salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Arrivederci Libereso, uomo buono, giusto e generoso.
È defunto ieri sera a 91 anni: botanico di fama internazionale, giardiniere, naturalista, scrittore, disegnatore, autore di numerosi articoli e saggi dedicati alla natura ed alle piante. Nato a Bordighera nel 1925 e conosciuto come Libereso, nome scelto dal padre anarchico tolstoiano e studioso di esperanto, che vuol dire “libertà”. A quindici anni, grazie ad una borsa di studio, è stato chiamato dal professor Mario Calvino a lavorare presso la stazione sperimentale di Floricoltura di Sanremo, dove ha conosciuto Italo, di cui è diventato amico e con cui ha vissuto insieme per dieci anni. Dopo aver diretto una grande azienda floricola del sud Italia, si è trasferito in Inghilterra dove è diventato capo giardiniere del giardino botanico Myddleton House e ricercatore dell’Università di Londra. È stato protagonista di diversi racconti di Italo Calvino, d’innumerevoli interviste televisive, radiofoniche e sulla carta stampata, di documentari e di alcuni cortometraggi.
Pubblico l'intervista che gli feci nel suo giardino, a San Remo, nel luglio del 2014.
Intervista a Libereso Guglielmi (apparsa su Il nostro Paese, no. 326 / 2016)
Diverse associazioni svizzere hanno proclamato il 2016 «anno del giardino – spazio per incontri» che sarà celebrato in tutto il nostro Paese con svariate manifestazioni. La Società ticinese per l'arte e la natura ha previsto di organizzare, in collaborazione con la Federazione svizzera degli architetti del paesaggio - Gruppo Regionale Svizzera Centrale/Ticino, tre visite guidate per conoscere meglio alcuni parchi storici dei nostri centri urbani e una conferenza con una delle personalità più importanti a livello internazionale in materia di storia e restauro dei giardini storici. Il tema dei giardini e dei parchi si inserisce in un orizzonte culturale vastissimo, che coinvolge la storia delle civiltà e delle religioni, la storia dell'arte, la botanica, l'antropologia, l'architettura, la pittura, ecc. e trae la sua origine dal rapporto che l'uomo ha sviluppato con la natura e la Terra nel corso dei millenni.
Proprio a questi temi rimanda un libro che raccoglie la conversazione avvenuta tra il paesaggista e botanico Ippolito Pizzetti e un esperto di fiori, piante e giardini, il botanico Libereso Guglielmi: due naturalisti straordinari per personalità, cultura ed esperienze.
Ci siamo recati a San Remo per conoscere Libereso e l'abbiamo intervistato nel giardino della sua casa, un piccolo paradiso vegetale, una sorta di moderno hortus conclusus, che sopravvive circondato da strade e palazzi speculativi.
In Liguria la cementificazione sconsiderata del territorio (dall'entroterra alle coste) prosegue a un ritmo sostenuto, parallelamente all'abbandono della campagna e alla rovina dei terrazzamenti e dei muri in sasso che sostenevano le coltivazioni diffuse sui versanti collinari e montani: gli smottamenti e le frane che ne derivano, legati anche a un clima che si sta modificando, arrecano danni ingentissimi in vite e beni materiali. Come dicono Salvatore Settis, Carlo Petrini, Ermanno Olmi e molti altri gli enti pubblici dovrebbero cessare di spendere somme elevate per le "Grandi Opere" (che spesso sono al centro di pratiche illegali, tangenti e finanziamenti illeciti ai partiti e ai politici) e destinarli a interventi mirati e minuti sul territorio, a favore dell'agricoltura di montagna e di collina. Il Ticino sembra una copia di questa triste realtà; i parallelismi sono molti.
Le parole di Libereso sono una testimonianza ricca di insegnamenti, anche attraverso il ricordo delle persone che hanno insegnato a lui.
Libereso
1. Sei conosciuto per essere stato il "giardiniere del prof. Mario Calvino" (1875-1951, padre dello scrittore Italo), uno dei maggiori agronomi e botanici italiani; in realtà la tua funzione non era propriamente quella di semplice giardiniere: puoi spiegare come lo conoscesti e che funzione hai svolto alle sue dipendenze?
