salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Il 30 marzo è apparso sul Corriere del Ticino un articolo della signora Simonetta Biaggio-Simona "Se il Ticino dimentica i suoi monumenti";
il 19 aprile sempre sul CdT è apparsa la "Lettera aperta a Giorgio Giudici" dell'arch. Bernhard Furrer, professore all'Accademia di Architettura di Mendrisio e già presidente della Commissione federale dei Monumenti Storici.
Meritano di essere letti e meditati da tutte le cittadine e da tutti i cittadini che amano veramente il Cantone Ticino, le sue bellezze paesaggistiche e i suoi beni culturali e che quindi hanno a cuore la qualità di vita loro e quella delle generazioni future.
Oggi ci soffermiamo sul primo intervento, in un altro articolo ci soffermeremo invece sulla lettera dell'arch. Furrer e sulla trasmissione di Falò dedicata alla distruzione del patrimonio culturale di Lugano.
La signora Biaggio-Simona scrive:
"(...) La legge sulla protezione dei beni culturali dà ai Comuni un ruolo molto ampio nella cura e nella salvaguardia dei propri monumenti, partendo dal principio che la vicinanza del cittadino e dell'amministrazione comunale al bene culturale ne garantisce meglio la protezione; quest'ultima viene imposta dall'alto solo nel caso di oggetti di valore cantonale. Questo principio, di per sé condivisibile, si basa sulla sensibilità e sull'interesse del Comune nei confronti del bene da salvaguardare. E qui cominciano spesso i guai: come resistere alla pressione edilizia e alle necessità economiche di un Comune o di un privato (...).
(...) dopo l'euforia del progresso e dell'espansione indiscriminata della seconda metà del Novecento è arrivato il momento della riflessione e del recupero di ciò che ancora esiste e che può caratterizzare il volto del Ticino. Ciò non significa impedire le nuone costruzioni, ma far convivere in modo equilibrato e armonioso il vecchio (di qualità) e il nuovo, e trovare destinazioni innovative per gli stabili antichi. Si tratta di non cancellare quello che resta della ricca tradizione culturale e artistica del nostro Cantone, avere ancora una memoria e un'identità architettonica, un contesto urbano vivibile. L'espansione dell'architettura anonima (con qualche lodevole eccezione), uguale in tutta Europa - se non addirittura in tutto il mondo - porta all'appiattimento di quartieri senza volto né anima. Cosa si cerca quando si visitano le città europee? Centri storici e luoghi d'arte, oltre che di divertimento, spesso combinati a paesaggi naturalistici attrattivi e ben conservati; ciò serve sia ai cittadini residenti sia ad attirare il turista.
Per riuscire a mantenere il nostro patrimonio serve però una capillare informazione e una presa di coscienza a livello comunale del valore e della funzione che questi edifici possono avere oggi e in futuro.
(...) L'adozione di norme più restrittive e conservatrici nei piani regolatori per la salvaguardia dei beni storici e artistici (comprese le aree archeologiche che sono particolarmente minaccitae perché sovente celate nel sottosuolo e non visibili) servirebbe già ora a presevare molti oggetti di pregio dalla scomparsa (...)".
La signora Biaggio-Simona ha analizzato con intelligenza gli aspetti essenziali legati alla salvaguardia e alla tutela dei beni culturali.
Speriamo che i politici con responsabilità comunali siano capaci di recepirne il valore (ma dubitiamo: sovente interessi e ignoranza regnano arrogantemente, con la nostra silente complicità!).