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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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Hermann Hesse : patrimonio dell'umanità (I° parte)

 

Pubblico in quattro puntate un articolo dedicato a Hermann Hesse, alla sua opera, ai luoghi ticinesi - Luganese e Montagnola in particolare - in cui ha vissuto, all'indissolubile legame esistente  tra la sua creazione letteraria (periodo compreso tra il 1931 e il 1962) e il giardino e l'orto della Casa Rossa. Nella rubrica delle fotografie potrete trovare alcune vecchie vedute del Luganese risalenti alla prima metà del Novecento: aiutano a capire meglio il paesaggio visto e ammirato da Hesse.

 

Quest'area rischia di essere distrutta da un progetto edilizio: la distruzione di questo parco-giardino sarebbe l'emblema di quanto sta avvenendo in Ticino, della distruzione del nostro territorio operata con fervore o con complicità diretta o indiretta dalla maggioranza della nostra classe politica, a tutti i livelli istituzionali.

Chi era presenta alla conferenza del prof. Settis a Lugano si rammenterà che egli ha ricordato che nell'antica Roma era in vigore una norma che stabiliva che chi avesse arrecato danni alla colonna traiana sarebbe stato condannato a morte: grazie a questa norma oggi possiamo ammirare a Roma quel capolavoro. 

Forse bisognerebbe introdurre una norma che condanni i politici responsabili di distruzione del patrimonio culturale a qualche anno di carcere (senza condizionale).

Comunque la battaglia per la Casa Rossa di Hesse è un dovere morale per chiunque ami quell'autore e il suo messaggio, sempre attuale. Firmiamo la petizione (sito: savehermannhesse)! Abbiamo sentito i soliti politici dire che tutto ormai è stato deciso anni fa e che ora è tardi ... per loro è sempre tardi per ripensare e correggere gli errori del passato. Per sempre più cittadini non è più così, fortunatamente.

Tiziano

 

 

 

Hermann Hesse: patrimonio dell'umanità

 

Introduzione

Negli scorsi mesi è stata pubblicata la domanda di costruzione inoltrata per l’edificazione di dieci abitazioni unifamiliari e di una plurifamiliare sui fondi mappali no. 1785 e no. 2366 Collina d'Oro, sezione Montagnola, vale a dire i mappali che corrispondono al giardino e al parco della Casa Rossa in cui abitò lo scrittore premio Nobel per la letteratura Hermann Hesse con la moglie Ninon dal 1931 al 1962.

Nelle pagine che seguono abbiamo cercato di ricordare succintamente il valore universale dell'opera di Hermann Hesse (1° parte) e il profondo, intimo e fecondo legame delle sue opere poetiche e in prosa con il territorio ticinese, in particolare di Montagnola e del Luganese, dove Hesse trascorse la sua vita dal 1919 fino alla sua scomparsa (2° parte).

Il Museo dedicato a Hermann Hesse a Montagnola, inaugurato il 2 luglio 1997, diretto dalla signora Bucher ha offerto in questi anni un'attività culturale di pregio molto apprezzata dagli estimatori di Hesse. Chi sono i suoi visitatori e cosa li attira maggiormente a Montagnola? (3° parte).

Aver inserito la Casa Rossa e il suo giardino in zona edificabile è stato un errore pianificatorio; l'interesse generale – la salvaguardia di un patrimonio culturale unico dato dal legame inscindibile dell'opera letteraria con il luogo di ispirazione – dovrebbe prevalere sull'interesse privato. Leggi internazionali e federali prevedono specifici interventi a tutela del patrimonio culturale di particolare pregio: il valore di Hesse imporrebbe un serio e intelligente progetto di tutela e di valorizzazione del luogo in cui ha vissuto tra il 1931 e il 1962 (4° parte).

 

 

«Ha fallito nella vita colui che è invecchiato senza aver trovato nulla di oggettivo,

 nulla che stia al di sopra  di se stesso e delle proprie preoccupazioni,

nulla di assoluto o di divino da venerare,

servendo il quale egli avrebbe dato un senso alla propria esistenza

H.H.

 

1. Universalità dell'opera di Hermann Hesse

L'opera letteraria di Hermann Hesse è universalmente letta e conosce da sempre un costante successo di vendite.

I suoi scritti appartengono ai classici della letteratura mondiale poiché si fondano su alcuni valori universali, validi al di là delle epoche storiche e delle culture, il cui nucleo è costituito dalla strenua difesa della persona – considerata nella sua unicità – e dal profondo rispetto tanto della natura quanto della vita, considerata come ritmo cosmico.

La ricchissima corrispondenza intercorsa tra Hesse e i suoi lettori, dai primi anni del Novecento sino alla sua morte, ne è viva testimonianza; egli considerò una missione rispondere alle migliaia di lettere ricevute, provenienti da ogni continente. Secondo il sito della Calwer Hermann-Hesse Stiftung il nostro autore rispose a più di 35'000 lettere.

