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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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Valore storico e culturale del Parco di Villa Argentina

La discussione in Commissione della pianificazione del Consiglio comunale di Mendrisio si concluderà settimana prossima con la votazione sul Messaggio della variante del Piano particolareggiato.

Un messaggio municipale di una pochezza culturale, storica e urbanistica disarmante, fondato, per quanto attiene al comparto A2 (edificabile ad uso dell'Accademia-Università), su considerazioni utilitaristiche e pseudoculturali dello studio "Campus di Mendrisio. Nuove strategie per il futuro sviluppo paesaggistico del Campus dell'Accademia di architettura". elaborato da una professoressa dell'Accademia (siamo in presenza di un piccolissimo conflitto di interessi: il Comune pianifica un comparto facendo fare una valutazione a coloro che ne beneficeranno!! ma la pianificazione non dovrebbe essere fatta in nome dell'interesse generale?) - pagato dal Comune di Mendrisio - quindi da tutti noi cittadini-contribuenti - 34'000 franchi. Sul contenuto dello studio torneremo perché è meritevole di tutta la nostra attenzione.

Ripropongo qui sotto considerazioni del 2011: i latini dicevano repetita iuvant, proviamo a sperarci ma in questo caso la situazione è disperata viste le forze in campo.

Tiziano

Con questo contributo desideriamo fornire altri elementi di riflessione per quanto concerne il valore storico, artistico e culturale del parco di Villa Argentina. Per ricostruirne la storia ci siamo basati su documenti che il municipio di Mendrisio non considera e che noi riteniamo invece di primaria importanza. Parco e Villa Argentina: monumenti protetti nel 1985 Il 12 agosto 1985 il Dipartimento dell’ambiente mise sotto protezione Villa Argentina e il suo parco con la seguente motivazione: “(…) considerato che la villa Argentina di Mendrisio, realizzata attorno al 1872, seguendo la tradizione palladiana e talune caratteristiche delle costruzioni coloniali, dall’architetto Antonio Croci di Mendrisio, e il parco circostante, raro esempio integro di spazio disegnato dell’ottocento nel Mendrisiotto, costituiscono una testimonianza storica e artistica meritevole di protezione (…)”. Questa decisione proteggeva i seguenti beni: “1. Ai sensi della legge sopra citata [Legge per la protezione dei monumenti storici ed artistici del 1946/1966] sono dichiarati monumenti e iscritti nell’elenco dei monumenti storici e artistici del Cantone Ticino: la villa Argentina, al numero di mappale 1166 A, in via Largo Bernasconi a Mendrisio, con i subalterni: B (cucina), C (bagno) , D (lavanderia), E (veranda), F (casa di abitazione), G (garage), R (padiglione), che fanno parte integrante dell’edificio principale; il parco annesso, nella sua totalità, ai subalterni v, w, x, y, z, a 1, b 1, c 1, d 1; di proprietà degli eredi fu Dr. Ernesto Bernasconi (…)”.

Quindi nel 1985 il Dipartimento dell’ambiente, su delega del Consiglio di Stato, ha protetto tutta l’area di villa Argentina, compresa la parte che nel 1989 fu separata dal fondo principale no. 1166 e che divenne il fondo no. 3043. Quest’ultimo mappale è l’oggetto della petizione “Un magnifico Parco per il magnifico Borgo”, che tra il marzo e l’aprile del 2009 ha raccolto 2'870 firme fra le persone residenti negli allora comuni di Mendrisio, Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona, come pure l’oggetto della mozione pendente davanti al Consiglio comunale di Mendrisio e che la Commissione ad hoc sta valutando. Perché villa Argentina e il “parco annesso, nella sua totalità” ebbe un simile riconoscimento?

