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28 febbraio 2018 3 28 /02 /febbraio /2018 21:45

                             Mendrisio, 27 febbraio 2018

 

INTERROGAZIONE

 

Quale politica per salvaguardare

edifici potenzialmente degni di essere tutelati

come beni culturali di interesse locale ?

 

Signori Sindaco e Municipali,

 

dall'analisi comparativa tra i principali Comuni del Cantone Ticino, Mendrisio risulta essere il più arretrato in materia di salvaguardia dei beni culturali di interesse locale.

I Municipi di Lugano, Bellinzona e Locarno, hanno avviato da anni procedure di varianti pianificatorie intese a salvaguardare edifici o quartieri degni di protezione, rispondendo così a sollecitazioni – mozioni e interrogazioni – di consiglieri comunali di diversi partiti.

A Mendrisio il gruppo dei Verdi ha presentato nel 2013 la mozione «Per la protezione del patrimonio architettonico del nuovo Comune di Mendrisio» tramite la quale si chiede l’elaborazione dell'elenco di edifici di pregio architettonico, storico, culturale e artistico degni di protezione, vista la distruzione in atto da tempo nei dieci quartieri in generale e a Mendrisio in particolare, dove ciononostante troviamo ancora esempi rimarchevoli da considerare. Proprio per fermare questa dinamica al punto 4 abbiamo chiesto che «in attesa del consolidamento legale dell'elenco e delle varianti del PR eventuali domande di costruzione che condurrebbero alla distruzione di beni considerati da tutelare dall'ISOS o da altri documenti pianificatori sono sospese». Nessuna variante pianificatoria per i beni culturali è però stata avviata.

 

La lacuna giuridico-pianificatoria riguardante i beni culturali di interesse locale sta conducendo a situazioni di concreta minaccia a edifici potenzialmente degni di essere protetti. Le domande di costruzione per demolire edifici di pregio storico-architettonico o per modificare la sostanza storica di ville e parchi si susseguono a ritmo sostenuto.

 

Ultimo esempio la licenza edilizia del 13.12.2017 per la demolizione degli stabili (ex garage Malacrida) esistenti sul fmn 1777 RFD Mendrisio.

Nella motivazione a sostegno del rilascio della licenza sostenete che l'Ufficio dei Beni Culturali e la Commissione dei beni culturali non hanno ravvisato una sostanza monumentale tale da giustificare una tutela a livello cantonale ai sensi della Legge sulla protezione dei beni culturali e che non avete alcuno strumento per opporvi alla demolizione dello stabile. Affermate anche che non ha «alcuna rilevanza» il fatto che è pendente dal 2013 in Consiglio Comunale la mozione «Per la protezione del patrimonio architettonico del nuovo Comune di Mendrisio».

Eppure, proprio nel caso dell'ex garage Malacrida vi erano due aspetti da tenere presenti:

  1. nell'Avviso cantonale n. 102755 del 20 ottobre 2017 allegato alla licenza edilizia è riportato il preavviso dell'Ufficio dei beni culturali (UBC) che sottolinea il valore tanto architettonico quanto urbanistico del garage con abitazione; ne riprendo alcuni passaggi: «Dalle prime analisi condotte dal nostro ufficio risulta che il garage con abitazione (…) è un edificio interessante dal punto di vista architettonico (…). Esso è stato inserito nel Censimento dei beni culturali (scheda A30047). (…) Teniamo inoltre a segnalare che il singolare edificio, per la sua tipologia e la qualità architettonica, è stato a più riprese assegnato quale argomento di studio agli studenti dell’Accademia di Architettura di Mendrisio, a dimostrazione che si tratta di un'opera di valore. Anche dal punto di vista urbanistico la costruzione è significativa (…)».
  2. in questi casi vi sono articoli di legge che permettono a un Esecutivo di non rilasciare licenze edilizie, tra i quali quelli previsti dalla Legge edilizia e dalla Legge sullo sviluppo territoriale (come per esempio la decisione sospensiva, art. 62 Lst).
     
    Il caso specifico di cui sopra, simile a molti altri, conduce a una riflessione generale:
    se il Municipio rilascia una licenza edilizia per la demolizione o lo modifica della sostanza storica di un edificio giuridicamente non tutelato ma potenzialmente degno di essere salvaguardato come bene culturale di interesse locale, di fatto esso autorizza la distruzione o lo snaturamento sostanziale dell'edificio in questione e in tal modo impedisce al Consiglio Comunale di svolgere il proprio compito istituzionale assegnato dalle leggi in materia di protezione dei beni culturali e di Piano regolatore. Infatti, l'art. 20 della Legge sulla protezione dei beni culturali (LBC) specifica al cpv. 2 che «il Legislativo comunale decide quali immobili di interesse locale proteggere».
     
