salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Il 6 dicembre 2013 si è svolto a Montegrotto Terme, in Veneto, un incontro sulla forte crescita urbana della regione e il contestuale degrado paesaggistico delle Ville Venete.
L’incontro è stato organizzato dal Salviamo il Paesaggio di Area Ovest di Padova, WWF, Legambiente, LIPU, Comitato Popolare “Lasciateci Respirare” e l’Associazione “Diversamente Bio” , relatore era il Professor Tiziano Tempesta, del dipartimento territorio e sistemi agro-forestali Università di Padova.
Il Professor Tempesta inizia il suo intervento con una breve introduzione alle Ville Venete, costruite in quasi tutto il territorio dal 1400, quando la Repubblica di Venezia decise di estendere i suoi domini in terraferma portando le nobili famiglie ad “investire” nello sviluppo agricolo de territorio.
Di fatto le Ville sono da considerarsi delle vere e proprie aziende agricole, sorte quasi sempre nelle vicinanze di fiumi, connesse a opere di irrigazioni e bonifica del territorio per renderlo fertile e lavorabile. Oltre a essere opere di enorme valore artistico diventarono il vero e proprio motore del paesaggio agrario. Una villa che vive della campagna e del suolo.
Villa Giovanelli – Noventa Padovana
Villa Contarini Crescente a Padova
Villa Bonini a Vicenza
Se negli anni ’70 la crescita edilizia era accompagnata ad una crescita della popolazione e anche di una crescita del valore produttivo della regione nel 2001, fino ai giorni nostri, l’aumento edilizio non è dovuto a queste cause, infatti proprio in questi anni possiamo dire che la crescita economica della regione si blocca.
Si sviluppa quindi una sovrapproduzione di case e capannoni con la conseguente stagnazione del mercato (con 88.000 abitazioni costruite e non utilizzate e con 40.000 ettari di suolo “buttato via”).
Avviene inoltre, continua Tempesta, un fenomeno che si lega al “caso delle Ville”, infatti la popolazione in queste due ondate di inarrestabile costruzione è andata a ridistribuirsi dalle città alle fasce extraurbane con un aumento di suolo pro capite per residente del 50% in più, proprio in quei territori dove sono presenti i suoli agricoli e le Ville padronali. Nei 2/3 delle Ville esistenti questa crescita edilizia ha portato alla perdita dei contesti agricoli originali con la costruzione di insediamenti civili ed industriali troppo a ridosso delle Ville esistenti, rovinando così un valore artistico che poteva essere meglio tutelato ed utilizzato a fini turistici. Si è voluto “rinnegare” il nostro passato rurale e contadino perdendo di fatto un patrimonio e anche una conoscenza che non ritornerà più.
Il suolo non è visto come un bene da tutelare per scopi agricoli o paesaggistici ma è ormai divenuto un mero strumento per uscire dalla crisi economica. Una merce di scambio.
Conclude poi il Professore su quanto possiamo fare per sensibilizzare l’opinione pubblica e i nostri governanti sulla tutela del restante patrimonio delle Ville che non sono state colpite dall’edificazione selvaggia e che ancora mantengono caratteristiche paesaggistiche originali. Circa 1200 siti d’interesse storico e culturale poco valorizzato e per la maggior parte sconosciuto dove è ancora possibile cogliere il legame con il paesaggio rurale circostante.
Cividale del Friuli venne fondata da Giulio Cesare sulla più antica via di comunicazione con le terre danubiane, ed in breve tempo acquistò importanza non solo per i suoi traffici commerciali, ma anche come luogo di villeggiatura dei ricchi aquileiesi. Il passato di Cividale è ricco di storia: nel Medioevo divenne un importante centro di vita ecclesiastica e in seguito divenne anche ducato franco, per poi passare nel 1419 a Venezia.
Nel 2011 sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità sia il Monastero di Santa Maria in Valle che il Tempietto Longobardo, entrambi situati nel quartiere medioevale di Borgo Brossana con l’area verde dell’orto delle Orsoline (oggi a rischio stravolgimento).
La città è situata in un ambiente fragile e delicato sia dal punto di vista geologico (infatti è stata severamente colpita dal terremoto del 1976) che idrogeologico, anche per effetto dei cambiamenti climatici in corso. Nel settembre 2013 ad esempio, essa è stata investita da un forte nubifragio che ha causato non solo allagamenti in numerose abitazioni, ma anche danni per infiltrazioni al coro ligneo del Tempietto.
Nel giro di pochi anni però, si è trasformata in un’anonima cittadina di provincia a causa della speculazione edilizia e di un’amministrazione inadeguata (mancanza di sinergie con personale qualificato: archeologi, geologi, ambientalisti, storici dell’arte, architetti, ingegneri, urbanisti ecc.) per un centro di grande importanza storico-artistica e paesaggistica.
Così attualmente la città presenta al suo ingresso, da un lato una nuova squallida zona artigianale urbanizzata (50 ettari) che si è insediata su precedenti prati e terreni agricoli e che a causa della crisi non è mai decollata, (sito con ritrovamenti di ville ed insediamenti rustici romani) e dall’altro una zona artigianale-industriale in cui ha sede anche un’acciaieria, oggetto di continue polemiche da parte degli abitanti del comune limitrofo di Moimacco (4 Km da Cividale) a causa delle polveri sottili o delle scorie prodotte.
Un esempio è rappresentato dalla collina un tempo utilizzata per la “Festa degli Alberi” (zona “Tiro a Segno”), posta ai piedi dei ruderi del Castello di Zuccola e recentemente deturpata nonostante le proteste degli abitanti attigui.
nuovo centro commerciale in costruzione
Per di più, essendo collocata sulla forra del fiume Natisone, Cividale vive l’ incubo che venga anche costruito un ulteriore ponte oltre a quelli esistenti, nonostante i cittadini si siano organizzati con la raccolta di firme per evitarlo. (vedi articolo su questo sito).
Adriana Zanon
(socia di Greenpeace)