Per comprenderne il valore culturale bisogna analizzare il progetto realizzato dall’arch. Antonio Croci e, in particolare, il rapporto esistente tra Villa Argentina e il suo Parco, nella sua estensione originaria, infatti l’arch. Righetti afferma: “Di fronte alla povertà di contenuti del nuovo verde urbano diventa quindi importantissimo il mantenimento dei valori e dei significati contenuti in un giardino storico quale sicuramente è il parco di Villa Argentina con le sue adiacenze. Per giardino storico va qui inteso un impianto paesistico che per le sue caratteristiche strutturali e contenutistiche di composizione architettonica e vegetale abbia dal punto di vista storico ed artistico un interesse pubblico. Il parco di Villa Argentina è legato all’esistenza della villa stessa e ne è complemento inscindibile. Parimenti non può essere separato dal suo intorno ambientale urbano e rurale, artificiale e naturale. Così i suoi confini, ancora ben definiti, devono allargarsi, conglobando il vicino parco della casa per anziani (Fondazione Torriani), aprendosi a monte verso la scarpata sulla quale diviene elemento primario il belvedere (bersò) con le sue ali a pergolato e rivalutando la zona di produzione con serre e letturini esistente sul lato sud. Solo così facendo si otterrà un insieme che rispetti da una parte il sito storico e che dall’altra non limiti la crescita dell’interesse pubblico per questo particolare e unico comparto urbano nella storia di Mendrisio” [la sottolineatura è nostra, così come per le seguenti] .

Villa Argentina fu progettata nel 1873 ed edificata negli anni 1876/1878 dall’architetto Antonio Croci (1823–1884) su mandato di Giovanni Bernasconi (1830-1889), nato a Mendrisio ed emigrato nel 1855 in Argentina, dove fece fortuna come imprenditore nel commercio e nella lavorazione del pellame. Nel 1869, durante un breve soggiorno a Mendrisio, Giovanni Bernasconi acquistò un terreno di 6'500 mq – destinato “all’esecuzione di un palazzo di propria abitazione” - a cui si aggiunsero nel tempo altre acquisizioni, che portarono alla creazione di una proprietà avente un’estensione pari a 46'725 mq nel 1910, situata ai margini del Borgo di Mendrisio. Villa Argentina, leggermente arretrata rispetto alla strada su cui si affaccia, “è un vasto edificio a due piani più il mezzanino, cinto tutt’intorno da un doppio ordine di loggiati, ritmati da un sottile gioco di pilastri e colonne e serrato fra quattro corpi angolari con archi. Il tamburo rotondo, chiuso da un lucernario che illumina le scale e l’atrio centrale rivelano la compenetrazione di figure spaziali e volumetriche diverse cara al Croci. Villa Argentina rappresenta un tentativo perfettamente riuscito di fondere la tradizione palladiana con il principio della veranda caratteristico delle costruzioni coloniali (…). La pianta è rettangolare e simmetrica rispetto ai due corridoi che insistono sulla croce degli assi. Quello trasversale d’accesso attraversa tutto l’edificio da loggiato a loggiato; l’altro unisce le due grandi sale”.

