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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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Ville venete

 

Care amiche e cari amici del Parco di Villa Argentina vi auguro un 2014 di lotta e di vittoria per il Parco!
Sarà difficile battere l'allenza municipali interessati a gonfiare i prezzi da una parte  e accademia dall'altra, ma ci proveremo.
L'11 dicembre 2013 il Municipio di Mendrisio ha presentato la sua idea di parco durante una serata, memorabile per almeno tre motivi:
1) per il penoso risultato esposto dal pianificatore "ufficiale" e dai pianificatori "ufficiosi" dell'Accademia (un inciucio politicamente rilevante e che sarà approfondito);
2) per gli interventi del pubblico, costituito da persone attive in politica e da cittadini non attivi in politica che sono intervenuti con argomenti validi e razionali;
3)  per la stampa: il Corriere del Ticino ha dato un resoconto corretto e completo mostrando senza censura l'incredulità dei presenti, in particolare rispetto alle vuote parole dell'arch. Voser e alle contorsioni retoriche dei municipali intervenuti; La Regione ha riportato in modo un po' più (troppo) istituzionale la serata anche se ha indicato le reazioni del pubblico; l'Informatore ha censurato del tutto la serata: peccato eravamo abituati da parte di quest'ultimo a un'informazione seria ma da alcuni interventi di un gestore di rubrica e da certe "attenzioni" omertose riservate al sindaco constatiamo che la libertà di stampa è soggetta a forti pressioni o autocensure.
Tornerò sulla serata prossimamente.
Ora vi presento due articoli ripresi dal sito dei cittadini italiani in difesa del suolo perché particolarmente calzanti anche per il nostro martoriato Ticino: il triste destino delle ville venete di Palladio  la fine che sta facendo Cividale del Friuli sito patrimonio mondiale dell'UNESCO.  Una classe politica da mandare ai lavori forzati, a vita!
Tiziano

 

Crescita urbana e degrado del patrimonio storico-culturale: il caso delle Ville Venete

 

 

 

Il 6 dicembre 2013 si è svolto a Montegrotto Terme, in Veneto, un incontro sulla forte crescita urbana della regione e il contestuale degrado paesaggistico delle Ville Venete.

L’incontro è stato organizzato dal Salviamo il Paesaggio di Area Ovest di Padova, WWF, Legambiente, LIPU, Comitato Popolare “Lasciateci Respirare” e l’Associazione “Diversamente Bio” , relatore era il Professor Tiziano Tempesta, del dipartimento territorio e sistemi agro-forestali Università di Padova.

Il Professor Tempesta inizia il suo intervento con una breve introduzione alle Ville Venete, costruite in quasi tutto il territorio dal 1400, quando la Repubblica di Venezia decise di estendere i suoi domini in terraferma portando le nobili famiglie ad “investire” nello sviluppo agricolo de territorio.

Di fatto le Ville sono da considerarsi delle vere e proprie aziende agricole, sorte quasi sempre nelle vicinanze di fiumi, connesse a opere di irrigazioni e bonifica del territorio per renderlo fertile e lavorabile. Oltre a essere opere di enorme valore artistico diventarono il vero e proprio motore del paesaggio agrario. Una villa che vive della campagna e del suolo.

Parlare delle Ville e della crescita urbana che si è sviluppata intorno ad esse è una ottima chiave di lettura per riflettere su quanto suolo si è utilizzato nell’arco degli ultimi 50 anni in Veneto.
Nella nostra regione sono censite 3.782 Ville e nel 92% dei comuni della regione ne è presente almeno un esemplare.
Questo patrimonio molto capillare è poco tutelato dal punto di vista paesaggistico infatti, continua il Professore, vi sono stati due boom edilizi, il primo negli anni ’70 mentre il secondo nei primi anni 2000.

 

Villa Giovanelli – Noventa Padovana

 

 

Villa Contarini Crescente a Padova

 

 

 

Villa Bonini a Vicenza

 

Se negli anni ’70 la crescita edilizia era accompagnata ad una crescita della popolazione e anche di una crescita del valore produttivo della regione nel 2001, fino ai giorni nostri, l’aumento edilizio non è dovuto a queste cause, infatti proprio in questi anni possiamo dire che la crescita economica della regione si blocca.

