Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
28 maggio 2011 6 28 /05 /maggio /2011 00:45

Come anticipato nell'articolo di mercoledì 27 aprile, oggi ci soffermiamo sull'interessante trasmissione "Demolition city" dedicata, in aprile,  da "Falò" alla città di  Lugano (da guardare sul sito internet della Rsi). 

È consigliabile visionare l'intera trasmissione, per farsi un'idea delle posizioni del sindaco di Lugano e di quelle di denuncia del prof. e arch. Furrer, dell'arch. Bergossi, di P. C. Minotti e di coloro che segnalano l'impoverimento dal profilo edilizio - e quindi culturale e artistico e quindi pure turistico - della città di Lugano.

http://la1.rsi.ch/_dossiers/player.cfm?uuid=cbc5b41e-aa9c-42ad-b408-1c965946df53

   

È altrettanto consigliabile leggere il forum di Falò correlato, poiché troverete interessantissimi messaggi (alcuni dedicati anche a Mendrisio, che riproduciamo alla fine del presente articolo)

 

Ma cosa sta avvenedo a Lugano? con la revisione del Piano Regolatore - limitatamente  alla variante per gli edifici storici - la lista di edifici proposta dal Cantone con oltre 120 immobili è stata depennata (circa 30) dal Comune e ora giace nelle commissioni del Consiglio comunale.

 

La legge sui beni culturali del 1997 assegna ai Comuni il compito di tutelare gli edifici d'importanza locale: da qui i problemi.

 

Proponiamo alcuni pensieri espressi dagli ospiti di Falò (NB: li abbiamo trascritti senza alcuna modifica):

 

sindaco di Lugano arch. Giudici: "non si può ibernare una collettività, occorre andare con logica, con prudenza e quindi con pragmatismo a salvare quello che è corretto salvare e a demolire quello che deve essere sostituito in una logica di sviluppo di una città; altrimenti se si conserva tutto una città non crescerà mai e non potrà mai mettere a disposizione delle nuove opportunità di chi vuole arrivare in città per vivere e lavorare. Bisogna tenere conto che gli edifici  non sono della città sono dei privati; in un sistema liberale non si può semplicemente mettere lo stampino "tu non fai quello che potresti fare": il Piano regolatore dà determinate indicazioni e bisogna sapere che se la collettività vuole salvare o meglio proteggere questi edifici deve essere anche disposta a sborsare dei soldi perché non può essere un'operazione indolore";

"l'opinione della gente conta; bisogna  tenere conto cosa  significa l'emotività e cosa  significa il realismo. Quindi ci sono delle costruzioni che possono essere sicuramente degne di protezione, ci sono quelle il cui sustrato edilizio nel tempo può anche non essere più consono alla vita quotidiana; quindi facciamo attenzione a non creare ghetti o  conservare quello che magari col tempo  per forza d'inerzia sarà destinato ugualmente ad essere sostituito";

"questo [la demolizione di un porticato medievale  protetto nel Palazzo Mango, secondo il Piano regolatore] è stato un episodio abbastanza singolare e siamo rimasti tutti un po' sorpresi ma non abbiamo preso nessua decisione particolare nel passato; [perché, chiede il giornalista] perché non c'è stata nessuna segnalazione di dare una multa"

" [Villa Branca] è stata, devo dirlo senza molti rimpianti, demolita"

 

Durante il dibattito in studio:

"Bisogna sostituire il tessuto edilizio; quando si dice c'è qualcosa di storico ... ma cosa vuol dire storico? qualcosa di vecchio ... ma cosa vuol dire vecchio?"