    Fatte queste considerazioni desidero sapere:
     
  1. Per quale motivo nel caso specifico dell'ex garage Malacrida non avete voluto utilizzare gli articoli della legge edilizia e della Lst, malgrado vi fossero elementi di valutazione culturale più che sufficienti per (almeno) sospendere la domanda di costruzione?
  2. Non ritenete necessario elaborare una strategia particolare per le procedure edilizie concernenti edifici potenzialmente da inserire nell'inventario dei beni culturali di interesse locale ma che non sono ancora legalmente protetti?
  3. Il Piano direttore comunale (PDc) attualmente in fase di elaborazione non ha alcun vincolo giuridico per i privati: pertanto come intendete gestire le procedure edilizie che minacciano edifici che possono essere potenzialmente salvaguardati come beni culturali nel lasso di tempo che vi sarà tra l'elaborazione e l’adozione del PDc e l'avvio delle varianti di PR (per esempio una sui beni culturali)?
  4. Il Dipartimento del territorio in questi ultimi anni sta sistematicamente richiamando i Municipi dei Comuni inadempienti ad allestire varianti pianificatorie dedicate ai beni culturali di interesse locale: Mendrisio ha ricevuto una tale richiesta da parte del Dipartimento del territorio?
     
    Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.
     
     

Tiziano Fontana, CC i Verdi

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18 febbraio 2018 7 18 /02 /febbraio /2018 18:10

Pubblico l'articolo apparso sul Corriere del Ticino di giovedì 15 febbraio.

Ho inviato il medesimo scritto al settimanale l'Informatore che ha ripreso alcuni passaggi in un articolo dedicato a Università, ex OBV e Parco: ho scritto alla redazione con l'invito di pubblicarlo integralmente per rispetto ai 2870 cittadini che hanno sottoscritto la petizione del 2009, ma finora niente: vedremo se hanno paura del libero confronto oppure se avranno il coraggio di pubblicarlo.

Tiziano

Il Parco di Villa Argentina

 

In questi giorni la variante del Piano particolareggiato di Villa Argentina è formalmente entrata in vigore.

Fortunatamente non è la variante approvata dalla maggioranza del Consiglio comunale durante la seduta del 13 luglio 2015, bensì quella modificata dal Consiglio di Stato nel 2017, a seguito della parziale approvazione dei ricorsi di sette membri del Comitato Parco di Villa Argentina e della Società ticinese per l'arte e la natura (STAN). Si tratta quindi di una versione migliore di quella voluta da Municipio (all'unanimità) e dalla maggioranza del Consiglio comunale.

Il Consiglio di Stato infatti, accogliendo parzialmente i ricorsi, ha imposto al Comune alcuni punti importanti: 1) la proposta di estensione della protezione quale bene culturale di interesse cantonale su una vasta porzione (più dei due terzi) della parte superiore del parco di Villa Argentina (corrispondente al fondo mapp. 3043 oggi di proprietà privata che comprende: area collinare con il muro del belvedere, area pianeggiante retrostante, altri muri perimetrali originali): questo primo aspetto è per noi essenziale e riprende in parte la tutela completa del Parco adottata nel 1985; 2) l'estensione del perimetro di rispetto cantonale a tutela del complesso di Villa Argentina e del Vecchio Ospedale; 3) alcune modifiche puntuali dell’articolo 7 delle Norme di attuazione per il comparto B (parco-giardino attorno alla villa, tutelato come bene culturale di interesse cantonale fin dal 1987) e per il comparto F (l'USI-Accademia dovrà rispettare gli indici e i parametri edilizi previsti per quel settore, senza godere di eccezioni come invece proposte dal Municipio e accettate dalla maggioranza del Consiglio comunale); 4) tutela dei muri perimetrali della parte collinare.

Queste sostanziali modifiche sottomettono alla Legge sui beni culturali qualsiasi intervento nel comparto di Villa Argentina: una garanzia per diminuire il più possibile la minaccia di interventi sconsiderati in quest'area di grandissimo valore culturale, artistico, paesaggistico e sociale.

Possiamo allora dire che finalmente il Parco storico di Villa Argentina è salvo da interventi distruttori, come 2'780 cittadini di Mendrisio hanno chiesto sottoscrivendo la petizione «Un magnifico Parco per il Magnifico borgo» nella primavera del 2009?

Purtroppo possiamo rispondere che lo è solo in parte.

Infatti, il Consiglio di Stato ha confermato la volontà di Municipio e maggioranza del Consiglio Comunale di permettere di edificare nel comparto A1 (area del mapp. 3043 di proprietà privata confinante con l’Istituto per minorenni Paolo Torriani) uno o più edifici per l'espansione del Campus universitario/dell'Accademia. In quest'area il Governo ha però, almeno, imposto la tutela dei muri di cinta del comparto, onde escludere la loro completa demolizione (permessa invece dalla proposta pianificatoria municipale). Ricordo che proprio su parte di quell'area destinata a essere cementificata dall'Università della Svizzera italiana con un intervento di sbancamento collinare, che sarà devastante paesaggisticamente vista la morfologia del terreno, il Comitato Parco di Villa Argentina ha proposto con il bellissimo progetto dell'arch. paesaggista Heiner Rodel l'insediamento di orti comunali e scolastici con il mantenimento di un edificio di servizio di modeste dimensioni avente la medesima volumetria del rudere agricolo ancora oggi esistente.

