salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Oggi non pubblichiamo la seconda parte di "Terra Bene comune" come annunciato - lo faremo settimana prossima con il commento - ma riprendiamo l'articolo scritto dall'arch. Richard Rogers sul Financial Times del 23 gennaio 2012, con il quale il famoso architetto inglese prende posizione sul progetto di riforma della legge urbanistica proposta dal partito conservatore al potere. La traduzione è di Fabrizio Bottini ed è stata pubblicata su eddyburg. Abbiamo sottolineato quanto riteniamo più importante.
Alcuni concetti chiave sviluppati da Rogers:
1. c'è bisogno di più pianificazione, non di meno
2. crescita sostenibile + spazio pubblico come diritto civile
3. combattere le carenze nelle competenze a livello di amministrazioni locali: carenze che si uniscono a vergognosi interessi di ristretti gruppi di potere locali posti al di sopra dell'interesse generale
4. combattere la dispersione urbana che distrugge la campagna e le basi vitali della nostra esistenza.
TF
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Let’s choose towns for all, not suburban
sprawl - Basta col consumo di suolo!
Lunghi anni di lavoro sui grandi progetti di architettura in tutto il mondo, mi hanno convinto che un buon sistema urbanistico rappresenta la chiave della riqualificazione, e quindi dello sviluppo economico nelle città. Nel Nord America si notano enormi differenze fra situazioni come quelle di Detroit o Phoenix, dove l’assenza di buona pianificazione ha cancellato la vitalità dei quartieri centrali, e Portland o Vancouver, dove ci si è invece preoccupati di concentrare le trasformazioni nell’area interna. In Inghilterra ci sono più superfici già urbanizzate disponibili che in qualunque altro paese. Dando loro la precedenza, negli ultimi dieci anni, abbiamo visto tornare la vitalità nei centri più importanti del paese. Quartieri storicamente emarginati che si trasformavano, si ripopolavano, vedevano crescere i valori immobiliari. Aree urbane che si rafforzavano grazie a una coordinata crescita di case, uffici, negozi, attività culturali. Si sosteneva la vita collettiva, si arginava l’invadenza delle auto, si ripristinavano antichi edifici e spazi. Una città compatta non ha solo valore economico e sociale, ma è anche molto più energeticamente efficiente (fino a cinque volte tanto) di quanto non lo sia un insediamento disperso.
Se la Gran Bretagna vuole restare competitiva nello scenario globale, c’è bisogno di case e spazi del lavoro meglio concepiti. Purtroppo la rinascita urbana resta un fenomeno fragile, e con la recente crisi economica è molto rallentata, in alcuni casi si è addirittura fermata o peggio. Condivido la preoccupazione del comitato congiunto della Camera dei Comuni, quando si rileva che la bozza attuale di riforma urbanistica mette in primo piano gli aspetti economici, al di sopra di quelli sociali e ambientali. Sono anche del tutto d’accordo con la necessità di concentrarsi in prima istanza sulle superfici già urbanizzate, prima di pensare alle trasformazioni di aree libere; prima il centro, delle zone extraurbane. Anche il rapporto sulle arterie commerciali curato da Mary Portas afferma: “Una volta investito nella creazione di un capitale sociale nel cuore delle città, il capitale economico seguirà”. Sono perfettamente d’accordo: lo spazio pubblico è un diritto civile.
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