Nel 1940, a quindici anni, ho ottenuto una borsa di studio in giardinaggio grazie al prof. Mario Calvino, agronomo e botanico di fama mondiale, e ho lavorato per una decina di anni presso la Stazione sperimentale di floricoltura diretta proprio da Calvino. La Stazione aveva sede a San Remo, nella Villa Meridiana di proprietà del prof. Calvino e di sua moglie Eva Mameli . In realtà nella stazione non si svolgevano solo ricerche sui fiori ma si acclimatavano le piante tropicali. Per esempio il Camelaucium uncinatum originario dell'Australia, la Carissa grandiflora originaria del Natal, la Casimiroa edulis originaria del Messico, la Persea drynifolia (avocado) proveniente dal Messico ecc. Il professore introdusse anche collezioni di pompelmi rosa – che oggi importiamo dall'estero, invece di produrli noi! – e di avocado poiché ne elogiava le proprietà nutritive.
2. Parlaci di Mario Calvino …
Era un uomo severo e rigoroso ma anche paziente e molto disponibile a insegnare: aveva una generosità straordinaria e condivideva le sue conoscenze. Mi faceva fare esperimenti sotto il suo vigile controllo e non risparmiava giudizi critici. Da lui ho imparato che se l'uomo vuole fare qualcosa anche in una situazione particolarmente avversa vi riuscirà, ma solo se saprà studiare, osservare la realtà, sperimentare, scoprendo la parte debole e facile che vi è sempre in ogni situazione. Il valore dell'uomo è scoprire nel difficile il facile. Egli aveva viaggiato moltissimo e aveva vissuto per molti anni in Messico e a Cuba (dove nacque Italo) studiandone la vegetazione locale che, in seguito, aveva portato in Italia per acclimatarla. Era uno studioso che amava la sperimentazione pratica. Introdusse centinaia di specie vegetali che erano perfettamente adatte al clima della Liguria e dell'Italia, cercando di diffonderne la coltivazione, per migliorare l'alimentazione e le condizioni economiche della popolazione. Il suo forte impegno sociale è stato anche un insegnamento per tutti coloro che l'hanno conosciuto. Molte piante tropicali che oggi abbiamo in Italia sono legate alla ricerca e alla divulgazione di Mario Calvino e di sua moglie, ma i più lo ignorano e le autorità non fanno nulla per perpetuarne il ricordo. Nella stazione facevamo piante da semi che si distribuivano ai visitatori e che erano regalate dal prof. Calvino così da poterle diffondere il più possibile sul territorio. Oggi di quelle centinaia di piante e di tante altre commestibili non si ricorda più nessuno e ci si limita a qualche decina: è un'involuzione di conoscenza e di pensiero. Egli è stato una sorta di secondo padre per me, così come io sono stato un figlio per lui visti i miei interessi (mentre i suoi due figli, Italo e Floriano, non erano attirati dalla botanica). È stata una scuola di vita e professionale bellissima.
3. Che rapporti avevi coi suoi figli, con lo scrittore Italo.
Coi suoi figli ho avuto rapporti di amicizia; Italo si aggirava per il giardino di Villa Meridiana con un quaderno e annotava tutto: era un grande osservatore. Mi ha ritratto in uno dei suoi primi racconti, «Un pomeriggio, Adamo». Durante la guerra giunsero a Villa Meridiana soldati nazisti alla ricerca di Italo, che era partigiano: presero Eva e Mario Calvino e per due volte eseguirono una finta fucilazione, per costringerli a rivelare il nascondiglio del figlio.
4. Hai proposto di creare un parco botanico per raccogliere le piante acclimatate da Mario Calvino e per perpetuarne le sue scoperte e anche la memoria di quello straordinario studioso.