Il Consiglio di Stato nella sua decisione ha evitato anche di confrontarsi con il contenuto della presa di posizione degli esperti del Gruppo di lavoro per la conservazione dei giardini storici della sezione svizzera dell'associazione ICOMOS (associazione internazionale di esperti che hanno elaborato la Carta dei giardini storici), prodotta dai ricorrenti quale ulteriore mezzo di approfondimento e valutazione della variante e del valore del Parco storico. Procedendo in tal modo non ha scritto una bella pagina di cultura del territorio e di difesa dei beni culturali.

Ora, con l'iter pianificatorio terminato, sono necessari due passi decisivi: che il Consiglio di Stato consolidi la proposta di estensione della tutela quale bene culturale di interesse cantonale sulla parte superiore e collinare del Parco, come indicato nella sua decisione del 2017; che il Comune di Mendrisio acquisti il fondo mappale 3043.

 

Tiziano Fontana, coordinatore Comitato Parco di Villa Argentina

 

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14 gennaio 2018 7 14 /01 /gennaio /2018 23:01

Ripropongo un articolo che mi aveva pubblicato il settimanale AGRICOLTORE TICINESE il 23 gennaio 2012. Non ha perso attualità.

Tiziano

Sviluppo territoriale, terre fertili e Campagna Adorna
Agricoltore Ticinese, 23-01-2012

Le dinamiche mondiali, nazionali e regionali suggeriscono una svolta radicale nell’approccio al territorio e alle terre non ancora edificate, in particolare a quelle agricole (inserite però in zona edificabile), che rischiano di essere cementificate in pochi anni.
A livello mondiale constatiamo in primo luogo il “problema della crescente invivibilità del nostro pianeta”, denunciato per esempio dal prof. Giovanni Sartori sul Corriere della Sera, con la “rarefazione delle risorse naturali” (siccità, desertificazione, popolazioni affamate e via dicendo). In secondo luogo il problema dell’accaparramento delle terre agricole (il cosiddetto land grabbing) in Asia, Africa, America Latina ed Europa dell’Est, aggravatosi negli ultimi due anni in seguito alla crisi dei prezzi dei generi alimentari (2007-2008): un fenomeno denunciato da tempo da diverse organizzazioni non governative, quali Grain, Oxfam, Swissaid. Gli attori di questa corsa all'acquisto o all'affitto di terre fertili sono sia gli Stati, come la Cina e l’Arabia Saudita, con lo scopo di sfamare le proprie popolazioni, sia le imprese multinazionali, le banche e i fondi d’investimento, per motivi speculativi. Di conseguenza il valore commerciale della terra sta aumentando vertiginosamente, così come il prezzo del cibo: da qui le rivolte di popolazioni affamate e disperate. Questi due problemi, invivibilità del pianeta Terra e accaparramento delle terre coltivabili, sono correlati e rendono di fatto le terre fertili un bene di valore inestimabile, perché sempre più conteso, mercificato e consumato.
A livello nazionale “l'espansione disordinata degli insediamenti e la distruzione dei terreni coltivi sono problemi insoluti della pianificazione del territorio svizzera”: così si esprime l'Ufficio federale dell'agricoltura (UFAG) nel suo Rapporto sulla Politica agricola 2014-2017, riprendendo la posizione dell'Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), secondo cui “il grado di sostenibilità dello sviluppo territoriale in Svizzera non è sufficiente”. Infatti, l'insostenibilità dell'urbanizzazione degli ultimi trent’anni è oggi riconosciuta da tutti: “in Svizzera, secondo le analisi dell’ARE, si registra una perdita di 76 mq di terreno agricolo al minuto”. Da queste analisi si deduce che finora non vi è stata un'autorità politica, né a livello federale e né a livello cantonale, capace di far rispettare i principi sanciti dalla Costituzione federale (art. 75) che prevede “un’appropriata e parsimoniosa utilizzazione del suolo e (…) un ordinato insediamento del territorio”. Di fatto le "autonomie" sia cantonali sia comunali il più delle volte hanno seguito visioni particolaristiche e limitate. In Ticino, come in altri Cantoni svizzeri e Paesi occidentali, si cementifica a un ritmo forsennato.
A livello regionale, per restare al Mendrisiotto, lo studio strategico ‘Alto Mendrisiotto insieme con energia dialogo e passione’ afferma che il territorio in questione “(…) è teatro negli ultimi decenni di un processo di crescita non sostenibile (…); tra il 1985 e il 1997 sono scomparsi ben 140 ha [1'400'000 mq] di territorio agricolo (ovvero il 14%) mentre le superfici d’insediamento sono aumentate al ritmo di oltre 2 mq ogni dieci minuti.(…) Ciò che preoccupa in prospettiva sono le riserve di terreni edificabili già oggi esistenti che consentirebbero il raddoppio della popolazione”. Queste analisi accrescono l'importanza del rapporto della Sezione dello sviluppo territoriale (dicembre 2009) concernente la pianificazione del comparto di Valera secondo cui “(…) un elemento non considerato nella proposta, ma meritevole di essere esaminato, è il recupero di superfici agricole che contribuirebbero a rafforzare l'immagine paesaggistica di spazio non costruito”. Ora, alla funzione paesaggistica, svolta da quei terreni, deve essere associata la funzione agricola, che è primaria. Tutta l'area di Valera e della Campagna Adorna dovranno essere preservate da una nuova invasione di cemento e dovranno mantenere la vocazione agricola: i terreni ancora coltivati, ma che si trovano in zona edificabile, dovranno essere dezonati e posti in zona verde. Ci sono zone ormai irrimediabilmente perse ma altre ancora recuperabili, perché inserite in un contesto di pregio, come Valera e la Campagna Adorna, nei cui confronti la politica deve cambiare i propri obiettivi.
In un prossimo futuro le terre fertili acquisteranno un'importanza e un prezzo molto più elevati degli attuali, essendo sempre più rare ma indispensabili alla nostra sopravvivenza. Qualsiasi costo sarà comunque inferiore al valore che una comunità responsabile dovrebbe riconoscere naturalmente al proprio territorio, un bene comune vitale.

