salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Pubblico le osservazioni conclusive che la Società ticinese per l'arte e la natura ha trasmesso al Dipartimento del territorio lo scorso 15 febbraio.
Tiziano
Osservazioni conclusive
presentate dalla Società ticinese per l'arte e la natura (STAN), Locarno,
sulla variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina
La STAN ha preso atto del verbale di sopralluogo del 12 gennaio e dei due documenti allegati e osserva, nel termine assegnato di trenta giorni dall'intimazione, quanto segue.
- In merito allo scritto dei cittadini di Mendrisio membri del "Comitato Parco di Villa Argentina"
Si condividono le considerazioni riassunte nello scritto.
La vicenda del Parco di Villa Argentina presenta un elemento che dovrebbe far riflettere profondamente le autorità politiche a livello comunale e soprattutto a livello cantonale: la rivendicazione dei cittadini riuniti nel "Comitato Parco di Villa Argentina" e dei 2'870 cittadini che sottoscrissero nel 2009 la petizione «Un magnifico Parco per un magnifico Borgo» coincide con quella dei massimi esperti internazionali in materia di storia dell'arte dei giardini.
Il prof. Luigi Zangheri, già presidente del Comité international des jardins historiques et paysages culturels ICOMOS-IFLA e già docente di Storia del giardino e del paesaggio e di Restauro dei parchi e giardini storici alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, unitamente ad altri membri di questo Comitato internazionale di esperti, ha sottolineato il valore unico di tale creazione architettonica e paesaggistica (peraltro riconosciuta dal Dipartimento dell'ambiente nel 1985).
L'azione dei cittadini di Mendrisio corrisponde appieno allo spirito della Convenzione europea del paesaggio che riconosce un ruolo determinante alla popolazione nella segnalazione e nella salvaguardia del paesaggio culturale nel quale vive. Nel preambolo della stessa si legge infatti: «[…] Desiderando soddisfare gli auspici delle popolazioni di godere di un paesaggio di qualità e di svolgere un ruolo attivo nella sua trasformazione; Persuasi che il paesaggio rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale, e che la sua salvaguardia, la sua gestione e la sua pianificazione comportano diritti e responsabilità per ciascun individuo […]». La rivendicazione della popolazione si fonda su una visione culturale e sociale che unisce il passato al presente e che rivendica per questo Parco storico, inscindibile dalla Villa, il ruolo di elemento pregiatissimo per la qualità di vita, indispensabile in un periodo di abbruttimento e banalizzazione territoriale senza precedenti nella storia ticinese.
- In merito al parere del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici ICOMOS
Innanzitutto, è doveroso ricordare che l'ICOMOS è un'associazione fondata nel 1966 da specialisti attivi nel campo della conservazione e della protezione dei monumenti, degli insiemi urbani e dei luoghi del patrimonio culturale. Per statuto si consacra a promuovere la teoria, la metodologia e la tecnologia applicate alla conservazione e alla messa in valore dei monumenti e dei luoghi. I suoi interventi si fondano sui principi iscritti nella Carta internazionale sulla conservazione e sul restauro dei monumenti e dei luoghi (Carta di Venezia, 1964) e su quelli codificati in diverse altre Carte internazionali, adottate per poter analizzare oggettivamente il valore di un bene culturale: nel caso dei giardini storici questi principi sono codificati nella Carta dei giardini storici.
Nella fattispecie, il parere del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici evidenzia, da una parte, il significato storico e il valore culturale del Parco, dall'altro le conseguenze della modifica pianificatoria oggetto di ricorso.
Condividendo i vari elementi messi in rilievo dagli esperti, ci soffermiamo su un punto centrale che emerge dalla lettura del parere, vale a dire il pericolo di uno svuotamento della sostanza monumentale
A partire dagli anni seguenti la vendita della proprietà da parte dell'ultima erede della famiglia Bernasconi si constata l'inizio della costante erosione di elementi costitutivi della sostanza monumentale del bene culturale «Villa Argentina e parco annesso nella sua totalità».
Tale involuzione minaccia la sopravvivenza stessa del bene culturale in quanto tale, tutelato a livello cantonale e nazionale. Infatti, come ha avuto modo di chiarire la Commissione federale dei monumenti storici «i monumenti storici sono determinati dalla loro materia tramandata» e quest'ultima ne determina l'autenticità.
Le possibilità edificatorie previste dalla variante nel comparto A2 condurrebbero all'eliminazione di due elementi essenziali, vale a dire l'incardinamento prospettico e la strutturazione paesaggistica studiati e realizzati dall'arch. Antonio Croci; di conseguenza il parco sarebbe sminuito nella sua «materialità considerata importante dal lato storico, cioè nella sua sostanza».
Infatti, come è stato spiegato dettagliatamente nei documenti agli atti[1], Villa Argentina e il suo parco sono inscindibili.
Tanto è vero che nel 1985 il Cantone ha posto sotto tutela l'intera proprietà – «Villa Argentina con i subalterni che fanno parte integrante dell'edificio principale»», fondo mappale 1166 – A villa, B cucina, C bagno, D lavanderia, E veranda, F casa di abitazione, G garage, R padiglione – e «il parco annesso nella sua totalità» coi subalterni v (parco-giardino), w (prato), x (frutteto), y (orto), z (parco-bosco), a1 (corte), b1 (giardino), c1 (strada) e d1 (strada).
