salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
pubblico qui di seguito l'articolo che il settimanale L'Informatore non mi pubblicherà nell'edizione di venerdì 29 aprile perché "non hanno più spazio" (me lo pubblicherebbero settimana prossima, scaduti i termini del referendum ... e solo se lo dimezzassi ... doppia presa in giro); tra l'altro nell'edizione del 29 non pubblicano neppure l'articolo preparato da Giampaolo Baragiola e quello di Nadir Sutter: la democrazia fa paura alla partitocrazia che regna ancora a Mendrisio (malgrado abbiano perso complessivamente circa un 10% elettoralmente ...).
Ma quando i cittadini decidono di prendere in mano il loro futuro nessuno li potrà firmare (anche se non dovessero riuscire a raccogliere le oltre 1600 firme necessarie: ma i signorotti della partitocrazia non l'hanno ancora capito),
FIRMATE E FATE FIRMARE IL REFERENDUM, DIAMO LA PAROLA AI CITTADINI
Tiziano
Il Consiglio Comunale lo scorso 21 marzo ha deciso a maggioranza (PPD e PLR favorevoli; Lega-UDC e Insieme a sinistra astenuti; Verdi contrari) di approvare la variante di Piano regolatore del comparto di Piazza del Ponte.
Per Piazza del Ponte come per Villa Argentina le richieste popolari contenute nelle rispettive petizioni davano una chiara indicazione circa un nuovo modo di intendere il territorio urbano di Mendrisio che però né il Municipio né la maggioranza del Consiglio comunale hanno voluto seguire.
Da questa considerazione nascono le due seguenti domande: cosa chiede la petizione dedicata a Piazza del Ponte? Come si pianifica il territorio e in particolare un nucleo storico?
La petizione "Per una Piazza del Ponte degna del suo nome" La petizione "Per una Piazza del Ponte degna del suo nome" del novembre 2007 sottoscritta da più di 3'000 persone chiedeva in particolare: «con questa petizione le cittadine e i cittadini di Mendrisio chiedono all’autorità comunale di farsi promotrice di un progetto di riqualifica di Piazza del Ponte che tenga in giusta considerazione le preesistenze storico-architettoniche. I sottoscritti firmatari chiedono pertanto al Comune di acquistare l’immobile ex Jelmoli e di provvedere alla sua demolizione, al fine di destinare l’intero sedime (attuale area destinata a posteggio e quella sulla quale sorge l'edificio in questione) alla creazione di uno spazio di incontro e di aggregazione capace nel contempo di valorizzare i beni culturali circostanti».
Il messaggio municipale disattende la doppia richiesta della petizione, visto che pone la base legale per costruire uno stabile avente un'altezza massima possibile pari a 26 metri. Ricordo che lo stabile attuale ex Jelmoli ha un’altezza massima di 16.5 metri (torrino compreso): questo edificio è già oggi ritenuto un "elemento perturbante" per la sua altezza e la volumetria dall'Inventario federale ISOS e dalla cittadinanza stessa: quindi da esperti di urbanistica e da persone comuni quali siamo tutti noi. Con la variante il Municipio propone quindi la possibilità di edificare uno stabile di 9.5 metri più alto rispetto alla situazione attuale.
Mi soffermo sulle due richieste della petizione:
1. Una piazza estesa all’attuale sedime occupato dall’ex stabile Jelmoli: questo tema pone una questione tecnica in merito alla demolizione dell’edificio;
2. Una piazza che valorizzi i beni culturali circostanti: questo secondo tema pone la questione centrale di come si pianifica il cuore di un nucleo storico.
In merito alla prima richiesta – estensione della piazza – mi riallaccio a quanto detto alla radio dal signor Nadir Sutter: come si può pensare di pianificare e costruire una vera piazza se non si affronta la questione di cosa sta sotto la superficie? È infatti evidente che ciò che sarà possibile progettare in superficie dipende dalla situazione nella quale si trova il sottosuolo. Per capire questo aspetto tecnico ho chiesto informazioni all’ufficio tecnico comunale e altre informazioni si trovano nella Relazione tecnica della domanda di demolizione dello stabile ex Jelmoli visionata dal Gruppo Piazza del Ponte: lo stabile ex Jelmoli si sviluppa su quattro piani fuori terra e su uno interrato. Come dice la Relazione tecnica "la fondazione dello stabile è una platea realizzata ad una profondità dal piano campagna che varia tra 3.30 e 4.80 m"; ora, cosa ne sarà di questa platea? Dopo aver demolito i quattro piani fuori terra la Relazione tecnica indica i seguenti lavori: "puntellatura della soletta di copertura dell'interrato per il sostegno dei nuovi carichi di progetto; realizzazione dei cordoli di contenimento per il sostegno del riempimento; riempimento con materiale inerte; posa di una stuoia geotessile; riempimento con terreno vegetale per almeno 50 cm; semina a prato; (…) per garantire una superficie verde orizzontale i cordoli di contenimento sono caratterizzati da un’altezza variabile da 20 cm a 140 cm e per motivi di sicurezza l'area sarà dotata di un parapetto perimetrale ".