Si sviluppa quindi una sovrapproduzione di case e capannoni con la conseguente stagnazione del mercato (con 88.000 abitazioni costruite e non utilizzate e con 40.000 ettari di suolo “buttato via”).

Avviene inoltre, continua Tempesta, un fenomeno che si lega al “caso delle Ville”, infatti la popolazione in queste due ondate di inarrestabile costruzione è andata a ridistribuirsi dalle città alle fasce extraurbane con un aumento di suolo pro capite per residente del 50% in più, proprio in quei territori dove sono presenti i suoli agricoli e le Ville padronali. Nei 2/3 delle Ville esistenti questa crescita edilizia ha portato alla perdita dei contesti agricoli originali con la costruzione di insediamenti civili ed industriali troppo a ridosso delle Ville esistenti, rovinando così un valore artistico che poteva essere meglio tutelato ed utilizzato a fini turistici. Si è voluto “rinnegare” il nostro passato rurale e contadino perdendo di fatto un patrimonio e anche una conoscenza che non ritornerà più.

Inoltre si è parlato del “Piano Casa 2013” reso operativo di recente. Il Piano, senza tenere conto di quanto sia in stagnazione il mercato, va ancora ad incentivare l’attività edilizia in Veneto.

Il suolo non è visto come un bene da tutelare per scopi agricoli o paesaggistici ma è ormai divenuto un mero strumento per uscire dalla crisi economica. Una merce di scambio.

Conclude poi il Professore su quanto possiamo fare per sensibilizzare l’opinione pubblica e i nostri governanti sulla tutela del restante patrimonio delle Ville che non sono state colpite dall’edificazione selvaggia e che ancora mantengono caratteristiche paesaggistiche originali. Circa 1200 siti d’interesse storico e culturale poco valorizzato e per la maggior parte sconosciuto dove è ancora possibile cogliere il legame con il paesaggio rurale circostante.

 

 

2013: Cividale del Friuli è sotto assedio

 

 

 
Cividale del Friuli, uno dei siti dell’Unesco, nel giro di pochi anni si sta trasformando in un’anonima cittadina di provincia a causa della speculazione edilizia. Nonostante l’ultimo censimento parli di 800 alloggi vuoti, si continua a costruire deturpando le rimanenti aree verdi, anche verso la zona collinare, in aree di interesse paesaggistico.

Cividale del Friuli venne fondata da Giulio Cesare sulla più antica via di comunicazione con le terre danubiane, ed in breve tempo acquistò importanza non solo per i suoi traffici commerciali, ma anche come luogo di villeggiatura dei ricchi aquileiesi. Il passato di Cividale è ricco di storia: nel Medioevo divenne un importante centro di vita ecclesiastica e in seguito divenne anche ducato franco, per poi passare nel 1419 a Venezia.

Nel 2011 sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità sia il Monastero di Santa Maria in Valle che il Tempietto Longobardo, entrambi situati nel quartiere medioevale di Borgo Brossana con l’area verde dell’orto delle Orsoline (oggi a rischio stravolgimento).

La città è situata in un ambiente fragile e delicato sia dal punto di vista geologico (infatti è stata severamente colpita dal terremoto del 1976) che idrogeologico, anche per effetto dei cambiamenti climatici in corso. Nel settembre 2013 ad esempio, essa è stata investita da un forte nubifragio che ha causato non solo allagamenti in numerose abitazioni, ma anche danni per infiltrazioni al coro ligneo del Tempietto.

Nel giro di pochi anni però, si è trasformata in un’anonima cittadina di provincia a causa della speculazione edilizia e di un’amministrazione inadeguata (mancanza di sinergie con personale qualificato: archeologi, geologi, ambientalisti, storici dell’arte, architetti, ingegneri, urbanisti ecc.) per un centro di grande importanza storico-artistica e paesaggistica.

