Overblog Tutti i blog Blog migliori Politica
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU

salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti

Pubblicità

Osservazioni sul Rapporto preliminare del municipio di Mendrisio (Parte I°)

Care lettrici e cari lettori pubblichiamo oggi la I° parte  delle osservazioni che abbiamo allestito in merito al Rapporto preliminare del municipio di Mendrisio concernente la mozione del 2009.

Metteremo in evidenza le omissioni e le manipolazioni cui ha ricorso il municipio per far credere che la particella 3043 sia una "comune area verde".

 

Come scritto in un precedente articolo bisogna "conoscere per deliberare" (Luigi Einaudi): senza avere le informazioni e i dati precisi e completi non è possibile avere una discussione approfondita e oggettiva e, ancor meno, si può prendere una decisione con cognizione di causa.

Una democrazia si fonda sull'informazione e sulla conoscenza.  

Nell'articolo del 24 febbraio abbiamo ricordato che l'arch. Fabio Reinhart ci ha fornito documenti importanti e ci ha spiegato in dettaglio sia il suo progetto sia la sua relazione del 1988. Lo ringraziamo vivamente.

Eccovi le nostre osservazioni.

 

Indice

Parte I     Del valore storico, artistico e culturale del Parco

1.A         Premessa 

1.B         Il valore del Parco

1.B.1      La relazione dell’arch. Reinhart

1.B.2      L’elenco ICOMOS

1.B.3      La relazione dell’arch. Righetti

1.B.4      La tutela del Cantone

1.C        Conclusioni 

            

Parte II    Parco urbano

 

 

Parte I     Del valore storico, artistico e culturale del Parco

 

1.   Del valore storico, artistico e culturale del Parco di Villa Argentina

 

1.A Premessa

Nel secondo paragrafo della pagina 4 del Rapporto preliminare del 6 maggio 2010 il Municipio sostiene: “Fatta quest’operazione di onestà intellettuale si può valutare quest’area con i criteri e i parametri di una comune area verde e interrogarsi, senza sensi di colpa e patemi d’animo, sull’effettivo valore concreto e sulla qualità di questo sedime come “semplice” area di svago”. E inoltre si sostiene poco dopo che: “Sarebbe, infatti, fuorviante da un lato attribuire un valore storico, artistico, botanico o turistico che sia a un lembo di sedime che non lo ha mai avuto e che si trova in un contesto fondamentalmente diverso da quello richiamato dai mozionanti”.   

 

Noi riteniamo invece che l’oggetto della petizione (e in seguito della mozione) - la particella n. 3043 RFD di Mendrisio - abbia fatto parte del Parco di Villa Argentina e che quindi debba essere considerato come un bene culturale e un’area verde di particolare pregio, come sostenuto del resto dal Cantone.

I documenti dai quali abbiamo tratto tale conclusione sono riportati a pagina 3 della Mozione del 12.10.2009 (ignorati dal municipio di Mendrisio e quindi non menzionati nel suo Rapporto preliminare del 6.5.2010) e in modo particolare dalla risoluzione 12 agosto 1985 del Dipartimento dell’ambiente, con la quale:

considerato che la villa Argentina di Mendrisio, realizzata attorno al 1872, seguendo la tradizione palladiana e talune caratteristiche delle costruzioni coloniali, dall’architetto Antonio Croci di Mendrisio, e il parco circostante, raro esempio integro di spazio disegnato dell’ottocento nel Mendrisiotto, costituiscono una testimonianza storica e artistica meritevole di protezione (…)”,

si dichiaravano monumenti e venivano iscritti nell’elenco dei monumenti storici e artistici del Cantone Ticino la

Villa Argentina, al numero di mappale 1166 A, (…) con i subalterni: B (cucina), C (bagno) , D (lavanderia), E (veranda), F (casa di abitazione), G (garage), R (padiglione), che fanno parte integrante dell’edificio principale; il parco annesso, nella sua totalità, ai subalterni v, w, x, y, z, a 1, b 1, c 1, d 1”.

Con quella decisione il Cantone riconobbe a tutto il comparto di Villa Argentina (corrispondente alla particella no. 1166 di mq 46'172) un valore storico e artistico: i mozionanti non si sono permessi di inventare nulla e si sono basati su una decisione che non può essere né “dimenticata” né messa in discussione dal municipio.

Come avrete notato tale risoluzione smentisce quanto asserito dal municipio a pagina 4 della sua Relazione preliminare

Nel Rapporto preliminare del municipio sono presenti citazioni estrapolate da due documenti (la relazione 20 settembre 1988 dell’arch. Fabio Reinhart “In merito alle possibilità e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio” e l’elenco dei giardini storici del Canton Ticino realizzato dall’ICOMOS) che non sono contestualizzati e di cui non sono precisati né la portata né i limiti: da qui la manipolazione.