Lasciamo che sia Hesse a definire la motivazione profonda all'origine della sua opera: «I miei scritti poetici sono nati tutti indipendentemente da propositi e da tendenze. Ma se io in un secondo tempo cerco in essi un senso generale, vi trovo in ogni caso questo: da Camenzind fino al Lupo della steppa e a Josef Knecht essi possono essere interpretati come una difesa (a volte anche come un grido d’allarme) della personalità, dell’individuo. Il singolo, irripetibile uomo con i suoi retaggi e le sue possibilità, le sue doti e le sue inclinazioni, è un delicato fragile essere che può aver bisogno di un avvocato! E come egli ha contro tutti i poteri forti e dominatori, lo Stato, la scuola, le chiese, i collettivi di ogni specie, i patrioti, gli ortodossi e i cattolici, di ogni ambiente, non meno dei comunisti o dei fascisti, così io e i  miei libri abbiamo avuto sempre contro tutti questi poteri, avendo così l’opportunità di farci un'idea dei loro sistemi di lotta, di quelli civili come di quelli brutali e bassi. Innumerevoli volte è stato confermato quanto siamo minacciati, indifesi, avversati, quanto il singolo, che in questo mondo è un calco unico, necessiti di protezione, d'incoraggiamento, d'amore. Ma al tempo stesso nel corso delle mie esperienze si è palesato che in ogni ambiente e in ogni comunità, da quelle cristiane fino a quelle comuniste e fasciste, ci sono moltissime persone che non accettano il livellamento, nonostante i vantaggi e le comodità che comporta, e la cui anima si sente a disagio all'interno di una ortodossia. E così, ai massicci rigetti e attacchi dei collettivi, si contrappongono migliaia di interrogativi e di confessioni – più o meno perplessi – dei singoli, ai quali i miei libri (e naturalmente non solo i miei) danno un certo calore, un certo conforto e sollievo. […] Ma io confido che ce ne siano moltissimi altri [lettori] che dalle nostre opere poetiche prendano tanto quanto consente la loro natura, che riconoscano il valore di un autore come me in quanto difensore dell'individuo, dell'anima, della coscienza, senza subordinarsi a lui come a un catechismo, a una ortodossia, a un ordine di marcia, e senza gettare via gli alti valori della comunità e dell'integrazione. Perché questi lettori sentono che io non mi do da fare per annientare ordinamenti e vincoli, senza i quali una convivenza umana sarebbe impossibile, né per divinizzare il singolo, bensì per realizzare una vita in cui regnino amore, bellezza e ordine, una convivenza nella quale l'uomo non divenga l'unità di un gregge, ma dove possa conservare la dignità, la bellezza, il senso tragico della sua unicità. […] Ma se Lei considera le forze che nel mondo odierno si oppongono all'evoluzione dell'individuo in personalità, in uomo completo, se Lei considera il tipo di uomo senza fantasia, spiritualmente torpido, che conosce solo l'adattamento, l'obbedienza, il livellamento quel tipo di uomo che è l'ideale dei grandi collettivi e innanzi tutto dello Stato, allora non le sarà difficile tributare comprensione e indulgenza per gli atteggiamenti battaglieri del piccolo don Chisciotte contro i grossi mulini a vento. La battaglia appare disperata e assurda. Molti ne ridono. Eppure va combattuta, eppure don Chisciotte non ha meno ragione dei mulini a vento»[1]. 

In un mondo in cui prevalevano o si stavano affermando da una parte un estremo individualismo e dall'altra collettivismi e totalitarismi ideologici fondati sull'odio di razza o di classe, il nostro autore ha fatto sentire la sua voce indipendente, proponendo la difesa della persona nella sua sacra unicità che si realizza liberamente solo in una comunità che privilegia «amore, bellezza e ordine»: un messaggio radicalmente controcorrente nella prima metà del Novecento e assai attuale ancora oggi.   

Numerosi critici e studiosi hanno analizzato la creazione letteraria hessiana; proponiamo le considerazioni di due tra loro poiché ci aiutano a comprendere la popolarità acquisita, fin dagli esordi, tra le giovani generazioni in Germania e nei paesi di lingua tedesca e in seguito, a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, anche negli Stati Uniti d'America e nel resto del mondo.

Il critico Mauro Ponzi[2] afferma che «(…) l'enorme successo che la prosa hessiana ha avuto non solo negli USA, ma in tutto il mondo, va ben al di là delle mode passeggere e trova la sua radice nelle stesse scelte stilistiche e strutturali che l'autore fece nell'atto di comporre i suoi romanzi. Se Hesse "muove" certi entusiasmi, al di là degli equivoci e delle strumentalizzazioni, è perché nella sua prosa "tocca" certe tematiche che sono dei punti nodali della problematica letteraria novecentesca e fanno scattare l'interesse dei lettori anche in contesti culturali così diversi».

