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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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Hermann Hesse : patrimonio dell'umanità (III° parte)

Pubblico la terza parte della ricerca su Hermann Hesse. Buona lettura. 

Tiziano

 

3.  Il museo Hermann Hesse a Montagnola, la passeggiata tematica e i visitatori 

 

Il 2 luglio 1997 è stato inaugurato il museo dedicato a Hermann Hesse nella torre della Casa Camuzzi a Montagnola, grazie anche al sostegno del figlio Heiner Hesse. Il 1° gennaio 2000 è stata istituita la Fondazione Hermann Hesse Montagnola che gestisce il museo e che consente inoltre lo svolgimento di un vasto programma con letture, mostre e numerose manifestazioni su diversi temi inerenti a Hermann Hesse, presentati in Svizzera e all'estero in collaborazione con numerosi musei e istituzioni culturali.[1]

La mostra permanente, limitata in considerazione degli spazi ristretti, presenta oggetti personali (scrivania, arazzo, lettere ecc.) acquerelli, fotografie, libri; il locale all'ultimo piano è dedicato alle mostre temporanee, sempre assai interessanti.

Le molte attività culturali proposte – lettura di suoi testi, conferenze, incontri con scrittori, mostre, pubblicazioni tematiche, concerti ecc. – suscitano il vivo interesse degli ammiratori di Hesse. Esse meriterebbero maggiore attenzione da parte delle autorità federali, cantonali e comunali e sicuramente un maggiore sostegno finanziario: infatti il Museo ha una funzione culturale di primo piano ma ha anche una funzione turistica che andrebbe seriamente presa in considerazione.

Su quest'ultimo aspetto il professore dell'USI Claudio Visentin ha elaborato nel 2007, su mandato del Comune di Collina d'Oro, uno studio dedicato al Museo e al turismo ad esso legato. Le informazioni raccolte sono assai interessanti, tanto più se pensiamo alla critica situazione conosciuta dal nostro Cantone nel settore turistico.

Secondo i dati forniti dallo studio in questione e dal sito del museo i turisti o escursionisti che giungono a Montagnola in visita al museo sono tra i 15'000 e i 20'000 all'anno, di cui il 92% proviene da fuori Cantone Ticino; un altro dato importante è fornito dall'interesse suscitato dal tema della vita di Hesse in Ticino: lo è per il 36% dei visitatori; il prof. Visentin ha giustamente sottolineato questo aspetto legandolo a quello turistico e di promozione del territorio. Il 50% dei visitatori è venuta a conoscenza del Museo grazie al passaparola e come motivazione principale della visita il 54% dichiara che è costituita dal forte interesse personale per Hesse e il 10% dall'interesse per il luogo circostante: il 74% dei visitatori ha dichiarato che oltre al Museo si reca a visitare la Passeggiata tematica e la tomba di Hermann e Ninon Hesse a Gentilino.

Sul totale dei visitatori il 50% è rappresentato da turisti mentre il 20% da escursionisti vale a dire da persone che rientrano in giornata al proprio domicilio. Il prof. Visentin mette anche in rilievo che il 53% dei turisti ha indicato come principale motivazione del viaggio nel Luganese la visita al museo, che nella fattispecie «si pone come attrattore puro, senza la cui presenza non si registrerebbero numerosi visitatori» (la visita a un museo «è infatti solitamente parte di una più ampia esperienza turistica»[2]). Fra i turisti il 63% pernotta in Ticino: «stime e proiezioni sono sempre rischiose, ma anche limitandosi ai soli turisti, e tra questi solo a quanti hanno dichiarato che la visita al museo è la principale motivazione del viaggio a Lugano, nell’interpretazione davvero più restrittiva, si oltrepassano comunque i 7'000 pernottamenti stimati in strutture ricettive del territorio»[3]. L'indotto economico è quindi chiaro.

Il prof. Visentin, concludendo il suo articolo pubblicato dalla prestigiosa rivista del Touring Club italiano, afferma che: «Peculiare al "turismo letterario", rispetto ad altre forme di turismo culturale, sembra essere la capacità dello scrittore prediletto di rappresentare la chiave di lettura del territorio circostante. Solo in presenza di elementi che rimandano allo scrittore stesso, l'interesse si risveglia e si estende poi anche ad altre attrazioni. Il "turismo letterario" sembra poi assumere una sempre maggiore autonomia nell’orientare la visita. Cioè i luoghi legati a uno scrittore non sono, come forse in passato, una tappa di un più ampio e diversificato itinerario culturale, ma la ragione principale, a volte l'unica, del viaggio».