Queste sono le condizioni tecniche che discendono direttamente dalla scelta pianificatoria di voler in futuro permettere di costruire un nuovo stabile; queste condizioni tecniche pongono chiare restrizioni al futuro progetto della piazza provvisoria: per esempio su questa parte di piazza sarà impossibile piantare alberi di medio o alto fusto visto la permanenza nel sottosuolo del piano interrato di circa 3.5 m di altezza e la profondità di soli 50 cm di terreno vegetale. La seconda richiesta della petizione – una piazza che valorizzi i beni culturali esistenti – ci conduce al secondo punto centrale: che tipo di pianificazione e di visione urbanistica deve orientare i futuri interventi in questo luogo.
Quale approccio bisognerebbe seguire per pianificare un centro storico?
La petizione risale al novembre 2007 e quindi si inserisce all'interno di un percorso pianificatorio precedente, che ha visto vari Municipi chinarsi sulla possibile sistemazione di quest'area del nucleo storico. Il Municipio ha sempre seguito un approccio di tipo architettonico che trova la giustificazione nel messaggio municipale, oggetto di domanda referendaria, laddove leggiamo che vi è la volontà di «insediare un edificio emergente dal forte carattere rappresentativo». Altro approccio è suggerito dalla petizione che si ispira a una visione urbanistica quindi a una visione d'insieme e di dialogo con le preesistenze storico-artistiche. Si tratta di seguire l'indicazione del prof. Settis: «Fra il corpo della città e il corpo del cittadino c'è un rapporto di proporzioni, di misura.» È proprio questa misura che viene a mancare con la proposta di variante perché quest'ultima conferma la zona edificabile R5 che si incunea all'interno del nucleo storico: questo azzonamento è un retaggio della pianificazione elaborata trent’anni fa a partire da uno sviluppo urbano precedente, che risale agli anni 1957 – 1958 per l’area che coinvolge l’ex stabile Jelmoli e i due mappali confinanti.
Ora, ai cittadini di Mendrisio rivolgiamo una domanda: non ritenete che nel 2016 si possa e si debba seguire una visione urbanistica rispettosa del valore culturale e artistico del cuore del nucleo storico, ripensando e abbandonando non solo l'azzonamento scelto oltre trent'anni fa ma anche l'approccio prettamente architettonico di questa variante, che rimane ancorata alla zona R5 e anzi si spinge fino a proporre un R7 per il mappale ex Jelmoli ?
Non si tratta di contrapporre una visione architettonica diversa rispetto a quella del Municipio – per esempio in merito alla forma o all’altezza del futuro possibile stabile – bensì si tratta di rivedere la zona R5 che coinvolge la doppia fascia di mappali ai piedi del nucleo storico – lungo Corso Bello e via Lavizzari – e in particolare i mappali direttamente affacciati su Piazza del Ponte, tra cui il sedime ex Jelmoli e la casa dove nacque Lavizzari con i due fondi confinanti così come i mappali che giustamente il Municipio propone di considerare quale area verde.
È proprio questa forma di misura che caratterizza i nuclei storici, invocata dal prof. Settis e da molti altri studiosi di urbanistica, storia dell'arte e dell'architettura, a invitarci a pensare diversamente la pianificazione di questo comparto e di conseguenza a sostenere il referendum.
Per questo invito a firmare il referendum così che si possa sottoporre alla popolazione la variante pianificatoria voluta da Municipio e maggioranza del Consiglio comunale. Riteniamo che debba essere il popolo a decidere la pianificazione del territorio e non solo i partiti politici, che oltretutto sono usciti ridimensionati dalle recenti elezioni comunali.
Tiziano Fontana, membro del Comitato referendario