"non bisogna ancorarsi nella nostalgia"; bisogna essere "realisti";

"facciamo attenzione a definire i valori sui quali concentrarsi perché se si concentra su tutto  alla fine si perde la graduatoria del valore e si potrebbe banalizzare  quindi vediamo quelli che hanno una forza e un significato e lasciamo più libertà laddove il Piano regolatore attuale lo permette";

arriviamo "un tema molto delicato: oggi entriamo nella logica del mantenimento di testimonianze; ahimé chi arrriva oggi è il più sfortunato, perché si trova in una magari zona edificabile a non poter utilizzare più quello che altri vicini hanno potuto utilizzare  la dispsarità di trattamento che potrebbe teoricamente nascere  è un elemento che dovrebbe anche farci riflettere e quindi l'aspetto venale ... determinerà un sacrificio dall'altra parte se ne vale la pena del contribuente di Lugano (...)

"non so cosa cerca il turista; io che sono nato a Lugano ho visto la città trasformarsi; quando io non ci sarò più quelli che verranno dopo di me vedranno questa città, e che confronto fanno? non possono fare confronti al massimo ci sono le cartoline (....) La città cresce, cambia, si dinamizza (...)  se facciamo attenzione a non ancorarci in modo così conservatore nella nostalgia; la città cambia manteniamo però quelle testimonianze che meritano di essere  mantenute ma non facciamo un'operazione di congelamento o di ibernizzazione altrimenti non avremmo fatto un buon servizio alla Città (...) per Villa Branca, visto che mi avete tirato in ballo, vorrei ricordare che Bernhard Furrer l'ho accompagnato io all'interno (...) mi ha detto "Giorgio, questa casa va demolita" testuali parole dell'amico B. F. "

 

arch. Bergossi (Società ticinese per l'arte e la natura e Archivio del moderno):   "I beni culturali sono la nostra storia, siamo noi; se noi diamo più valore alla possibilità edificatoria, cioè alla speculazione, vuole dire che siamo interessati più  a quell'aspetto che non a tutelare la nostra memoria e la nostra identità"; "si tratta di edifici della fine dell'800 e dei primi del '900  fino agli anni '50: abbiamo perplessità sulle motivazioni perché le scelte operate dal municipio valutano oltre al valore culturale intrinseco dell'oggetto anche ciò che il Piano regolatore prevede per quei determinati sedimi, quindi le possibilità edificatorie possibili su quei sedimi";

 

arch. Furrer (prof. Accademia di architettura di Mendrisio ed ex-Presidente della Commissione federale dei monumenti storici):

"In Ticino l'eredità costruita è stata demolita molto velocemente ed è l'effetto di una pressione immobiliare che esiste anche a Zurigo e a Ginevra ma lì la popolazione e (con la popolazione) anche la politica sono più coscienti del valore non economico ma culturale dell'eredità costruita e quindi vi è un'altra reazione"

"tutti questi edifici stralciati sono di un grande valore culturale ho visto la lista e devo dire che era giusto metterle in quella lista; altre città svizzere hanno un inventario molto più esteso di quello di Lugano, la città di Friborgo l'inventario comporta 1'500 edifici tutelati"

"in altri cantoni svizzeri questi edifici sarebbero stati tutelati già 10 o 20 anni or sono; se il piano regolatore permette al proprietario di sfruttare 3, 4 o 5 volte di più di quello che esiste allora chiaramente il suo interesse è di sfruttare quello che gli è permesso, se invece il Piano Regolatore limita lo sfruttamento su quello che esiste lì non c'è più un interesse e questo processo è stato fatto in molte città svizzere di avere un Piano regolatore che rispetta l'esistente e forse questo è uno strumento che non è mai stato usato a Lugano"       

 

Foletti (Ufficio beni culturali): "ogni Comune è responsabile delle scelte che vuole fare"; "la Città deve decidere che tipo di volto vuole per il suo comprensorio "

 

Giordano Macchi (CC PLR di Lugano): "se non fosse stato fatto l'errore di permettere troppa edificabilità in quartieri pregiati di vecchie ville i proprietari non sarebbero sotto pressione di un mero calcolo economico e di realizzare il massimo dei loro profitti;

se avessimo mantenuto il livello edificatorio dell'ingombro delle ville esistenti i proprietari sarebbero i primi a voler tenere una bella villa del passato piuttosto che qualcosa di moderno, che molte volte è di dubbio gusto"    

 

La memoria non è nostalgia: è vita e difesa di uno spazio urbano a misura d'uomo.