Anche l'autorità comunale si espresse in un comunicato stampa e in un opuscolo informativo riproponendo lo studio coordinato dal prof. Visentin: «La Passeggiata a partire dal Museo lungo i luoghi di Hermann Hesse attrae ¾ dei visitatori e li soddisfa praticamente tutti; però solo ¼ di loro manifesta il desiderio spontaneo di visitare le altre bellezze del nostro territorio. Probabilmente quest’effetto «trascinante» della Passeggiata verso l’esterno del Museo sarà d’altronde meglio sfruttato ora che l'audioguida di cui essa è stata dotata contiene anche tutta una serie d'informazioni sui beni artistici, paesaggistici e della ristorazione che il turista e il viandante possono trovare in Collina. Ma questo non è che uno dei suggerimenti che offrono i risultati dell'indagine appena terminata e il Municipio ha senz'altro l'intenzione di identificare tutti gli altri elementi che permettano di meglio valorizzare le risorse collinari a profitto dei visitatori e della popolazione»[4].

Da queste considerazioni dovrebbero discendere coerenti decisioni locali, regionali e cantonali atte a sviluppare il turismo di qualità, salvaguardando, per esempio, il paesaggio, definito «bene comune» dalla nuova Legge sullo sviluppo territoriale (Lst).

 

 

Alcune domande dovrebbero sorgere spontanee a tutti gli ammiratori di Hesse che si recano a Montagnola, non solo a visitare il museo e a seguire le molte attività culturali ad esso associate ma anche a percorrere la Passeggiata tematica: dopo il totale snaturamento del parco-giardino dell'area della Casa Rossa (nel caso di costruzione di edifici, come permesso dal piano regolatore in vigore) cosa penseranno i turisti ed escursionisti che percorreranno la passeggiata giungendo in via Hermann Hesse?

In particolare coloro che giungeranno tra il punto tematico n. 10 (prima della proprietà in cui sorge ancora la Casa Rossa), sul cui cartello vi è questa riflessione di Hesse: «Perciò negli ultimi anni era di quando in quando affiorata, senza esser mai presa sul serio, l’idea di poter forse cambiare casa un’altra volta,comprandone una o prendendola in affitto o addirittura costruendola, per avere nella vecchiaia un ricovero più agiato e più sano. Erano desideri e fantasie, null’altro. Ed ecco che la bella fiaba si fece realtà: durante una serata all’“Arch”a Zurigo, nella primavera del 1930, mentre si chiacchierava, caduto il discorso sulle case e sul costruire, si accennò anche al mio desiderio di una casa. Ed ecco che d’un tratto l’amico B. mi guardò ridendo ed esclamò: “Lei, la casa l’avrà!” Era, così mi sembrò, anche quello uno scherzo di una serata conviviale. Ma lo scherzo è divenuto realtà, e la casa di cui un tempo sognavamo per gioco ora è qui, straordinariamente grande e bella, a mia disposizione per tutto il resto della mia vita. Mi accingo un’altra volta all’impresa di metterla su, di nuovo “per tutta la vita”, e stavolta lo sarà probabilmente davvero», e il punto tematico n. 11 (alla fine della proprietà dove visse Hesse), in cui è riportato quest'altro pensiero del nostro scrittore: «Contro ogni mia aspettativa ero ridiventato sedentario e possedevo, non da padrone ma da mezzadro a vita, un pezzetto di terra. Ci avevamo appena costruito sopra la nostra casa e ci eravamo entrati da poco e già per me ricominciava un interludio di vita campestre, familiare in virtù dei molti ricordi. Non avevo in animo di ributtarmici con passione e frenesia, me la sarei presa più pigramente, più che il lavoro avrei cercato il riposo, più che dissodare boschi e seminare e piantare avrei sognato accanto al fumo azzurrognolo dei focherelli autunnali. Tuttavia avevo già messo a dimora una bella siepe di biancospino e arbusti e alberi e molti fiori e trascorrevo quei giorni della tarda estate e del primo autunno, giornate incomparabili, quasi tutti in mezzo al verde, nel giardino, con lavoretti da poco, potando la giovane siepe, preparando la terra per le semine di primavera, pulendo i vialetti e la fontana e sempre, mentre ero al lavoro, accendevo un piccolo falò, un fuoco di erbacce, di rametti secchi e di pruni e di ricci di castagne ancora verdi o già secchi e scuri» cosa proveranno alla vista di quanto edificato?

Cosa potranno trovare ancora lungo il tratto più significativo della passeggiata che dovrebbe ricordare Hesse e il legame fisico e spirituale tra la sua opera e il luogo d'ispirazione?