Tiziano Fontana

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9 gennaio 2018 2 09 /01 /gennaio /2018 23:16

dedico la poesia IF di Rudyard Kipling a coloro che si battono per il rispetto del Pianeta Terra e degli equilibri ecologici

Tiziano

IF

Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all'odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c'è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: "Tenete duro!"

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

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26 dicembre 2017 2 26 /12 /dicembre /2017 22:38

Nel giorno di Natale papa Francesco ha ricordato che "oggi, mentre sul mondo soffiano venti di guerra e un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale, il Natale ci richiama al segno del Bambino, e a riconoscerlo nei volti dei bambini, specialmente di quelli per i quali, come per Gesù, «non c’è posto nell’alloggio» (Lc 2,7)".

 


 

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6 dicembre 2017 3 06 /12 /dicembre /2017 23:35
gru e speculazione grazie ai Piani Regolatori dei partiti del cemento

gru e speculazione grazie ai Piani Regolatori dei partiti del cemento

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10 novembre 2017 5 10 /11 /novembre /2017 21:11

 

Sezione ticinese di Heimatschutz

Casella postale 1146

via Borghese 42

6601 Locarno

T 091 751 16 25                                                           

Ai Municipi di Balerna e Morbio Inferiore

 

                                                                                    Locarno/TF, 9 novembre 2017

 

OSSERVAZIONI

 

inoltrate dalla STAN, Società ticinese per l’arte e la natura, Locarno, alla Variante di piano regolatore intercomunale nei comuni di Balerna e Morbio Inferiore, comprensorio Bisio – Serfontana.

 

In ordine:

Il termine per presentare le osservazioni scade oggi e pertanto le stesse sono tempestive.

 

In fatto e in diritto:

La STAN limita le sue osservazioni alla componente naturalistica e paesaggistica.

 

Nel Rapporto di Pianificazione si può leggere che: «I Comuni di Balerna e Morbio Inferiore hanno riconosciuto la necessità di aggiornare i rispettivi Piani regolatori per quel che concerne il comprensorio a cavallo dei due comuni oggetto attualmente di una zona di pianificazione. Le potenzialità edificatorie ancora presenti, permesse dai PR in vigore, necessitano infatti di essere riviste e regolate in modo da poter scongiurare il rischio di un disordine urbanistico e funzionale insito nella dinamica di sviluppo delle zone commerciali-industriali, in assenza di una visione strategica d’insieme» e come obiettivi sono posti: «In particolare, la variante persegue i seguenti obiettivi:

  • ridurre gli attuali problemi di viabilità e di posteggi
  • migliorare le condizioni ambientali
  • creare modalità di accesso al comparto più funzionali
  • procedere ad un riordino urbanistico del comparto (riorganizzazione della viabilità interna, gestione dei posteggi, mobilità pedonale e pubblica; ridisegno del verde lungo il fiume Breggia
  • promuovere la collaborazione tra enti pubblici e privati».

 

Come si legge nell'Esame preliminare del Dipartimento del territorio alle pagine 7-9 il comparto in esame è stato fortemente manomesso nelle sue componenti naturali di particolare pregio negli anni Sessanta-Ottanta del Novecento, quando furono realizzati il tracciato dell'Autostrada A2 e dello svincolo di Chiasso e, in seguito, i centri commerciali. Anche l'espansione residenziale ha influito sulle medesime componenti.

Si condivide in linea di massima l'indirizzo espresso nel Rapporto di pianificazione laddove si indica che «iI concetto paesaggistico si fonda sul recupero, il ridisegno e la valorizzazione dell’area verde lungo il fiume Breggia».

 

Si ritiene però che quanto proposto con la variante non vada nella direzione di una reale riqualifica e pertanto si chiede che si riorienti la variante.   

