzione propria) un bosco a ovest completa la vista. Dalla posizione della pergola si gode un'ampia vista sul paesaggio. Una simile assialità è unica nel Cantone Ticino. Circa la metà delle strutture ricreative di quest'asse sono state rimosse durante gli ultimi venti anni. L'asse è ancora evidente nel vigneto e nel frutteto, nei muri di cinta e nel rilievo del terreno. Riferimenti a questa tipologia di assialità si trovano in Lombardia e Toscana. Nella selva castanile si trovano ancora rimanenze di vialetti con selciato di ciottoli di fiume e una fontana dell’allora arredamento del parco. Anche qui si trovano riferimenti nei boschi dei giardini rinascimentali della Toscana. La selva castanile è recintata come bosco e viene utilizzata oggi come parco pubblico. I muri di cinta attorno al vigneto, il frutteto e l'orto e il campo agricolo di produzione propria sono in parte ancora esistenti. La manutenzione di queste aree si limita oggi a tenere i terrazzamenti, le superfici prative e le altre superfici con vegetazione liberi dalla crescita dello strato arbustivo. Il Pleasur-ground presenta un deficit nella manutenzione dovuto a troppe poche ore di lavoro e da non appropriati cambiamenti. Le rimanenti componenti architettoniche del parco sono fortemente trascurate e in parte sono sbarrate per motivi di sicurezza. Le recenti piantagioni nel Pleasur-ground lasciano sperare.

Valore di conservazione

L'intero parco con i suoi giardini, oggi ancora esistenti, è dal punto di vista della conservazione del patrimonio dei giardini storici degno di protezione. Il disegno (concetto) del giardino è di gran pregio dal punto di vista dell’arte dei giardini. I cambiamenti degli stili, l'annodamento del giardino ornamentale con le zone di produzione e l'asse prospettico, che partendo dalla Villa si estende fino al bosco fuori della proprietà, sono stati sapientemente inseriti nella conformazione topografica esistente e allineati all’effetto di profondità del parco. La diversità stilistica e il suo uso conferiscono all'opera una particolare leggerezza. Parco e Villa sono una delle poche testimonianze architettoniche conosciute del talentuoso architetto Antonio Croci. Nel confronto con altri parchi di Ville private nel Ticino della stessa epoca, il Parco di Villa Argentina seduce grazie alla sua estensione odierna, all’ancora leggibile asse del giardino, unico in Ticino, alla molteplicità dei vari giardini e alla conservazione integrale del parco con l'eccezione dell’ultimo forte intervento della nuova costruzione pochi anni orsono. L'intera proprietà è testimonianza dell‘emigrazione ticinese nel 19. secolo. Ad eccezione dell'ultimo intervento architettonico, il parco con la piantagione marginale e con la lungimirante vista è ben integrato nel contesto circostante. Il contesto circostante visibile oltre i muri di cinta non disturba, rispettivamente si completa con i temi nel giardino.

Il Piano Particolareggiato in oggetto

Circa metà del Parco di Villa Argentina – il vigneto, il frutteto e l’orto (campo agricolo di produzione propria) – attualmente nella zona A del Piano Particolareggiato PP2 (R2, Residenziale estensiva) dovrebbe diventare zona A1 (Area recupero parco) e l'area dell'orto zona edificabile A2. Nella zona A2, secondo l'affermazione del Comitato Parco di Villa Argentina, è previsto un'edificabilità di una superficie utile lorda di 3'000 m2 per edifici e impianti pubblici. La prevista costruzione, come già la costruzione per l'Università di fianco al Pleasur-ground di pochi anni fa, viene di nuovo eretta, secondo il piano a disposizione, sul filo di un muro di cinta.

Raccomandazioni

1. L'inserimento del vigneto, del frutteto e dell'orto (campo agricolo di produzione propria) in zona parco pubblico è consigliata. Il parco viene così protetto da future edificazioni.

2. Il cambiamento dell'orto da zona A del PP2 (R2 Residenziale estensiva) in una zona edificabile A2 con una superficie utile lorda di 3‘000 m2 rende possibile la completa distruzione dell’area un tempo adibita a orto. L'unità economica della proprietà perde un altro pezzo. L'accesso alla parcella, con il cambiamento in una zona A2, richiede un ampliamento di una parte dell’attuale passaggio pedonale in una strada di servizio. La disposizione della facciata sud del nuovo edificio parallelo al muro di cinta esistente devasta il muro di cinta confinante col vigneto e col frutteto; le zone limitrofe alla nuova costruzione saranno presumibilmente trasformate nell’interesse della nuova costruzione e nel suo uso odierno. Il vigneto e il frutteto godono oggi anche di una vista libera in ogni direzione e con la nuova costruzione troverebbe di fronte una facciata alta e imponente. La vista sul Monte Generoso sarà ridotta e bloccata da una nuova facciata o cade sul nuovo tetto piano. Il vigneto e il frutteto diventano il giardino della nuova costruzione. L'intero asse del parco viene disturbato dalla nuova situazione trasversale. Si raccomanda di voler rinunciare al cambiamento in una zona A2 (Superficie edificabile).

3. Secondo il valore di conservazione qui sopra riscontrato si giustifica un cambiamento dell'orto (zona A2) in zona A1 (Area recupero parco).

4. È consigliato di rimettere il vigneto, il frutteto, l'orto e l'orto (campo agricolo di produzione propria) compresa la selva castanile sotto tutela monumentale cantonale e di restaurarli e mantenerli secondo i criteri della conservazione dei giardini storici. Il solo mantenimento del Pleasur-ground della Villa Argentina banalizzerebbe massicciamente il giardino che diventerebbe uno tra i tanti esistenti.

5. È consigliato aumentare le ore di lavoro per la manutenzione del Pleasure-ground, per diserbare i sentieri, per sostituire la mancante pavimentazione dei vialetti e mantenere gli elementi d'arredo del parco come anche la creazione della struttura vegetale degna del parco. È consigliato di elaborare un progetto di manutenzione programmata (Parkpflegewerk), di restaurare diversi elementi dell'arredo e guidare la manutenzione con un concetto di cura e di sviluppo.

Per la parte soggetta al cambiamento di zona è anche da elaborare un progetto di manutenzione programmata e un credito per la sistemazione e manutenzione è da prevedere.

Brigitte Frei-Heitz Vorsitzende der ICOMOS-Arbeitsgruppe Gartendenkmalpflege

ICOMOS: la perizia sul Parco degli esperti della sezione svizzera dell'ICOMOS - II parte
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Presentazione

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  • : salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
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