Mi proponevo di dimostrare che la Liguria possiede qualcosa di unico, il suo clima subtropicale, adatto a piante da frutta di altri continenti, come dimostrò il prof. Calvino. Hanno rigettato la mia proposta. Così si è persa completamente la memoria storica di quanto svolto da Mario Calvino. Quando morì sua moglie, Eva Mameli Calvino, nel 1978, Villa Meridiana fu offerta dai figli alla città di San Remo per una cifra modesta ma il Comune non la volle acquistare. I figli la vendettero e così fu abbattuta e il suo parco-stazione sperimentale lottizzato e cementificato. Medesima sorte toccò ad altre proprietà terriere della famiglia Calvino dove il professore aveva le sue coltivazioni sperimentali. Tutto distrutto. Italo Calvino parla della villa nel suo racconto «La speculazione edilizia»: avrebbe potuto salvarla se avesse voluto … L'archivio di famiglia costituito da moltissimi documenti (libri, riviste, opuscoli, lettere, diari di lavoro, manoscritti e fotografie) fu donato alla Biblioteca civica di Sanremo: almeno quello è stato salvato. La mancanza di amore per la nostra terra e i suoi abitanti dimostrata in quell'occasione è la stessa che ha provocato la perdita di molti luoghi e memorie storiche in tutta la Liguria. Per avere cosa?
5. Nel bellissimo libro «Libereso, il giardiniere di Calvino», che raccoglie l'intervista che il paesaggista Ippolito Pizzetti ti ha fatto nel 1998, menzioni persone che ti hanno particolarmente e positivamente segnato nella tua vita, quattro maestri di vita: tuo papà, Mario Calvino, Baci di Rebissi, e un professore inglese; puoi parlaci di tuo padre?
Hai citato persone che avevano valori, li vivevano e li insegnavano agli altri, come facevano con le conoscenze acquisite negli anni. Per questo sono stati maestri di vita. Ognuno di noi è fortunato se nel corso della sua esistenza incontra persone di valore perché può attingervi ideali e insegnamenti. Mio padre aveva studiato in un collegio di gesuiti e vedendone le incoerenze era diventato anticlericale. Era un anarchico tolstoiano e credeva in una comunità libera di uomini liberi e nella pace. Era un vegetariano naturista e riteneva che l'alimentazione sia di estrema importanza per la salute umana e che la vita è strettamente dipendente dal sole, dall'acqua, dall'aria, dalla terra. Anch'io sono vegetariano; mio padre e Mario Calvino mi hanno insegnato le proprietà delle piante selvatiche commestibili. Mi ha avvicinato alla natura. Era originario di Perinaldo – un paesino dell'entroterra ligure – e aveva un legame profondo con la terra, una vicinanza. Se sei vicino alla Madre terra la tua vita sarà ricca quanto realmente conta, non di soldi. Amava insegnare e diffondere il sapere. Ho imparato da lui che se conosci qualcosa che altri ignorano gliela si deve spiegare: se ho scoperto qualcosa è giusto che metto a disposizione degli altri questa mia conoscenza, liberamente.
6. Proprio il contrario di quanto avviene oggi, in cui si monetarizza tutto e si tramuta tutto in merce e in brevetto, come fanno le multinazionali saccheggiando i saperi tradizionali.
Siamo troppo "stromboli". Anche il prof. Mario Calvino insegnava gratuitamente perché amava diffondere il sapere e le conoscenze che aveva acquisito in anni di studio; ma questo gesto generoso non sempre era compreso. Oggi il suo lascito scientifico è andato disperso e ben pochi si ricordano di lui e dei suoi studi. Se avesse fatto pagare le sue lezioni forse lo avrebbero preso maggiormente in considerazione: un'assurdità.
