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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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Tita Carloni

Per ricordare Tita Carloni, che ho conosciuto grazie all'avventura della lotta in difesa del magnifico Parco di Villa Argentina, a quattro anni dalla scomparsa (24 novembre 2012) pubblico l'ultimo suo articolo scritto su Area.
Descrive uno spaccato del Ticino odierno, purtroppo imperante.

Tiziano

 

Cavoli, che parole difficili, anche soltanto da pronunciare!
Sono circolate nel convegno su La nuova Lugano che si è tenuto il 21 novembre all'Usi, sotto la bacchetta del direttore d'orchestra Giorgio Giudici; esecutori e solisti l'urbanista, già direttore dell'Accademia di Mendrisio, Josep Acebillo, l'economista milanese Roberto Camagni, e l'antropologo Franco La Cecla.
Leggendo i resoconti mi è tornato alla mente un piccolo episodio di molti, molti anni fa. Un impresario luganese aveva fatto elaborare ad un comune amico architetto i progetti per un grande complesso edilizio. Una sera vennero presentati ad un ricco investitore, nella speranza che potesse finanziare l'opera. Durante il rinfresco che seguì l'architetto, piuttosto schivo di natura, se la stava svignando alla chetichella. L'impresario lo rincorse, lo prese per un braccio e gli sussurrò in un orecchio : «Non scappare, perdìo, vieni e cerca di dire al Signor G. che non sei un comunista, vedrai come sarà contento!».
Ma quale sarebbe l'analogia col convegno sulla Nuova Lugano? Secondo me questa: un invisibile diavoletto opportunista deve aver preso per un braccio l'Acebillo, il Rico Maggi, il Camagni ed il La Cecla e deve avergli detto in un orecchio: «Ditegli (al Giudici), mi raccomando, che Lugano è una micro-metropoli, un esempio pionieristico per l'Europa, la potente dinamo del Cantone Ticino… vedrete come sarà contento!». E quelli, giù con le iperboli, soprattutto in inglese: Dall'exhibition centre, agli University Campus 1 e 2, al cultural-centre, all'intermodal-hub, al lido-park, lungo un asse scintillante che va dal carcere e dal canile della Stampa alla villa blindata del Mantegazza a Figino, con l'Uomo rimesso al centro, soprattutto tra le 17 di sera e le 7 del mattino (La Cecla) e nell'ambito del più generale «neo-metropolitanismo discontinuo» (Acebillo) che segnerà il futuro della Nuova Lugano.
Stando alla cronaca recente sembra però che il futuro della città sarà segnato più che altro dalla costruzione di alcuni banali condomini sull'ultimo terreno rimasto libero a Gandria (progettista il sindaco Giudici), dal riempimento ad oltranza dei pochi interstizi che rimangono sui pendii cementificati di Ruvigliana e di Aldesago, dalla moltiplicazione in centro di forme di sincope architettonica come la recente ristrutturazione della cosiddetta Ca' d'oro in Piazza Dante, dall'inarrestabile rosicchiamento del verde urbano, con l'applicazione invariata dei vecchi piani regolatori dei comuni aggregati che non hanno subito, sinora, nessuna forma di correzione e di coordinamento. Il tutto in un clima di dilagante populismo che trova le sue espressioni naturali nel "Me ne frego" del sindaco e nella posizione irrituale e intimidatoria del municipale Bignasca direttamente dietro le spalle del capogruppo Ps Martino Rossi mentre stava svolgendo in Consiglio comunale il suo intervento critico sui conti del comune.

Molte altre cose urgerebbero nella testa e nella penna ma ormai lo spazio a disposizione è finito. Questo è l'ultimo articolo che scrivo per area. Ne ho scritti una novantina, dall'autunno del 1999 fino ad ora. Tutto era cominciato con un invito di Daniele Fontana: duemilacinquecento battute al massimo, spazi compresi; tema libero purchè si trattasse del territorio; un articoletto ogni tre, quattro settimane.
È stato un bell'esercizio, supportato da alcuni vecchi consigli di Giovanni Orelli: un'idea sola per volta, togliere alla fine il più possibile di aggettivi, avverbi, ripetizioni; scrivere col vocabolario alla mano; operare più "per levare che per aggiungere"…
Ed ora, cara area addio, i compiti sono finiti. Con tante grazie alle lettrici ed ai lettori di questi ultimi dieci anni.

(28.11.2008)

  
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