 

 

Condividi post
Repost0
20 maggio 2011 5 20 /05 /maggio /2011 22:00

Nella parte dedicata alle fotografie abbiamo pubblicato due foto del nuovo albero piantato recentemente nel Parco; 

 

 apriamo un concorso pubblico e bisogna indovinare:

 

 

1. a quale specie appartiene il nuovo albero?

 

2. molti anni or sono quale albero maestoso e secolare sorgeva in quel luogo?

 

3. qual'è la vera ragione che spinse ad abbattere l'albero maestoso?

Per rispondere a quest'ultima domanda vi diamo un indizio: recatevi nel parco e dirigetevi fino allo stabile dell'accademia fino a giungere in prossimità della grande vetrata, poi con le spalle rivolte allo stabile volgete lo sguardo verso il parco nella direzione della nuona pianta e ... lasciatevi suggerire la risposta dalla vista che vi si para innanzi.  

 

 

Qual'è il premio? ma ovviamente l'opuscolo "Uno storico Parco per la nuova Mendrisio" publicato nel 2010.  

 

Condividi post
Repost0
8 maggio 2011 7 08 /05 /maggio /2011 23:12

Chiasso/letteraria ha regalato nuovamente momenti di intensa gioia, riflessione e commozione.

 

Negli incontri con Di Stefano, Prete, Pusterla e Bichsel, Capossela abbiamo sentito pronunciare più volte parole come memoria, ricordo, nostalgia: sono patrimonio di ogni essere umano, un'esigenza che ogni persona sente (o dovrebbe sentire). Senza di esse non vi sarebbero cultura e futuro.

 

Udendo questi termini abbiamo pensato alla trasmissione "Demolition city" che Falò ha dedicato a Lugano non molto tempo fa e all'accezione negativa che il sindaco di quella città ha dato al termine nostalgia, l'esatto contrario di quello inteso dalle personalità riunite a Chiasso.

 

In ogni epoca e in ogni società si sono combattute battaglie attorno alla memoria e ai ricordi, personali e collettivi. Anche oggi ci troviamo coinvolti - spettatori o attori -  in un conflitto legato alla memoria storica e culturale e che investe la società e ogni singolo cittadino: la distruzione dei beni culturali e naturali coinvolge ognuno di noi, anche a nostra insaputa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi post
Repost0
20 marzo 2011 7 20 /03 /marzo /2011 19:10

"Un paese che ignora il proprio ieri, non può avere un domani".

 

Possiamo aggiungere che un paese che distrugge il proprio passato, a causa d'incultura o d'interessi particolari, avrà sicuramente un futuro povero, triste, brutto e omologato.

 

Condividi post
Repost0
16 marzo 2011 3 16 /03 /marzo /2011 00:00

Quanto è avvenuto e sta avvenendo in Africa del Nord e Asia in nome di dignità personale, speranza in un futuro migliore e libertà ci riempie di gioia (e spaventa qualcuno).

 

Durante le rivolte si sono viste bandiere nazionali impugnate da donne e uomini uniti nel rivendicare il rispetto dei diritti dell'uomo, codificati nel 1948 ma da sempre presenti nello spirito di ogni essere umano.

Questa aspirazione (e richiesta esplicita che si manifesta anche violentemente in certi periodi della storia umana) che è in ognuno di noi fu ricordata dalla filosofa ginevrina Jeanne Hersch nel libro "Le droit d'être un homme" edito dall'UNESCO nel 1968, in cui si raccoglievano testi di tutte le epoche e di tutte le tradizioni culturali: quegli scritti dimostrano che il principio dei diritti umani e della dignità umana è nello spirito di tutti gli uomini in tutte le epoche.   