7. Nel dialogo con Pizzetti accenni anche a un altro maestro, Baci di Rebissi: chi era?
Era un contadino che viveva un po' come un eremita in una casupola dell'entroterra e noi ragazzi si andava a rubare la sua frutta, qualche volta. Era una brava persona, amava parlare della sua terra e ci insegnava tante cose sulle piante spontanee e le loro qualità nutrizionali e curative, sull'agricoltura e sulla natura. La trasmissione del suo sapere, acquisito nel corso della sua vita, è stata preziosa; grazie ai suoi insegnamenti mi ha fatto venire voglia di approfondire la conoscenza di queste piante. Con la trasformazione del territorio e la distruzione delle spiagge con dune e fiori selvatici o delle colline coltivate con uliveti e castagneti sono scomparse specie vegetali e animali che popolavano questi luoghi. Oggi non sembra quasi immaginabile il paesaggio che vi era fino a metà Novecento; sola testimonianza sono le fotografie che risalgono a quel periodo. Pensa che tutto attorno a San Remo le colline erano coperte da ulivi e da alberi di limoni, mandarini e arance (questi ultimi due furono introdotti dopo il 1850)! La produzione era abbondantissima. Il clima e il concime naturale – non quello chimico di oggi che indebolisce e fa ammalare le piante – permettevano di avere raccolti in grande quantità. I concimi chimici hanno distrutto la microflora e da qui le malattie: bisogna abbandonarli. Nella nostra regione vi erano ville e giardini creati nell'Ottocento e all'inizio del Novecento da ricchi italiani e stranieri – soprattutto inglesi – che abbellivano e rendevano signorili molte cittadine della costa; si trattava di persone e famiglie che spesso fornivano aiuti finanziari, visto che lo Stato ne era privo, per costruire scuole, ospedali ecc., come gli Hanbury a Ventimiglia. Oggi, il dramma non risiede solo nella distruzione del territorio e nella scomparsa delle specie viventi ma anche nell'interruzione del passaggio da una generazione all'altra delle conoscenze e delle tradizioni.
8. A proposito della trasmissione del sapere … da decenni dedichi tempo e passione ai bambini: sei invitato nelle scuole di tutt'Italia per condividere le tue conoscenze botaniche e le tue esperienze …
Bisogna lasciare i bambini liberi di sviluppare la loro personalità e la loro creatività, dando loro un punto di appoggio e permettendo loro di aprire orizzonti ampi sulla vita: li devi avvicinare alla natura tramite l'esperienza diretta, insegnando loro le somiglianze e le associazioni che esistono nella vita. Le scuole dovrebbero dotarsi di giardini di piante commestibili che i bambini coltiverebbero aiutati da adulti: bisognerebbe insegnare loro non solo a coltivare ortaggi ma anche a riconoscere le erbe spontanee che hanno valori nutritivi ben superiori a quelle coltivate. Bisognerebbe creare, come nei conventi medievali, gli orti dei semplici, vale a dire di erbe con proprietà medicinali: l'ortica, l'equiseto ecc. con le etichette con il nome, il valore alimentare e quello medicinale. Bisogna ritornare alle conoscenze della civiltà contadina, una necessità nel mondo odierno; capire che la natura è una madre che offre moltissimo. Ristabilire il legame tra uomo e natura: è questo che dobbiamo insegnare ai bambini. Nella Provincia di Genova hanno messo in rete diverse scuole i cui allievi coltivano orti: sono iniziative importanti. Ai bambini piace l'avventura; in un parco, in un giardino o, ancora meglio, in un prato selvatico gli fai scoprire l'erba medicinale, quella da mangiare, la relazione tra piante e animali o tra animali stessi o tra il mondo naturale e quello costruito dall'uomo: scoprono un mondo ignoto e ne sono affascinati. Oggi, invece, si tende a limitare i bambini, privandoli della loro libertà, costringendoli a fare cose che non amano, facendoli crescere coi paraocchi.
9. Quanto dici in merito alle associazioni e alle somiglianze che insegni mi riporta alle lezioni liceali di biologia: il professore riuscì a catturare il mio interesse proprio mostrando la connessione esistente nel mondo e il legame tra tutti gli elementi: mi venne voglia di studiare a fondo quel tema.
Non si deve mai smettere di studiare, mai. Approfondire la conoscenza è necessario. Solo gli ignoranti pensano di sapere tutto. Una cosa importante: ai bambini bisogna insegnare anche col disegno – non conosco bambini ai quali non piace – e a disegnare … è importantissimo.