Da parte sua il prof. Bernhard Zoller[3] sottolinea che «la maggior parte dei lettori di Hesse sono giovani, e questa generazione di lettori giovani non richiede norme estetiche, leggi di composizione o strutture linguistiche; è attratta in primo luogo dalle tendenze e dal contenuto degli scritti di Hesse, e ha un senso molto preciso dell’onestà e della credibilità delle affermazioni del suo autore. Il punto di osservazione della sua valorizzazione e del suo giudizio si trova al margine, in parte molto fuori dall'ambito letterario. […] Se forse all'inizio è stato più un misticismo romantico, che ha fatto di lui il santo degli hippies, l'idolo del nuovo movimento dei giovani, il guru di tutta una generazione di teenager, presto diventa anche modello e fonte principale per discussioni più acute, per la dura critica alla civilizzazione, alla società e allo stato. Si riconosce in Hesse il tipo di un uomo ribelle, che tenta l'evasione, che nella gioventù si ribella e protesta contro la casa paterna e le convenzioni, più tardi contro la guerra e contro la situazione politica del suo tempo e che ha cercato, insegnato e vissuto conseguentemente e senza concessioni "la libera realizzazione dell'individualità di ognuno"».

E proprio questo aspetto – la coerenza tra vita e opera che Hermann Hesse ha incarnato – ha anche giocato e gioca tuttora un ruolo decisivo: «Una ragione decisiva per il grande successo di Hesse fu senza dubbio la sincerità che lo distinse e che dette alle sue affermazioni onestà, credibilità e autenticità di alto livello».

Le opere di Hesse sono state tradotte in più di sessanta lingue e ne sono state vendute più di centocinquanta milioni di copie [4] (di cui circa ventiquattro milioni in lingua tedesca) in tutto il mondo: una tangibile testimonianza del seguito avuto e che ha tuttora.

Oltre ai temi principali e alla consonanza tra opere e vita pratica è anche utile ricordare il valore letterario della creazione poetica e in prosa di Hesse; riproponiamo alcune motivazioni all'origine del conferimento del premio Nobel per la letteratura, contenute nella laudatio pronunciata dal segretario permanente dell'Accademia di Svezia nel corso della cerimonia avvenuta il 10 dicembre del 1946: «[…] In modo molto particolare si intrecciano nella sua opera i collegamenti di idee più disparati, presi in prestito da Francesco d'Assisi e Budda, Nietzsche e Dostojewskij in modo tale che si potrebbe essere tentati dal considerare Hesse uno sperimentatore eclettico di visioni del mondo diverse. Ma questo è completamente sbagliato. La sua autenticità e il suo equilibrio sono i fondamenti ideali delle sue opere ed egli non abbandona questa linea nemmeno quando tratta temi molto azzardati […] Se forse l'opera in prosa di Hesse un giorno non dovesse godere di una stima così alta come all'inizio, la sua opera lirica è al di sopra di ogni dubbio. Dopo la morte di Rainer Maria Rilke e Stefan George egli è al primo posto come poeta lirico contemporaneo di lingua tedesca. Congiunge una purezza squisita del tono con un calore commovente del sentimento e la nobiltà della sua forma musicale oggi è semplicemente insuperabile. Segue la linea di Goethe, Eichendorff e Mörike e contribuisce alla magia del poetico anche qui con un colore del tutto personale»; la laudatio si conclude affermando che «[…] Se si prende in considerazione la costante inclinazione alla ribellione, questo fuoco sempre acceso, che trasforma il sognatore in un lottatore, se si tratta di cose a lui sacre, si potrebbe annoverarlo tra i romantici. In un passo egli dice della realtà che non si deve assolutamente contentarsi di ammirarla e rispettarla, perché questa misera, sempre illusoria realtà non creativa si può soltanto trasformare se non la si ammette, quando mostriamo di essere più forti di lei.

L'onorificenza conferita a Hermman Hesse quindi è più di una conferma della sua gloria. Vuole anche mettere nelle giusta luce un'opera letteraria che nella sua interezza mostra l'immagine di un uomo buono, che ha lottato, che segue con fedeltà esemplare la sua vocazione e che è riuscito a tenere alta la bandiera dell'umanità in un'epoca tragica[5]    

Tutti questi aspetti ci rinviano ai luoghi in cui Hermann Hesse ha trascorso la sua vita e in particolare a Montagnola, Comune eletto a dimora a partire dal 1919 e il cui paesaggio è stato fonte di ispirazione.

Tiziano

(fine I° parte)



[1] Hermann Hesse, La natura ci parla, Oscar Mondadori, Milano, 1990, pagg. 164-166.

[2] Le ragioni di un successo, in Goethe Institut Turin, Hermann Hesse e i suoi lettori, atti del Convegno di lavoro «Hermann Hesse. Opera e impronta», Pratiche Editrice, Parma, 1982.

[3] “Hermann Hesse in Selbstzeugnissen und Bilddokumenten”, Rowolt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1975 (articolo proposto nel sito della Calwer Hermann-Hesse Stiftung tradotto come “Risonanza mondiale”).

[4] Dati tratti dal sito della Calwer Hermann-Hesse Stiftung (www.hermann-hesse.de).

 [5] Tratta dal sito della Calwer Hermann-Hesse Stiftung.

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