salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Proseguiamo con la pubblicazione della II° parte delle nostre osservazioni sul Rapporto preliminare del municipio di Mendrisio.
1.B.3 La relazione dell’arch. Niccardo Righetti
Del resto lo studio scientifico era già stato fatto allestire proprio dal municipio di Mendrisio allora guidato dal sindaco avv. Rossi all’arch. del paesaggio Niccardo Righetti:
Politicamente ci si deve chiedere la ragione dell’assenza nel Rapporto preliminare del Municipio di riferimenti alla relazione Righetti: è politicamente grave che l’unico studio approfondito sul Parco di Villa Argentina, per di più fatto allestire dal Comune di Mendrisio, sia stato dimenticato dal Municipio.
La ragione è evidente: il Parco ha secondo l’arch. Righetti un valore storico, culturale e artistico.
Vediamo solo alcuni passaggi essenziali tratti dai due studi (quello preliminare e quello definitivo) dell’arch. Righetti:
· “Considerazioni generali e modalità d’intervento per la conservazione, il ripristino e il rifunzionamento del Parco di Villa Argentina e delle sue adiacenze”, 28 ottobre 1991;
· “Relazione sulla proposta di massima per la sistemazione esterna - Parco di Villa Argentina e del ricovero Torriani”, ottobre 1993.
“Di fronte alla povertà di contenuti del nuovo verde urbano diventa quindi importantissimo il mantenimento dei valori e dei significati contenuti in un giardino storico quale sicuramente è il parco di Villa Argentina con le sue adiacenze. Per giardino storico va qui inteso un impianto paesistico che per le sue caratteristiche strutturali e contenutistiche di composizione architettonica e vegetale abbia dal punto di vista storico ed artistico un interesse pubblico. Il parco di Villa Argentina è legato all’esistenza della villa stessa e ne è complemento inscindibile. Parimenti non può essere separato dal suo intorno ambientale urbano e rurale, artificiale e naturale. Così i suoi confini, ancora ben definiti, devono allargarsi, conglobando il vicino parco della casa per anziani (Fondazione Torriani), aprendosi a monte verso la scarpata sulla quale diviene elemento primario il belvedere (bersò) con le sue ali a pergolato e rivalutando la zona di produzione con serre e letturini esistente sul lato sud. Solo così facendo si otterrà un insieme che rispetti da una parte il sito storico e che dall’altra non limiti la crescita dell’interesse pubblico per questo particolare e unico comparto urbano nella storia di Mendrisio” (“Considerazioni generali e modalità d’intervento per la conservazione, il ripristino e il rifunzionamento del Parco di Villa Argentina e delle sue adiacenze”, 28 ottobre 1991).
Per quanto riguarda la delimitazione l’arch. Righetti afferma: “(…) nel caso di Villa Argentina, dove la delimitazione avviene solo lateralmente e verso il retro, si va oltre: i muri di cinta, infatti, racchiudono e rivelano al tempo stesso l’ampio spazio e l’architettura della villa e, disimpegnando praticamente il giardino oltre il suo nucleo, ne permettono solenne parata”[4].
Inoltre il muro di cinta “che chiude a monte l’area a parco di Villa Argentina fu sicuramente edificato contemporaneamente a quello che separa i due parchi, quindi attorno al 1898. Materiali, tipo e disegno della muratura, così come la copertura con coppi ne sono la prova più evidente” [5]. Il muro fu quindi costruito dopo la morte dell’arch. Antonio Croci: il suo “disegno globale di organizzazione dello spazio” del parco si estendeva dalla villa salendo sulla collina per giungere fino al berceau senza alcun elemento di rottura.
Per quanto riguarda l’effetto scenografico l’arch. Righetti rileva nel disegno globale di Croci “una perfetta organizzazione teatrale dello spazio. Così se la facciata posteriore di Villa Argentina diventa palco di visione verso il parco, il cortile ne diventa platea, le scuderie con il vistoso passaggio centrale arco scenico, i manufatti laterali alle scuderie e le scuderie stesse prima quinta scenica, la vegetazione retrostante seconda quinta scenica, il grande declivio a prato la vera scena e la scarpata con al suo culmine il berceau con le ali a pergolato il ciclorama di chiusura. Che dire d’altro se non semplicemente: geniale!”[6].