Infatti, l'elaborazione di una variante pianificatoria intercomunale dovrebbe essere un'ottima occasione per rivedere gli orientamenti del passato che hanno condotto alla critica situazione attuale; la nuova variante dovrebbe essere orientata a una riqualifica del territorio e a un ridimensionamento delle aree commerciali per ristabilire almeno parzialmente un equilibrio tra sviluppo urbano ed esigenze ecologiche delle componenti naturali, così da ridimensionare la situazione compromessa con gli interventi invasivi dei decenni passati.

In questo senso si condivide l'analisi critica dello sviluppo urbano del passato contenuta nel Rapporto di Pianificazione: «(…) A questo proposito è utile osservare come nel passato (negli anni sessanta), l’intero comprensorio sia stato interessato da profonde modifiche dovute alla realizzazione dello svincolo autostradale di Bisio che ha comportato anche la correzione incisiva dell’andamento del fiume Breggia. La volontà di procedere a una rinaturalizzazione è da considerare come un recupero della memoria storica della presenza dell’acqua prima degli interventi in negativo da parte dell’uomo (incanalamento / inquinamento). Il progetto vuole pertanto essere un doveroso riconoscimento degli errori fatti come monito per le future generazioni».

Non si condivide però la gerarchia degli interventi proposti né l'essenza della variante che ha il proprio perno attorno allo sviluppo ulteriore delle attività produttive, lavorative, commerciali.

In questa logica la STAN chiede che l'obiettivo centrale della variante diventi la creazione del Parco fluviale con la rinaturazione del fiume Breggia e la riqualifica degli spazi verdi di pertinenza in modo da dare una coerenza a tutto il comparto legandolo al Parco delle Gole delle Breggia.

Come indica anche il Cantone nel suo Esame preliminare la tratta del fiume Breggia che scorre nel comparto oggetto della variante è compresa nella Pianificazione strategica cantonale di rivitalizzazione: questa tratta è ritenuta prioritaria.

Pertanto deve essere radicalmente rivisto lo spazio riservato al fiume poiché quello che risulta dai piani è troppo esiguo. In tal senso si chiede che i due Comuni di Balerna e Morbio Inferiori si coordino con il Cantone.

In merito agli spazi verdi ancora esistenti si chiede in particolare di preservare tutto il settore B Polenta, ponendolo in zona agricola (come attualmente la parte compresa nella zona di protezione S2) e AP con destinazione parco fluviale.

I prati esistenti in questo settore devono continuare a svolgere la funzione di corridoio ecologico, come avviene per la zona a nord che è componente del Progetto di interconnessione del Mendrisiotto e che viene gestita secondo criteri ecologici. Come indicato anche dal Dipartimento del territorio si deve concentrare il nuovo edificato – sempre che le previsioni a quindici anni di cui alla Lst lo giustifichino realmente – nell'area dell'attuale posteggio del Centro Serfontana, tenendo liberi tutti gli spazi oggi a verde esistenti tra la Breggia e Via Ghitello - Via Serfontana.

In questo modo si permetterebbe anche il mantenimento delle zone di protezione del Pozzo Polenta come richiesto dalla popolazione che non ritiene opportuno la dismissione di questa fonte di acqua: quest'ultima andrebbe recuperato attraverso un'operazione di bonifica.

Inoltre si chiede di stralciare qualsiasi possibilità edificatoria riferita al settore C Breggia nella parte della collina Bellavista, rilevante componente paesaggistica dell'intero comparto.  

Dando priorità a queste componenti si realizzerebbe il riorientamento della variante e si  permetterebbe di scongiurare una visione utilitaristica del verde, ridotto a componente secondaria subordinata alle attività commericali ("shopping nel verde": idea presente nel Rapporto di pianificazione).

 

Con osservanza

 

 

Società ticinese per l’Arte e la Natura (STAN)

Sezione ticinese di Heimatschutz

  Il membro di CD:                                            Il Segretario:

 

Paolo C. Minotti                    Tiziano Fontana

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24 ottobre 2017 2 24 /10 /ottobre /2017 21:48

Settimana scorsa è scaduto il termine di pubblicazione per le proposte di modifica del Piano Direttore per l'adeguamento ai nuovi disposti della Legge federale sulla pianificazione del territorio (LPT).  

Il Dipartimento ha svolto un notevole lavoro per allestire le modifiche delle schede del PD per adattarle alla revisione della Legge sulla pianificazione del territorio.

Malgrado gli sforzi compiuti vi sono diverse criticità.

Premessa: urbanizzazione insostenibile

L'urbanizzazione in atto è insostenibile:

1) per gli squilibri e i danni che causa ai processi ecologici che garantiscono la vita,

2) per i costi sempre crescenti delle nuove infrastrutture o per la manutenzione di quelle esistenti,

3) per le ripercussioni sociali legate all'espulsione del ceto medio dalle zone soggette a maggiore speculazione, in particolare nel Luganese;

eppure questo processo di urbanizzazione si fonda sulla contenibilità dei Piani regolatori (PR) e sulle tipologie degli azzonamenti vigenti. Per questo i PR di tutti i Comuni ticinesi andrebbero radicalmente rivisti.