In Libia il regime liberticida sta riconquistando le posizioni perse nelle prime settimane di rivolta e l'Europa, patria dei diritti dell'uomo, fa grandi proclami ma rimane immobile e quindi complice. Come non essere tristi, indignati e furenti per le centinaia e forse migliaia di giovani che sono stati in queste settimane e sono in queste ore assassinati sotto i nostri occhi?

 

Questo modo di fare degli europei  richiama il comportamento che abbiamo in tutt'altro ambito, quello del territorio, del paesaggio, dei beni culturali, della cultura:

  •  da una parte ci sono all'opera  gruppi organizzati, uniti e mossi da un fine ultimo (il potere e quindi  i soldi e la sete di dominio);  la speculazione edilizia avanza con la distruzione di paesaggi e di beni culturali (grazie a immobiliaristi, investitori,  ma pure riciclatori di denaro sporco (le inchieste della magistratura italiana, francese, statunitense, ecc. dimostrano che le organizzazioni criminali investono nel mattone, in ville di lusso, palazzine da reddito, alberghi e centri benessere ...) che mettono tutto l'impegno possibile per accaparrarsi e cementificare il territorio in ogni parte del mondo: basta andare a vedere le statistiche concernenti il consumo di suolo/terre agricole avvenuto negli ultimi 20 anni, dalla nostra Svizzera all'Italia, dalla Francia alla Germania o agli Stati Uniti e ora alla Cina, India, Brasile ecc.) , 
  • dall'altra parte  vi sono individui,  noi cittadini che  stiamo a guardare e non ci mobilitiamo o perché ci sentiamo impotenti e isolati, o per ignoranza, o per ignavia o perché complici.

Eppure per decenni persone illuminate (spesso un'esigua minoranza) hanno segnalato i pericoli di tali oltraggi: ora il punto di distruzione cui siamo giunti ha aperto gli occhi a un numero maggiore di persone, che ricominciano a sentirsi cittadini e non più semplici individui-consumatori.

In Ticino in alcuni casi ci si è mobilitati, come per esempio per la "Romantica" a Melide, grazie al lavoro della Società ticinese per l'arte e la natura (STAN) con la sua campagna seria, approfondita e motivata e grazie al servizio televisivo di Falò che hanno condotto decine di cittadini a scrivere sui giornali;  vi sono sempre più casi in cui  le cittadine e i cittadini si mobilitano, dal Piano di Magadino a Stabio (contro le strade), da Gandria  a Bré, da Locarno  a Massagno, da Lugano a Bellinzona (contro progetti edilizi spesso speculativi e irrispettosi del contesto in cui si inseriscono). 

 

Forse stiamo capendo che la nostra dignità (che abbiamo quando ci sentiamo cittadini e agiamo da cittadini) è legata anche alla nostra  qualità di vita e alla nostra identità e che  esse sono inscindibili dal territorio, dal paesaggio, dai beni culturali, dalla cultura?  Speriamo!

 

 

 

 

Condividi post
Repost0
3 febbraio 2011 4 03 /02 /febbraio /2011 23:26

  

"La distruzione dei codici di organizzazione dello spazio, delle loro valenze storiche, memoriali e simboliche in favore di un'indiscriminata cementificazione al solo servizio del "dio mercato" comporta una drammatica perdita di significati.

 

Lo spazio sociale, di per sé carico di funzioni e di senso, viene travolto dal meccanismo consumistico di una violenta rottamazione, diventa esso stesso una merce, "vale" non perché possiamo viverlo ma solo in quanto può essere occupato, "prezzato", cannibalizzato"

 

(S. Settis, Paesaggio Costituzione Cemento, Einaudi, 2010, p. 54: un libro da acquistare e leggere!)