 

 

1.B  Il valore del Parco di Villa Argentina sulla base della documentazione a disposizione 

 

Come detto in precedenza secondo il municipio il “vero” parco di Villa Argentina corrisponde alla parte che circonda la Villa [pag. 3, paragrafo 4], già oggi protetto e di proprietà pubblica. L’area oggetto della petizione e della mozione è di conseguenza considerata una “comune area verde” [pag. 4, paragrafo 2]. L’elenco dei giardini storici della Svizzera (ICOMOS) dimostrerebbe che il mapp. no. 3043 non è parte del Parco; lo studio dell’arch. Reinhart ne sarebbe l’ulteriore prova.

Risulta quindi indispensabile analizzare i due documenti citati – elenco ICOMOS e relazione dell’arch. Reinhart – per valutarne la portata.

 

1.B.1 La relazione dell’arch. Reinhart

Il Municipio cita a più riprese la relazione “In merito alle possibilità edificatorie e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio” del 20 settembre 1988 elaborata dall’arch. Fabio Reinhart su mandato del medesimo municipio di Mendrisio, allora guidato dal sindaco avv. Rossi. Di fatto le citazioni contenute nel Rapporto preliminare tradiscono lo spirito della relazione; qui di seguito i motivi essenziali:

 

Quando l’arch. Reinhart ricevette il mandato da parte del municipio di Mendrisio, rispettivamente consegnò la relazione, Villa Argentina e il suo parco erano di proprietà di Mario Giudici (più precisamente dal 17.3.1988).

 

Qual’era lo scopo della relazione dell’arch. Reinhart? Egli lo precisa a pagina 1: “La presente relazione espone i risultati di una analisi che ha come obiettivo quello di individuare questi problemi [urbanistici, pianificatori, architettonici], fornire una base disciplinare indispensabile alla trattativa d’acquisto e infine una strategia progettuale adeguata. In particolare risponde al problema più urgente: dove, quanto e come edificare”.

 

  • l’arch. Reinhart doveva fare una valutazione per favorire l’acquisto della Villa e permettere uno scambio col proprietario Giudici concentrando le possibilità edificatorie in una parte specifica del comparto, il pianoro retrostante il belvedere. 
  • Pertanto l’arch. Reinhart non ha compiuto alcun tipo di analisi scientifica sul Parco di Villa Argentina inteso come bene culturale (non era suo compito); però, da professionista competente e persona colta, comprese che il Parco aveva un valore straordinario e consigliò al sindaco di Mendrisio, avv. Rossi, di assegnare un mandato specifico all’arch. Niccardo Righetti (il cui lavoro sfociò nei due rapporti, quello preliminare e quello definitivo [confronta punto 1.B.3]).
  •  E’ significativo constatare come le conclusioni cui giunse l’arch. Reinhart nella sua relazione siano una conferma della valutazione eseguita dall’Ufficio monumenti storici (UMS) o, rispettivamente,  come le sue intuizioni siano state confermate dallo studio approfondito dell’arch. Righetti; in particolare per un paio di aspetti.

Analizzando il valore di Villa Argentina, l’arch. Reinhart scrive che essa è “adagiata in un ampio parco che si inerpica fin sulle pendici del monte retrostante (…)”  [Reinhart e Reichlin, Antonio Croci, architetto (1823-1884), I nostri monumenti, XXIII, 1972, p. 214]: egli, sulla base della tipologia dei giardini e parchi storici rinascimentali e barocchi (come pure di quelli ottocenteschi che ad essi si ispiravano), ha ritenuto che l’estensione del parco corrispondesse a tutto il comparto, come fece anche l’UMS.

Del resto se si legge la relazione si comprende facilmente che l’arch. Reinhart è particolarmente attento al rapporto esistente tra l’intera composizione e lo scenario circostante, esattamente quello che fecero per secoli gli architetti che progettarono ville e parchi, dal Rinascimento in poi: questa attenzione nasce da una cultura e da una sensibilità che oggi manca ai più (causa prima delle continue distruzioni del patrimonio culturale alle quali assistiamo).