 

1. Necessità di una modifica complessiva del Piano Direttore
I cambiamenti intervenuti con la revisione della LPT, da una parte, e la disastrosa situazione pianificatoria a livello svizzero – in Svizzera ogni secondo un metro quadrato di paesaggio viene inghiottito dal cemento o è destinato ad altro uso (stando alla statistica dell'Ufficio federale ARE) – dall’altra avrebbero dovuto condurre a un ripensamento complessivo del Piano Direttore (PD), così da poter anche portare i correttivi indispensabili alla luce dei fallimenti pianificatori materializzatisi nei Piani regolatori in vigore e nelle revisioni degli stessi intervenute dopo il 2009.

2, Necessità di cambiare i parametri per calcolare lo sviluppo demografico e la contenibilità dei Piani regolatori
Secondo i dati cantonali nelle zone edificabili sono insediate 804'000 UI effettive (348'000 abitanti, 209'000 posti di lavoro e 247'000 posti turistici); il potenziale teorico a saturazione delle stesse è 1'230'000 UI. Le previsioni di crescita all'orizzonte 2030 conducono all'ipotesi di 921'000 UI, con un incremento di 117'000 UI. Le riserve all'orizzonte dei quindici anni corrispondono a 295'000 UI.

I parametri che stanno alla base del calcolo dell'evoluzione demografica e, soprattutto, della "crescita auspicata" delle unità insediative non rispondono all'obbiettivo di uno sviluppo armonioso del Paese e della protezione delle basi naturali della vita, due principi costituzionali essenziali che non sono rispettati. Questi parametri soggiacciono all'ideologia della crescita senza limiti, un nonsenso scientifico che contraddice la strategia per uno sviluppo sostenibile adottata dalla Confederazione e dai Cantoni.

Non si condividono i parametri per il calcolo delle riserve pianificatorie sfruttabili entro quindici anni usati dalla Confederazione e di rimando dal Cantone, vale a dire le «riserve legate ai terreni liberi sono conteggiate per intero (100%), poiché giudicate più facilmente mobilitabili di quelle dei terreni sotto sfruttati, che sono di conseguenza conteggiate soltanto per 1/3 (33%)». Molte domande di costruzione inoltrate in questi anni coinvolgono edifici costruiti nell’Ottocento o Novecento e nei decenni passati (e che ovviamente non sfruttano gli indici di zona ora permessi: si tratta quindi di fondi definiti sotto sfruttati) per i quali si chiede la demolizione, proponendo la loro sostituzione con nuovi stabili che sfruttano il massimo concesso dagli indici di zona. Pertanto calcolare solo 1/3 per i terreni sotto sfruttati porta a sottovalutare le reali riserve sfruttabili (e che sono effettivamente sempre più sfruttate).

3. Il Programma d’azione comunale per lo sviluppo centripeto di qualità

L’attuale pianificazione del territorio non rispetta il principio di un'utilizzazione parsimoniosa del suolo (art. 1 della LPT e art. 75 della Costituzione federale). Le schede del Piano Direttore non sono applicate in molti casi dai Municipi (per esempio non sono applicate le misure presenti nelle schede P1 Paesaggio, P8 Territorio agricolo, P10 Beni culturali e V2 Suolo, Acqua ecc.).

Per questo motivo non si condivide lo strumento denominato «Programma d’azione comunale per lo sviluppo centripeto di qualità» così come presentato nel Rapporto esplicativo. Esso rischia di essere uno strumento pericoloso perché è allestito dal Municipio, che lo approva e che ne regola le modalità di interazione con il Consiglio comunale e la propria popolazione; non è soggetto ad approvazione da parte del Consiglio Comunale o del Cantone, pur essendo finanziato da quest’ultimo; nel contempo ha un carattere anche operativo poiché serve ad aggiornare e adattare i Piani regolatori in funzione delle esigenze poste da esso e gli viene attribuita una tale importanza da portare il Cantone a rinunciare all’allestimento dell'Esame preliminare cantonale.

Riteniamo che il Programma così come concepito non possa ricondurre la pianificazione territoriale al rispetto del principio dell’uso parsimonioso del suolo.

Inoltre, si chiede che l'Esame preliminare del Dipartimento del territorio non sia tolto e che il Programma sia sottoposto ad approvazione del Legislativo comunale, visto la portata che gli si vuole attribuire quale strumento strategico e operativo.

 

4. Lo sviluppo centripeto e il rinnovamento qualitativo degli insediamenti
Le modifiche del Piano Direttore (PD) sono volte a favorire lo sviluppo centripeto e il rinnovamento qualitativo degli insediamenti (art. 1 LPT). Questo obiettivo è imposto dalla LPT e condiviso in linea generale dai Verdi.

Le modifiche proposte dal Consiglio di Stato potranno portare a un miglioramento rispetto al PD attualmente in vigore solamente a due condizioni: 1) che siano chiariti e modificati diversi punti delle schede, come proponiamo nelle osservazioni puntuali (cfr. allegato); 2) che le misure presenti nelle schede del PD siano fatte rispettare dall'Autorità cantonale ai Municipi, evitando quanto avvenuto fino al recente passato con quelle in vigore.