 

Ho letto oggi questo passaggio e alcuni termini mi hanno rimandato al dibattito di ieri sera al Lux di Massagno con Lorella Zanardi: gli esseri umani sono cannibalizzati e ridotti a merce, come il territorio e il paesaggio!

 

Come dice Milena bisogna ristabilire il rispetto.

Condividi post
Repost0
2 febbraio 2011 3 02 /02 /febbraio /2011 23:13

Stasera abbiamo visto al Lux di Massagno la proiezione del video "Il corpo delle donne" di Lorella Zanardo e seguito il bel dibattito che ne è seguito con la Zanardo e Cantù:

 

mi direte ma questo cosa ha a che fare con un Parco o con il territorio del mendrisiotto? 

 

prima di rispondere: avete visto il video in questione? andate in internet e guardatelo, ne vale la pena!!

 

non c'è forse un parallelo tra,  da una parte, quelle immagini con il clou raggiunto alla fine del video, con donne ridotte a merce (per pubblicità, audience, e tutto quel che volete) e sottoposte a operazioni chirurgiche che stravolgono i loro visi e, dall'altra parte,  quanto stiamo facendo al nostro territorio con il suo consumo sconsiderato, la sua cementificazione?

 

Lorella Zanardo ha spiegato anche una cosa importante: girando per l'Italia, perché chiamata soprattutto da scuole e associazioni, sta cercando con i suoi colleghi sia di fornire strumenti per capire,  sia di far nascere uno sguardo critico in chi non si rende conto del degrado raggiunto,  perché ormai assuefatto e drogato dai programmi-spazzatura della TV. 

 

la medesima cosa vale per il paesaggio: spesso le persone si sono assuefatte alle brutture e al degrado di città e di periferie e, peggio ancora, si sentono impotenti e rassegnate: ma se ci rassegniamo rinunciamo a essere uomini e donne liberi!

Condividi post
Repost0
30 gennaio 2011 7 30 /01 /gennaio /2011 22:57

Giovedì scorso, 27 gennaio,  l'associazione Cittadini per il territorio  - relatori Grazia Bianchi, Tita Carloni e Ivo Durisch - ha presentato il progetto Parco del Laveggio, una proposta concreta per salvaguardare e valorizzare il fiume Laveggio.

 

Vi rimandiamo, per approfondire il tema, al link dei Cittadini che trovate nell'apposita casella qui a fianco. (E al prossimo numero dell'Informatore.)

 

Ad eccezione del municipale on. Peternier, gli altri membri dell'esecutivo di Mendrisio hanno brillato per l'assenza; si sono notati invece numerosi candidati al Gran Consiglio o al Consiglio di Stato maggiormente sensibili al tema proposto.   

 

Soffermiamoci su alcune affermazioni che dovrebbero essere spunti di riflessione per tutte le cittadine e i cittadini del Mendrisiotto.

 

L'arch. Carloni ha descritto l'avanzata della "città diffusa", una "cosa che si espande senza limiti", come una malattia: come non pensare alla descrizione che il premio nobel per la medicina Konrad Lorenz fece delle città moderne (la periferia venne paragonata alla lebbra, che aggredisce inarrestabile le campagne circostanti le città)? Il territorio è esaurito.

E se "siamo convinti che vivere, stare dentro un simile territorio è negativo, nocivo" allora "cerchiamo di trasformare il Laveggio in una struttura portante"; bisogna inoltre rivedere il Piano regolatore della Nuova Mendrisio tenendo conto delle strutture generali ed impedendo che il Mendrisiotto si trasformi in un "centro di logistica".

I Cittadini per il territorio sono una "piccola organizzazione di resistenza territoriale" che si oppongono all'urbanizzazione così come si è sviluppata in questi ultimi decenni: bisogna battersi per una "casa migliore", la "casa di tutti": la nostra terra. 

