salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
Pubblico le risposte ad alcune domande postemi da Massimo Daviddi, curatore dell'interessante Cittadinanze attive, presente nel sito dell'Associazione cultura poplare di Balerna (vedi www.acpnet.org/cittadinanze ).
Se non vogliamo essere ridotti a "risorse umane" e consumatori (come le democrazie oligarchiche e funzional-utilitaristiche tentano) o soldati e servi (come i totalitarismi politici o religiosi hanno tentato e tentano) non possiamo che tornare a essere cittadini, vale a dire persone che agiscono nella realtà in cui vivono uscendo dal proprio ristretto mondo e modo di pensare, dal proprio egoismo e avarizia spirituali e materiali, per aprirsi alla dimensione planetaria che oggi si impone naturalmente (pensiamo alla globalizzazione con le conseguenze sul mercato del lavoro, ai cambiamenti climatici ecc.) e per condividere quanto si ha avuto la fortuna di ricevere e si è potuto creare. Seguiamo la via tracciata da innumerevoli grandi pensatori.
Tiziano
Tutelare l’ambiente è avere cura di sé, trasmettendo alle nuove generazioni il senso di quanto fatto nel passato. Un valore prezioso.
Se parliamo del suo impegno e quello del comitato per il Parco di Villa Argentina, possiamo estenderlo a ogni realtà ambientale inserita in aree urbane o extraurbane.
Certo. I valori che ispirano la battaglia (termine tutt’altro che esagerato, come spiega il prof. Salvatore Settis nel suo magistrale Paesaggio Costituzione Cemento riferendosi a chi cerca di contrastare la distruzione di paesaggio e ambiente) per il Parco di Villa Argentina sono i medesimi che guidano l’azione di molte persone che promuovono iniziative tese a salvaguardare il patrimonio naturale e culturale. L’ultimo caso clamoroso in Ticino è dato dal tentativo di salvare il giardino-parco della Casa Rossa a Montagnola, in cui visse dal 1931 al 1962 Hermann Hesse (vedere il dossier apparso sull'ultimo numero della rivista della Società ticinese per l'arte e la natura, STAN).
Per quanto concerne il Mendrisiotto l’urbanizzazione ha raggiunto livelli patologici: il Consigliere di Stato Borradori durante il dibattito in Gran Consiglio dedicato alla nuova legge sullo sviluppo territoriale ha detto: «Se in passato sono state realizzate delle brutture, come per esempio la piana di San Martino o il Pian Scairolo, è perché in determinati momenti la sensibilità urbanistica degli amministratori è venuta meno; c’era piuttosto l’esigenza di aumentare i posti di lavoro e le entrate fiscali, senza per questo rendersi conto delle ripercussioni negative sulla viabilità, sulla vivibilità e sulla qualità di vita che i progetti in cantiere avrebbero comportato» (cfr. La Regione del 21.6.2011). Purtroppo questa tendenza continua tutt’ora a causa degli amministratori locali ma anche dello Stato che non applica le leggi esistenti e che permetterebbero di intervenire maggiormente. Quindi è indispensabile salvaguardare un parco urbano pregiato e di grande valore culturale, dove le persone possano incontrarsi, rilassarsi, godere di quanto la natura e il giudizioso lavoro dell’uomo hanno fatto.
Nel 2009 la petizione promossa dal Comitato ha raccolto 2'870 firme tra i cittadini di Mendrisio e degli allora comuni di Arzo, Capolago, Genestrerio, Rancate e Tremona, per la protezione del Parco nella sua parte alta. Quale, a suo avviso, la ragione di tale partecipazione?
La consapevolezza del folle processo di cementificazione, di abbruttimento del paesaggio e di distruzione del patrimonio naturale e culturale: oggi i cittadini hanno preso coscienza che bisogna agire, visto che la maggioranza della classe politica non lo fa, o per ignavia o per ignoranza o per interessi personali. Tale fenomeno esiste da noi come in Italia, come ha ben spiegato recentemente il prof. Settis a Lugano, durante la conferenza tenuta nell’ambito del ciclo sui Beni Comuni che curo per l’associazione culturale Club Plinio Verda. Il paesaggio è il risultato della nostra visione del mondo e dei rapporti di forza esistenti nella società: visto il potere della lobby dei cementificatori la mobilitazione dei cittadini è indispensabile.
In questo senso, la tutela del paesaggio è un bene trasversale a ogni collocazione partitica; riguarda tutti. Cosa ne pensa?
Esatto. L’ambiente e il paesaggio sono beni comuni: da essi dipende la nostra salute fisica e psichica, la nostra qualità di vita, così come quelle delle generazioni future. Ampliando il discorso possiamo dire che il pianeta Terra ci fornisce ciò di cui ci nutriamo e pertanto se avveleniamo aria, acqua e terra avveleniamo noi stessi: è un ragionamento elementare. Ogni persona sana di mente capisce che si devono preservare le basi della vita sulla Terra, per sé e per ogni altro essere vivente: siamo tutti interdipendenti. Pertanto la tutela è un imperativo etico, oltre che estetico.