  • Nel rapporto preliminare si citano alcune frasi dell’arch. Reinhart (p. 6 della sua relazione) salvo poi dimenticare che nella medesima pagina, poco dopo, il relatore afferma che “la pergola chiude il giardino”: ma, allora, il giardino/parco non è più circoscritto allo spazio delimitato dal muro (come si potrebbe pensare leggendo le due citazioni del Rapporto preliminare municipale), ma arriva almeno fino al berceau!  Non è nostra intenzione fare l’elenco di tutte le apparenti contraddizioni riscontrabili nella relazione, per cui a questo proposito rimandiamo a quanto scritto in precedenza.  
  • L’arch. Reinhart per cercare di inserire nel modo meno invasivo possibile gli edifici concepì le testate degli edifici “raccogliendo la lezione architettonica” di Antonio Croci: esse “(…) saranno anche in grado di arricchire l’insieme del parco grazie al carattere scenografico, quasi onirico, della loro architettura e della loro posizione. Quasi fossero “maschere” architettoniche levitanti al di sopra della pergola che chiude il giardino, questi edifici rimandano, come detto, alla nobile tradizione dei parchi, trasformando quello di Villa Argentina in un suggestivo “teatro” o “museo” dell’architettura di Antonio Croci[1]. Questo aspetto lo troveremo confermato nello studio dell’arch. Righetti!
  • L’arch. Reinhart ha presentato proposte coerenti e legate indissolubilmente le une alle altre: se fosse venuto meno il rispetto di una sola proposta evidentemente sarebbe caduto tutto il rigoroso quadro teorico e le altre coerenti soluzioni pratiche proposte, enunciate nelle prime pagine della sua relazione (“Premesse teoriche” pagine 2-4 e “Criteri generali” pagine 5-7).

Le principali proposte pratiche sono: le testate dei 5 palazzi e 1/3 di palazzo sul pianoro; il mantenimento di alcuni alberi secolari sul pianoro; i parametri edificatori del comparto E (p. 10).

Tutte queste proposte sono state sistematicamente dimenticate dal municipio di Mendrisio quando è stato elaborato il Piano particolareggiato (e nelle successive modifiche). Pertanto la relazione dell’arch. Reinhart è stata tradita sia nelle “premesse teoriche e motivazioni generali” che nell’impostazione pratica / “proposta progettuale”.  

 

Vediamo come sono state “dimenticate” le proposte dell’arch. Reinhart:

 

  1. per mantenere due alberi secolari (cfr. tavola II e VI allegate alla relazione) l’arch. Reinhart proponeva l’edificazione di 5 palazzi + 1/3 di palazzo: mentre il Piano particolareggiato di Villa Argentina (PPVA) ne permette 6 e gli alberi secolari sono stati abbattuti nell’inverno 2007/primavera 2008;

 

  1. le testate degli edifici sul pianoro avrebbero dovuto rispettare il quadro teorico di Reinhart, che scrive: “Ritenuta fondamentale la salvaguardia del parco perché parte integrante della architettura della Villa, si pone il problema di come intervenire nella zona soprastante il parco. L’idea fondamentale è quella di fare riferimento esplicito all’architettura di Antonio Croci, non tanto e non necessariamente riprendendone gli stilemi, quanto piuttosto raccogliendone la lezione architettonica. L’intervento posto a monte del parco fornisce una risposta valida a entrambi i problemi. In questo modo il parco non solo sarà salvaguardato, ma si arricchirà di una architettura coerente e in linea con la tradizione dei giardini e dei parchi europei e capace oltretutto di stabilire un rapporto adeguato con l’opera di Croci. Il rifiuto dell’unità stilistica rappresenta quindi una reale possibilità di interpretazione dell’architettura di questo “diletto figlio di Mendrisio” e del suo insegnamento rispondendo inoltre in maniera precisa al problema della ridefinizione del parco. Le testate degli edifici proposti sul pianoro affermano la loro presenza rifiutando ogni tipo di mimetismo o di occultamento. Ma saranno anche in grado di arricchire l’insieme del parco grazie al carattere scenografico, quasi onirico, della loro architettura e della loro posizione. Quasi fossero “maschere” architettoniche levitanti al di sopra della pergola che chiude il giardino, questi edifici rimandano, come detto, alla nobile tradizione dei parchi, trasformando quello di Villa Argentina in un suggestivo “teatro” o “museo” dell’architettura di Antonio Croci[2]. Per capire meglio quanto esposto dall’arch. Reinhart bisogna guardare i piani allegati alla sua relazione (tavole II – VIII). L’idea di imporre delle testate concepite secondo quella precisa indicazione è stata totalmente lasciata cadere nel PPVA, che di fatto stravolge tutto il quadro teorico e quindi la ragione profonda dell’edificabilità del pianoro.
  2. Le possibilità edificatorie della parte bassa del comparto di Villa Argentina, definito E nella relazione, sono un ulteriore esempio dello stravolgimento operato dal PPVA; l’arch. Reinhart scrive: “La giacitura degli edifici progettati è dovuta in primo luogo alla volontà di costruire nel modo meno incombente verso il parco della Villa. Rispetto all’area del parco gli edifici saranno visibili soltanto di scorcio analogamente a quanto proposto per il pianoro superiore. Inoltre, in questo caso specifico, il progetto è chiamato a risolvere un nodo nevralgico dell’intera area, e cioè il passaggio della edificazione bassa nei pressi della villa a quella più alta sul lato opposto di viale Canavée” (pagina 10). Nella realtà non si è tenuto conto di questa proposta rispettosa del parco – e della Villa – ed è sorto lo stabile dell’Accademia che non può essere considerato frutto della “volontà di costruire nel modo meno incombente verso il parco della Villa”. Oltretutto sono stati tagliati alcuni alberi secolari – tra cui la maestosa Picea abies pendula major - per dare la vista sul Monte Generoso!  

