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salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

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Cosa succede a Lugano (II)

Riprendiamo un articolo Stefano Pianca apparso su La Regione  del 16 giugno perché molto interessante e conserva tutta l'attualità, come anche l'intervento del consigliere comunale PLR Giordano Macchi - uno dei pochi difensori dei beni culturali a Lugano - poiché anch'esso importante, che riportiamo.

 

 

"Per Elisa e per trenta bellezze in più

 

La Commissione Pianificazione reintegra nella ‘Variante Beni culturali’ la villa e altri edifici da proteggere. La Politica allontana di parecchio le ruspe da Villa Elisa e stende uno scudo protettivo su un’ulteriore trentina di edifici che contribuiscono a formare l’identità di Lugano. La materia appariva delicata da maneggiare, nitroglicerina pura, considerati gli interessi economici privati tirati in ballo. E di rimando, le potenziali richieste di risarcimento. Cionondimeno la Commissione della pianificazione, licenziando l’altro ieri l’atteso rapporto, non ha agito da pavido artificiere cercando di disinnescare la “Variante Beni culturali”, il messaggio 8077 in cui il Municipio aveva elencato gli oggetti meritevoli di protezione. Al contrario alla lista, che già di per sé rappresentava un gesto responsabile, il rapporto stilato dai relatori Raffaella Martinelli Peter (Ps) e Giovanni Bolzani ha aggiunto 33 nuovi oggetti che meriterebbero un futuro tra noi.

Spicca l’ampia adesione al documento finale: tutti i commissari presenti alla seduta hanno firmato. Considerando inoltre che tra di essi vi erano esponenti di tutte le forze politiche, si può ipotizzare che anche quel paio di assenti possa unirsi al coro. Interessa invece capire come si è giunti a questo reintegro.
«Non ci siamo trasformati in architetti o storici dell’arte soppesando ogni singolo edificio – ci chiarisce Raffaella Martinelli Peter –. Siamo invece ripartiti dalla lista stilata da Buletti, Früh e Foletti, un elenco ragionato, frutto del lavoro congiunto del Comune e del Cantone». Dopo quel repertorio, che comprendeva tra l’altro 98 oggetti di carattere locale, si sono susseguiti negli anni una serie di reintegri e di stralci. Nel mezzo, correva il 2008, il Comune ha trasmesso al Dipartimento del territorio un nuovo documento, nel quale venivano tolti 26 oggetti e se ne aggiungevano 17 inediti. Arriviamo così al messaggio 8077 del 2010, il cui saldo segna meno 35 rispetto ai 98 iniziali.
«Col nostro rapporto ne abbiamo reinseriti 33, lasciandone fuori un paio» – dice la consigliera comunale. Si è trattato di un vero e proprio ritorno alle origini: « nche perché – commenta – le motivazioni addotte dal Municipio non ci sono sembrate tali da confutare uno studio fatto da esperti».
Per il co-relatore Giovanni Bolzani (Plr): «Si tratta di un tassello importante per la salvaguardia del territorio nell’ambito di un tema che sta molto a cuore alla popolazione . Abbiamo voluto anche recepire le preoccupazioni che giungono dai cittadini. Siamo infatti consapevoli che l’argomento è delicato su almeno due fronti. Da una parte perché prevede un intervento sulle proprietà private, dall’altra perché mira a preservare la memoria e l’identità della Città».
Tra gli oggetti che la Commissione propone di proteggere vi è anche Villa Elisa, l’edificio in via Coremmo a Besso, su cui pende la spada di una domanda per l’abbattimento. La scelta della Pianificazione s’inserisce così nel solco della Stan, che aveva inoltrato opposizione, e dà man forte alla petizione da poco lanciata contro la demolizione.
Sull’eventualità che possano giungere delle richieste risarcitorie, dice ancora Bolzani: « Siamo consci che qualche oggetto reinserito potrebbe far nascere dei contenziosi. Ma riteniamo non siano “tantissimi”». Secondo il consigliere comunale potrebbe venir creata una cassa di fondi tramite cui rimborsare chi dimostra di aver avuto un danno.
Sullo spauracchio delle richieste di rimborso, o addirittura di espropri materiali, torna anche la co-relatrice Raffaella Martinelli Peter: «È difficile fare un preventivo di spesa. Abbiamo però analizzato gli oggetti reinseriti e solo una decina potrebbero dar luogo a una richiesta di risarcimento. È un percorso lungo: se è vero che non possiamo valutare l’eventuale costo di questa operazione è anche vero che il Comune alla luce delle varie istanze potrà prepararsi in maniera adeguata». Resta un fatto: proteggere ciò che nessuno vuole demolire è troppo facile. Politica è anche osare.

Il dibattito _ Giordano Macchi "Finalmente una scelta coraggiosa"
“Finalmente!” oppure “meglio tardi che mai!” sono le prime espressioni che mi vengono in mente per commentare il coraggioso rapporto firmato dalla Commissione della pianificazione della Città di Lugano che sostiene ed estende il messaggio municipale per la protezione dei beni culturali.
L’inizio delle procedure per allestire una lista di edifici da salvare dalle ruspe per la loro bellezza architettonica è molto remoto nel tempo. Cito almeno due eventi importanti. Appena entrata in Municipio nel 2004, coerente con la propria visione di valorizzare la cultura in tutte le sue declinazioni, Giovanna Masoni-Brenni decide di rispolverare un dossier degli anni 80, si tratta di un primo inventario da aggiornare. Mentre il lavoro procede da parte dell’esecutivo, nel legislativo fioccano atti parlamentari per la difesa di belle ville, spesso immerse in piccoli parchi verdi, soppiantate da edilizia intensiva. Nel 2006 il sottoscritto insieme a Roberto Badaracco e Alessandra Giezendanner presentano una mozione che chiede “la salvaguardia degli edifici di pregio storico, architettonico e artistico” su tutta la Nuova Lugano. Approvata nel 2007. Siamo nel 2011, manca la votazione in Consiglio comunale e tutto il lungo iter per avere le norme in vigore nel Piano Regolatore. Ecco spiegato il “Finalmente!”.
Nei contenuti il rapporto è coraggioso e devono andare i migliori complimenti ai due relatori Raffaella Martinelli e Giovanni Bolzani. Il Municipio aveva rilasciato un inventario decurtato rispetto a quanto discusso con il Dipartimento del territorio. La nostra Commissione si è chiesta: perché tagliare una lista seria e documentata, mentre ogni giorno il problema si fa più grave? Prendiamo l’esempio di Villa Elisa. Censita dal Cantone, è scomparsa nel messaggio municipale. Noi vogliamo che Villa Elisa, insieme a una trentina di altri edifici “dimenticati”, venga salvata. Ma non è finita: si gettano le basi per l’avvio di estensioni del lavoro di protezione: nuclei, nuovi quartieri di Lugano, comparto Villa Favorita, catalogo Isos, valutare il sostegno finanziario di chi ha l’onere di salvaguardare un bene culturale.
In pratica proponiamo ai colleghi delle scelte: in primis sostenere il messaggio municipale, che è un’ottima base di partenza. Poi in base alle proprie sensibilità, ogni Consigliere potrà decidere su tutti i punti aggiuntivi.
Il lavoro commissionale è terminato. Ora si può giungere al voto che si spera nella prossima seduta di giugno, visti i tempi biblici sopra spiegati.
Giordano Macchi (vicepresidente Plr della Commissione Pianificazione) "

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