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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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La "Lettera aperta a Giorgio Giudici" dell'arch. Furrer

Pubblichiamo la "Lettera aperta a Giorgio Giudici" dell'arch. Bernhard Furrer, apparsa sul Corriere del Ticino del 19 aprile 2011 e sul sito web della trasmissione della RSI "Falò";

è utile rileggere l'articolo che il prof. Furrer scrisse nel 2008 sui beni culturali e che abbiamo ripubblicato sul nostro blog.  

 

 

 

LETTERA APERTA A GIORGIO GIUDICI

 

Caro Giorgio Giudici, l'emissione Falò di giovedì scorso sul­la città di Lugano era intitolata «De­struction City» e si proponeva di mo­strare al pubblico l'esteso fenomeno della perdita di edifici storici a Lugano nel corso dell'ul­timo decennio e in un futuro prossimo. Infatti, il piano regolatore della città spinge i proprietari alla demolizione permettendo uno sfruttamento maggio­re in rapporto allo stato esistente. Più grave ancora è il fatto che l'inventario degli edifici da tutelare, già molto ri­stretto nella sua bozza iniziale, è stato rimpicciolito e che il municipio ha boc­ciato un numero considerevole di mo­numenti importanti.

 

Guardando la trasmissione Falò si po­teva magari pensare che esiste solo una forma di nostalgia privata dietro alla volontà di salvaguardare le eredità co­struite. Non è vero. La memoria è un'esi­genza primaria di tutta la collettività ed è correlata essenzialmente a luoghi e ad oggetti, che nello spazio pubblico più concretamente sono rappresentati da­gli edifici storici. Perciò il censimento dei monumenti storici è compito della so­cietà; i politici ne sono responsabili.


Non si tratta, come hai ribadito tu nel­l'emissione, «di tutelare tutto» - non tut­ti gli edifici storici hanno un valore di testimonianza importante. È proprio questo il senso dell'inventario: distin­guere con criteri obiettivi gli oggetti de­gni di protezione; si tratterà sempre di una percentuale molto piccola. Questi pochi edifici salvaguardati non impe­discono assolutamente lo sviluppo del­la città. Prendiamo l'esempio di Zuri­go: pensi che questa città che possiede un inventario completo e una propria strategia di salvaguardia non si svilup­pi? Al contrario, come tante città sviz­zere ha scoperto da tempo, che gli edi­fici storici sono un'attrazione specifica, una parte importante del marchio eco­nomico e turistico. Lugano sta perden­do questo marchio, comincia purtrop­po ad avere lo status di «Destruction Ci­ty», di città brutta. Devi prendere co­scienza del fatto che in paragone ad al­tre città svizzere della stessa dimensio­ne e importanza, Lugano possiede un numero quasi insignificante di edifici storici tutelati. In quest'ambito la città è una specie di fanalino di coda della Svizzera e la città di Lugano sta perden­do il suo bellissimo volto, risalente alla fine dell'800 e alla prima metà del '900. Al di là di questo fatto tu, in qualità di architetto, senza dubbio riconosci la qualità architettonica povera di tante nuove costruzioni e degli spazi pubbli­ci che in gran parte sono divenuti non­luoghi.

  

Un orientamento politico in questa di­rezione avrà delle conseguenze irrever­sibili: i vostri nipoti corrono il rischio di ritrovarsi in una città e in spazi pubbli­ci che riflettono l'attitudine esosa dei nonni che non sono stati in grado di conciliare la prosperità economica del­la città con la sua eredità architettoni­ca di altissimo valore culturale, e che sfortunatamente hanno dato la priori­tà a grandi profitti a beneficio di alcu­ni loro cittadini. Eccetto qualche raro esempio le testimonianze saranno an­nientate, malgrado l'evidenza che l'ere­dità architettonica, una volta distrut­ta, non si potrà mai più riconquistare. Sarà perduta per sempre.

 

Ancora una parola in merito a Villa Branca a Melide. Molto gentilmente ti sei messo a disposizione per accompa­gnarmi in qualità di cittadino privato, non di soprintendente, per fare delle fo­to poco prima della distruzione già pia­nificata di quest'opera singolare e pre­gevole dell'architettura ticinese. Ma una mia affermazione che «questa villa do­vesse essere distrutta» (come espresso da te in emissione) deve essere proiezione di un tuo desiderio e non corrisponde assolutamente nè alla mia opinione tan­to meno a quello che è stato detto. A mio parere, la distruzione di villa Branca è una perdita incomprensibile e triste.


BERNHARD FURRER
architetto, professore all'accademia di architettura

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