Dall'elenco dei subalterni protetti risultano però esclusi altri subalterni: H ripostiglio, I (o J) serra, K serra, L latrina, M rustico, N serra, O rustico, P portico, Q portico, S T e U serbatoi (cfr. Catastrino del geom. Luigi Biasca, 1926).
Un primo attacco all'integrità di questo bene culturale fu portato dal Municipio di Mendrisio che chiese al Cantone di togliere parzialmente il vincolo di salvaguardia per favorire l'acquisto della Villa da parte del Comune: il Dipartimento dell'ambiente, su proposta della Commissione cantonale dei monumenti storici, stralciò il 18 dicembre 1989 dal vincolo di monumento storico la parte collinare del Parco, comprendente la struttura del Belvedere con il padiglione (R) [!], il prato (w) con la parte collinare (a confine con l'istituto Torriani per l'infanzia) e l'orto (y), vale a dire la parte pianeggiante retrostante il Belvedere.
Dopo l'acquisto della villa e del suo giardino ornamentale iniziò il degrado dei manufatti e della massa arborea.
La serra al subalterno J fu demolita.
Su richiesta del Municipio, il Cantone approvò in data 14 dicembre 1999 le varianti al PPVA, che prevedevano la possibilità di demolire «alcuni edifici minori (serre) del fmn 1166 corrispondenti ai sub. G, H, K, L, M, N, O e P. La loro demolizione si rende necessaria nel contesto dell'edificazione della nuova sede universitaria per l’Accademia di architettura». I subalterni erano così composti: G (garage, non serra come erroneamente definito dal Consiglio di Stato) protetto nel 1985, H (ripostiglio), K (serra), L (latrina), M (rustico), N (serra), O (rustico), e P (portico). Furono tutti demoliti per lasciare spazio allo stabile accademico.
Tra il 1994 e il 2004 furono rimosse – è sconosciuto l'autore stando all'autorità comunale – le ali laterali a pergolato del Belvedere costituite da una struttura metallica finemente decorata di particolare pregio ed elemento centrale nel disegno del progettista arch. Antonio Croci.
Nella selva castanile il vialetto con selciato di ciottoli di fiume si degrada di anno in anno, tanto da essere destinato, probabilmente, a scomparire nel prossimo futuro.
Tra il censimento del 1993 effettuato dall'arch. del paesaggio Righetti e il rilievo botanico fatto dall'arch. del paesaggio Rodel nel 2004 sono scomparsi 67 delle 141 essenze vegetali (alberi e arbusti di una dimensione importante).
Nel 2008/2009 furono demolite parti dei muri perimetrali ottocenteschi presenti sul fondo mapp. 3043.
I subalterni B, C e D sono da anni in uno stato di abbandono indecoroso.
Questi continui interventi sul tessuto storico del Parco con la distruzione di manufatti e aree verdi costituiscono una violazione di tutti i principi basilari della conservazione del patrimonio culturale.
Questo valore, debitamente riconosciuto dalle autorità, dovrebbe spingere in questo caso il Cantone a ristabilire la protezione quale bene culturale a tutto il Parco storico e a il PP1 in fase di allestimento da parte della Sezione Sviluppo territoriale che dovrebbe comprendere integralmente il Parco di villa Argentina e tutelarlo integralmente
Conclusioni
Il parere degli esperti della Sezione svizzera dell'ICOMOS così come la presa di posizione del prof. Luigi Zangheri e dei suoi colleghi dovrebbero far comprendere l'unicità di questa creazione architettonica e quindi il suo grande valore quale bene culturale.
Tale consapevolezza dovrebbe spingere le autorità politiche a salvaguardare tale bene e ad acquisirlo al patrimonio culturale cantonale e comunale, restituendolo all'intera comunità nella sua ricchezza artistica e nella sua bellezza paesaggistica, senza nuovi irrimediabili sfregi che lo renderebbero un semplice ornamento banalizzato per rispondere a un bisogno funzionale del campus universitario.
Per tutti i motivi sopra esposti la Società ticinese per l'arte e la natura si riconferma nelle richieste contenute nel ricorso e nella replica.
Con distinti ossequi.
Società ticinese per l’Arte e la Natura (STAN)
Sezione ticinese di Heimatschutz
Il Presidente: Il Vicepresidente:
Arch. Antonio Pisoni Arch. Benedetto Antonini
[1] In particolare, il primo ad analizzare secondo i principi e la metodologia della Carta dei giardini storici Villa Argentina e il suo Parco storico è stato l'architetto del paesaggio Niccardo Righetti nei suoi due documenti Considerazioni generali e modalità d’intervento per la conservazione, il ripristino e il rifunzionamento del Parco di Villa Argentina e delle sue adiacenze del 28 ottobre 1991 e Relazione sulla proposta di massima per la sistemazione esterna - Parco di Villa Argentina e del ricovero Torriani dell'ottobre 1993 (seppur forzatamente limitati allo studio di un preciso perimetro come da incarico ricevuto dal Municipio di Mendrisio nel 1991). Precedentemente fu l’arch. Fabio Reinhart ad analizzare il valore dell'intera area nel suo In merito alle possibilità edificatorie e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio del 20 settembre 1988 elaborata su mandato del Municipio per permettere l'acquisto della villa.