salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Pubblico un articolo inviato a inizio luglio a La Regione (cronaca del Mendrisiotto) e all'Informatore: non me l'hanno pubblicato; a settembre inviato al Corriere del Ticino (cronaca del Mendrisiotto): stesso esito.
Dobbiamo dedurre che il dibattito e il confronto di idee se proposto dai Verdi fa forse paura alla partitocrazia, responsabile del saccheggio del territorio di Mendrisio e del Mendrisiotto, e ai giornali schierati al suo seguito (chi da una parte, chi dall'altra) o che non vogliono schierarsi? Di fronte alla distruzione in atto se non ci si schiera contro, si diventa complici.
Tiziano
Mendrisio ha ospitato un intellettuale di primo piano che in Italia si batte, nel solco tracciato da predecessori altrettanto impegnati, in difesa del paesaggio, dell’ambiente e del territorio: l’ex direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e archeologo Salvatore Settis.
Durante questo anno accademico egli ha tenuto un ciclo di conferenze all'Accademia di architettura intitolato «Teatro della democrazia. Il paesaggio in Europa tra "bellezza", "ambiente" e diritti civili», con partecipazione pressoché nulla delle nostre autorità politiche comunali.
È impossibile riassumere il corso in poche righe ma un paio di esempi concreti delle battaglie condotte negli scorsi anni dal prof. Settis permettono di cogliere la sua visione etica e culturale.
A Monticchiello, una località del Comune di Pienza (Val d'Orcia), le autorità politiche locali hanno aperto all'edificazione un comparto situato in un paesaggio particolarmente significativo, riconosciuto dall'UNESCO quale patrimonio dell'umanità perché eccezionale esempio di paesaggio naturale ridisegnato durante il Rinascimento «per rispecchiare gli ideali del buon governo e per creare un'immagine gradevole». Contro il deturpamento paesaggistico di Monticchiello il prof. Settis affermò, condividendo l'appello lanciato dal prof. Asor Rosa e da altri illustri studiosi, che spettava agli enti locali riparare il danno che avevano causato concedendo la possibilità di costruire in quel luogo: secondo il prof. Settis l'ente pubblico avrebbe dovuto acquistare e abbattere le villette in costruzione. Per Asor Rosa, Settis e gli altri oppositori a ogni edificazione, il rapporto uomo-natura e il paesaggio di quel luogo hanno raggiunto una tale armonia da meritare di essere tramandati intatti. Salvatore Settis ha ricordato più volte che il paesaggio italiano è il risultato di norme giuridiche e di pratiche culturali che per secoli lo hanno governato e modellato, limitando la libertà d'arbitrio dei privati.
Stessa battaglia per il paesaggio l'ex Direttore della Normale di Pisa l'ha combattuta nella laguna veneta, a Marghera, dove lo stilista Pierre Cardin avrebbe voluto edificare un grattacielo di 250 metri con "vista imprendibile" su Venezia. Un deturpamento appoggiato da politici locali e non osteggiato sufficientemente dalle autorità superiori. A questo proposito il prof. Settis scrisse che «la profanazione, anzi la visibilità della profanazione, ha una forte carica simbolica, è uno statement di iper-modernità rampante e volgare, che si vuol prendere la rivincita sul passato, umiliare Venezia guardandola dall'alto (…) di un grattacielo a Marghera». Da questi due interventi pubblici, ai quali possiamo affiancare molte altre battaglie culturali condotte dal prof. Settis, possiamo trarre alcune conclusioni: vi sono luoghi in cui non si può costruire e vi sono edifici che in certi luoghi non possono essere costruiti.
Questa doppia lezione dovrebbe essere applicata anche da noi: il Parco di Villa Argentina o piazza del Ponte ne sono alcuni esempi.
Tiziano Fontana, capogruppo CC i Verdi