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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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La rivincita dei Beni Comuni (Elinor Ostrom)

 

Il 12 giugno 2012 è morta Elinor Ostrom, insignita nel 2009 del premio Nobel per l'Economia e studiosa dei beni comuni. Un tema fonadamentale per il nostro futuro, che rischia però di essere banalizzato esattamente come è avvenuto per il concetto di "sviluppo sostenibile", oggi usato anche da coloro che di "sostenibilità" se ne fanno un baffo, politici e Governi e Municipi, a cominciare dai nostri del Mendrisiotto!

 

Riprendo un articolo di Pietro Nervi dedicato al pensiero della professoressa Ostrom.   

 

Tiziano

 

 

PREMIO NOBEL A ELINOR OSTROM - La rivincita delle Proprietà Collettive

 

di Pietro Nervi

 

1.- Come è avvenuto in molti Paesi, anche nel nostro, ma purtroppo con minore enfasi, il conferimento del Premio Nobel 2009 per l’Economia ad Elinor Ostrom e alla sua operosità scientifica è stato salutato sotto diversi profili.

Non solo come fatto importante e, secondo alcuni, “epocale”, semplicemente perché il Premio Nobel 2009 per l’Economia sia stato assegnato per la prima volta ad una donna. Altri hanno sottolineato il contributo in positivo, allorché Elinor Ostrom richiama la necessità urgente di recuperare in pieno il metodo interdisciplinare e la cooperazione fra le diverse discipline, nella visione di integrare piani analitici diversi. Ma, e soprattutto, perché ad Elinor Ostrom è stata riconosciuta l’importanza di aver individuato l’esistenza di una terza via tra Stato e mercato, dopo una minuziosa analisi critica delle condizioni che devono verificarsi affinché i beni collettivi non incorrano nella cosiddetta “tragedia dei beni comuni”.

 

2.- Il lavoro scientifico di Ostrom è stato condotto per decenni su temi troppo a lungo,

almeno nel nostro Paese, messi ai margini della riflessione scientifica, persino dalle stesse discipline umanistiche, e affronta una delle questioni più antiche e controverse nel campo dei beni collettivi: come l’utilizzo di questi può essere organizzato in modo da evitare sia lo sfruttamento eccessivo (convezione privatistica) sia costi amministrativi troppo elevati (concezione pubblicistica). Ostrom si inserisce con grande autorevolezza nell’ampio dibattito aperto dal contributo (1954) di H.S. Gordon, il quale sosteneva che se una risorsa è sfruttata da molti utilizzatori, ciascuno dei quali con diritti garantiti di accesso ad essa, ne consegue un incoraggiamento al suo sovra-sfruttamento. Questa posizione è stata fatta propria da G. Hardin con l’espressione “La tragedia dei beni comuni” (1968), caratterizzati, questi, dal libero accesso. Peraltro, già S.V. Ciriacy-Wantrup, svizzero tedesco naturalizzato americano, aveva fatto osservare (1975) come nel mondo esistessero molti esempi di beni collettivi che sfuggono alla tragedia dei beni comuni (preconizzata da Hardin) come le foreste e i pascoli alpini, precisando che “le risorse di proprietà comune sono quelle risorse sulle quali un gruppo di persone ha uguali diritti di uso”. La distinzione tra “risorsa a libero accesso” e “proprietà collettiva” si è poi consolidata definitivamente nel corso del tempo con il contributo di G.C. Steveson (1991).



3.- In breve sintesi, l’edificio concettuale di Elinor Ostrom poggia sul fondamento della

distinzione tra bene comune inteso come “res communis omnium” e bene comune inteso come “ res nullius”: nel primo caso, laddove esistono confini chiaramente definiti dello spazio collettivo e della comunità titolare dei diritti di proprietà o di uso, ma anche laddove, pur in assenza di una entità che possa vantare diritti di proprietà esclusivi, a fare la differenza è l’esistenza di una comunità, l’appartenenza alla quale impone agli individui certi diritti di sfruttamento del bene comune (i cosiddetti diritti a livello individuale o operazionali), ma anche determinati doveri (i cosiddetti diritti a livello collettivo o di amministrazione) di provvedere alla sua gestione, manutenzione e riproduzione, sanzionati dalla comunità stessa attraverso l’inclusione di chi ne rispetta le regole e l’esclusione di chi non le rispetta.

 

In particolare, Elinor Ostrom:

1. inserendosi nell’ampio dibattito in merito allo sfruttamento delle risorse naturali, sviluppa una

teoria complessiva che identifica le condizioni che devono valere affinché la gestione

comunitaria delle risorse possa rimanere sostenibile a lungo termine;

2. suggerisce e sperimenta il recupero delle esperienze di istituti che, molto spesso nel nostro

Paese, sono posti fuori dell’orizzonte della contemporaneità; infatti, ragionare sugli assetti

fondiari collettivi che hanno origini lontane nel tempo significa respingere ogni vincolo di

attualità, significa chiedersi perché certe realtà si sono sviluppate nel tempo mantenendo

centralità nella vita socio-economica e nella tutela ambientale;

3. consiglia di guardare con grande libertà intellettuale alle esperienze positive di buona gestione delle risorse naturali realizzate nel passato da parte delle comunità locali, in quanto capaci di suggerire modelli di comportamenti che possono essere tradotti, aggiornati, applicati nell’orizzonte allargato della contemporanea precaria economia globale;

4. in sede di indicazione prescrittive, sottolinea l’importanza dei comportamenti cooperativi, quale è stato molto spesso il tratto caratterizzante delle comunità locali;

5. enfatizza l’importanza della comunità, della democrazia partecipativa, della società civile

organizzata, delle regole condivise e rispettate in quanto percepite come giuste e non per un

calcolo di convenienza privatistica.

4.- Con l’assegnazione del Premio Nobel 2009 per l’Economia ad Elinor Ostrom si apre un

orizzonte per gli assetti fondiari collettivi a rischio, per un verso, in quanto, se non ben governati con regole e istituzioni ben studiate, possono coinvolgere la stessa sopravvivenza del sistema socioeconomico e di quello ambientale locali e, per un altro verso, perché, se non ben difesi e tutelati dalla comunità locale attraverso il possesso delle terre, oltre che nei confronti di privati utilizzatori esterni anche nei confronti della Pubblica Amministrazione, secondo la quale, invece che beni della comunità locale (res communis omnium), sono considerati beni comuni (res nullius), nel senso citato in premessa, e come tali residuali e/o marginali, espropriabili, pubblicizzabili o privatizzabili.

 

Pertanto, con riferimento all’attualità, nel nostro Paese, sul piano della ideazione e

dell’implementazione delle politiche pubbliche per l’economia ecologicamente sostenibile,

l’apporto degli strumenti analitici e propositivi elaborati da Ostrom viene a costituire un

armamentario di grande ampiezza applicativa ed, altresì, un invito alla conoscenza ed alla

comprensione degli assetti fondiari collettivi nei quali “il rapporto uomo/terra non è riducibile

all’emungimento di un forziere di ricchezza, né la terra è qui, in prima linea, ricchezza” (Grossi,

2008).

5.- Quanti finora si sono sentiti in sintonia con il lavoro e il pensiero di Elinor Ostrom

salutano con grande compiacimento l’assegnazione del Premio Nobel 2009 per l’Economia e lo intendono come un nuovo punto di partenza, raccogliendo in questo l’invito espresso nel suo

contributo presentato a Trento alla IV Riunione scientifica del Centro studi sui demani civici e le proprietà collettive del 1998: “C’è quindi ancora molto da fare per tutti noi”.

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