 

Del resto la cementificazione nel giardino della Casa Rossa sarebbe la triste ma logica conclusione del processo descritto da Hermann Hesse alla fine degli anni Cinquanta del Novecento: «Quando, dopo una guerra mondiale e i colpi del destino giunsi qui a Montagnola, quarant'anni fa, naufrago, ma intenzionato a combattere per ricominciare, Montagnola era un piccolo villaggio insonnolito in mezzo a vigneti e boschi di castagni. E così rimase per molti anni. Finché anche la nostra collina entrò in quello stadio o malattia, che Knut Hamsun ha descritto in maniera estremamente persuasiva in Figli del loro tempo e in La città di Segelfoss. Laddove ancora ieri un piccolo sentiero tortuoso e capriccioso si perdeva sulla china in mezzo a filari di viti e a cespugli di caprifoglio, oggi, sul terreno smosso, si vedono autocarri in sosta che scaricano mattoni e sacchi di cemento e poco più in avanti, anziché fiori di campo, viti e fichi, si ergono reti metalliche con piccole casette di periferia dai vivaci colori sullo sfondo e dalla città e dalla valle avanzano verso di noi, senza sosta, lottizzazioni, nuove costruzioni, strade, muri, betoniere, ebbrezza di progresso e febbre di speculazione fondiaria. Morte del bosco, dei campi, dei vigneti. Scoppiettavano le macchine edili, rimbombavano i colpi del martello pneumatico sul serbatoio dell'olio. Non c'era niente da ridire; anch'io, decenni fa, avevo delimitato qui un pezzo di terra piantandovi una siepe tutt'intorno e facendovi erigere una casa con giardino e segnando delle strade. Certamente a quell'epoca non ero tanto uno dei "figli del loro tempo", quanto piuttosto un pazzo isolato, che si stabiliva lontano dal villaggio, piantava alberi lottando contro le erbacce e guardava la città con le sue periferie con una certa superbia. Con la superbia avevo chiuso da tempo, il piccolo villaggio era diventato la città di Segelfoss, venivano costruite case su case e strade su strade, venivano aperti o ampliati negozi, si inaugurarono un nuovo ufficio postale, un caffè, un'edicola dei giornali, centinaia di nuovi allacciamenti telefonici, scomparvero i sentieri delle nostre passeggiate di un tempo, i luoghi nascosti delle miei commemorazioni e di riposo dell'epoca di Klingsor. La grande ondata ci aveva raggiunto, non eravamo più un villaggio e il nostro ambiente non era più il paesaggio. E per quanto appartata e nascosta avessimo costruito la casa quasi quarant'anni fa, quell'ondata arrivava a lambirci i piedi; un campo dietro l'altro veniva venduto, parcellizzato, edificato, recintato. Tuttora la nostra posizione sul pendio e una brutta stradina stretta ci proteggevano, ma i terrazzamenti al di sotto del nostro terreno, con i loro pochi filari di viti e alberi, allettavano già degli interessati, in parte desiderosi di costruire, in parte speculatori; ogni tanto si vedevano aggirarsi degli sconosciuti dall'aria indagatrice, che osservavano il panorama e misuravano distanze con lunghi passi. Domani o dopodomani ci avrebbero preso quest'avanzo di natura e di pace. E non erano in gioco solamente un paio di vecchi come me e il loro diletto, era in gioco ciò che qui i nostri benefattori avevano costruito, progettato e impiantato lasciandolo a noi vassalli, e ciò che noi, presumibilmente, non avremmo potuto restituire intatto.

Il mondo ormai ci concede poco, sembra spesso non essere fatto altro che di frastuono e di paura, ma l'erba e gli alberi crescono ancora. E quando un giorno la terra sarà completamente ricoperta di blocchi di cemento, continueranno a esistere i giuochi delle nuvole, e qua e là ci saranno uomini che con l'aiuto dell'arte terranno aperta la porta che si affaccia sul divino»[5].

 

Fine della terza parte.

 


[1] Vedi sito della Fondazione Hermann Hesse Montagnola: http://www.hessemontagnola.ch.

[2] Claudio Visentin, Musei d’autore: il caso Hesse, in La rivista del turismo, n. 3, 2008, p. 41. 

[3] Ibid., p. 41.

[4] Comunicato stampa dell’11 marzo 2008 del Municipio di Collina d’Oro, TURISMO CULTURALE IN COLLINA D’ORO

[5] Hermann Hesse, Ebbrezza di progresso e febbre di speculazione fondiaria (da "Bericht an freunde", 1959), in La maturità rende giovani, Ugo Guanda editore, Parma, 2011, pagine 80-82.

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