Lo sviluppo centripeto di qualità è condiviso in linea generale. Riteniamo però necessario un rafforzamento di questo indirizzo. In particolare:

4.1) la volontà di procedere allo sviluppo centripeto e al rinnovamento qualitativo deve essere indirizzata correttamente dall'Autorità cantonale evitando, in particolare per i nuclei storici, per le aree monumentali e per i luoghi paesaggisticamente sensibili qualsiasi possibilità di interventi scorretti; le schede in consultazione, pur accennando a questi elementi essenziali del territorio ticinese, non garantiscono una sufficiente presa a carico delle istanze di protezione del patrimonio storico-culturale e naturale;

4.2) i progetti di densificazione di qualità dovrebbero avere per legge dei parametri di qualità di eco-quartieri, che ovunque in Svizzera e all’estero riscuotono grande interesse e gradimento presso la popolazione. In tutti i documenti messi in consultazione si parla molto di qualità del costruito ma non si menzionano mai gli eco-quartieri: questo silenzio preoccupa molto in quanto fa presagire che siamo ancora molto lontani da un reale cambiamento di qualità dell’edificato.

Infine dovrebbero essere adottate due misure: in primo luogo, uno sforzo di maggiore coordinamento delle schede del Piano Direttore riferite al patrimonio naturale e culturale; in secondo luogo, una nuova gerarchia interna al Piano Direttore che ponga la tutela del patrimonio naturale e culturale al centro della pianificazione territoriale con vincoli chiari imposti ai Comuni.

Tiziano

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2 ottobre 2017 1 02 /10 /ottobre /2017 23:19

                         Mendrisio, 29 settembre 2017

 

 

MOZIONE

 

Salvaguardiamo due quartieri storici di Mendrisio

 

 

Signore colleghe e signori colleghi di Consiglio comunale,

 

con la presente mozione chiedo di adottare le misure indispensabili per salvaguardare alcuni quartieri di impianto ottocentesco particolarmente pregiati che rischiano di essere sconvolti nella struttura e nella sostanza da progetti edilizi che si fondano sullo sfruttamento massimo possibile degli indici edilizi del Piano regolatore in vigore (quartiere di Mendrisio).

 

Speculazione edilizia e rendita fondiaria

In Ticino negli ultimi decenni le domande di costruzione presentate sono aumentate notevolmente, non per un bisogno reale e naturale di crescita di una comunità, bensì per permettere a casse pensioni, fondi di investimento, banche e fiduciarie che gestiscono capitali in fuga da diversi Paesi (in primis l'Italia) di investire centinaia di milioni di franchi nella rendita fondiaria, poiché gli investimenti in borsa o in altri settori economici non sembrano più garantire né sicurezza né rendite "sufficienti".

 

Mendrisio non sfugge a questa dinamica perversa.

Nella recentissima Statistica delle abitazioni vuote, Ticino, al 1° giugno 2017, pubblicata dall'Ufficio di statistica del Dipartimento delle finanze e dell'economia il 26 settembre, Mendrisio risulta essere al terzo posto per tasso di abitazioni vuote con il 3%, battuta solo da Chiasso al 4.3% e Locarno al 3.4%: la media del Cantone Ticino è situata all'1.59%.

 

Tessuto urbano minacciato: via Turconi, via Motta e via Franchini

In questo contesto congiunturale la speculazione edilizia minaccia il tessuto urbano di maggiore pregio in ognuno dei dieci quartieri del nostro Comune: infatti, i dieci Piani regolatori in vigore non sono solo sovradimensionati ma concedono anche indici di sfruttamento eccessivi perfino in zone di particolare valore urbanistico e architettonico.

 

Nel Quartiere di Mendrisio alcune aree sono particolarmente minacciate: via Turconi, via Motta e via Franchini, con i relativi quartieri sviluppatisi nell'Ottocento e nel primo Novecento, che l'Inventario federale degli insediamenti svizzeri da proteggere ISOS pone come Categoria di rilievo A e come Obiettivo di salvaguardia A, vale a dire il massimo previsto da questo strumento di analisi.

 

Via Turconi corrisponde al Perimetro edificato 5 dell'ISOS che così lo descrive: «edilizia monumentale pubblica e privata entro parchi, lungo la Via Turconi; sec. XIX– inizio XX e preesistenze»; «l'insieme lungo la via Turconi (5) viene introdotto all'estremità settentrionale da due ville di grandi dimensioni e di imponente monumentalità, sul lato sud orientale: la Villa Argentina, una delle principali realizzazioni dell'architetto Antonio Croci, e la maestosa Villa Torriani con un'imponente facciata a sette assi su quattro piani. La preziosità delle emergenze trova adeguata cornice nei generosi e sontuosi parchi in cui si pongono e che si prolungano verso i piedi del pendio (IX). E adeguato confronto architettonico offre sul lato opposto l'Ospizio riattato da Luigi Fontana, con la fronte a tempio dorico, oggi «Accademia di Architettura della Svizzera Italiana». Nessun'altra emergenza in questo insieme è paragonabile a queste, ma tutto l'insieme ha un che di grandioso nella coerenza stilistica frutto della pianificazione dell'intero asse, nel prezioso elemento di continuità e coesione dato dalle eleganti recinzioni e cancellate verso strada, tale da non riscontrarsi neppure nei centri urbani di maggiori dimensioni».