10. Nel tuo periodo inglese hai incontrato il prof. Fairbear e hai fatto l'esperienza dell'amore degli inglesi per i giardini …
Il professore di farmacognosia Fairbear è stato un altro maestro di vita, era umano e dispensava le sue conoscenze con partecipazione. Una persona che ha valori e li insegna: è questa la caratteristica che rende umani. Oggi ci sono troppi che trattano il prossimo come fosse un limone: cercano di levargli quello che sa, spremendolo; per loro sei un limone da spremere e poi buttare. Il prof. Fairbear era l'esatto contrario. Durante il periodo inglese sono stato capo-giardiniere al giardino botanico Myddelton House dell'Università di Londra e ricercatore presso la facoltà di farmacologia della medesima Università: è stato un bel periodo. In merito ai giardini in effetti un tempo era così: gli inglesi erano orgogliosi di avere e coltivare i giardini e, soprattutto, di viverli; i giardini erano la loro casa. Vi era la tradizione del giardino diffusa in ogni ceto sociale. A loro interessava vivere il e nel giardino. Oggi si sta perdendo questa tradizione perché i giovani sentono molto meno questo amore, hanno perso questo orgoglio, preferiscono viaggiare molto di più e non dedicare una cura costante ai giardini come facevano le generazioni passate.
11. Che ruolo hanno avuto i giardini nella tua vita e possono avere nella vita di tutti?
Il giardino dovrebbe fare parte della cultura dell'uomo, è da tempo immemorabile che è testimonianza del rapporto esistente tra uomo e natura. Tutte le civiltà hanno creato giardini. Chi non ha cultura non può capirlo.
Chi possiede un giardino sa che esso è molto di più di un pezzo di terra: è una parte di te stesso che trasformi a tua volontà; in questo senso il giardino ti obbliga anche a cercare la tua personalità e la tua creatività, a svilupparle e realizzarle. Dal confronto tra la personalità del giardiniere e le esigenze del luogo e degli esseri viventi che compongono il giardino, le piante e i fiori, nasce una creazione unica. I principi che una persona possiede e vive li trasmette nel giardino. Vedi attorno a me il giardino che ho creato raccogliendo piante da tutto il mondo e in particolare quelle datemi da Mario Calvino.
Accanto a questo giardino fisico c'è anche il giardino dei pensieri, che ho creato (e che ognuno dovrebbe creare e molti creano); quando sono stanco di ciò che mi circonda di brutto, distruttivo o violento guardo in questo giardino e faccio mio un pensiero che mi piace. Come nella natura dove dobbiamo cercare i principi della vita.
Invito alla lettura
Libereso Guglielmi e Ippolito Pizzetti, Libereso, il giardiniere di Calvino, Muzzio, 2009 e ripubblicato da Orme Editori, 2013.
È un libro che conquista per la personalità dei due protagonisti, l'intervistatore, il paesaggista e creatore di giaridni Ippolito Pizzetti e l'intervistato, il botanico Libereso Guglielmi.
Due persone fuori dal comune che danno luogo più che a un'intervista a una conversazione ricchissima di esperienze uniche, a lezioni di botanica, di cultura, di profondo rispetto per la natura e la biodiversità, di riflessioni sulla vita.
Libereso – nome che in esperanto vuole dire uomo libero – ha una profonda conoscenza degli equilibri naturali e una venerazione per la Terra che considera l'unico paradiso, al quale l'uomo deve dedicarsi con cura e avvedutezza, come un capace giardiniere. Il libro è suddiviso in tre parti, Mattino, Pomeriggio e Sera.
Il Novecento è esplorato non solo attraverso gli avvenimenti della sua terra ligure ma dell'Europa e del mondo intero con un intreccio di ricordi, aneddoti, descrizioni ricchi come un giardino rigoglioso. Si passa in rassegna l'infanzia in un mondo prevalentemente rurale, l'esperienza professionale e umana a fianco del prof. Mario Calvino direttore della Stazione sperimentale di floricoltura, il periodo trascorso in Inghilterra come ricercatore universitario e capo giardiniere ai Giardini di Myddelton House, a vere e proprie lezioni di botanica e giardinaggio.
Vi sono pagine memorabili dedicate ai giardini e ai giardinieri – spesso ignoranti, come i committenti – che hanno un'attualità sconcertante; del resto chi ha letto i moltissimi articoli scritti da Ippolito Pizzetti conosce le sue critiche contro gli incolti architetti e giardinieri che tanta responsabilità hanno nel cattivo gusto imperante a livello di giardini, parchi, viali e, in generale, "verde urbano". Molte "verità" delle quali il mondo contemporaneo è convinto appariranno cliché destituiti di fondamento scientifico … Si tratta quindi di una lettura salutare.