 

 Il sindaco di Ligornetto on. Pina ha parlato di Valera sostenendo che si sta pianificando tutto il comparto, ripartendo da zero, dopo che i progetti presentati da Ligornetto e da Rancate sono stati valutati [bocciati] dal Cantone: "abbiamo voluto provocare la reazione del Cantone affinché ci mettesse paletti chiari, che ora ci sono".  Il coordinatore Ivo Durisch in risposta a questa affermazione ha sostenuto che l'autorità politica deve pianificare seriamente, non "provocare".

 Molto interessanti anche altri interventi del pubblico, accorso numeroso.

 

Anche da questa serata è risultato nuovamente evidente quanto sia indispensabile la mobilitazione di tutti i cittadini, per cambiare veramente rotta.

 

 

Condividi post
Repost0
24 gennaio 2011 1 24 /01 /gennaio /2011 23:47

Nello “Studio strategico Alto Mendrisiotto insieme con energia dialogo e passione”  troviamo analisi molto interessanti:

Tra gli elementi di maggiore criticità del comprensorio emerge il dato ambientale. Il Mendrisiotto è teatro negli ultimi decenni di un processo di crescita non sostenibile (…) (pagina 182);

“(…) tra il 1985 e il 1997 sono scomparsi ben 140 ha [ 1'400'000 mq] di territorio agricolo (ovvero il 14%) mentre le superfici d’insediamento sono aumentate al ritmo di oltre 2 mq ogni dieci minuti. A far le spese di queste trasformazioni è stato soprattutto il paesaggio. Anche il traffico si è fatto incessante e con esso si è deteriorata la qualità dell’aria. Questi diversi elementi hanno messo in evidenza i limiti degli attuali strumenti di gestione del territorio, impostati secondo criteri e preferenze locali e per questo incapaci di rispondere alle sfide di una realtà sempre più regionale ed interconnessa. Ciò che preoccupa in prospettiva sono le riserve di terreni edificabili già oggi esistenti che consentirebbero il raddoppio della popolazione lanciando l’Alto Mendrisiotto verso i 44'000 abitanti” (pagina 65);

un conto è tuttavia affermare che le riserve ci sono, un altro è immaginarsi questo territorio completamente edificato e con una popolazione di oltre 44'000 abitanti. (…) Dietro queste cifre si nasconde dunque un problema di sostenibilità, in termini di qualità di vita, di traffico e di ambiente ma anche di risorse disponibili (vedi ad esempio il problema dell’acqua). È questo che vogliamo?”  (pagina 76).

 

Facciamo nostra questa domanda e la risposta è ovvia!! Quindi visto che vogliamo cambiare rotta iniziamo dalla ricostituzione del Parco di Villa Argentina.

E assieme al Parco coinvolgiamo tutti quei luoghi del Mendrisiotto che sono preziosi ad ognuno di noi.  

 

(Domanda: ma chi è/sono il/i responsabili di questo scempio? A una delle prossime puntate)

Condividi post
Repost0
17 gennaio 2011 1 17 /01 /gennaio /2011 22:06

 

"Si può costruire o ingrandire una città che, secondo i migliori calcoli, "renderà" anche a scapito della bellezza.

Ma la città che a conti fatti avrà vinto, come le piccole città del Rinascimento, sarà la città che avrà saputo essere ben più che produttiva: memorabile e indimenticabile, non solo per l'Europa e per il mondo ma anche, e prima di tutto, per i suoi stessi cittadini, in particolare per quelli più umili, quelli che riusciamo a emozionare con la seggezza del cuore, che è la vera cultura"

 

 

Denis de Rougemont, Fédéralisme culturel, Editions de la Baconnière, Neuchâtel, 1965 (ora tradotto in italiano Federalismo culturale, Pagine d'Arte, 2010)  

 

 

 

 

Condividi post
Repost0

Presentazione

  • : Blog di parcodivillaargentina.over-blog.it
  • : salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
  • Contatti