A proposito del belvedere l’arch. Righetti afferma: “completamente originale, ma purtroppo in uno stato decisamente precario, si presenta il belvedere (berceau) con le sue ali laterali a pergolato. L’intera struttura metallica presenta un finissimo disegno di ricami in lamiera intagliata di rara ricercatezza così come lo sono i dettagli della costruzione metallica portante. L’importanza di questo manufatto nel concetto spaziale/architettonico voluto dal Croci è evidente: sia come elemento di chiusura del parco sia come punto d’arrivo dell’asse principale assume infatti un’importanza scenografica unica.
La struttura centrale del berceau così come il muro di sostegno retrostante sono riportati sul piano catastale del 1883. Alcuni documenti precedenti ne comprovano comunque l’esistenza già a partire dal 1880”[7].
Infine, per quanto concerne il rapporto con l’ambiente circostante: “con la sistemazione esterna di Villa Argentina l’arch. Croci dimostrò infatti un consapevole rapporto con la campagna che non viene negata od esclusa, ma che viene direttamente coinvolta nell’essere stesso del parco: che ne sarebbe infatti di quest’ultimo se la scarpata a monte fosse stata trasformata in bosco e non fosse rimasta frutteto/vigneto?
E’ con questa sensibile attenzione, che sfocia in un raffinato quanto oscuro gioco intellettualistico, che il Croci ha forse voluto confrontare i fruitori o comunque estimatori del parco con una domanda alla quale non si potrà mai dare risposta completa: sapere cioè fino a che punto è l’urbano a imporre la sua civiltà e la sua estetica alla campagna, e fino a che punto è il rurale, la norma faticosamente creata dall’esperienza, a influenzare l’artificiosa natura del giardino. Con la morte dell’edificatore [l’arch. Antonio Croci muore nel 1884] e del committente [nel 1889] di Villa Argentina si chiuse quindi un primo ciclo nella sistemazione esterna di Villa Argentina, sicuramente il ciclo più ragionato e di maggior valore storico-culturale, che fonda il suo essere stesso nelle radici rinascimentali o comunque barocche del tipico giardino all’italiana del primo Ottocento” [8].
1.B.4 La protezione cantonale
Il legame inscindibile tra la Villa e il suo Parco condusse il 12 agosto 1985 il Dipartimento dell’ambiente a mettere sotto protezione Villa Argentina e il suo parco con la seguente motivazione: “(…) considerato che la villa Argentina di Mendrisio, realizzata attorno al 1872, seguendo la tradizione palladiana e talune caratteristiche delle costruzioni coloniali, dall’architetto Antonio Croci di Mendrisio, e il parco circostante, raro esempio integro di spazio disegnato dell’ottocento nel Mendrisiotto, costituiscono una testimonianza storica e artistica meritevole di protezione (…)”.
Questa decisione proteggeva i seguenti beni: “1. Ai sensi della legge sopra citata [Legge per la protezione dei monumenti storici ed artistici del 1946/1966] sono dichiarati monumenti e iscritti nell’elenco dei monumenti storici e artistici del Cantone Ticino: la villa Argentina, al numero di mappale 1166 A, in via Largo Bernasconi a Mendrisio, con i subalterni: B (cucina), C (bagno) , D (lavanderia), E (veranda), F (casa di abitazione), G (garage), R (padiglione), che fanno parte integrante dell’edificio principale; il parco annesso, nella sua totalità, ai subalterni v, w, x, y, z, a 1, b 1, c 1, d 1; di proprietà degli eredi fu Dr. Ernesto Bernasconi (…)”.
Il Cantone quindi mise sotto tutela tutto il comparto di Villa Argentina.
L’area di Villa Argentina, avente un’estensione di 46'172 mq, fu acquistata nel 1988 da un privato, Mario Giudici (uno speculatore immobiliare, da quanto riferitomi), agli ultimi proprietari, gli eredi Bernasconi.
Dopo trattative, nell’aprile 1989, il Comune di Mendrisio comprò la Villa e una parte del suo parco (27'892 mq).