Vi sono più elementi che mostrano l’inscindibile legame esistente tra Villa Argentina ed il suo Parco, così come progettato e realizzato dall’arch. Croci: l’orientamento della Villa; le sue aperture con serramenti esterni a filo di pavimento (vennero in parte modificati negli anni Sessanta del Novecento); il corridoio trasversale (di cui s’è accennato sopra) che l’attraversa e che permette di scorgere, osservando dalla porta d’entrata, il parco retrostante; l’effetto assiale dato dalla giustapposizione di entrata – villa – parco con grotta – cancello – collina – belvedere; l’impianto rinascimentale del parco con l’asse principale diretto verso la collina su cui si erge il berceau, che crea così un grandioso effetto scenografico. È bene soffermarsi brevemente sui quattro elementi più importanti della sistemazione esterna originaria disposta dall’architetto Croci: “l’assialità, la delimitazione, la scenografia e il rapporto con la campagna. L’accentuata assialità ricercata dal Croci nell’edificazione della Villa viene ripresa e dilatata al suo esterno. Sul fronte d’entrata, tramite il posizionamento del cancello principale, dell’aiuola circolare e dal tracciato del viale d’accesso che attornia quest’ultima e che prosegue parallelamente ai lati della costruzione principale. Sul fronte retrostante dal cortile verso le scuderie [demolite nei primi decenni del ‘900] disposte a specchio e aventi un’apertura centrale e dalla sequenza: grotta, cancello, rampe incrociate, berceau” . Per quanto riguarda la delimitazione l’arch. Righetti afferma: “(…) nel caso di Villa Argentina, dove la delimitazione avviene solo lateralmente e verso il retro, si va oltre: i muri di cinta, infatti, racchiudono e rivelano al tempo stesso l’ampio spazio e l’architettura della villa e, disimpegnando praticamente il giardino oltre il suo nucleo, ne permettono solenne parata” . Inoltre il muro di cinta “che chiude a monte l’area a parco di Villa Argentina fu sicuramente edificato contemporaneamente a quello che separa i due parchi, quindi attorno al 1898. Materiali, tipo e disegno della muratura, così come la copertura con coppi ne sono la prova più evidente” . Il muro fu quindi costruito dopo la morte dell’arch. Antonio Croci: fatto importante perché ci permette di capire che il suo “disegno globale di organizzazione dello spazio” del parco si estendeva dalla villa salendo sulla collina per giungere fino al berceau senza alcun elemento di rottura. Per quanto riguarda l’effetto scenografico l’arch. Righetti rileva nel disegno globale di Croci “una perfetta organizzazione teatrale dello spazio. Così se la facciata posteriore di Villa Argentina diventa palco di visione verso il parco, il cortile ne diventa platea, le scuderie con il vistoso passaggio centrale arco scenico, i manufatti laterali alle scuderie e le scuderie stesse prima quinta scenica, la vegetazione retrostante seconda quinta scenica, il grande declivio a prato la vera scena e la scarpata con al suo culmine il berceau con le ali a pergolato il ciclorama di chiusura. Che dire d’altro se non semplicemente: geniale!” . A proposito del belvedere l’arch. Righetti afferma: “completamente originale, ma purtroppo in uno stato decisamente precario, si presenta il belvedere (berceau) con le sue ali laterali a pergolato. L’intera struttura metallica presenta un finissimo disegno di ricami in lamiera intagliata di rara ricercatezza così come lo sono i dettagli della costruzione metallica portante. L’importanza di questo manufatto nel concetto spaziale/architettonico voluto dal Croci è evidente: sia come elemento di chiusura del parco sia come punto d’arrivo dell’asse principale assume infatti un’importanza scenografica unica. La struttura centrale del berceau così come il muro di sostegno retrostante sono riportati sul piano catastale del 1883. Alcuni documenti precedenti ne comprovano comunque l’esistenza già a partire dal 1880” .