Nell’articolo Parco di Villa Argentina, un bene comune per la nuova Mendrisio, mettete in evidenza proprio la funzione sociale, culturale di questo habitat. Un luogo che l’architetto del paesaggio Righetti, ha definito: «una perfetta organizzazione teatrale dello spazio».
In quell’articolo, contenuto nell’opuscolo Uno storico parco per la nuova Mendrisio, ho cercato di riassumere gli aspetti più importanti delle ricerche fatte su Villa Argentina e il suo Parco e sulla destinazione futura auspicata dal nostro Comitato. Vi è un chiaro valore artistico-culturale da tutelare: infatti nel 1985 il Cantone inserì tutta l’area di Villa Argentina (poco più di 46'000 mq) nella lista dei monumenti storici e artistici del Cantone e definì il Parco «raro esempio integro di spazio disegnato dell’Ottocento nel Mendrisiotto», come ha rilevato con competenza anche l’arch. Righetti. Nel 1989 una parte del Parco (18'000 mq) fu tolta dal vincolo di protezione per favorire una transazione immobiliare tra Comune di Mendrisio e il proprietario di tutta l’area. Il Comitato ha preso l’impegno di chiedere la ricostituzione del Parco e destinare tutta l’area a verde, a disposizione dei cittadini quale bene pubblico.
Entrando nel merito, in che forme?
Il comparto di Villa Argentina è situato in una posizione privilegiata, nel cuore di Mendrisio: vicino alla Case per anziani, alle scuole elementari, all’Accademia di Architettura, all’istituto per minorenni Torriani. La destinazione dell’area è naturalmente quella di parco urbano: spazio di relazione e di incontro, di progettualità sociale e intergenerazionale, di riposo e contemplazione.
La partita è ancora tutta da giocare poiché il messaggio municipale approvato dalla grandissima maggioranza del Consiglio comunale nel settembre del 2011 è ambiguo sulla destinazione ultima, lasciando spazio a una possibile edificazione, anche se a destinazione pubblica.
Coerentemente con la richiesta della petizione bisognerà opporsi ai cementificatori ad oltranza che non riescono ad accettare l’idea di un parco verde e che danno prova così di ignorare la millenaria tradizione dei giardini: uno dei patrimoni culturali più antichi dell’umanità e portatore di valori essenzialmente legati alla qualità di vita, tanto invocata in questi anni. Il Comitato sta lavorando in ossequio alla richiesta del 2009 e alla fiducia accordataci da 2'870 cittadini di Mendrisio.
Nel parlare, sento in lei passione.
La presidente onoraria del Fondo per l’ambiente italiano (FAI), signora Crespi, afferma che «Si difende ciò che si ama e si ama ciò che si conosce»: penso che molti cittadini che si dedicano alla tutela del patrimonio naturale e culturale siano spinti dall’amore (che implica approfondimento, pazienza e costanza) e dal piacere che tale patrimonio trasmette.
Il Parco l’ho scoperto durante l’anno di frequenza della quinta elementare presso le scuole del Canavée, che sorgono vicino alla Villa. Ho scritto un primo articolo-lettera sul Parco e i suoi alberi nel 2004, prendendo lo spunto da una conferenza che Ippolito Pizzetti – professore a Ferrara di Arte dei giardini e Composizione paesaggistica – tenne all’Accademia di architettura: vi denunciavo il taglio sconsiderato di alcuni alberi di grande valore botanico, invitando l’autorità comunale a sostituirli con altre piante della medesima specie. Evidentemente non fecero nulla; l'anno scorso l'ufficio tecnico comunale ha proceduto con l'inserimento di vegetazione che nulla ha a che vedere col Parco così ben descritto dall'arch. del paesaggio Righetti: siamo messi male!
Mi venne l'idea di lanciare una petizione dopo aver letto quella che diversi cittadini coraggiosi fecero per piazza del Ponte; iniziai a contattare persone nella primavera del 2008 ma fu solo a fine autunno che trovai le prime persone disposte a impegnarsi attivamente. Esperienza bella ma anche impegantiva e faticosa. Comunque vada a finire ne valeva la pena.
Possiamo quindi parlare, di un’esperienza esemplare di cittadinanza attiva? (vedi, www.acpnet.org/cittadinanze ).
Si tratta di un’esperienza idealmente legata alle numerose iniziative che fortunatamente scuotono il Ticino in questi anni e a quelle che sono state fatte nei decenni passati. Essere cittadini significa partecipare attivamente all’evoluzione della comunità nella quale si vive, evitando se possibile di lasciarsi ridurre a "risorse umane", consumatori o sudditi.