 

Via Motta (un tempo via alla Stazione) e via Franchini corrispondono al Perimetro edificato 6, «quartiere di ville entro giardini lungo Via della Stazione;

sec. XIX– inizio XX»; un'area nella quale «è tutto riferibile all'epoca a cavallo del secolo XIX, con edifici più modesti, ma comunque di prestigio – di tre o quattro piani, con piccole torrette, in parte caratterizzate da tratti liberty, in parte con forme neoclassiche - anch'essi entro parchi e giardini».

 

Le considerazione degli esperti dell'ISOS fanno capire il valore di queste aree urbane di Mendrisio e la necessità di salvaguardarle. 

 

Malgrado la preziosità del tessuto urbano complessivo e di singoli elementi eminenti (ville e parchi o insiemi edilizi) purtroppo negli ultimi decenni la coerenza stilistica, spiegata dagli esperti dell'ISOS, è in parte andata persa a causa di interventi irrispettosi, resi possibili da un Piano regolatore che non tutela le qualità spaziali e la ricchezza architettonico-urbanistica.

Recenti domande di costruzione rischiano di condurre a interventi costruttivi e urbanistici che banalizzano la grandiosità dell'insieme, con un evidente impatto negativo sia sulla sostanza storica sia sulla qualità di vita di tutti gli abitanti.

 

Per i motivi sopra indicati chiedo che:

 

  1. la mozione sia accolta;
  2. il Comune di Mendrisio istituisca una zona di pianificazione per i comparti di via Turconi, via Motta e via Franchini sulla base del perimetro dei P 5 e P 6 dell'ISOS;
  3. sia dato avvio a una modifica del Piano regolatore affinché i comparti P 5 e P 6 indicati dall'ISOS siano tutelati nel loro complesso quali beni culturali di interesse locale e che siano di conseguenza istituite le misure di salvaguardia secondo la legge sulla protezione dei beni culturali (LBC).

 

 

Ringraziando per l'attenzione porgo distinti saluti.

 

 

Tiziano Fontana, capogruppo i Verdi

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27 settembre 2017 3 27 /09 /settembre /2017 22:46

Mendrisio, 24 settembre 2017

INTERPELLANZA

 

Piazza del Ponte

 

Signor Sindaco e signori Municipali,
  1. in data 27 febbraio c.a. è stato pubblicato il concorso «Gara d’appalto per opere di demolizione Edificio ex Jelmoli a Mendrisio» con l’indicazione del 24 aprile quale termine per la presentazione delle offerte. Come termine per l'inizio dei lavori era indicato «ottobre 2017».
  2. In data 15 maggio c.a. la maggioranza dei consiglieri comunali (PPD, PLR e Lega) ha deciso di approvare il credito di 650'000 franchi per demolire lo stabile in questione votando però a favore dell'emendamento che proponeva di bocciare il credito di 160'000 franchi relativo al concorso per la sistemazione di Piazza del Ponte (il Municipio ha condiviso l'emendamento, cfr. verbale seduta p. 13). Di conseguenza sarà abbattuto lo stabile ma non vi sarà un concorso per la sistemazione della Piazza: a causa dell'emendamento rimarrà una sistemazione provvisoria a tempo indeterminato, contro la volontà popolare!
  3. Il Dipartimento del territorio nell'avviso cantonale 94604 del 5 febbraio 2016 affermava che «[…] si chiede tuttavia che, nel limite del possibile, la stessa [la demolizione dell'edificio] sia immediatamente accompagnata dalla sistemazione scaturita dal concorso, che andrebbe dunque attivato in tempi brevi».
  4. La Commissione della pianificazione ha allestito, per il tramite del relatore Nadir Sutter, il rapporto sulla mozione del gruppo dei Verdi Pianificare Piazza del Ponte rispettando il contesto di elevato valore storico-culturale; tale rapporto è stato consegnato al Municipio nel mese di maggio.
 
Considerato quanto sopra desidero sapere:
 
- l'appalto per la demolizione dello stabile è stato assegnato? I lavori inizieranno come previsto in ottobre?
 
- considerato l’emendamento approvato dalla maggioranza del CC come intende procedere il Municipio in merito al concorso per la sistemazione della Piazza?
 
- quando sarà licenziato il messaggio sulla mozione Pianificare Piazza del Ponte rispettando il contesto di elevato valore storico-culturale?
 
Con i migliori saluti.
 
Tiziano Fontana, CC i Verdi
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  • : salvaguardare il Parco di Villa Argentina (Mendrisio) come bene comune; riflettere sul territorio e sul paesaggio del Mendrisiotto e sulla qualità di vita dei suoi abitanti
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