Così attualmente la città presenta al suo ingresso, da un lato una nuova squallida zona artigianale urbanizzata (50 ettari) che si è insediata su precedenti prati e terreni agricoli e che a causa della crisi non è mai decollata, (sito con ritrovamenti di ville ed insediamenti rustici romani) e dall’altro una zona artigianale-industriale in cui ha sede anche un’acciaieria, oggetto di continue polemiche da parte degli abitanti del comune limitrofo di Moimacco (4 Km da Cividale) a causa delle polveri sottili o delle scorie prodotte.

Nonostante l’ultimo censimento parli di 800 alloggi vuoti ed un calo della popolazione, si continua a elargire concessioni edilizie con una concentrazione di abitazione alquanto alta, deturpando le rimanenti aree verdi anche verso la zona collinare, in luoghi di interesse storico-paesaggistico e dissestati dal punto di vista idrogeologico.

Un esempio è rappresentato dalla collina un tempo utilizzata per la “Festa degli Alberi” (zona “Tiro a Segno”), posta ai piedi dei ruderi del Castello di Zuccola e recentemente deturpata nonostante le proteste degli abitanti attigui.

L’area urbana invece si ritrova con due siti di caserme totalmente dismesse ed una solo parzialmente, e tutta la zona contigua al Palazzetto dello Sport che complessivamente costituiscono una considerevole superficie da recuperare e con tre “cattedrali nel deserto”:
  • il Palazzetto dello Sport (costo 4 milioni di Euro in 20 anni?), struttura sovradimensionata, utilizzata poche volte l’anno e spesso inagibile a causa di allagamenti;
  • il moderno edificio adiacente all’ospedale, in costruzione da diversi anni e che dovrebbe essere impiegato come sede distrettuale (costo 9 milioni di Euro?);
  • il centro commerciale appena terminato in zona stazione (che ha stravolto la viabilità con tre rotatorie sproporzionate), ed uno in fase di ultimazione (su prati e campi – zona Barbetta) che compromettono non solo l’attività dei piccoli negozi del centro storico, ma anche la vita dei cividalesi.

 

 

 

nuovo centro commerciale in costruzione

 

Per di più, essendo collocata sulla forra del fiume Natisone, Cividale vive l’ incubo che venga anche costruito un ulteriore ponte oltre a quelli esistenti, nonostante i cittadini si siano organizzati con la raccolta di firme per evitarlo. (vedi articolo su questo sito).

Per tutti questi motivi quindi, è di fondamentale importanza che l’amministrazione comunale apporti una variante al piano regolatore improntata alla sostenibilità ambientale fuori e dentro le mura prendendo in considerazione:
  • i locali e recenti cambiamenti climatici;
  • l’attuale crisi economica;
  • le reali esigenze dei cividalesi;
  • il centro e i suoi dintorni in quanto zone di interesse storico-artistico oltre che paesaggistico;
  • la cementificazione del territorio non giustificata dal prevalente contesto economico di tipo agricolo ( vigneti ed agricoltura) e dalle piccole attività commerciali. Si dovrebbe infatti puntare solamente al recupero edilizio e ad uno sfruttamento delle aree dismesse perché, malgrado qualcuno affermi, come riportato nel saggio “Collasso” di J. Diamond: “Non si può privilegiare l’ambiente a scapito dell’economia. Quindi le preoccupazioni ambientali sono un lusso, le soluzioni proposte sono una perdita netta da un punto di vista economico, dunque meglio risparmiare soldi. In realtà è l’esatto contrario, Un ambiente danneggiato costa enormi somme di denaro, a breve e a lungo termine, il risanamento o la prevenzione permettono invece di risparmiare molti soldi a lungo andare e spesso anche nell’immediato. E’ meno costoso prendersi cura della salute dell’ambiente in cui viviamo, così come facciamo con il nostro corpo, ed è preferibile prevenire la malattia invece di cercare di curarla dopo che si è sviluppata.
  • la responsabilità come città di essere stata iscritta nei siti tutelati dall’Unesco grazie ai gioielli architettonici dei Longobardi che essa custodisce, inseriti in un contesto di grande pregio.

Adriana Zanon
(socia di Greenpeace)

 

 

 

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