Infine, per quanto concerne il rapporto con l’ambiente circostante: “con la sistemazione esterna di Villa Argentina l’arch. Croci dimostrò infatti un consapevole rapporto con la campagna che non viene negata od esclusa, ma che viene direttamente coinvolta nell’essere stesso del parco: che ne sarebbe infatti di quest’ultimo se la scarpata a monte fosse stata trasformata in bosco e non fosse rimasta frutteto/vigneto? E’ con questa sensibile attenzione, che sfocia in un raffinato quanto oscuro gioco intellettualistico, che il Croci ha forse voluto confrontare i fruitori o comunque estimatori del parco con una domanda alla quale non si potrà mai dare risposta completa: sapere cioè fino a che punto è l’urbano a imporre la sua civiltà e la sua estetica alla campagna, e fino a che punto è il rurale, la norma faticosamente creata dall’esperienza, a influenzare l’artificiosa natura del giardino. Con la morte dell’edificatore [l’arch. Antonio Croci muore nel 1884] e del committente [nel 1889] di Villa Argentina si chiuse quindi un primo ciclo nella sistemazione esterna di Villa Argentina, sicuramente il ciclo più ragionato e di maggior valore storico-culturale, che fonda il suo essere stesso nelle radici rinascimentali o comunque barocche del tipico giardino all’italiana del primo Ottocento” Questo legame profondo e inscindibile tra la Villa e il suo Parco condusse il Dipartimento dell’ambiente a dichiarare, come detto in entrata, il 12 agosto 1985, monumenti protetti villa Argentina con i subalterni ed il “parco annesso, nella sua totalità”. Lo scorporo di parte del parco e la creazione del mappale 3043 Tutto il comparto di Villa Argentina, avente un’estensione di 46'172 mq, fu acquistato da un privato, nel 1988, agli ultimi proprietari, gli eredi Bernasconi. Dopo trattative, nell’aprile 1989, il Comune di Mendrisio comprò la Villa e una parte del suo parco (27'892 mq). Rimasero in mano privata 18'280 mq, corrispondenti alla collina e alla parte pianeggiante retrostante, che costituirono il nuovo mappale no. 3043. Questa nuova situazione ebbe una conseguenza diretta sulla tutela posta dal Cantone: i 18'280 mq di proprietà privata furono tolti dal vincolo di monumento storico. Infatti con decisione 18 dicembre 1989 il Dipartimento dell’ambiente modificò la sua precedente decisione di tutelare tutta l’area di Villa Argentina. “Il Dipartimento dell’ambiente (…) preso atto delle transazioni immobiliari per la particella nr. 1166° (Villa Argentina) in Mendrisio e delle conseguenti mutazioni; considerato che l’iscrizione è tuttora valida, ma necessita di precisazione in ordine alle mutazioni intervenute a Registro Fondiario; su proposta della Commissione cantonale dei monumenti storici, decide: 1. La decisione dipartimentale del 12 agosto 1985, relativa alla declaratoria di monumento storico per la Villa Argentina, al numero di mappale 1166°, in Via Largo Bernasconi a Mendrisio, è confermata per i subalterni: B (cucina), C (bagno) , D (lavanderia), E (veranda), F (casa di abitazione), G (garage); il parco annesso, nella sua totalità, ai subalterni v, x, z, a 1, b 1, c 1, d1; di proprietà del Comune di Mendrisio; 2. Sono stralciati dal vincolo di monumento storico i subalterni R, w, y, ora assegnati al nuovo numero di mappale 3043 liberato nella sua totalità”. All’origine di tale cambiamento non vi fu, quindi, da parte del Cantone, una riconsiderazione del valore culturale del Parco, ma una questione di transazione immobiliare. Infatti Il Comune di Mendrisio volendo acquisire Villa Argentina optò per un compromesso, come riportato nel rapporto 24 maggio 1988 del Capo dell’Ufficio tecnico comunale: “20.05.1986: La Commissione P.R. propone di intavolare trattative con i proprietari per l’acquisizione della Villa e del parco annesso. Ritiene opportuno indire un incontro con l’Ufficio Monumenti Storici (prof. Donati) per verificare le possibilità di recuperare una parte dell’area per destinarla all’edificazione. È convinzione unanime che il vincolo di monumento storico preclude l’edificabilità prevista dal P. R. 05.06.1986: (…) Il prof. Donati dichiara che non si deve lasciarsi sfuggire quest’occasione [vale a dire l’acquisto di Villa Argentina]. (…) Ritiene giustificato il fatto di concedere l’edificabilità della parte superiore (pianoro) in modo da rendere finanziariamente accettabile l’acquisizione da parte del Comune”.

Il Cantone, per permettere che la trattativa in corso tra il Comune e il privato che aveva acquistato tutto il comparto di Villa Argentina arrivasse a buon fine, tolse il vincolo di protezione: in questo modo si permise di concentrare le possibilità edificatorie sul pianoro retrostante la collina. Da qui in poi è storia recente. Ma il valore storico, culturale e artistico, così ben descritto nella relazione dell’arch. del paesaggio Righetti, rimane e non può essere annullato. Va difeso.

Tiziano Fontana

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