Rimasero in mano privata 18'280 mq, corrispondenti alla collina e alla parte pianeggiante retrostante, che costituirono il nuovo mappale no. 3043.
Questa nuova situazione ebbe una conseguenza diretta sulla tutela posta dal Cantone: i 18'280 mq di proprietà privata furono tolti dal vincolo di monumento storico. Infatti con decisione 18 dicembre 1989 il Dipartimento dell’ambiente modificò la sua precedente decisione di tutelare tutta l’area di Villa Argentina.
“Il Dipartimento dell’ambiente (…) preso atto delle transazioni immobiliari per la particella nr. 1166° (Villa Argentina) in Mendrisio e delle conseguenti mutazioni;
considerato che l’iscrizione è tuttora valida, ma necessita di precisazione in ordine alle mutazioni intervenute a Registro Fondiario;
su proposta della Commissione cantonale dei monumenti storici, decide:
1. La decisione dipartimentale del 12 agosto 1985, relativa alla declaratoria di monumento storico per la Villa Argentina, al numero di mappale 1166°, in Via Largo Bernasconi a Mendrisio, è confermata per i subalterni: B (cucina), C (bagno) , D (lavanderia), E (veranda), F (casa di abitazione), G (garage); il parco annesso, nella sua totalità, ai subalterni v, x, z, a 1, b 1, c 1, d1; di proprietà del Comune di Mendrisio;
2. Sono stralciati dal vincolo di monumento storico i subalterni R, w, y, ora assegnati al nuovo numero di mappale 3043 liberato nella sua totalità ”.
All’origine di tale cambiamento non vi fu, quindi, da parte del Cantone, una riconsiderazione del valore culturale del Parco, ma una questione di transazione immobiliare. Infatti Il Comune di Mendrisio volendo acquisire Villa Argentina optò per un compromesso, come riportato nel rapporto 24 maggio 1988 del Capo dell’Ufficio tecnico comunale:
“20.05.1986: La Commissione P.R. propone di intavolare trattative con i proprietari per l’acquisizione della Villa e del parco annesso. Ritiene opportuno indire un incontro con l’Ufficio Monumenti Storici (prof. Donati) per verificare le possibilità di recuperare una parte dell’area per destinarla all’edificazione. E’ convinzione unanime che il vincolo di monumento storico preclude l’edificabilità prevista dal P. R.
05.06.1986: (…) Il prof. Donati dichiara che non si deve lasciarsi sfuggire quest’occasione [vale a dire l’acquisto di Villa Argentina]. (…) Ritiene giustificato il fatto di concedere l’edificabilità della parte superiore (pianoro) in modo da rendere finanziariamente accettabile l’acquisizione da parte del Comune”.
Il Cantone, per permettere che la trattativa in corso tra il Comune e il privato che aveva acquistato tutto il comparto di Villa Argentina arrivasse a buon fine, tolse il vincolo di protezione: in questo modo si permise di concentrare le possibilità edificatorie sul pianoro retrostante la collina.
1.C Conclusioni
Leggendo il Rapporto preliminare del municipio sembrerebbe che sia l’elenco ICOMOS sia la relazione dell’arch. Reinhart dicano che il “vero” parco è già di proprietà pubblica, da qui l’accusa indiretta che la mozione e la petizione siano frutto di disonestà intellettuale: in realtà questi documenti dicono tutt’altro, come abbiamo constatato.
Tutto il comparto di Villa Argentina fu tutelato dal Cantone Ticino poiché fu riconosciuta a Villa Argentina e al suo Parco il valore di “testimonianza storica e artistica meritevole di protezione”.
Siamo quindi in presenza di un bene di rilevante valore culturale e si spera che si prenda di conseguenza una decisione lungimirante, preservando per il futuro il bene stesso.
Riteniamo che tra qualche decennio se ne capirà forse meglio e unanimemente l’importanza e si ammirerà la finalità di un voto favorevole alla mozione da parte dei Consiglieri comunali.
Siamo giunti alla fine della Parte II. Tra qualche giorno pubblicheremo la III° Parte.
[4] Relazione arch. Righetti, pag. 24.
[5] Ibid., pag. 19
[6] Ibid., pag. 24.
[7] Ibid., pag. 20.
[8] Ibid., pag. 24.