Questi sono alcuni fra gli elementi che confermano quanto la relazione dell’arch. Reinhart sia stata tradita sia teoricamente sia praticamente dal PPVA: le citazioni della relazione presenti nel Rapporto preliminare municipale risultano pertanto fuori luogo. 

 

È comunque importante leggere tutta la relazione dell’arch. Reinhart per farsi l’idea precisa dello studio articolato e coerente che unisce teoria e progetto pratico (entrambi non rispettati dal PPVA e dalle varianti) in un’unità d’intenti che nasce dall’unità paesaggistica e culturale del comparto di Villa Argentina.

 

1.B.2 Elenco dei giardini storici della Svizzera (ICOMOS)

 

L’elenco dei giardini storici è strumentalizzato dal municipio di Mendrisio, come si comprende dopo averne chiarito l’obiettivo e i limiti.

Infatti, vi è una sostanziale differenza tra un elenco e un inventario, poiché il primo è una semplice fotografia della situazione esistente concernente un determinato bene, mentre l’inventario è allestito dopo l’analisi approfondita del bene classificato.

I documenti dell’ICOMOS specificano questa differenza; nell’opuscolo “ICOMOS Elenco dei giardini storici della Svizzera” si legge [la sottolineatura è nostra]:

Il gruppo di lavoro per i giardini storici dell’ICOMOS si è fissato quale obiettivo l’elaborazione di una prima semplice lista di giardini storici e spazi aperti insieme ad altre organizzazioni affini. (…)

1.1        Obiettivo

Con la campagna si perseguono tre obiettivi:

-        Si intende dare un impulso agli uffici di protezione dei monumenti storici, di protezione della natura e di pianificazione, di tenere in considerazione durante il loro lavoro i giardini e gli spazi esterni storici quali oggetti da proteggere. (…)

-        I nostri rilievi dovranno servire quale base per degli inventari approfonditi e per ricerche scientifiche mirate di storia dell’arte dei giardini

-                 I dati raccolti dovranno dare origine a una pubblicazione (…)

1.2        Il valore legale dell’elenco

L’elenco non ha nessuna validità legale. L’inserimento nell’elenco di un giardino classifica quest’ultimo dapprima quale “presumibilmente degno di protezione”, come “presunto monumento storico”. Per una classificazione definitiva o una sua protezione sono necessarie delle ricerche di approfondimento. Ma anche in questa forma provvisoria l’elenco sarà un valido mezzo ausiliario per il lavoro quotidiano della protezione dei monumenti storici (…)[3]”.

I volontari della sezione ticinese della Federazione svizzera degli architetti paesaggisti responsabili della compilazione dell’elenco non hanno fatto alcuna analisi scientifica approfondita, perché non era il loro obiettivo: si sono quindi basati sui dati contenuti nel PR e sui documenti comunemente a disposizione del pubblico dedicati a Villa Argentina.

A comprova basta constatare che, nella scheda specifica dedicata al “giardino di Villa Argentina”, alla voce “bibliografia” si rimanda unicamente al sito internet del Comune (!). Il responsabile della scheda dell’elenco non menziona la relazione dell’arch. Righetti. 

Su questo aspetto rimandiamo anche all’intervista dell’arch. del paesaggio Heiner Rodel contenuta nell’opuscolo “Uno storico Parco per la Nuova Mendrisio” pubblicato dal Comitato Parco di Villa Argentina.



[1]  Arch. Fabio Reinhart, In merito alle possibilità edificatorie e ai modi di edificazione nell’area di Villa Argentina a Mendrisio, 20 settembre 1988, pag. 6 

[2] Ibid., pag. 6

[3] ICOMOS Elenco dei giardini storici della Svizzera, pag. 4 (vedi www.icomos.ch)

Pubblicità
Torna alla home
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post